Archive pour le 26 mai, 2012

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Publié dans:immagini sacre |on 26 mai, 2012 |Pas de commentaires »

LO SPIRITO SANTO NELLA STORIA DELLA SALVEZZA (P. Cantalamessa)

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LO SPIRITO SANTO NELLA STORIA DELLA SALVEZZA 

riflessione omiletica di P. Raniero Cantalamessa per l’anno B (2007)

Letture:

Atti 2, 1-11

1 Corinti 12, 3b-7.12-13         

Giovanni 20, 19-23 

Gli Atti degli apostoli narrano un curioso episodio: giungendo a Efeso, Paolo trovò alcuni discepoli e disse loro: Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede? Gli risposero: Non abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia uno Spirito Santo (Atti, 19, 1s.).
Se rivolgessimo oggi la stessa domanda a tanti cri­stiani, riceveremmo forse una risposta del genere: sanno, sì, che c’è uno Spirito Santo, ma è tutto quello che sanno di lui; per il resto, ignorano chi è, in realtà, lo Spirito Santo, e che cosa rappresenta per la loro vita.
Oggi ci si offre un’occasione unica, nel corso dell’anno liturgico, per fare questa scoperta essenziale per la no­stra fede. Ci proponiamo perciò, con l’aiuto dello stesso Spirito Santo, di ripercorrere da capo l’intera storia della salvezza alla ricerca della sua presenza dolce e silenziosa.
 E stato detto, con parola terribile ma vera, che la violenza è la levatrice della storia umana, perché non c’è cambiamento profondo che, di fatto, non sia stato se­gnato da guerre, rivoluzioni e sangue. Non così nell’altra storia, quella della salvezza, che ha per protagonista Dio:
la sua levatrice è lo Spirito Santo, cioè la forza e la dol­cezza dell’amore.
Ogni nuovo inizio, ogni salto di qualità, nello svol­gersi del piano divino della salvezza, rivela uno speciale intervento dello Spirito di Dio. I Padri della Chiesa (spe­cialmente i greci) avevano colto perfettamente questi punti luminosi che attraversano la Bibbia, come una specie di filo rosso, fino a diventare luce di meriggio nel giorno di Pentecoste. Pensi alla creazione?, esclama san Basilio; essa fu operata nello Spirito Santo che consolidava e ornava i cieli. Pensi alla venuta di Cristo? Lo Spirito l’ha prepa­rata e poi, nella pienezza dei tempi, l’ha realizzata discen­dendo su Maria. Pensi alla formazione della Chiesa? Essa è opera dello Spirito Santo. Pensi alla parusia? Lo Spirito non sarà assente neppure allora, quando i morti sorgeranno dalla terra e si rivelerà dal cielo il nostro Salvatore (san Basilio, De Spiritu Sancto, 16 e 19).
Cerchiamo di approfondire questa grandiosa visione, facendola scorrere lentamente davanti ai nostri occhi. Ge­sù, l’indomani della Pasqua, ripercorreva la Scrittura per spiegare ai discepoli tutto ciò che si riferiva a lui (Lc. 24, 27); noi, nel giorno di Pentecoste, ripercorriamo la stessa Scrittura per scoprire in essa tutto ciò che si riferisce allo Spirito Santo.
 In principio – narra la Bibbia – Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso (Gen. 1, 1s.). Era il caos. Ma ecco che « lo spirito di Dio » (qualunque cosa esso designi in que­sto punto) venne sopra di esso e fu la luce, la separazione, l’ordine, l’armonia; ogni cosa assunse il suo vero aspetto e il suo posto: le acque si raccolsero nel mare, le erbe e i semi germogliarono sulla terra, gli astri cominciarono a brillare nel cielo e Dio si compiacque della sua creazione (cf. Gen. 1, 25).
Quando questo mondo fu pronto per accogliere la vita (« sei giorni » dopo, nel linguaggio figurato della Bib­bia; milioni o miliardi di anni dopo, secondo il calcolo della scienza), Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine­  (Gen. 1, 26). Egli plasmò l’uomo con il fango della terra: un modo di esprimersi che vuol dire: Dio preparò, con le leggi  dell’evoluzione che egli stesso aveva racchiuso nella materia, un vivente animale diverso da tutti gli altri, l’uomo. Diverso dagli altri, ma ancora animale, cioè crea­tura guidata da istinti e non illuminata dentro dalla luce della ragione. Ma ecco che interviene di nuovo quella mi­steriosa realtà che aveva aleggiato sulle acque primordiali – lo spirito di Dio – e l’ominide diventa uomo, la crea­tura animale diventa essere spirituale, dotato – anche se all’inizio solo embrionalmente – di ragione e di libertà. Dio soffiò nelle sue narici uno spirito di vita e l’uomo divenne un essere vivente (Gen. 2, 7). Un essere capace di dialogare con il suo Creatore, di essere suo amico, ma anche di ribellarsi a lui.
 La scelta dell’uomo si portò, sciaguratamente, su questa seconda possibilità: peccò. Si produsse allora una frattura profonda, come una dissonanza che creò incomunicabilità tra Dio e l’uomo; un inquinamento che, col volgere dei secoli, cambiò il volto dell’umanità e della terra; da oggetto di compiacenza essa divenne motivo di disgusto per Dio (cf. Gen. 6, 7: Sono pentito di averli fatti).
Dio però non si arrese al male; nella sua misericor­dia, egli decise, a questo punto (ma in lui non c’è un pri­ma e un dopo!), di riplasmare la sua creazione, come si rifonde una statua di bronzo, corrosa e deformata dal tempo, per ritrarne una nuova dai lineamenti originali ri­portati alla luce. Per questa creazione e umanità nuova, egli stabili un capostipite nuovo, un « nuovo Adamo », cioè lo stesso Figlio suo Gesù Cristo. Lo trasse dalla carne della Vergine Maria – come all’inizio aveva tratto Adamo dalla vergine terra – per opera dello Spirito Santo (Mt. 1, 18). Lo Spirito Santo segna anche qui l’inizio d’una fase nuova nella storia della salvezza (cf. Lc. 1, 35).
Tutta la vita di Gesù – non soltanto ‘il suo inizio -, si svolge sotto il segno dello Spirito Santo; questi è colui
che guida tutte le sue scelte e opera i prodigi che egli compie sui malati, sugli oppressi dal demonio, sui pecca­tori. Nel battesimo del Giordano egli fu consacrato in Spirito Santo e potenza (Atti, 10, 38), per portare la buona novella ai poveri. Gesù « è condotto » dallo Spirito Santo e, nello stesso tempo, rivela lo Spirito Santo. Sulla sua bocca, lo Spirito comincia ad acquistare tratti pre­cisi; non è solo una forza di Dio, ma anche una « per­sona » in Dio; di lui infatti dice che sarà inviato ai disce­poli, che condannerà il mondo, che condurrà i discepoli alla verità integrale, che renderà testimonianza a lui, che parlerà in loro (cf. Gv. 14-16); e Paolo aggiunge che pre­gherà in loro con gemiti ineffabili (cf. Rom. 8, 26).
 Terminata la sua opera terrena, Gesù è glorificato alla destra del Padre. Sulla terra ha lasciato la sua Chiesa; sono undici apostoli e alcune decine di discepoli; vivono nascosti e impauriti, senza sapere cosa devono fare e cosa significhi il comando di andare in tutto il mondo a predi­care il Vangelo. E ancora, per così’ dire, un corpo inani­mato e inerte, come quello del primo uomo, quando Dio non aveva ancora insufflato in esso lo spirito di vita.
Ma ecco che, improvvisamente, nel giorno di Pente­coste, si rinnova il prodigio che ha segnato tutti i grandi inizi della storia e cioè la nascita del mondo, quella del­l’uomo e quella di Cristo (l’analogia con la creazione del primo uomo è visibile nel racconto di Giovanni: Alitò su di loro e disse: « Ricevete lo Spirito Santo »: Gv. 20, 22). Mentre erano riuniti con Maria nel Cenacolo, fece ir­ruzione su di essi lo Spirito Santo e il « piccolo gregge »divenne la Chiesa, cioè corpo di Cristo, animato dalla stessa realtà che, nell’Incarnazione, aveva animato il suo Capo. La Pentecoste è il natale della Chiesa, come il Natale era stato la pentecoste di Gesù! La presenza di Maria nel Cena­colo serve proprio a richiamare questo legame tra la na­scita di Gesù e quella della Chiesa; colei che era stata la madre di Gesù, ora diventa anche « madre della Chiesa ».
Era finalmente compiuta quella «cosa nuova » che da tanto tempo Dio andava annunziando agli uomini (cf. Is 43, 19). Per questo la liturgia odierna, nel Salmo responsoriale, applica all’evento della Pentecoste quelle vibranti parole che erano servite a cantare il prodigio della creazione: Mandi il tuo Spirito, sono creati e rinnovi la faccia  della terra.
 Il segno più visibile che qualcosa di nuovo è avvenuto sulla terra è la riunificazione del linguaggio umano: gli apostoli, usciti fuori, parlano una misteriosa lingua nuova; meglio, parlano con una potenza nuova la loro lingua  abituale, cosicché chiunque li ascolta – parti, elamiti, greci o romani – li comprende come se parlassero la sua lingua e si stupisce. E il segno della ritrovata unità del genere umano. La Pentecoste è l’antibabele; ribellandosi a Dio gli uomini avevano finito per non comprendersi più nem­meno tra di loro; la terra era diventata « l’aiuola che ci fa tanto feroci » (Dante Alighieri). Ora la dissonanza è ricomposta; le genti – dice sant’Ireneo – formano un mirabile coro per celebrare nelle varie lingue la lode di Dio, mentre lo Spirito riconduce all’unità le disperse tribù’ e offre al Padre le primizie di tutti i popoli (Adv. Haer.III, 17, 2).
Nella Chiesa, gli uomini devono riscoprirsi fratelli, devono di nuovo poter comunicare tra di loro con una stessa lingua che è la lingua dell’amore insegnata dallo Spi­rito Santo; meglio: « impressa nei cuori » dallo Spirito Santo (Rom. 5, 5): « Lo Spirito del Signore ha riempito l’universo; egli che tutto unisce conosce ogni linguaggio »(Antif. di inizio).
Il prodigio operatosi nel giorno di Pentecoste continua anche oggi. « Se qualcuno – scriveva un antico autore – ti dirà: Hai ricevuto lo Spirito Santo, per qual motivo al­lora non parli in tutte le lingue?, devi rispondere: Certo che parlo in tutte le lingue, sono infatti inserito in quel corpo di Cristo che è la Chiesa che parla tutte le lingue » (Autore del VI sec. in PL 65, 743s.). Anche oggi, la Chiesa parla (e comprende) le lingue di tutti i popoli; essa capisce e valorizza la cultura e il patrimonio di ogni razza e di ogni popolo e ogni popolo capisce il suo annun­cio come proprio, come destinato a sé.
Nulla però è irreversibile e definitivo finché siamo in questa vita; di irreversibile c’è solo la promessa di Dio, mentre la libertà dell’uomo non fa che zoppicare. L’anti­ca tentazione di Babele è sempre in agguato; riappare ogni volta che c’è un rigurgito di orgoglio (« Facciamo qualcosa che arrivi fino al cielo », cioè che sostituisca e renda inutile Dio); ogni volta che l’odio intorbida il linguaggio umano e affida il suo freddo messaggio di morte al linguaggio ter­rificante delle bombe e delle rivoltelle. Noi ne siamo i testimoni giustamente atterriti in questi anni di violenza; abbiamo fatto, a nostre spese, l’esperienza di quanto siano vere quelle parole del Salmo responsoriale di oggi: Se togli il tuo Spirito muoiono e ritornano nella loro polvere.
 Tanto più, perciò, ci stringeremo oggi intorno alla Chiesa per invocare, coralmente, su di noi e sul mondo intero lo Spirito Santo che è Spirito di riconciliazione, di unità e di pace; Spirito che, nel Battesimo, ha segnato l’inizio della nostra personale storia di salvezza e che ora può segnare, se lo vogliamo veramente, l’inizio di una vita nuova in Cristo e nella Chiesa; diciamo con fervore:
«Vieni, Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore » (Acclamazione al Vangelo).

Publié dans:Padre Cantalamessa |on 26 mai, 2012 |Pas de commentaires »

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