Archive pour le 31 mai, 2012

Visitazione della Beata Vergine Maria ad Elisabetta

Visitazione della Beata Vergine Maria ad Elisabetta dans immagini sacre

http://www.istitutoaveta.it/Visitazione%20della%20B.V.M..htm

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BENEDETTO XVI: MAGNIFICAT (2006)

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2006/documents/hf_ben-xvi_aud_20060215_it.html

BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

MAGNIFICAT

Aula Paolo VI

Mercoledì, 15 febbraio 2006

Prima della catechesi, il Santo Padre Benedetto XVI incontra gruppi di studenti italiani e i partecipanti al pellegrinaggio promosso dalla Famiglia religiosa « Frères de Saint-Jean » nella Basilica Vaticana:

[Cari fratelli e sorelle,
Saluto con affetto tutti voi, cari studenti provenienti da varie parti d’Italia. In particolare, saluto gli alunni e gli insegnanti delle Scuole di Ostia Lido, dell’Istituto Sacro Cuore di Caserta e dell’Istituto Santa Dorotea di Roma.
Cari amici, avrete certo saputo che è stata pubblicata di recente la mia prima enciclica dal titolo « Deus caritas est », nella quale ho voluto ricordare che è l’amore di Dio la sorgente e il motivo della nostra vera gioia. Invito ciascuno di voi a comprendere e accogliere sempre più questo Amore che cambia la vita e vi rende testimoni credibili del Vangelo. Diventerete così autentici amici di Gesù e suoi fedeli apostoli.
Soprattutto alle persone più deboli e bisognose dobbiamo far sentire la tenerezza del Cuore di Dio e non dimenticate che ognuno di noi, diffondendo la carità divina, contribuisce a costruire un mondo più giusto e solidale.
Chers frères et soeurs,
Je suis heureux d’accueillir ce matin les membres et les proches de la Congrégation Saint-Jean, à l’occasion de son trentième anniversaire, accompagnés des Prieurs généraux et du Père Marie-Dominique Philippe. Que votre pèlerinage soit un temps de renouveau, prenant soin de vérifier ce qui a été vécu pour en tirer tous les enseignements et pour opérer un discernement toujours plus profond des vocations qui se présentent et des missions auxquelles vous êtes appelés, dans une collaboration confiante avec les pasteurs des Eglises locales. Que le Seigneur vous fasse grandir en sainteté, avec l’aide de Marie et du disciple bien-aimé!
Concludiamo questo nostro incontro recitando la preghiera del Padre Nostro.]

***

Magnificat
Cantico della Beata Vergine

1. Siamo giunti ormai all’approdo finale del lungo itinerario cominciato proprio cinque anni fa, nella primavera del 2001, dal mio amato Predecessore, l’indimenticabile Papa Giovanni Paolo II. Il grande Papa aveva voluto percorrere nelle sue catechesi l’intera sequenza dei Salmi e dei Cantici che costituiscono il tessuto orante fondamentale della Liturgia delle Lodi e dei Vespri. Pervenuti ormai alla fine di questo pellegrinaggio testuale, simile a un viaggio nel giardino fiorito della lode, dell’invocazione, della preghiera e della contemplazione, lasciamo ora spazio a quel Cantico che idealmente suggella ogni celebrazione dei Vespri, il Magnificat (Lc 1, 46-55).

È un canto che rivela in filigrana la spiritualità degli anawim biblici, ossia di quei fedeli che si riconoscevano « poveri » non solo nel distacco da ogni idolatria della ricchezza e del potere, ma anche nell’umiltà profonda del cuore, spoglio dalla tentazione dell’orgoglio, aperto all’irruzione della grazia divina salvatrice. Tutto il Magnificat, che abbiamo sentito adesso dalla Cappella Sistina, è, infatti, marcato da questa « umiltà », in greco tapeinosis, che indica una situazione di concreta umiltà e povertà.

2. Il primo movimento del cantico mariano (cfr Lc 1, 46-50) è una sorta di voce solista che si leva verso il cielo per raggiungere il Signore. Sentiamo proprio la voce della Madonna che parla così del suo Salvatore, che ha fatto grandi cose nella sua anima e nel suo corpo. Si noti, infatti, il risuonare costante della prima persona: « L’anima mia… il mio spirito… mio salvatore… mi chiameranno beata… grandi cose ha fatto in me… ». L’anima della preghiera è, quindi, la celebrazione della grazia divina che ha fatto irruzione nel cuore e nell’esistenza di Maria, rendendola la Madre del Signore.

L’intima struttura del suo canto orante è, allora, la lode, il ringraziamento, la gioia riconoscente. Ma questa testimonianza personale non è solitaria e intimistica, puramente individualistica, perché la Vergine Madre è consapevole di avere una missione da compiere per l’umanità e la sua vicenda si inserisce all’interno della storia della salvezza. E così può dire: « Di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono » (v. 50). La Madonna con questa lode del Signore dà voce a tutte le creature redente che nel suo « Fiat », e così nella figura di Gesù nato dalla Vergine, trovano la misericordia di Dio.

3. È a questo punto che si svolge il secondo movimento poetico e spirituale del Magnificat (cfr vv. 51-55). Esso ha una tonalità più corale, quasi che alla voce di Maria si associ quella dell’intera comunità dei fedeli che celebrano le scelte sorprendenti di Dio. Nell’originale greco del Vangelo di Luca abbiamo sette verbi all’aoristo, che indicano altrettante azioni che il Signore compie in modo permanente nella storia: « Ha spiegato la potenza… ha disperso i superbi… ha rovesciato i potenti… ha innalzato gli umili… ha ricolmato di beni gli affamati… ha rimandato i ricchi… ha soccorso Israele ».

In questo settenario di opere divine è evidente lo « stile » a cui il Signore della storia ispira il suo comportamento: egli si schiera dalla parte degli ultimi. Il suo è un progetto che è spesso nascosto sotto il terreno opaco delle vicende umane, che vedono trionfare « i superbi, i potenti e i ricchi ». Eppure la sua forza segreta è destinata alla fine a svelarsi, per mostrare chi sono i veri prediletti di Dio: « Coloro che lo temono », fedeli alla sua parola; « gli umili, gli affamati, Israele suo servo », ossia la comunità del popolo di Dio che, come Maria, è costituita da coloro che sono « poveri », puri e semplici di cuore. È quel « piccolo gregge » che è invitato a non temere perché al Padre è piaciuto dare ad esso il suo regno (cfr Lc 12, 32). E così questo canto ci invita ad associarci a questo piccolo gregge, ad essere realmente membri del Popolo di Dio nella purezza e nella semplicità del cuore, nell’amore di Dio.

4. Raccogliamo, allora, l’invito che nel suo commento al testo del Magnificat ci rivolge sant’Ambrogio, dice il grande Dottore della Chiesa: « Sia in ciascuno l’anima di Maria a magnificare il Signore, sia in ciascuno lo spirito di Maria a esultare in Dio; se, secondo la carne, una sola è la madre di Cristo, secondo la fede tutte le anime generano Cristo; ognuna infatti accoglie in sé il Verbo di Dio… L’anima di Maria magnifica il Signore, e il suo spirito esulta in Dio, perché, consacrata con l’anima e con lo spirito al Padre e al Figlio, essa adora con devoto affetto un solo Dio, dal quale tutto proviene, e un solo Signore, in virtù del quale esistono tutte le cose » (Esposizione del Vangelo secondo Luca, 2, 26-27: SAEMO, XI, Milano-Roma 1978, p. 169).

In questo meraviglioso commento del Magnificat di sant’Ambrogio mi tocca sempre particolarmente la parola sorprendente: « Se, secondo la carne, una sola è la madre di Cristo, secondo la fede tutte le anime generano Cristo; ognuna infatti accoglie in sé il Verbo di Dio ». Così il santo Dottore, interpretando le parole della Madonna stessa, ci invita a far sì che nella nostra anima e nella nostra vita il Signore trovi una dimora. Non dobbiamo solo portarlo nel cuore, ma dobbiamo portarlo al mondo, cosicché anche noi possiamo generare Cristo per i nostri tempi. Preghiamo il Signore perché ci aiuti a magnificarlo con lo spirito e l’anima di Maria e a portare di nuovo Cristo al nostro mondo.

Omelia per la festa della Visitazione della Beata Vergine Maria – Angelo Card. Bagnasco (2007)

http://www.diocesi.genova.it/documenti.php?idd=1918

Omelia per la festa della Visitazione della Beata Vergine Maria

Angelo Card. Bagnasco

Genova, Monastero della Visitazione Santa Maria,

31 maggio 2007

Un saluto cordiale e affettuoso ai nostri Sacerdoti, a voi carissimi fratelli e sorelle, e alle nostre sorelle monache che oggi celebrano la festa così bella, importante e cara per loro, ma anche per la comunità cristiana, e cioè la Visitazione della Beata Vergine Maria: mistero grande, come tutti i misteri della vita di Cristo, e della Santa Vergine, e della Chiesa, perché ci riconduce non solo alle sorgenti della nostra fede, ma anche della nostra vocazione e della nostra missione, in particolare di voi, carissime monache, che al mistero della Visitazione di Maria a Santa Elisabetta non solo dedicate questo monastero, ma la vostra vita, il vostro carisma, il vostro particolare modo di vivere la vita di clausura, la vita monastica. E allora, poche cose, per poter richiamare all’attenzione vostra e di tutti noi ciò che questo mistero porta come inesauribile ricchezza per la Chiesa intera.
E, innanzi tutto, vorrei sottolineare questo: Maria si reca di corsa, sfidando fatiche, pericoli della strada, disagio, in un villaggio lontano (soprattutto allora), da Nazareth a Ain-Karim, per incontrare la cugina Elisabetta. E’ un moto di carità ed è giusto leggerlo così: una carità pronta, decisa, generosa, una carità non richiesta, perché Maria non ha ricevuto nessuna domanda, nessuna richiesta di aiuto. Una carità, quindi, non richiesta, che previene e che si offre, nella discrezione del gesto e della presenza. Già qui abbiamo tutti molto da imparare, sia nelle comunità, sia nella vita ordinaria, sia nelle nostre famiglie. Una carità che si accorge dei bisogni, che prende l’iniziativa, sempre con discrezione certo, con umiltà, e che concretamente, nei bisogni quotidiani e soprattutto nel nascondimento della vita quotidiana, senza esibizioni, senza enfasi, senza applausi, scende nel solco del bisogno e si fa luce.
Ma, come ben sapete care sorelle, questo squisito atteggiamento di carità, come ho poc’anzi descritto è anche, innanzi tutto, un atto di fede, perché è dalla fede che nasce la carità cristiana. Altrimenti restiamo sul piano di nobile filantropia umana: nobilissima nel suo valore, ma non attinge la natura, il cuore di Dio. E noi siamo chiamati, in forza della fede, del Battesimo che abbiamo ricevuto, siamo chiamati a vivere « da Dio », non solo a vivere « di Dio », il che significa sostanziare i nostri sentimenti, i nostri pensieri, il nostro agire: sostanziarlo e ispirarlo da ciò che Dio è. E come ci ha ricordato il Santo Padre, riprendendo la Scrittura, « Dio è amore ». Ed è amore di famiglia, è amore di famiglia perché la Trinità Santa è famiglia, nell’intreccio profondo e misterioso delle relazioni: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo nell’unità dell’unico Dio. Famiglia che non può mai lasciarci indifferenti e del quale siamo tutti creati ad immagine e somiglianza. Famiglia, dinamismo d’amore.
E allora, dicevo che la carità di Maria, così esemplare, così profonda e vera, nasce da un atto di fede. Infatti, come ben sappiamo, il mistero della Visitazione è preceduto dal mistero dell’Annunciazione; e non a caso uso e ripeto la parola mistero: non perché è un po’ esoterica, ma perché tutta la nostra vita, a ben vedere, se letta nella dimensione interiore e non solo nella cronaca, sa di mistero, cioè di intreccio tra l’azione di Dio, che chiamiamo giustamente « divina Provvidenza », e la dimensione umana, la nostra libertà, che spesso non determina le circostanze, ma sempre è chiamata ad accoglierle. Come Maria che, nel mistero dell’Annunciazione, non determina nulla con la propria volontà di ciò che accade, ma accoglie ciò che accade. Sì, la nostra vita, come la vita di Maria, è mistero.
E anche qui troviamo una seconda indicazione per la vita comunitaria, per la vita cristiana, per la vita spirituale, ed è quella di non fermarci alla superficie, alla crosta degli eventi della nostra esistenza, quelli quotidiani, semplici, nascosti, ripetitivi, quelli meno ripetitivi, o più eclatanti, non importa: scendere da questo piano per entrare nel cuore di ciò che ci accade, per cogliere la presenza provvidenziale del Signore che guida la nostra vita verso sentieri sconosciuti a noi, a volte ostici, non desiderabili, ma sempre per il nostro bene più grande.
E allora, dicevo che nel mistero che immediatamente precede alla Visitazione della Madonna a Santa Elisabetta, troviamo Maria nel cuore dell’Annunciazione, quando l’angelo per confortare, per confermare la fede di Maria di fronte al grande annuncio del grande mistero insondabile, assolutamente imperscrutabile, le dice semplicemente: Elisabetta, ormai avanti negli anni, è avanti anche nella gravidanza. Ecco ciò che l’angelo confida a Maria. Un dato di cronaca, una gravidanza inattesa: ma l’angelo le offre anche l’interpretazione, la chiave misteriosa, alza per un momento il velo su questo episodio che potrebbe rimanere una cronaca festosa, ma solamente cronaca. « …perché nulla è impossibile a Dio ». E qui si apre la luce: tutto è possibile a Dio perché Dio è amore e l’amore è Dio! E allora tutto ciò che accade nella nostra esistenza, come nell’esistenza di Elisabetta ed in quella di Maria, è veramente riflesso, espressione della onnipotenza di Dio. E Maria crede. E corre, corre ansiosa e gioiosa nella casa di Elisabetta, per poter toccare con mano il segno di Dio che avrebbe confermato il mistero del suo grembo ormai fecondato.
Corre per un gesto di fede, che ispira un gesto di amore, ma anche permette un passaggio, umanissimo e necessario, delle anime. E qui troviamo, carissime sorelle, un terzo aspetto, non piccolo, della vita di comunità e cioè il desiderio, come per Maria verso Elisabetta, il desiderio di comunicarsi l’anima. A chi confidare ciò che era accaduto nella vita di Maria, in un modo misterioso, miracoloso, inatteso, incredibile? Chi avrebbe creduto alle parole di Maria, se non un’altra anima segnata dal mistero di Dio? C’è bisogno di comunicarci l’anima! Non tanto nelle nostre suggestioni o nelle nostre involuzioni, a volte psicologiche, ma nella semplicità di ciò che Dio compie dentro di noi. Comunicare ciò che Dio compie nel nostro cuore, nella nostra vita; comunicare le meraviglie di Dio ai nostri fratelli, alle nostre sorelle, non per esibire noi stessi, ma per magnificare Dio. Ecco il Magnificat che dovrebbe non solo intonare la vita di una comunità, ma ispirarla e accompagnarla sempre. Nonostante difficoltà, che ci sono nella vita di tutti; nonostante problemi, a volte delusioni, sofferenze, il Magnificat ha sempre diritto di cittadinanza nella vita di ciascuno e delle nostre comunità, perché Dio è più grande del nostro cuore.
E allora vi invito, care sorelle, proprio non solo a questa dimensione umile, nascosta, attenta, preventiva, della carità fraterna, che certamente costituisce il tessuto di un monastero e di una clausura, ma anche a una coltivazione della fede che aiuti a scendere oltre la superficie degli eventi, sia personali, sia comunitari, per cogliere la mano della Provvidenza di Dio e, infine, alla comunicazione delle vostre anime, nel segno della umiltà, della fraternità, perché in tutto venga magnificato il Signore.

Dal vangelo secondo Luca 1,39-47 – Omelia di san Beda il Venerabile su questo vangelo.

http://www.certosini.info/lezion/Santi/31%20maggio%20visitazione%20della%20B%20V%20M.htm

Dal vangelo secondo Luca 1,39-47

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, saluto Elisabetta.

Omelia di san Beda il Venerabile su questo vangelo.

In Lucam Evangelii Expositio,I,1. PL 92,320-321.

Appena Maria ha dato il suo consenso all’angelo dell’annunciazione, questi si volge verso il cielo e Maria verso la montagna. Ella si mette subito in viaggio per andare a trovare Elisabetta, mossa non da dubbio o da incredulità, ma per compiere il suo dovere con gioia e dedizione.
Il racconto si connota anche per una dimensione simbolica: quando l’anima concepisce in sé stessa il Verbo di Dio, si mette immediatamente in viaggio verso la montagna spirituale mediante l’amore, allo scopo di raggiungere la città della Giudea, vale a dire la rocca dell’adorazione della lode.
Entrata nella casa di Zaccaria salutò Elisabetta. Chi è vergine ha qui da imparare l’umiltà di Maria, per essere casto e puro di cuore. Vedete che la più giovane visita la più anziana e la vergine saluta la donna sposata.
Occorre infatti che la vergine sia tanto più umile quanto più è casta. Dimostrando il proprio rispetto a chi è più anziano di età, essa inghirlanda il suo stato verginale con la lode resa alla sua umiltà.
Maria viene da Elisabetta e il Signore viene da Giovanni, affinché l’una sia colmata di Spirito Santo e l’altro sia consacrato dal battesimo. L’umiltà dei primi procura l’elevazione degli altri.
Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria.. il bambino le sussulto nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo.

Fate attenzione all’ordine e al significato delle parole: Elisabetta è la prima a udire le parole di Maria, ma Giovanni è il primo ad avvertire la grazia di Cristo.
Elisabetta ascolta in modo naturale, ma Giovanni trasalisse a causa del mistero.
Elisabetta percepisce l’arrivo di Maria, ma Giovanni presente quello del Signore.
Le due donne proclamano la grazia, i due bambini la operano.
I bambini sono confrontati con il mistero divino grazie all’azione delle madri, mentre queste profetizzano con un duplice miracolo grazie allo spirito dei due bambini.
Giovanni trasalisse, poi Elisabetta è piena di Spirito Santo. Il figlio riceve lo Spirito per primo in modo che lo possa comunicare alla madre.
Elisabetta esclamò a gran voce: « Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! ».
Notiamo qui che l’antica profezia in ordine a Cristo si attua non soltanto nella realtà dei miracoli, ma anche nella loro espressione letterale. Infatti era stato promesso con giuramento al patriarca i Davide: Il frutto delle tue viscere io metterò sul mio trono.1( Sal 131.11 )
A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?
Elisabetta non pone la domanda per ignoranza, giacché sa benissimo che è salutata dalla madre del suo Signore in vista della santificazione di suo figlio. Parla cosi, dato che è stupefatta per la novità di quel miracolo, e proclama che esso non dipende dal proprio merito, ma dal dono di Dio.
Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi. il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo.
Elisabetta aveva taciuto sulla sua maternità incipiente, finché ne ignorò il mistero; ma dopo cinque mesi di silenzio sul concepimento del figlio, comincia a parlarne rallegrandosi di aver concepito un profeta.
Prima Elisabetta stava nascosta, ora si mette a proclamare benedizioni. Era rimasta dubbiosa, ma adesso è rassicurata. Alla venuta del Signore ella si esprime a gran voce,si cura com’è che il frutto del suo ventre è voluto da Dio. Non ha più nessun motivo per sottrarsi agli sguardi, dato che la nascita di un profeta attesta un concepimento integro e retto.
E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore.
Maria non ha dubitato, ma ha creduto e ha ottenuto il frutto della sua fede. Ella è veramente beata, molto più di Zaccariá. Questi aveva opposto un dubbio e Maria lo cancella con la sua fede.
Non c’è da stupirsi che il Signore abbia voluto riscattare il mondo, cominciando quest’opera da sua madre. Egli prepara in lei la salvezza di tutti gli uomini e le fa gustare per prima le primizie del frutto salutifero.
Notiamo pure che la grazia di cui è colmata Elisabetta, all’arrivo di Maria, la illumina di uno spirito profetico che abbraccia simultaneamente il passato (colei che ha creduto), il presente (madre del mio Signore), e il futuro ( nell’adempimento delle parole del Signore).
Allora Maria disse: « L’anima mia magnifica il Signore ». Iddio mi ha innalzata con un dono cosi grande e inaudito che nessun linguaggio mi offre le parole adeguate ad esprimerlo; riesce a coglierlo soltanto il sentimento del cuore profondo.
Consacro, perciò, tutte le mie energie spirituali all’azione di grazie e alla lode e consegno quanto in me vive, sente e capisce alla contemplazione della grandezza di Colui che non ha limiti. Il mio spirito infatti esulta per la divinità eterna di Gesù Salvatore che da me ha preso l’esistenza nel tempo.

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