Archive pour le 14 mai, 2012

San Mattia Apostolo

San Mattia Apostolo dans immagini sacre saint_matthias

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14 Maggio: San Mattia Apostolo

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San Mattia Apostolo

14 maggio

sec. I

Di Mattia si parla nel primo capitolo degli Atti degli apostoli, quando viene chiamato a ricomporre il numero di dodici, sostituendo Giuda Iscariota. Viene scelto con un sorteggio, attraverso il quale la preferenze divina cade su di lui e non sull’altro candidato – tra quelli che erano stati discepoli di Cristo sin dal Battesimo sul Giordano -, Giuseppe, detto Barsabba. Dopo Pentecoste, Mattia inizia a predicare, ma non si hanno più notizie su di lui. La tradizione ha tramandato l’immagine di un uomo anziano con in mano un’alabarda, simbolo del suo martirio. Ma non c’è evidenza storica di morte violenta. Così come non è certo che sia morto a Gerusalemme e che le reliquie siano state poi portate da sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, a Treviri, dove sono venerate. (Avvenire)

Etimologia: Mattia = uomo di Dio, dall’ebraico

Martirologio Romano: Festa di san Mattia, apostolo, che seguì il Signore Gesù dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui Cristo fu assunto in cielo; per questo, dopo l’Ascensione del Signore, fu chiamato dagli Apostoli al posto di Giuda il traditore, perché, associato fra i Dodici, divenisse anche lui testimone della resurrezione.
Mattia, abbreviazione del nome ebraico Mattatia, che significa dono di Jahvè, fu eletto al posto di Giuda, il traditore, per completare il numero simbolico dei dodici apostoli, raffigurante i dodici figli di Giacobbe e quindi le dodici tribù d’Israele. Secondo gli Atti apocrifi, egli sarebbe nato a Betlemme, da una illustre famiglia della tribù di Giuda. Una cosa è certa, perché affermata da S. Pietro (Atti, 1,21), che Mattia fu uno di quegli uomini che accompagnarono gli apostoli per tutti il tempo che Gesù Cristo visse con loro, a cominciare dal battesimo nel fiume Giordano fino all’Ascensione al cielo. Non è improbabile che facesse parte dei 72 discepoli designati dal Signore e da lui mandati, come agnelli fra i lupi, a due a due davanti a sé, in ogni città e luogo dov’egli stava per andare. S. Mattia conosceva certamente il più antipatico degli apostoli, Giuda, nativo di Kariot, quello che nella lista dei Dodici è sempre messo all’ultimo posto e designato con l’espressione « colui che tradì il Signore ». Durante le peregrinazioni apostoliche, Gesù e i discepoli ricevevano doni e offerte dalle folle entusiaste e riconoscenti per i malati che guarivano. S’impose perciò la necessità di affidare a qualcuno di loro l’incombenza di economo. Fu scelto Giuda, ma ci dice San Giovanni che non fu onesto nel suo ufficio.
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù fu invitato a Betania, con gli apostoli e l’amico Lazzaro risuscitato dai morti, ad un banchetto in casa di Simone, il lebbroso. Mentre Marta serviva, Maria, sua sorella, prese una libbra d’unguento di nardo genuino, di molto valore, unse i piedi di Gesù e glieli asciugò con i suoi capelli.
Allora Giuda Iscariota protestò: « Perché quest’unguento non è stato venduto per più di 300 denari e non è stato dato ai poveri? ». Ma, commenta ironicamente S. Giovanni l’evangelista, « disse questo non perché si preoccupasse dei poveri, ma perché era ladro, e avendo la borsa portava via quello che vi si metteva » (Giov 12,1-11). Aveva paura di morire di fame? Temeva forse, avaro com’era, una vecchiaia triste e solitaria? Quando seppe che i capi del Sinedrio cercavano il modo di catturare Gesù per condannarlo a morte, ingordo di denaro, andò dai sommi sacerdoti e promise loro di tradirlo per trenta monete d’argento, il compenso fissato dalla legge per l’uccisione accidentale di uno schiavo (Es. 21,32).
Durante l’ultima cena, Gesù fece più volte allusione al suo traditore, anzi lo designò apertamente (Mt 26,25), Dopo la cena, quando il Signore si ritirò a pregare al di là del torrente Cedron, il perfido Giuda giunse a capo di sgherri armati di spade e bastoni e, secondo il segnale loro dato, glielo consegnò nelle mani baciandolo. Il rimorso però non tardò ad attanagliargli l’animo. L’apostolo, infedele alla sua missione, quando seppe che il sinedrio aveva condannato il suo Maestro, che lo aveva sempre trattato con bontà anche nell’ora buia del tradimento, riportò i trenta denari, che gli scottavano in mano, ai sommi sacerdoti e agli anziani, gemendo; « Ho peccato, tradendo sangue innocente! ». Ed egli, gettati i denari d’argento nel tempio, fuggì e, in preda alla disperazione alla quale non seppe reagire, andò ad impiccarsi (Mt 27,3-5).
Gesù nell’ultima cena, dopo lo smascheramento di chi lo tradiva, aveva esclamato: « Guai a quell’uomo per opera del quale il Figlio dell’uomo è tradito: era meglio per lui che non fosse mai nato! » (Mt 26,24). Dopo l’Ascensione di Gesù al cielo, gli apostoli ritornarono a Gerusalemme, nel cenacolo. Di comune accordo essi erano perseveranti nell’orazione con alcune donne, con Maria, la Madre di Gesù, e con i cugini di lui. Mentre attendevano « la promessa del Padre », cioè lo Spirito Santo, Pietro, alzatesi in mezzo ai fratelli (c’era una folla di circa 120 persone), prese a dire: « Era necessario che si adempisse la Scrittura che lo Spirito Santo, per bocca di David, aveva predetto nei riguardi di Giuda, il quale si fece guida a coloro che catturarono Gesù; poiché egli era annoverato tra noi ed ebbe la sorte di partecipare a questo ministero. Costui, inoltre, con la mercede del suo delitto, acquistò un campo; caduto a capofitto, gli scoppiò il ventre e si sparsero tutte le sue viscere. Il fatto divenne noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme, tanto che quel campo, nel loro idioma, fu chiamato Aceldama, cioè campo del sangue. Infatti nel libro dei Salmi sta scritto: « Divenga deserta la sua dimora, e non vi sia chi l’abiti! ». E ancora: « Prenda un altro il suo ufficio ». E’ dunque necessario che uno degli uomini che ci furono compagni per tutto il tempo che il Signore Gesù trascorse tra noi, a partire dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui fu assunto di mezzo a noi, divenga, insieme con noi, testimone della sua risurrezione » (Atti 1, 16-22).
Ne presentarono due: Giuseppe, di cognome Barsabba, il quale era soprannominato Giusto, e Mattia. Poi pregarono dicendo: « O Signore, tu che conosci i cuori di tutti, indicaci quale di questi due hai scelto per assumere l’ufficio di questo ministero e di questo apostolato, dal quale Giuda perfidamente si partì per andarsene al proprio luogo ». Poi tirarono la sorte, e la sorte cadde su Mattia, e venne annoverato con gli undici apostoli.
Quando giunse il giorno della Pentecoste, stavano tutti insieme nello stesso luogo. A un tratto, ci fu dal ciclo un fragore, come di vento impetuoso, e pervase tutta la casa dove essi si trovavano. E videro delle lingue che sembravano come di fuoco, dividersi e posarsi sopra ciascuno di loro. Tutti furono ripieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo il modo in cui lo Spirito concedeva loro di esprimersi. Ora in Gerusalemme dimoravano pii Giudei di ogni nazione che è sotto il cielo. Udito quel fragore, si radunò una gran folla che rimase sbalordita, perché ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua » (Atti c. 1).
Allora Pietro, insieme con gli undici, si fece avanti, alzò la voce e spiegò che quell’evento era stato predetto dal profeta Gioele e che Gesù, risuscitato dai morti, era stato costituito da Dio « Signore e Messia ». Molti presenti, sentendosi il cuore compunto, chiesero a Pietro e agli altri apostoli: « Fratelli, che cosa dobbiamo fare? ». E Pietro disse loro; « Convertitevi e ognuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo per la remissione dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo ».
Quelli dunque che accettarono la sua esortazione si fecero battezzare, e, in quel luogo, circa tremila persone si associarono alla Chiesa. Ed erano sempre assidui alle istruzioni degli apostoli, alle riunioni comuni, allo spezzamento del pane e alle orazioni. Il timore si era impadronito di ogni anima, poiché per mezzo degli apostoli avvenivano molti segni e prodigi. E tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune. Anzi vendevano le proprietà e i beni, e ne distribuivano fra tutti il ricavato, in proporzione al bisogno di ciascuno. E frequentavano insieme e assiduamente il tempio ogni giorno; spezzavano il pane di casa in casa; mangiavano insieme con giocondità e semplicità di cuore, lodando Iddio e godendo il favore di tutto il popolo. Il Signore, poi, associava alla Chiesa quelli che di giorno in giorno venivano salvati. (Ivi, c. 2).
La moltitudine dei credenti era di un sol cuore e di un’anima sola. Infatti tra loro non c’era alcun indigente, poiché tutti i padroni di campi o di case, man mano che li vendevano, portavano il ricavato delle cose vendute e lo mettevano a disposizione degli apostoli: poi veniva distribuito a ciascuno secondo la necessità che uno ne aveva.
E gli apostoli, frattanto, con grande energia rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e, verso tutti loro, c’era una gran simpatia. Sicché la moltitudine di uomini e donne credenti nel Signore andava aumentando sempre più. (Ivi, cc. 4 e 5).
Si mosse allora il sommo sacerdote con tutti i suoi seguaci. Al colmo della gelosia afferrarono gli apostoli e li misero nella prigione popolare. Un angelo li mette in libertà? Essi li fanno arrestare dal prefetto del tempio, dove stanno imperterriti a istruire il popolo, intimano loro, dopo averli fatti fustigare, di non parlare affatto nel nome di Gesù. Essi se ne vanno via dal sinedrio giulivi per essere stati ritenuti degni di subire oltraggi a causa di quel nome. E ogni giorno, nel tempio e per le case, continuano a insegnare e ad annunziare senza posa la buona novella del Messia Gesù, (Ivi, cap. 5) fino a tanto che il martirio di S. Stefano prima, e l’imprigionamento di S. Pietro poi, li costringe provvidenzialmente a disperdersi per il mondo allora conosciuto per fare discepole del Martire del Golgota tutte le nazioni.
Le notizie posteriori riguardanti S. Mattia sono contraddittorie. Tutte però concordano nel dirlo martire. Le sue reliquie, vere o presunte, sono venerate a Roma nella basilica di S. Maria Maggiore.

Autore: Guido Pettinati

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GLI ANGELI: CHI SONO E COSA FANNO?

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GLI ANGELI: CHI SONO E COSA FANNO?

Chi sono gli angeli?

“Gli angeli sono creature puramente spirituali, incorporee, invisibili e immortali, esseri personali dotati di intelligenza e di volontà. Essi, contemplando incessantemente Dio a faccia a faccia, Lo glorificano, Lo servono e sono i suoi messaggeri nel compimento della missione di salvezza per tutti gli uomini” (Compendio del CCC, 60).
“In tutto il loro essere, gli angeli sono servitori e messaggeri di Dio. Per il fatto che «vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli» (Mt 18, 10), essi sono «potenti esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola» (Sal 103, 20).
In quanto creature puramente spirituali, essi hanno intelligenza e volontà: sono creature personali e immortali. Superano in perfezione tutte le creature visibili. Lo testimonia il fulgore della loro gloria” (CCC, 329-330).
Sant’Agostino dice a loro riguardo: «“Angelus” officii nomen est, [...] non naturae. Quaeris nomen huius naturae, spiritus est; quaeris officium, angelus est: ex eo quod est, spiritus est, ex eo quod agit, angelus – La parola “angelo” designa l’ufficio, non la natura. Se si chiede il nome di questa natura, si risponde che è spirito; se si chiede l’ufficio, si risponde che è angelo: è spirito per quello che è, mentre per quello che compie è angelo» (Sant’Agostino, Enarratio in Psalmum 103, 1, 15: CCL 40, 1488).

L’esistenza degli angeli è una verità di Fede?
Certamente. “L’esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è una verità di Fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l’unanimità della Tradizione” (CCC, 328).

Che cosa fanno gli angeli nell’Antico Testamento?
L’Antico testamento descrive vari interventi degli angeli nella vita del Popolo d’Israele:
Ad esempio:
la lotta con l’angelo di Giacobbe (Gn 32, 25-29);
la scala percorsa dagli angeli, sognata da Giacobbe (Gn 28, 12);
i tre angeli ospiti di Abramo (Gn 18);
l’intervento dell’angelo che ferma la mano di Abramo che sta per sacrificare Isacco;
l’angelo che porta il cibo al profeta Elia nel deserto;
Pressante è poi l’invito che leggiamo nel Salmo 148 (Lode cosmica): “Lodate il Signore dai cieli, lodatelo nell’alto dei cieli. Lodatelo, voi tutti suoi angeli, lodatelo, voi tutte sue schiere… Lodino tutti il nome del Signore, perché al suo comando ogni cosa è stata creata (Sal 148, 1-5).

E il Nuovo Testamento come parla degli angeli?
Anche il Nuovo Testamento parla frequentemente degli angeli. Si veda ad esempio:
l’annuncio, da parte degli angeli, ai pastori della nascita di Cristo;
l’angelo che compare in sogno a Giuseppe, suggerendogli di fuggire con Maria e il Bambino;
gli angeli che adorano e servono Gesù dopo le tentazioni nel deserto;
l’angelo che annunciò alla Maddalena e alle altre donne, la Risurrezione di Cristo;
la liberazione di S. Pietro, dal carcere e dalle catene a Roma;
l’Apocalisse.
In particolare è toccante l’affer-mazione di Gesù circa gli angeli, a difesa dei piccoli: “Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli” (Mt 18, 10).

Qual è la relazione fra Gesù Cristo e gli angeli?
“Cristo è il centro del mondo angelico. Essi sono i suoi angeli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli [...]» (Mt 25, 31).
Sono suoi perché creati per mezzo di Lui e in vista di Lui: «Poiché per mezzo di Lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: troni, dominazioni, principati e potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui» (Col 1, 16).
Sono suoi ancor più perché li ha fatti messaggeri del suo disegno di salvezza: «Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza?» (Eb 1, 14).
Essi, fin dalla creazione e lungo tutta la storia della salvezza, annunciano da lontano o da vicino questa salvezza e servono la realizzazione del disegno salvifico di Dio (…).
Dall’incarnazione all’ascensione, la vita del Verbo incarnato è circondata dall’adorazione e dal servizio degli angeli. Quando Dio «introduce il Primogenito nel mondo, dice: lo adorino tutti gli angeli di Dio» (Eb 1, 6). Il loro canto di lode alla nascita di Cristo non ha cessato di risuonare nella lode della Chiesa: «Gloria a Dio…» (Lc 2, 14). Essi proteggono l’infanzia di Gesù, servono Gesù nel deserto, lo confortano durante l’agonia, quando Egli avrebbe potuto da loro essere salvato dalla mano dei nemici come un tempo Israele. Sono ancora gli angeli che evangelizzano la Buona Novella dell’incarnazione e della risurrezione di Cristo. Al ritorno di Cristo, che essi annunziano, saranno là, al servizio del suo giudizio” (CCC, 331-333).

Che cosa significa la frase evangelica: “Vedrete gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo” (Gv 1,51)?
Origene, antico sacerdote e teologo vissuto tra il 185 e il 253 d.C., così illustra tale frase:
“Gli angeli scendono perché Cristo era sceso per primo; essi temevano di scendere prima che l’avesse ordinato il Signore delle potenze celesti e di tutte le cose (Col 1, 16). Ma quando hanno visto il Principe delle schiere celesti dimorare sulla terra, allora, per questa via aperta, sono usciti dietro al loro Signore, obbedendo alla volontà di colui che li ha ripartiti come custodi di coloro che credono nel suo nome, (…).
Per questo, quando nacque Cristo, c’era «una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio» (Lc 2, 18)” (Origene, Omelie su Ezechiele I, 7; SC 352, 71-73).

In che modo gli angeli sono presenti nella vita della Chiesa?
“Tutta la vita della Chiesa beneficia dell’aiuto misterioso e potente degli angeli. Nella liturgia, la Chiesa si unisce agli angeli per adorare il Dio tre volte santo; invoca la loro assistenza (così nell’In paradisum deducant te angeli… – In paradiso ti accompagnino gli angeli – nella liturgia dei defunti, o ancora nell’«Inno dei cherubini» della liturgia bizantina), e celebra la memoria di alcuni angeli in particolare (san Michele, san Gabriele, san Raffaele, gli angeli custodi). Dal suo inizio fino all’ora della morte la vita umana è circondata dalla loro protezione e dalla loro intercessione” (CCC, 334-336).
“La Chiesa si unisce agli angeli per adorare Dio, invoca la loro assistenza e di alcuni celebra liturgicamente la memoria” (Compendio del CCC , 61).

In che modo i fedeli, imitando gli angeli, possono adorare Dio?
Adorare significa rendere culto a Cristo Signore realmente presente con il Suo Corpo nel Tabernacolo. Tale culto di adorazione (o di latria) è riservato esclusivamente a Dio solo, come termine di onore, di riconoscimento della sua superiorità e della nostra sottomissione.
L’adorazione eucaristica scaturisce:
dalla celebrazione dell’Eucaristia: il sacrificio della S. Messa è veramente l’origine e il fine del culto che viene reso all’Eucaristia fuori della S. Messa, il quale è pertanto intimamente legato alla celebrazione eucaristica, è il suo naturale prolungamento ed è ad essa ordinato;
dalla fede nella presenza reale del Signore: essa porta naturalmente alla manifestazione esterna, pubblica e privata di questa stessa fede;
dalla certezza che il Signore è con noi sempre: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20).
L’adorazione del Santissimo Sacramento può essere sia personale che comunitaria, nelle sue varie forme, compresa l’esposizione del Santissimo Sacramento, nell’ostensorio o nella pisside, in forma prolungata o breve. Essa, raccomandata dalla Chiesa a Pastori e fedeli, è altamente espressiva del legame esistente tra la celebrazione del Sacrificio del Signore (che in se stessa è il più grande atto d’adorazione della Chiesa) e la sua presenza permanente nell’Ostia consacrata.
Adorare Gesù Cristo presente nell’Eucaristia fuori della Messa, anche come riparazione, è una conseguenza della nostra fede nel mistero celebrato. L’adorazione pertanto va intesa come preparazione alla S. Messa, come l’attitudine celebrativa dei santi misteri e come ringraziamento per il dono dell’Eucaristia.

Ci sono altri modi per adorare il Signore?
Oltre alle forme di adorazione, di cui si è già parlato, occorre ricordare che il nostro amore all’Eucaristia si può esprimere in altre forme, con le quali adoriamo il Signore, quali:
l’adorazione perpetua, quella delle Quaranta Ore o in altre forme, che investono un’intera comunità parrocchiale o religiosa, o un’associazione eucaristica, e forniscono l’occasione per numerose espressioni di pietà eucaristica;
la semplice visita al Santissimo Sacramento riposto nel tabernacolo: breve incontro con Cristo suggerito dalla fede nella sua presenza e caratterizzato dall’orazione silenziosa;
la benedizione eucaristica, che ordinariamente conclude le processioni e adorazioni eucaristiche, quando c’è il sacerdote o il diacono. Poiché la benedizione con il Santissimo Sacramento non è una forma di pietà eucaristica a sé stante, deve essere preceduta da una breve esposizione, con un tempo conveniente di preghiera e silenzio. E’ pertanto vietata l’esposizione fatta unicamente per impartire la benedizione;
le processioni eucaristiche per le vie della città terrena: esse aiutano i fedeli a sentirsi popolo di Dio che cammina con il suo Signore, proclamando la fede nel Dio con noi e per noi. Ciò vale soprattutto per la processione eucaristica per eccellenza, quella del Corpus Domini. Nelle processioni tutto deve concorrere a far risaltare la dignità e la riverenza verso il Santissimo: il comportamento, l’addobbo delle vie, l’omaggio dei fiori, i canti e le preghiere devono essere una manifestazione di fede nel Signore e di lode a Lui;
i congressi eucaristici: essi, segno di fede e di carità, si possono considerare come una “statio” cioè una sosta d’impegno e di preghiera, a cui una comunità invita la Chiesa universale o una Chiesa locale invita le altre Chiese della medesima regione o della stessa nazione o del mondo intero, per approfondire insieme qualche aspetto del mistero eucaristico e prestare ad esso un omaggio di pubblica venerazione.

Chi sono gli Arcangeli?
Nella fede cristiana, fra gli angeli si identificano anche tre Arcangeli. Infatti nella Bibbia, e in particolare nel libro di Tobia, si legge che gli Arcangeli sono coloro che siedono alla presenza di Dio, ne contemplano la gloria e lo lodano incessantemente. La Chiesa cattolica riconosce tre arcangeli:
Michele: etimologicamente significa «Chi è come Dio?», “Grandezza di Dio”, “Il Grande Dio” o “Simile a Dio”. È l’Arcangelo della luce e del fuoco; è a capo delle schiere celesti. È lui che scaraventò Lucifero lontano dal Paradiso. Per questo, nell’iconografia cristiana viene raffigurato come un giovane forte, giovane e bello, con indosso un’armatura. Viene identificato come il protettore della Chiesa Cattolica Romana, nonché santo patrono della nazione ebraica. La liturgia dei defunti lo vuole accompagnatore delle anime.
Gabriele: il suo nome etimologicamente significa “Forza di Dio”, in quanto si suppone che abbia combattuto con Giacobbe rompendogli il femore (cfr. Gn cap. 32). Si presentò a Zaccaria come «colui che sta al cospetto di Dio» (Lc 1, 19). Apparve alla Vergine Maria, annunciandole la nascita di Gesù (Annunciazione). Per questo è considerato a capo degli ambasciatori, nonché l’Angelo della Rivelazione. Nell’iconografia cristiana viene raffigurato come un giovane elegante, maestoso, abbigliato di ricche vesti. Frequentemente viene anche ritratto in ginocchio di fronte alla Madonna con le braccia incrociate sul petto o con in mano una pergamena, uno scettro o un giglio.
Raffaele: il suo nome significa “Divino Guaritore”, o “Dio Guarisce”, “Salvezza di Dio”, è citato nel libro di Tobia, ed accompagnò Tobiolo nel viaggio in Mesopotamia per recuperare il denaro del padre, liberò Sara da un demonio e favorì il matrimonio di questa con Tobiolo. È spesso considerato come l’angelo custode per eccellenza, il capo degli Angeli custodi, l’Angelo della Provvidenza che vigila su tutta l’umanità. Viene spesso raffigurato, nell’iconografia cristiana, insieme al giovane Tobia e al suo cane, che l’accompagna fedelmente e costantemente. E’ identificato come il protettore dei pellegrini, di coloro cioè che compiono un pellegrinaggio verso un luogo religioso o meglio ancora sono in cammino verso Dio. Viene raffigurato per questo come un viandante che viaggia col bastone ed i sandali, la borraccia dell’acqua e la bisaccia a tracolla.
La Chiesa celebra la festa di questi tre Arcangeli il 29 settembre.

Che cosa fanno gli angeli custodi?
Nel libro dell’Esodo, così leggiamo: “Così dice il Signore: «Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato.
Abbi rispetto della sua presenza, ascolta la sua voce e non ribellarti a lui » (Es 23, 20-21).
«Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita» (San Basilio Magno, Adversus Eunomium, 3, 1: SC 305, 148).
“Dal suo inizio fino all’ora della morte, la vita umana è circondata dalla loro protezione e dalla loro intercessione” (CCC, 336).
Leggiamo nel Libro dei Salmi: «Egli (Dio) darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi» (Sal 90, 11).
San Bernardo così commenta questa frase biblica: “Queste parole quanta riverenza devono suscitare in te, quanta devozione recarti, quanta fiducia infonderti! Riverenza per la presenza, devozione per la benevolenza, fiducia per la custodia. Sono presenti, dunque, e sono presenti a te, non solo con te, ma anche per te. Sono presenti per proteggerti, sono presenti per giovarti. (…) Amiamo affettuosamente gli angeli di Dio, come quelli che saranno un giorno i nostri coeredi, mentre nel frattempo sono nostre guide e tutori, costituiti e preposti a noi dal Padre. (…) Non possono essere sconfitti né sedotti e tanto meno sedurre, essi che ci custodiscono in tutte le nostre vie. Sono fedeli, sono prudenti, sono potenti. Perché trepidare? Soltanto seguiamoli, stiamo loro vicini e restiamo nella protezione del Dio del cielo” (San Bernardo, abate, Discorso 12 sul Salmo 9, opera omnia, ed. cisterc. 4 [1966] 458-462).
Il culto degli Angeli custodi compare dal sec. XVI come festa a sé presso molte Chiese. Nel calendario romano viene introdotto nel 1615.
Quali preghiere la Chiesa ci invita a rivolgere a Dio attraverso gli angeli custodi?
Nel giorno liturgico degli angeli custodi (2 ottobre), la Chiesa così prega nella Celebrazione Eucaristica:
“O Dio, che nella tua misteriosa provvidenza mandi dal cielo i tuoi Angeli a nostra custodia e protezione, fa’ che nel cammino della vita siamo sempre sorretti dal loro aiuto per essere uniti con loro nella gioia eterna.
Accogli, Signore, i doni che ti offriamo in onore dei santi Angeli; la loro protezione ci salvi da ogni pericolo e ci guidi felicemente alla patria del cielo.
O Padre, che in questo sacramento ci doni il pane per la vita eterna, guidaci, con l’assistenza degli Angeli, nella via della salvezza e della pace. Per Cristo nostro Signore”.
La tradizione popolare cristiana ci ha tramandato questa semplice, ma bella preghiera all’angelo custode:
 “Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen”.

Il Primicerio
della Basilica dei Santi Ambrogio e Carlo in Roma
Monsignor Raffaello Martinelli
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NB: per approfondire l’argomento, ecco alcuni documenti pontifici:
Catechismo della Chiesa Cattolica, 326-336; 350-352; 391-393; 1023-1029.
Compendio del CCC, 59-61.

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L’EUROPA SARÀ UNITA SE CRISTIANA E POPOLARE

http://www.zenit.org/article-30642?l=italian

L’EUROPA SARÀ UNITA SE CRISTIANA E POPOLARE

Un successo la manifestazione promossa da 300 comunità cristiane europee « Insieme per l’Europa »

ROMA, lunedì, 14 maggio 2012 (ZENIT.org).- Ponti, cammini, percorsi, strade. Sono molteplici le espressioni usate sabato 12 maggio in piazza del Campidoglio a Roma per raccontare i progetti dei movimenti cristiani per l’Europa.
Non si chiudono gli occhi di fronte alla crisi e ai drammi che attraversano il vecchio continente, ma i cristiani europei non si ritirano dalla storia, anzi le offrono testimonianze di riconciliazione nella famiglia, ideali declinati nella quotidianità che si fanno accoglienza di chi è straniero o solo: una fede capace di aprirsi alle altre religioni, una solidarietà che sa entrare nelle aziende e aprirle alla condivisione con i poveri.
La tappa romana di Insieme per l’Europa, la manifestazione che ha raccolto più di 300 comunità cristiane europee e giunta quest’anno alla terza edizione, parte dalle radici per guardare al presente dell’Unione e al suo futuro. “Non posso dimenticare quando le radici giudaico-cristiane dell’Europa furono cancellate, come se l’Unione potesse nascere da un marchingegno astratto: l’Europa ci sarà se avrà radici forte” ha dichiarato Gianni Alemanno, sindaco di Roma.
“L’Europa è l’unica area del mondo dove esiste lo stato sociale. L’unica riforma deve essere ispirata al principio di sussidiarietà. Lavorando sui valori, sostenendo la famiglia si costruisce l’Europa. Sono anni che si parla del quoziente familiare: questa sia la grande battaglia in cui la politica si è adattata alla famiglia” ha concluso.
E il primo input parte proprio dalle famiglie. Sara e Salvatore accolgono un disabile e un orfano ammalato. Da quest’accoglienza nasce l’esperienza della Tenda di Abramo, una casa alla periferia di Roma che accoglie decine di donne in difficoltà con bimbi a seguito. Poi è la volta di Rosalba, toccata in prima persona dalla malattia del figlio nel quartiere dell’Infernetto dà vita ad Happy time un’associazione che riunisce ben 70 famiglie di bambini con handicap.
L’accoglienza parla anche la lingua rom. Branco, con l’aiuto della comunità di Sant’Egidio intraprende un percorso fuori dai campi nomadi e trova lavoro in un ristorante: “Nessuno è felice di vivere per strada, il Vangelo mi ha cambiato, ma tutti dobbiamo cambiare rom e gaggè perché insieme possiamo dare un vero contributo al nostro paese.
Lo stesso chiede Nassima, musulmana: “Nel movimento Gente di pace scaturito dallo spirito di Assisi ho capito che si può vivere insieme e restare sconosciuti: il dialogo autentico e senza pregiudizi è la nostra sfida
Mentre il pastore valdese Samuel racconta del modello d’integrazione proposto dalla sua chiesa per giovani italiani e stranieri: formazione, scambio di esperienze diventano un ponte che unisce
La crisi e lo spread interrogano fortemente la piazza di Roma. I cristiani rispondono con due progetti già in atto e di successo: l’economia di comunione (aziende in rete che destinano un terzo degli utili ai poveri) e Fidelis (un criterio di valutazione etica delle aziende quotate in borsa per far conoscere un business alternativo).
In collegamento da Bruxelles Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant’Egidio e ministro italiano ha sottolineato che “La più grande miseria europea è la solitudine e la mancanza di speranza. I cristiani sono il popolo dell’unità e della speranza. E i movimenti sono diversi proprio per unire e non per dividere. Nell’unità c’è un’anima cristiana e profondamente umana”
Maria Voce del Movimento dei focolari ha ricordato che “questa manifestazione è un modo nuovo di vedere l’Europa”. E ha aggiunto: “intensificare il rapporto con ogni persona che ci passa accanto fondandolo sul Vangelo contribuisce al bene e alla guarigione del pezzetto di umanità di cui facciamo parte”.
Il Manifesto finale, diretto alle istituzioni e ai cittadini dell’Europa sottolinea che: “L’unità europea non si fa solo tramite le istituzioni ma cresce soprattutto dal popolo, a partire dalla famiglia, dalla città, da economia e lavoro, da giustizia e pace”. E prosegue: “i giovani e gli adulti dei Movimenti e Comunità cristiane di “Insieme per l’Europa” si fanno promotori di un dinamismo di fraternità, di segni di speranza”.
Aderisce la piazza con entusiasmo, mentre arrivano scatenatissimi più di 300 ragazzi che con un festoso flashmob raccontano la loro Europa fatta soprattutto di accoglienza della diversità, di antirazzismo, di comportamenti sociali non violenti.
I giovani nelle due ore di concerto conclusivo osano anche parlare di santità e propongono come modello di giovane europea realizzata Chiara Luce Badano, la ragazza di Sassello, proclamata beata lo scorso settembre da Benedetto XVI
Promosso da: Azione Cattolica, Associazione Int.le Caterinati, Comunità di Sant’Egidio, Comunità Gesù Risorto, Comunità Nuovi Orizzonti, Comunità Quinta Dimensione, Comunità Vittoria di Dio, Cursillos de Cristianidad, Équipes Notre Dame, Istituzione Teresiana, Movimento dei Focolari, Movimento per un Mondo Migliore, Regnum Christi, Rinnovamento nello Spirito Santo, Turris Eburnea, ha visto l’adesione di circa 25 comunità e movimenti di Roma.
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Publié dans:Europa cristiana |on 14 mai, 2012 |Pas de commentaires »

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