Archive pour le 18 mai, 2012

Ascension of the Lord

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GIOVANNI PAOLO II: SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ DELL’ASCENSIONE DI NOSTRO SIGNORE (1985)

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/homilies/1985/documents/hf_jp-ii_hom_19850516_ascensione_it.html

VISITA PASTORALE NEI PAESI BASSI

SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ DELL’ASCENSIONE DI NOSTRO SIGNORE

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Lussemburgo – Giovedì, 16 maggio 1985

1. “Predicate il vangelo a ogni creatura” (Mc 16, 15).

Queste parole del Signore restano valide ogni giorno, da quasi duemila anni. Ma oggi assumono un significato affatto particolare, perché oggi la Chiesa celebra il giorno in cui furono pronunciate per la prima volta: il giorno dell’Ascensione di Cristo.
“Ascende il Signore; gioiscono i cieli” (cf. Sal 47, 6). È anche il giorno del suo congedo dalla terra. Gesù di Nazaret termina definitivamente la sua missione messianica in Israele, il popolo eletto del Vecchio Testamento. Con la sua croce e la sua risurrezione egli ha costituito la nuova ed eterna alleanza. Con la sua carne e il suo sangue ha istituito l’Eucaristia: vittima unica di questa nuova alleanza tra Dio e gli uomini. Ed ecco le sue ultime parole su questa terra. Le rivolge agli apostoli: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura” (Mc 16, 15).
2. Queste parole del Signore che se ne va sono state osservate dalla Chiesa nel corso della sua storia con coraggio e spirito di sacrificio, e ancora oggi diventano di nuovo realtà. Anche questa regione, dove si trova oggi il vostro Paese del Lussemburgo, era già dai tempi antichi meta dei missionari che annunziarono ai vostri antenati la lieta novella del Signore risorto e asceso. Già nel periodo tardo romano il Vangelo fu annunziato nella vostra regione da soldati e commercianti e da missionari itineranti isolati provenienti da Treviri e da Liegi.
Molti importanti monasteri e abbazie furono fondati qui e svolsero le loro opere benefiche. Voglio ricordare il monastero di Echternach dove viene venerata ancora oggi la tomba del suo fondatore San Willibrordo. Il vostro Paese, nella fedeltà alla fede cattolica dei vostri padri, resse bene alle bufere della Riforma e alle tendenze ostili alla fede e alla Chiesa al seguito della Rivoluzione francese. Frutto ben meritato di questa fede matura e convinta fu la fondazione della diocesi autonoma del Lussemburgo nel 1870. E così voi formate oggi una Chiesa locale pienamente sviluppata; quella Chiesa locale che si è riunita qui per una grande celebrazione di fede alla quale voglio partecipare anch’io come pellegrino e fratello, come Vescovo di Roma e successore di San Pietro.
Saluto con gioia il vostro vescovo monsignor Hengen, con tutti gli altri vescovi e sacerdoti e religiosi presenti. Saluto con deferenza la famiglia granducale e i rappresentanti del governo e della società. Il mio saluto va infine a tutti voi, all’intero popolo di Dio nel Lussemburgo e ai numerosi ospiti convenuti dalle nazioni confinanti. La mia visita è rivolta a voi tutti. A nome di Cristo voglio incoraggiare e rafforzare voi tutti che, insieme con noi, costruite la grande comunità di quella Chiesa, che sa essere solidale anche con quelli che si sono stancati della loro fede e si sono estraniati dalla vita ecclesiale. Anche a costoro, dovunque seguano la nostra celebrazione eucaristica nella festa dell’Ascensione, voglio estendere il nostro saluto e la nostra mano fraterna. Raccomandiamo loro, e noi tutti che siamo raccolti, davanti alla venerata immagine di Maria, in particolar modo all’intercessione alla “Consolatrice degli afflitti”, alla Madre della speranza e della consolazione per il popolo di Dio pellegrino.
3. Ascensione di Cristo significa ritorno al Padre: “Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e ritorno al Padre” (Gv 16, 28).
Dio stesso è entrato attraverso il suo Figlio nella storia del mondo e dell’umanità. In questo modo sostanza del Padre, si è fatto uomo. Per opera dello Spirito Santo è nato dalla Vergine Maria. Ha vissuto la sua vita terrena come vero uomo; ma quest’uomo cresciuto nel mezzo del popolo di Israele, chiamava Dio suo Padre. Poteva dire: “Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10, 30). E da questa profonda unione con il Padre insegnò anche a noi uomini a pregare: “Padre nostro . . .”. Questa preghiera contiene inoltre l’intero Vangelo, l’intera lieta novella. Questa lieta novella dice: tu, uomo, hai la tua origine in Dio, e in Dio si trova anche la tua meta finale. In lui trovi la vita eterna.
Questa è la verità che Cristo ci ha rivelato: ha annunziato questo una volta per tutte al suo popolo d’Israele e a tutti gli uomini del mondo. La sua missione messianica si rivela proprio nel fatto che egli è uscito dal Padre e ritorna a lui. Il suo cammino terreno passa così attraverso ogni “cuore umano inquieto”, che cerca e aspetta la salvezza.
Quanto profonde e significative sono le parole che Gesù rivolge al Padre alla fine dei suoi giorni su questa terra: “E ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse” (Gv 17, 5). Queste parole parlano della eterna unità trinitaria del Figlio con il Padre nello Spirito Santo. Richiamano anche alla morte di Cristo sul Calvario e annunziano nello stesso tempo che questa morte conduce alla risurrezione. Quella stessa gloria che Dio ha dall’eternità, viene donata ora anche al Figlio dell’uomo, che siede alla destra del Padre.
Per un certo tempo – il Vangelo parla di quaranta giorni – fu rivelata quella gloria del Risorto anche agli uomini, alla giovane Chiesa. Il suo compimento viene raggiunto nella gloria di Cristo quando con la sua Ascensione ritorna definitivamente al Padre.
4. I momenti del congedo prima del ritorno al Padre ci sono descritti negli Atti degli apostoli. Trovandosi per l’ultima volta a tavola con essi, ordina agli apostoli di attendere che si adempia la promessa del Padre, quella che ha annunciato loro: “Giovanni ha battezzato con acqua . . . voi avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra” (At 1, 5.8). Queste parole concordano perfettamente con il comando di Gesù alla fine del Vangelo di Marco: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura” (Mc 16, 15).
Ecco, con l’Ascensione termina il tempo di Cristo su questa terra e incomincia il tempo della Chiesa. Dieci giorni dopo, alla Pentecoste, questo tempo della Chiesa viene rivelato e annunziato solennemente dallo Spirito Santo, che scende sugli apostoli nel cenacolo di Gerusalemme. Ogni istante di questo cammino della Chiesa attraverso la storia contiene tuttavia le sue radici profonde nella vita e nell’agire messianico di Cristo sulla terra. Incontriamo così sempre di nuovo il mistero dell’Ascensione.
Nel suo pellegrinaggio attraverso i secoli la Chiesa annunzia sempre colui che è uscito dal Padre, è venuto nel mondo, ha poi lasciato il mondo ed è tornato al Padre. È Cristo, il Figlio eterno di Dio, che ora rimane con il Padre come uomo. In questo modo è così diventato la “via” dell’uomo, la via per tutti gli uomini che, tutti senza eccezione, sono chiamati alla sua sequela, sulla via al Padre.
5. Fratelli e sorelle carissimi: la Chiesa del Lussemburgo è chiamata a sua volta a seguire la via di Gesù Cristo; è anch’essa una Chiesa pellegrina. Ma dove si trova oggi? Quale è la sua via nel 1985?
Il vostro Paese, il Lussemburgo, ha saputo superare bene molte difficoltà nel passato e respingere numerose minacce: minacce di guerra, di sconvolgimenti politici, di privazione e miseria. Grazie al vostro dinamismo il tenore di vita è migliorato nel Paese. Un aeroporto, stazioni radiotelevisive, organismi e banche internazionali hanno aperto la vostra città all’Europa e l’hanno resa accogliente per tutti. “Il Lussemburgo appartiene alla società dell’opulenza con i suoi vantaggi, le sue ombre e i suoi eccessi”; così si esprimeva il vostro quarto sinodo diocesano.
Ma oggi, in questo luogo che è stato testimone della prima venerazione dell’immagine della “Consolatrice degli afflitti”, vorrei riprendere alcune importanti domande che vi furono poste dal vostro vescovo nella sua lettera pastorale dello scorso ottobre: “Che ne è della fede e della preghiera nelle nostre famiglie, della santificazione della domenica, della trasmissione della fede alle giovani generazioni? Cosa manca alla nostra comunità di fede, di fronte allo scarso numero delle vocazioni sacerdotali e religiose? La nostra speranza, sale della terra che deve ridare sapore, ossia senso e pienezza alla vita di tanti uomini, sarebbe forse diventata piatta e insipida nel vuoto spirituale della nostra epoca? Le nostre comunità cristiane sono ancora quelle città sulla montagna la cui luce splende agli occhi degli uomini, affinché rendano gloria al Padre che è nei cieli? L’amore che Dio ha per noi, ci apre ancora gli occhi a ciò che deve cambiare nei nostri rapporti umani, affinché la nostra società sia permeata sempre più di giustizia e d’amore?”.
Il Cristo ci ha insegnato a vivere la nostra vita come un cammino verso il Padre. In quanto cristiani, la nostra riflessione e la nostra azione devono guardare continuamente al Dio dei cieli, e devono anche assegnargli il primo posto. “Padre nostro che sei nei cieli”: poiché ci è permesso di dire questa preghiera, riprendiamola senza stancarci. Se contempliamo l’Ascensione di Cristo, se andiamo al Padre nella sua sequela, non è per guardare al cielo come a un sogno, non è per rimanere passivi e dimenticare le nostre responsabilità quotidiane negli avvenimenti concreti. Al contrario, il Padre nostro ci insegna nello stesso tempo a pregare e a fare tutto il possibile affinché la volontà di Dio si compia sin da ora tra di noi, perché “il cielo venga sulla terra”, perché il regno di Dio s’instauri nei nostri cuori, nelle nostre famiglie e nella società.
Ma gli uomini di oggi, accecati dal progresso e dal benessere, volgono spesso il loro sguardo solo verso la terra; non guardano più in là del mondo in cui si chiudono, accettano la secolarizzazione. Si organizza coscientemente il proprio stile di vita in funzione delle sole realtà di questo mondo, senza curarsi di Dio e della sua volontà. È da sempre quella stessa tentazione di dimenticare Dio, o almeno di vivere come se non esistesse (cf. Sap 2, 19). Questa maniera di vivere, nella quale ci si rifiuta di guardare al Padre che è nei cieli, non può tuttavia soffocare l’aspirazione profonda dell’uomo, perché il suo è un destino di eternità. Il suo accecamento lo conduce quindi a nutrirsi d’illusioni, a idolatrare le realtà terrene: ne resta profondamente deluso e assume comportamenti suicidi. Quando l’uomo crede di potersi realizzare con le sue sole forze, mette a tacere il desiderio di Dio che è in lui per dedicarsi alla ricerca insaziabile ed egoistica del piacere.
Ma vorrei essere per voi un messaggero di gioia (cf. 2 Cor 1, 24); nel nome di colui che ci ha promesso la pienezza della vera vita, proprio in questa festa dell’Ascensione di Cristo, vi incoraggio a volgere il vostro sguardo, i vostri pensieri e la vostra ricerca “in alto”, verso Cristo che ci precede. Abbiamo bisogno di questo sguardo volto al cielo, perché ci aiuta a fare buon uso dei beni temporali; non perderemo così il bene eterno, ossia l’amicizia di Dio. Abbiamo bisogno di volgere il nostro sguardo di credenti a Dio, che è il nostro Padre comune. Lui solo ci rende capaci di quella fratellanza così necessaria per avere il coraggio di combattere la fame tra gli uomini, di stabilire la pace nel mondo, di attenuare i conflitti, per vincere il male con il perdono e scegliere la vita piuttosto che la morte.
6. Le parole che Mosè rivolgeva al popolo di Dio nell’antica alleanza conservano il loro valore per noi cristiani: “Io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza” (Dt 30, 19).
Il nostro cammino di pellegrini sulla terra esige che scegliamo continuamente tra la “vita” e la “morte”: la vita eterna si trova solo in Dio; da solo, il mondo in definitiva può offrire agli uomini solo la certezza della morte. La fede orienta il nostro sguardo verso il Padre, ci trascina verso di lui attraverso Cristo che ha vinto il mondo. Aprite a Dio la vostra vita, aprite a Dio la vostra vita di ciascun giorno con la preghiera. Pregate ogni giorno il Padre nostro, come i cristiani ebbero consuetudine di fare sin dai primi tempi.
Aprite a Dio la vostra settimana di lavoro santificando la domenica e partecipando regolarmente all’Eucaristia. Osservate il giorno del Signore come un bene prezioso; sarà così possibile evitare di diventare schiavi del lavoro o dei divertimenti. Nel matrimonio e nella famiglia ricordate le vostre responsabilità gli uni verso gli altri. Santificate la vita del focolare secondo l’insegnamento della Chiesa! Vivete della fede affinché la fede cristiana possa crescere anche nei vostri figli e nei giovani.
Scegliete la vita che Dio vi dà nella Chiesa attraverso Cristo, perché la sua promessa è eterna. Nella vita, date il primo posto ai valori spirituali e religiosi, prima dei valori materiali. Difendete i valori morali fondamentali nella società; solo essi garantiscono una vita comune degna dell’uomo. Chi s’impegna risolutamente in favore del diritto e della giustizia laddove esercita le sue responsabilità personali può anche difendere fermamente le grandi aspirazioni dei popoli e dell’umanità. E colui che lo fa nello spirito di Cristo sa di contribuire alla venuta del regno di Dio nella nostra epoca; nel Padre nostro noi preghiamo specialmente perché questa via venga preparata. Nonostante tutte le minacce reali che la guerra atomica e la degradazione morale fanno pesare sull’umanità, il credente sa a chi alla fine apparterrà il futuro. Il Vangelo dell’Ascensione ce lo annuncia: “Egli tornerà”. Dio è il primo, sarà anche l’ultimo. Gesù è l’Alfa e l’Omega dell’intera storia, colui che è, che era e che viene (cf. At 1, 8).
7. Carissimi fratelli e sorelle, possa la mia visita pastorale, ispirata al tema del Padre nostro, aiutarvi a prendere meglio coscienza della grazia della vostra vocazione cristiana e delle vostre responsabilità. La festa dell’Ascensione dà una forza incomparabile alla preghiera del Signore: celebrando il Cristo asceso ai cieli, tutta la comunità si volge al Padre, come facciamo umilmente ogni giorno nella preghiera che il Signore ci ha affidato.
L’apostolo Paolo ha scritto nella sua Lettera agli Efesini: “Che il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui. Possa egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e quale è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi credenti” (Ef 1, 17-19).
In questo Paese, i testimoni della fede hanno annunciato il Cristo, lui, l’uomo glorificato sulla croce e “seduto alla destra del Padre”. In questo Paese, molte generazioni di uomini hanno ripetuto la preghiera del Padre nostro. Voi stessi l’avete scelto come tema conduttore della visita che sta compiendo tra di voi il Vescovo di Roma, il successore di Pietro.
Questa preghiera sia per voi sempre un sostegno, carissimi fratelli e sorelle: possa essa aiutare la vostra generazione e le generazioni che seguiranno a conoscere Dio più profondamente; possa “illuminare gli occhi del vostro cuore”, affinché nulla vi turbi o vi acciechi; possa rendervi sempre più coscienti “della speranza data a voi cristiani dal suo appello”; possa farvi comprendere “quale regno vi dà la gloria senza prezzo dell’eredità” che Cristo ci ha lasciato, grazie alla sua nascita dalla Vergine Maria; possa farvi scoprire “l’infinita potenza che dispiega per noi credenti”: quella potenza che è stata manifestata dalla sua risurrezione e dalla sua Ascensione.

Gesù Cristo: vero Figlio di Dio! Gesù Cristo: vero uomo, che siede “alla destra di Dio”. Amen.

La preghiera al termine della messa

O Cristo, Signore, Figlio diletto del Padre,
amico dell’uomo, maestro che ami la vita,
tu non dimentichi nessuna creatura.

Guarda la Chiesa che è nel Lussemburgo,
infondi in lei il soffio vivificante e il fuoco del tuo Spirito.

Imprimile il sigillo dello Spirito Santo,
ricorda ai battezzati che essi sono membri del tuo corpo.
Dimora nei loro cuori con la fede.
Fa’ che trovino le loro radici e il loro fondamento nell’amore.
Aprili alla lode della tua gloria.

O Cristo, Signore, potenza e sapienza di Dio,
tu condurrai ogni cosa al suo compimento,
perché la potenza del tuo amore supera ogni conoscenza;
tu puoi darci più di quanto noi sappiamo domandare.

Dona al tuo popolo uno spirito di sapienza,
illumina gli occhi del suo cuore
affinché accolga nella tua parola il fermento di tutta la sua vita:
della famiglia e della società, del lavoro e del tempo libero,
dell’infanzia e della giovinezza,
dell’età adulta e della vecchiaia.

O Cristo, sapienza di Dio,
riflesso splendente della sua gloria ed espressione del suo essere,
tu sostieni l’universo con la potenza della tua parola.
Insegna a questo popolo il vero senso delle cose di questo mondo
e l’amore dei beni eterni,
affinché egli sappia disporre dei tuoi doni
distinguendo il bene e il male.

Donagli l’amore all’interno delle famiglie,
la giustizia nelle relazioni sociali,
la verità nei mezzi di comunicazione,
la riconciliazione nei conflitti.

Aiuta gli uomini di questo Paese a utilizzare il tempo,
per servire il Padre tuo e tutti i loro fratelli,
per amarsi contro le forze del male
e vivere da figli della luce.

O Cristo, Figlio di Dio,
ti sei spogliato prendendo la condizione di servo,
e divieni simile agli uomini fino alla morte di croce.
Primogenito tra i morti, Cristo risorto,
attraverso di te è piaciuto al Padre riconciliare tutti gli esseri.
Mediante il nostro battesimo nella tua morte e nella tua risurrezione,
tu concedi anche a noi di vivere una vita nuova.

Per mezzo della Vergine Maria, Madre tua dal cuore immacolato,
noi ti preghiamo:
facci scoprire i tesori di sapienza nascosti in te.
Con Maria, noi vogliamo conservarli
e meditarli nel nostro cuore.
Con Maria, presente in mezzo ai discepoli,
donaci di essere testimoni fedeli,
nella fede e nell’amore.

Amen.                           

Publié dans:Papa Giovanni Paolo II |on 18 mai, 2012 |Pas de commentaires »

Commento su Atti 1,11: Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?

http://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=22740

Commento su Atti 1,11

Eremo San Biagio 

Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?

Come vivere questa Parola?

Quest’oggi, solennità dell’ascensione di Gesù, gli sguardi sono sollecitati a volgersi verso un cielo che sembra averci sottratto la sua presenza, proprio come riferiscono gli Atti degli apostoli circa i primi discepoli, protagonisti diretti dell’evento. Ma a riscuoterci ecco la sollecitazione angelica: « Perché state a guardare il cielo? ».
Quel Gesù che « una nube sottrasse ai loro occhi » (At 1,9) si era da loro congedato con una promessa più che rassicurante: « Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo » (Mt 28,20). Non si tratta allora di una separazione, ma di una modalità diversa di rendersi presente, adombrata proprio in quella nube a cui accennano gli Atti.
In tutta la Sacra Scrittura, infatti, la nube indica sempre la presenza misteriosa e operante di Dio. Il richiamo ad essa sta quindi a ricordare che il Risorto è ormai totalmente immesso nella sfera del divino che sfugge alla percezione immediata dei sensi, ma non per questo è meno reale.
Cercarlo in un cielo lontano e astratto non ha senso: Dio è ovunque e con la sua presenza raggiunge e avvolge anche la mia vita. È qui, in quest’oggi che sono chiamato a vivere non fuggendo da una storia che con i suoi chiaro-scuri può crearmi difficoltà, ma immergendomi in essa per illuminarla con il gioioso messaggio di cui sono depositario e testimone.
Forte di questa certezza, voglio far mia la sollecitazione angelica a non cercare Dio lontano da me, ma nell’appello del quotidiano che reclama la mia dedizione. A questo penserò nel mio odierno rientro al cuore.
Insegnami, Signore, ad amare la mia storia, luogo concreto in cui ti posso incontrare quale compagno di viaggio e Maestro che mi indica la via dell’impegno, fuori da ogni sviante spiritualismo.

La voce del Papa

Il Gesù che si congeda non va da qualche parte su un astro lontano. Egli entra nella comunione di vita e di potere con il Dio vivente, nella situazione di superiorità di Dio su ogni spazialità. Per questo « non è andato via », ma, in virtù dello stesso potere di Dio, è ora sempre presente accanto a noi e per noi.

Benedetto XVI

Omelia per domenica 20 maggio: Il nostro canto di gioia per l’Ascensione del Signore

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/15376.html

Omelia (24-05-2009)

padre Antonio Rungi

Il nostro canto di gioia per l’Ascensione del Signore

Celebriamo oggi l?Ascensione al cielo di nostro Signore Gesù Cristo, mistero della gioia e di speranza per ogni cristiano. Cristo, infatti, sale al cielo tra i canti di gioia del suo popolo in festa, perché va a preparare un posto nel suo Regno per tutti i suoi figli e per gli uomini di buona volontà. La solennità dell?Ascensione ci proietta con la mente ed il cuore al nostro ultimo e definitivo destino, quello della vita oltre il tempo e per un?eternità beata. Oggi, più della stessa solennità della Pasqua i cristiani sono in festa e gioiscono perché il loro Signore e Redentore ritorna al luogo della sua partenza, non dopo aver portato a termine la sua missione redentiva nei confronti del genere umano. Infatti, il Signore Gesù, re della gloria, vincitore del peccato e della morte, oggi è salito al cielo tra il coro festoso degli angeli. Mediatore tra Dio e gli uomini, giudice del mondo e Signore dell?universo, non si è separato dalla nostra condizione umana, ma ci ha preceduti nella dimora eterna, per darci la serena fiducia che dove è lui, capo e primogenito, saremo anche noi, sue membra, uniti nella stessa gloria. E? questa la consolante promessa per tutti noi: dove è Lui saremo anche noi. Ma per realizzare questo sogno di eternità è necessario lavorare per la nostra personale santificazione e per quella dei nostri fratelli. Siamo invitati a guardare e a fissare il cielo, ma siamo anche richiamati a camminare con i piedi per terra.
E? bello guardare e fissare l?azzurro del cielo, il sole, la luna, le stelle ed il creato intero che esprimono il senso dell?infinito e dell?eterno, ma è dovere di ciascuno di noi fissare lo sguardo sulle realtà, non sempre positive, di questa nostra martoriata terra, che necessita di testimoni di santità e di vita nuova in Cristo, capace di risvegliare le coscienze dei lontani. Cristo non è infatti lontano, egli è più intimo a noi più del nostro stesso cuore. La sua ascensione è in realtà la nostra maggiore vicinanza a Lui. Egli ci attende in un luogo meraviglioso, eterno, di vera felicità. Il posto è stato prenotato, bisogna far sì che venga occupato quando Egli ci convocherà e noi dobbiamo essere pronti per rispondere: Eccomi Signore, prendimi per mano, Dio mio, verso i pascoli eterni e la gioia senza fine.
Nel racconto circostanziato degli Atti degli Apostoli del momento dell?Ascensione, comprendiamo perfettamente ciò che hanno sperimentato nel loro cuore i discepoli di Gesù: dolore per la partenza, ma certezza e gioia della sua vicinanza, comunque e sempre, anche se in modo diverso rispetto al passato.
Il breve brano del Vangelo di Marco ci dice come stanno esattamente le cose per i cristiani e per la chiesa dopo l?ascensione al cielo del Signore. Noi siamo i suoi missionari, noi siamo i suoi inviati. Dovunque siamo e qualsiasi cosa facciamo abbiamo il dovere di far conoscere, amare e servire il Signore. E ciò è possibile in vari modi e in molteplici circostanze; ma un modo più rispondente alla cultura di oggi è quello dell?uso dei mass-media. Nell?annuale messaggio del Papa per le comunicazioni sociali, in occasione della giornata mondiale delle comunicazioni che si celebra nel giorno dell?Ascensione, dobbiamo comprendere cosa ci spetta fare per evangelizzare ed andare in tutto il mondo a portare il vangelo. Una volta i missionari camminavano fisiacamente per portare il vangelo, oggi camminano virtualmente attraverso la rete e sicuramente questo nuovo modo di evangelizzare risponde meglio alle attese dei giovani che usano Internet e che in questo modo possono accostarsi indirettamente a Cristo e alla Chiesa. Le comunicazioni sono un?opportunità nuova rispetto al passato: oggi, nell?era della globalizzazione, dobbiamo viaggiare e navigare nella rete telematica per far conoscere Cristo a quanti hanno l?unico modo per comunicare con gli altri.
Il comando del Signore rivolto a tutti i suoi discepoli, quindi anche a noi, ci obbliga ad andare in tutto il mondo per portare la parola della salvezza, senza violare la coscienza e la libertà degli altri, ma semplicemente proponendo la via di Cristo, come via maestra verso la verità e la felicità. La salvezza che Cristo è venuto a portare riguarda tutti e la Chiesa in questo suo compito di evangelizzazione e missione non può assolutamente venir meno, anzi, deve farsi carico dell?esigenza di una nuova evangelizzazione utilizzando anche le nuove tecnologie per incontrare fisicamente e virtualmente il popolo di Dio sparso in tutto il mondo.
Il mistero dell?Ascensione che celebriamo oggi ci impegna a verificare la nostra fedeltà al vangelo e di conseguenza ad annunciare il vangelo con la coerenza della vita, prima di ogni parola che possiamo e dobbiamo dire a questo scopo. Giustamente l?Apostolo Paolo nella seconda lettura di oggi ci richiama ai nostri fondamentali doveri di cristiani anche in questo nostro tempo, che allontana sempre di più dal proprio orizzonte l?esperienza di una fede vissuta e proclamata. Bisogna comportarsi in maniera degna della nostra identità umana e cristiana, come leggiamo nella lettera agli Efesini, oggi.
La grande gioia che pervade il nostro cuore in questo giorno di festa, perché Cristo è andato a prepararci un degno posto a ciascuno di noi nel suo Regno di luce, pace, amore, carità e verità, ci fa elevare con forza la preghiera a Colui è la nostra speranza e la nostra vera felicità: ?Esulti di santa gioia o Padre, per il mistero che celebra in questa liturgia di lode, poiché nel tuo Figlio asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria?.

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