Archive pour le 14 août, 2012

Assunzione di Maria al cielo

Assunzione di Maria al cielo dans immagini sacre

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Publié dans:immagini sacre |on 14 août, 2012 |Pas de commentaires »

La mariologia di Benedetto XVI : L’Assunzione di Maria al cielo

http://www.stpauls.it/madre/0706md/0706md08.htm

La mariologia di Benedetto XVI – 22

di BRUNO SIMONETTO

L’Assunzione di Maria al cielo

Nel dogma dell’Assunta si esprime il senso escatologico dell’immortalità dell’uomo e la realizzazione della pienezza del nostro battesimo.
Concludiamo la riflessione sull’ultimo dogma mariano, l’Assunzione di Maria al Cielo in anima e corpo, a partire dalla presentazione teologica che ne fa Joseph Ratzinger, attualmente papa Benedetto XVI, ne La figlia di Sion. La devozione a Maria nella Chiesa, Jaca Book, Milano 1979.
A quanto detto in precedenza sul contenuto dogmatico dell’Assunta, che per Ratzinger è espressione del supremo culto della Chiesa a Maria, vista nella pienezza escatologica della sua unione con Dio, aggiungiamo ora le altre argomentazioni teologiche del Papa.
Il significato escatologico dell’immortalità dell’uomo
«Maria [assunta in cielo] sta al posto della Chiesa stessa, della sua definitiva condizione di salvezza» (p. 74).
Ratzinger approfondisce questo concetto sviluppando anzitutto un altro tema che, per lui, riveste un ruolo importante anche nel testo della proclamazione dogmatica dell’Assunzione della Vergine in cielo. Eccone l’argomentazione:
«Come la vita dell’uomo è piantata, immersa in un mondo nel quale la morte è la condizione della vita, così la nascita è sempre ambivalente: essa è, al tempo stesso, un morire e un divenire. La sentenza di Gn 3, 16 (« Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli… ») descrive appunto questo destino dell’uomo; l’ambivalenza della figura di Eva esprime quest’ambivalenza del divenire biologico: la nascita è una parte della morte; essa avviene sotto il segno della morte e rimanda alla morte che, in certo qual senso, essa anticipa, prepara ed anche presuppone». Sicché «generare alla vita significa sempre, al tempo stesso, aprirsi al morire.
«Ma se Maria è veramente genitrice di Dio, se ella genera colui che è per eccellenza la morte della morte e la vita, allora questo essere Madre di Dio è veramente « nuova nascita » (nova nativitas): un nuovo modo del generare, incastrato nell’antico, così come Maria è nuova alleanza nell’antica alleanza e come membro dell’antica. Questa nascita non è un morire, ma solamente un divenire, un prorompere della vita che toglie il morire e lo lascia definitivamente alle sue spalle. Perciò il titolo di « genitrice di Dio » da una parte rimanda all’indietro, alla Vergine: questa vita non è stata concepita nel morire e divenire quotidiani, ma è puro inizio; e dall’altra esso rimanda in avanti, all’Assunta: da questa nascita non viene alcuna morte, deriva solamente vita. Questa nuova « generazione » non ha come sua condizione il recedere nell’antica, ma essa produce la definitività del tutto.
«Qui si rivela però anche il legame con l’affermazione dell’Immacolata; esso potrebbe forse essere così descritto: là dove vi è totalità della grazia c’è totalità della salvezza. Dove la grazia non si trova nella precarietà di « giusto e peccatore al tempo stesso », ma essa è puro sì, lì non c’è spazio per la morte, lo sgherro del peccato.
«Ora, però, questo comporta un domandarsi: che cosa significa assunzione in corpo e anima nella gloria celeste? Che cosa significa propriamente « immortalità »? E che cosa significa « morte »? L’uomo non è mai immortale per se stesso, ma solamente nell’altro e coll’altro, provvisoriamente, sperimentalmente, frammentariamente nel bambino; in definitiva egli è veramente nella gloria soltanto nel totalmente-Altro ed a partire da lui: da Dio. Noi siamo mortali a causa dell’adeguata autarchia del « voler stare in se stessi », di quell’autarchia che si rivela illusione. In quanto fallimento dell’autarchia, in quanto possibilità di dare consistenza a se stessi, la morte non è solamente un fenomeno somatico, ma un fenomeno umano di radicale profondità. Là dove tuttavia manca il tentativo, per noi originario, dell’autarchia, là dove esiste la pura autoespropriazione di colui che non si fonda su se stesso (= grazia!), qui non c’è « morte » (benché vi sia la fine somatica), ma qui tutto l’uomo entra nella salvezza, poiché egli, come totalità, senza riduzione alcuna, sta eternamente nella memoria di Dio che è creatrice di vita, in quella memoria che, prendendolo come tale, lo custodisce nella sua stessa gloria» (pp. 74-76; in nota Ratzinger rimanda alla sua presentazione più dettagliata della problematica di immortalità e risurrezione in Kleine katholische Dogmatik del 1977, scritta a quattro mani con Johann Auer).
Nell’Assunta si è realizzata tutta l’essenza del battesimo
«Con questo», prosegue nel suo ragionamento Ratzinger, applicando il discorso alla Vergine Assunta in Cielo, «ritorniamo a quanto si era accennato poc’anzi. Abbiamo detto che chi può essere glorificato, esaltato col nome di Dio, vive. Avevamo aggiunto: per Maria e solamente per lei (per quanto noi sappiamo) ciò vale in modo definitivo, incondizionato, poiché ella sta per la Chiesa stessa, per quel suo definitivo essere salvata che non è più solamente promessa da venire, ma è già realtà.
«A questo proposito, mi sembra avere una certa importanza Col 3,3: « Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio ». Ciò significa: esiste come una sorta di « ascensione » del battezzato, della quale parla in termini del tutto espliciti Ef 2,6: « Con lui Dio ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù ». Stando a questo testo, il battesimo è partecipazione non soltanto alla risurrezione, ma anche all’ascensione di Cristo. Il battezzato, in altre parole, in quanto battezzato e nella misura in cui egli è tale, è già adesso inserito nell’ascensione e vive là, nel Signore glorificato, la sua vita nascosta (la sua vera vita!)» (pp. 76-77).
Come si può ben capire, per Ratzinger (che sempre più scopriamo essere davvero il san Tommaso d’Aquino dei nostri tempi!) la formula dogmatica dell’ »Assunzione » di Maria in corpo e anima perde, sulla base dei testi biblici citati, ogni carattere speculativo e arbitrario: essa, infatti, è solamente la forma suprema della canonizzazione riferita a colei che ha generato il Signore («prima con il cuore poi nel corpo», dice sant’Agostino), della quale la fede, cioè il contenuto interiore del Battesimo, può essere affermata illimitatamente (in conformità a Luca 1, 45: « Beata colei che ha creduto all’adempimento delle parole del Signore »); Maria è colei nella quale «si è quindi realizzata tutta l’essenza del battesimo, in lei è stata inghiottita nella vittoria di Cristo, in lei ciò che ancora si oppone al battesimo (alla fede) è stato totalmente superato con la morte della vita terrena» (p. 77).
Queste ultime affermazioni (che per Maria hanno la piena evidenza personale nel collegamento a Luca 1, 45 ed Ef 2,6) si riferiscono «nuovamente e strettissimamente», continua Ratzinger, «a quei contesti tipologici che abbiamo continuamente tenuto presente: l’interamente battezzata, in quanto realtà personale della vera chiesa, è contemporaneamente la certezza di salvezza della chiesa, certezza non solamente promessa ma esistente in lei in carne e ossa, e certezza di salvezza di quella chiesa che in lei è già stata salvata: il nuovo Israele non è più respinto. È già entrato nel cielo. Esistono su questo punto preziosi testi patristici, che di fatto non fanno che sviluppare ciò che già si trova nella Bibbia» (pp. 77-78).

Il culto a Maria è come la « danza » del Magnificat
Infine, un’ultima osservazione che il cardinale Ratzinger propone per completare la sua originale riflessione sul dogma dell’Assunzione di Maria, che qui siamo andati illustrando. «Raccontando la visita di Maria ad Elisabetta», scrive, «Luca riferisce che il bimbo Giovanni, al risuonare del saluto di Maria, « ha esultato di gioia nel grembo » (Lc 1, 46). Per esprimere la gioia, egli usa lo stesso termine skirtôn (« saltellare ») che ha impiegato anche per denotare la gioia di coloro che sono toccati dalle beatitudini (Lc 6, 23 ["rallegratevi in quel giorno ed esultate, skirtésate"]).
«In una delle antiche traduzioni greche dell’Antico Testamento, questo termine ricorre anche là dove si descrive la danza di Davide dinanzi all’arca santa che è finalmente ritornata in patria (2Sam 6, 16)». Ora – citando l’interpretazione di René Laurentin, che stabilisce un parallelismo tra Lc 1, 39-44 e 2Sam 6, 2-11 – si può dire che la scena (della Visitazione di Maria ad Elisabetta) «è costruita in maniera parallela con il ritorno in patria dell’arca, così che il saltellare del bambino proseguirebbe la gioia estatica di Davide dinanzi al segno che garantisce la vicinanza di Dio. Ma, comunque sia, si esprime qui qualcosa che per noi, nel nostro secolo critico, è andato quasi completamente perduto e che, tuttavia, appartiene all’interiorità della fede: per lui [Giovanni] è la gioia per la Parola che si è fatta uomo, è quel saltellare dinanzi all’arca dell’alleanza nella contentezza dimentica di sé che coglie colui che ha conosciuto la vicinanza salvatrice di Dio.
«Solamente chi capisce ciò», afferma a questo punto, con forte espressione, il futuro Benedetto XVI, quasi a voler raccogliere il senso di tutto quanto è andato spiegando ne La figlia di Sion, «può comprendere anche il culto di Maria: al di là di tutti i problemi, esso è l’essere trascinati dalla gioia perché il vero Israele esiste indistruttibile; è l’oscillare beato nella gioia del Magnificat e, perciò, nella lode di colui verso il quale è debitrice la figlia di Sion e di colui che lei porta come la vera, non deperibile, indistruttibile arca dell’alleanza» (pp. 79-79).
E su queste note « in crescendo » terminiamo le nostre riflessioni sui quattro dogmi mariani, rivisitati alla luce dell’insegnamento mariologico del teologo Ratzinger divenuto poi papa Benedetto XVI.

Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria – Omelia

http://www.zenit.org/article-32106?l=italian

L’ASSUNZIONE: LA DONNA E IL BAMBINO VINCONO IL DRAGONE

Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria

di padre Angelo del Favero

ROMA, martedì, 14 agosto 2012 (ZENIT.org).
1Cor 15, 20-27a
“Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita..:prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo”.
Ap 11,19a; 12,1-6a.10ab
“Si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza. Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso.. Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna, invece, fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio. Allora udii una voce potente nel cielo che diceva: “Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo””.
Lc 1,39-56
“In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?(…) Allora Maria disse: “L’anima mia magnifica il Signore..”.
“Al termine della sua vita terrena, l’Immacolata, Madre di Dio, Madre sempre Vergine, è stata presa in cielo corpo e anima nella gloria celeste”: questi sono i termini concisi della proclamazione dogmatica dell’Assunzione di Maria Santissima al Cielo (Pio XII, “Munificentissimus Dominum”, 1950).
E’ così annunciato dalla Chiesa al mondo intero che, assieme a “Cristo risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti” (1 Cor 15,20), in Paradiso attualmente è già presente in anima e corpo sua Madre Maria, anche se l’ora della seconda venuta di Gesù non è ancora giunta (1 Cor 15,23).
Nel definire il dogma dell’Assunzione, volutamente Pio XII non rispose alle domande concernenti la scomparsa della Madonna: dove, come, quando Ella è morta?
Dal punto di vista storico, possiamo dire solo che ignoriamoquasi tutto, ma il beato Giovanni Paolo II ha insegnato che il fatto costitutivo umano del morire va affermato anche per la Madre di Gesù:
“l’esperienza della morte ha arricchito la persona della Vergine: passando per la comune sorte degli uomini, Ella è in grado di esercitare con più efficacia la sua maternità spirituale verso coloro che giungono all’ora suprema della vita” (Udienza generale, 25 giugno 1997).
Nell’enciclica “Redemptoris Mater” Giovanni Paolo II ha scritto che l’amorosa maternità di Maria abbraccia e difende l’intera umanità, come se fosse un figlio unico: “Maria, infatti, presente nella Chiesa come Madre del Redentore, partecipa maternamente a quella dura lotta contro la potenza delle tenebre che si svolge durante tutta la storia umana” (n. 47).
Alla luce della Parola divina, il Papa mette così in evidenza quella drammatica ed impari lotta tra la prepotenza diabolica del Male e la debolezza del Bene, che sta tutti i giorni anche sotto i nostri occhi.
San Giovanni la descrive oggi nell’Apocalisse (riferendosi storicamente alle persecuzioni anticristiane dell’impero romano), ed ecco il commento di Benedetto XVI ai due segni grandiosi da lui veduti:
“Innanzitutto vi è il dragone rosso fortissimo, con una manifestazione impressionante ed inquietante del potere senza grazia, senza amore, dell’egoismo assoluto, del terrore, della violenza..il potere militare, politico, propagandistico dell’impero romano davanti al quale la fede, la Chiesa, appariva come una donna inerme, senza possibilità di sopravvivere, tanto meno di vincere. E tuttavia sappiamo che alla fine ha vinto la donna inerme, ha vinto non l’egoismo, non l’odio; ha vinto l’amore di Dio e l’impero romano si è aperto alla fede cristiana.
Le parole della Scrittura trascendono sempre il momento storico” (Omelia per l’Assunta, 2007).
Quest’ultima affermazione di Benedetto sul valore metastorico della Scrittura, non significa certo l’inesistenza di un legame profondo e significativo tra la Parola e la vita attuale. Infatti egli aggiunge subito: “Vediamo che anche oggi il dragone vuol divorare il Dio fattosi bambino”.
Qui il drago che minaccia la donna e il bambino, che minaccia la Chiesa, minaccia Dio stesso. Minaccia Dio perché minaccia l’uomo. Sì, perché da quando Dio si è fatto uno di noi, il destino di ognuno di noi è anche la sorte di Dio.
Lo insegna esplicitamente l’enciclica “Evangelium vitae” (25 marzo1995): “Proprio nella ‘carne’ di ogni uomo, Cristo continua a rivelarsi e ad entrare in comunione con noi, così che il rifiuto della vita dell’uomo, nelle sue diverse forme, è realmente rifiuto di Cristo” (n. 104).
Il simbolo del dragone infernale fa così pensare alle molte forme di disumana violenza dell’uomo sull’uomo.
Tra queste è emblematico quanto da decenni accade in Cina con l’imposizione criminosa degli aborti forzati a milioni di donne.
Immagini agghiaccianti di tale furore omicida mostrano il cadavere del figlio ucciso posto a lato della mamma: una mostruosità che i media mondiali denunciano sia pure timidamente da decenni, e che porta il nome strategico di “politica del figlio unico”.
Ma tale denuncia, per non essere parziale e menzognera, non può non riconoscere che l’“enorme drago rosso” continua a divorare milioni di bambini anche nella maggioranza delle nazioni del mondo, complice l’indifferenza pressoché generale dei media e di chi sta al potere politico.
In Italia, in particolare, non esiste ufficialmente la ‘politica del figlio unico’, ma ne esiste la perversa cultura, fatalmente accompagnata dalla ‘politica’ della libera scelta di uccidere i figli concepiti ed indesiderati: sia direttamente (Legge 194: “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”), sia indirettamente (Legge 40: “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”).
Circa la 194 qualcuno forse pensa che quando è volontariamente scelto l’aborto non è violenza anche sulla stessa donna? Falso!
E’ proprio quando è volontario che l’aborto, oltre al figlio, distrugge moralmente anche la persona della madre. Ella infatti, per il solo fatto di voler sopprimere il frutto del grembo rinnega se stessa, la propria coscienza e il proprio essere materno, come la ben nota “sindrome del post-aborto” dimostra in tutto il mondo, e sempre dimostrerà.
Se poi consideriamo il versante opposto, quello del preteso diritto ad avere un figlio, vediamo che la donna sottoposta alla FIVET, dando l’assenso all’uccisione “tecnica” di una decina di piccolissimi suoi figli (pur di averne ‘uno in braccio’), oggettivamente si lascia coinvolgere in un percorso morale ancor più mostruoso di quello cinese.
Cosa dire, allora, a conclusione di tutto ciò e nella luce del segno luminoso dell’Assunta?
Lascio ancora la parola a Benedetto XVI:
“Non temete per questo Dio apparentemente debole. La lotta è già cosa superata. Anche oggi questo Dio debole è forte: è la vera forza. E così la festa dell’Assunta è l’invito ad avere fiducia in Dio. Guardiamo Maria, l’Assunta. Lasciamoci incoraggiare alla fede e alla festa della gioia: Dio vince. La fede apparentemente debole è la vera forza del mondo. L’amore è più forte dell’odio” (Omelia per l’Assunta).

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