Archive pour le 31 août, 2012

Marco, 7, 1-8: Gesù e i Farisei

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Publié dans:immagini sacre |on 31 août, 2012 |Pas de commentaires »

Omelia sulla lettura di Giacomo

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Omelia sulla lettura di Giacomo

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
Ciascuno è tentato dalla propria concupiscienza che lo attrae e lo seduce; poi la concupiscienza concepisce e genera il peccato, e il peccato, quand’è consumato, partorisce la morte.

Come vivere questa parola?
Concepire, generare, partorire: utilizzando i tre verbi tipici del parto l’apostolo Giacomo descrive l’azione della concupiscienza che assoggetta l’uomo al suo potere ‘conducendolo fuori strada’. La sua dinamica è subdola: prima lo attrae e lo seduce, come una meretrice, poi concepisce e genera il peccato fino a partorire la morte.
A rendere ulteriormente drammatica questa sequenza è proprio l’uso dei verbi relativi alla vita. Quasi a dire: vigilate sui moti dell’animo perché c’è un amore sregolato di sé che si consuma nelle tenebre dell’effimero godimento e conduce all’autodistruzione senza trasmettere la vita. Si propone come legittima e gratificante affermazione personale ma è sterile e carpisce la gioia pura dell’amore che discende come dono perfetto dal Padre della luce. Non a caso, l’etimologia della parola concupiscienza (in greco epithymia) significa proprio ‘l’animo posto sopra’, nel senso della passione smodata che soggioga l’integrità dell’essere riducendolo in schiavitù.
C’è invece un amore ordinato di sé che è pregno di vita. Concepito nelle profondità del cuore per opera dello Spirito, ci rende dimora della Parola di verità e continuamente ci rigenera per fare di noi una « primizia » gradita a Dio, ossia ‘la prima offerta’ tra le creature e insieme ‘il pegno’ di tutte le creature.
Come credenti, in virtù dell’amore che è stato riversato nei nostri cuori, siamo dunque primizia e pegno dei beni futuri, frutto primaticcio che anticipa la fecondità dell’intero raccolto e insieme garanzia del raccolto stesso a cui il Divino Vignaiuolo ha già messo mano. In Cristo, dentro la storia.
Oggi nella mia pausa contemplativa scandirò nel silenzio i tre verbi della vita: concepire, generare, partorire, collegandoli all’azione dello Spirito che in Cristo parola di verità feconda la mia vita, rendendomi figlio della luce. Questa la mia preghiera:
Il tuo amore, Signore, sia in me primizia di ‘vita nuova’. Donami fin da subito, nel tempo, di concepire generare e dare alla luce il Figlio tuo, compiendo in tutto la tua volontà. Come Maria, in umile amore, possa magnificarti ogni giorno della vita offrendo a Te tutto di me.

La voce di un mistico tedesco
E’ libero chi non dipende da alcunché e non è attaccato a nulla. E’ completamente libera l’anima che si è elevata al di sopra di tutto ciò che non è Dio, non attaccandosi con la sua avidità né alla creatura né a se stessa.
(Meister Eckhart)

Omelia per la XXII domenica del T.O. : Custodia fedele

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/15904.html

Omelia per la XXII domenica del T.O.

don Marco Pratesi

Custodia fedele

Il primo dei tre discorsi di Mosè in cui è strutturato il Deuteronomio (1,6-4,40) si articola in due parti: la prima (cc. 1-3) è una rievocazione storica di alcuni fatti dell’Esodo, dalla teofania del Sinai all’arrivo sul monte Pisga, alle porte della terra promessa, dove Mosè morirà; la seconda (c. 4) ne trae alcune conclusioni ed esorta alla fedeltà.
L’invito fondamentale del brano proposto è: ascolta e metti in pratica la legge di Dio, quale essa ti è consegnata nella tradizione di Israele. Nei confronti della legge devi mantenere un atteggiamento di cura scrupolosa, sia nel senso di osservarla, sia nel senso di lasciarla inalterata così come essa è stata tramandata, per tramandarla a tua volta alle generazioni successive (cf. 4,9-10). La cura della tradizione è così fondamentale in quanto essa è espressione della vicinanza unica che Dio ha voluto avere nei confronti di Israele. In essa risuona ancora la parola di Dio rivolta al popolo sull’Oreb (4,10.12.33.36). La custodia fedele è dunque la condizione per un possesso stabile della terra, ed è anche la condizione indispensabile perché il popolo possa salvarsi in periodi difficili, come quello dell’esilio (4,30-31).
Il brano ha tono sapienziale. C’è un insegnamento da apprendere e trasmettere (4,1.5.10.14), Mosè appare come maestro di sapienza, i capi del popolo sono guide sagge (1,13.15; 34,9) alle quali dare ascolto.
E’ probabilmente il messaggio fondamentale del Deuteronomio, che troverà la sua più importante espressione nel celebre « Ascolta, Israele » (6,4-9). Il rapporto con Dio è totalizzante e comporta l’essere permanentemente protesi verso il Signore nell’ascolto obbediente e nella attenta custodia della sua Parola, concretizzata nelle sue « leggi e norme » (4,5). Il Giudaismo accentuerà questo aspetto, ritenendo assolutamente inseparabili i valori ispiratori della Torah dalle sue prescrizioni particolari. L’accentuazione posta sui comportamenti esteriori e la loro regolamentazione comporta innegabilmente il rischio del formalismo, denunziato già dai profeti. Il Cristianesimo prenderà la strada opposta, cogliere il centro, l’essenziale della volontà di Dio, così come è stata colta nell’esperienza di Gesù dalla prima chiesa che, non dimentichiamolo, era interamente formata da ebrei: l’amore per Dio e il prossimo (cf. Mt 22,38-39; Mc 12,30-31; Lc 10,27; Rm 13,9-10). Attorno a questo nucleo è nata una nuova Scrittura e una nuova tradizione, che si vuole non abolizione ma completezza dell’antica (cf. Mt 5,17), che richiede da parte nostra custodia attenta e costituisce la nostra identità davanti agli altri. Divenire cristiano significa entrare in questo grande movimento di tradizione che supera le generazioni e che realizza la stessa e unica fede nelle varie generazioni, richiedendo a un tempo fedeltà e creatività: fedeltà, perché la fede è una; creatività, perché essa domanda di essere incarnata nel mutare dei tempi e delle situazioni. Ortodossia e ortoprassi non sono mai da separare, tanto meno da contrapporre: si richiamano e si richiedono reciprocamente.

I commenti di don Marco sono pubblicati dal Centro Editoriale Dehoniano – EDB nel libro Stabile come il cielo.

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