Omelia sulla lettura di Giacomo

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Omelia sulla lettura di Giacomo

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
Ciascuno è tentato dalla propria concupiscienza che lo attrae e lo seduce; poi la concupiscienza concepisce e genera il peccato, e il peccato, quand’è consumato, partorisce la morte.

Come vivere questa parola?
Concepire, generare, partorire: utilizzando i tre verbi tipici del parto l’apostolo Giacomo descrive l’azione della concupiscienza che assoggetta l’uomo al suo potere ‘conducendolo fuori strada’. La sua dinamica è subdola: prima lo attrae e lo seduce, come una meretrice, poi concepisce e genera il peccato fino a partorire la morte.
A rendere ulteriormente drammatica questa sequenza è proprio l’uso dei verbi relativi alla vita. Quasi a dire: vigilate sui moti dell’animo perché c’è un amore sregolato di sé che si consuma nelle tenebre dell’effimero godimento e conduce all’autodistruzione senza trasmettere la vita. Si propone come legittima e gratificante affermazione personale ma è sterile e carpisce la gioia pura dell’amore che discende come dono perfetto dal Padre della luce. Non a caso, l’etimologia della parola concupiscienza (in greco epithymia) significa proprio ‘l’animo posto sopra’, nel senso della passione smodata che soggioga l’integrità dell’essere riducendolo in schiavitù.
C’è invece un amore ordinato di sé che è pregno di vita. Concepito nelle profondità del cuore per opera dello Spirito, ci rende dimora della Parola di verità e continuamente ci rigenera per fare di noi una « primizia » gradita a Dio, ossia ‘la prima offerta’ tra le creature e insieme ‘il pegno’ di tutte le creature.
Come credenti, in virtù dell’amore che è stato riversato nei nostri cuori, siamo dunque primizia e pegno dei beni futuri, frutto primaticcio che anticipa la fecondità dell’intero raccolto e insieme garanzia del raccolto stesso a cui il Divino Vignaiuolo ha già messo mano. In Cristo, dentro la storia.
Oggi nella mia pausa contemplativa scandirò nel silenzio i tre verbi della vita: concepire, generare, partorire, collegandoli all’azione dello Spirito che in Cristo parola di verità feconda la mia vita, rendendomi figlio della luce. Questa la mia preghiera:
Il tuo amore, Signore, sia in me primizia di ‘vita nuova’. Donami fin da subito, nel tempo, di concepire generare e dare alla luce il Figlio tuo, compiendo in tutto la tua volontà. Come Maria, in umile amore, possa magnificarti ogni giorno della vita offrendo a Te tutto di me.

La voce di un mistico tedesco
E’ libero chi non dipende da alcunché e non è attaccato a nulla. E’ completamente libera l’anima che si è elevata al di sopra di tutto ciò che non è Dio, non attaccandosi con la sua avidità né alla creatura né a se stessa.
(Meister Eckhart)

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