Archive pour le 10 mai, 2012

Council at Jerusalem

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Come arrivare a Dio attraverso l’esperienza fisica? (Enzo Bianchi)

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Come arrivare a Dio attraverso l’esperienza fisica?

Quanto spirito nei cinque sensi  

Enzo Bianchi: «Per il cristiano la corporeità non è un male, ma una chance che ci fa « toccare » e « vedere » il sacro»

Enzo Bianchi

(« Avvenire », 16/9/’05)

La parola « senso » (« sensi » al plurale) è polisemica, cioè capace di esprimere realtà diverse ma significativamente correlate. Dire « senso » può significare innanzitutto il « sentire »: l’uomo sente, e questo è evidente! Questa esperienza è declinata con molte parole: sensibilità, sensazione, sentimento, sensualità, risentimento… La capacità di « sentire » è propria degli animali (anche se, in modo diverso, potrebbe essere riconosciuta a tutte le creature, anche vegetali e minerali) e l’uomo ha consapevolezza di questa sua capacità sensoriale. I sensi dell’uomo percepiscono dunque la realtà multiforme e complessa: la vista percepisce l’immagine, l’odorato percepisce i profumi, l’udito percepisce il suono, il palato il gusto, il corpo, tramite il tatto, tocca ed è toccato.
Ma non possiamo dimenticare che la parola « senso » può anche significare direzione, orientamento nello spazio. Così diciamo « vado in quel senso », oppure « senso vietato ». Ma è proprio tramite i « sensi » che individuiamo l’orientamento: normalmente con la vista, ma anche con l’udito, con l’olfatto o con il tatto.
Infine, la terza possibilità di intendere la parola « senso » è quella di « significato ». « Che senso ha? », ci chiediamo di fronte a un evento; cioè: « Cosa vuol dire? Cosa significa? ». Noi cerchiamo il senso profondo di quanto ci circonda, e anche questa ricerca di comprensione del significato richiede l’esercizio dei « sensi » di cui è dotato l’uomo.
Una riflessione sui sensi spirituali non è allora un esercizio esoterico o riservato a elites spirituali: essa riguarda ogni essere umano e ogni credente. Da parte mia vorrei riflettere quindi sui sensi spirituali come esperienza che il credente fa attraverso la fede cristiana, perché l’incontro con Dio avviene sì nella fede e non nella visione, come ricorda san Paolo nella Seconda Lettera ai Corinti, ma è un incontro che si impone a tutto l’uomo, spirito e corpo, sensi compresi. L’esperienza di Dio che il credente fa e che, con difficoltà e in modo limitato, cerca di raccontare a se stesso e agli altri, deve essere integrata nell’esperienza sensoriale, altrimenti è ridotta o a una dimensione puramente intellettuale (un parlare, un discutere su Dio) oppure a un’attività filantropica sociale che, sempre necessaria, rimane tuttavia insufficiente a un’esperienza autentica del Dio Vivente nelle cui mani è terribile il cadere!
Almeno tre millenni di fede – quella degli ebrei e quella dei cristiani – attestano che uomini e donne vivono e testimoniano un’esperienza spirituale, una realtà vissuta con i sensi umani. Quando Agostino scrive: « O Dio, mi chiamasti, e il tuo grido lacerò la mia sordità; balenasti e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti il tuo profumo e respirai e anelai verso di te; gustai fino ad avere fame e sete; mi toccasti e bruciai di desiderio della tua pace » (Confessioni X, 27, 38), non fa che enumerare la propria esperienza di fede e la narra ricorrendo alle azioni inerenti ai sensi umani: in questo modo fa emergere i sensi spirituali.
L’uomo « sente » attraverso i sensi, ma un’enorme carica simbolica viene a innestarsi sul suo esercizio dei sensi. Attraverso i sensi l’uomo percepisce, prende le distanze, concettualizza, fa discernimento: tutta la nostra conoscenza viene dai sensi, la più elementare come la più raffinata, quella più empirica come quella più spirituale. Ne sono prova le parole che usiamo: anche quando sono « astratte », lasciano apparire la propria origine nello spazio della sensibilità. « Sapienza » non deriva forse da « sapere », cioè gustare?
È attraverso i sensi che noi costruiamo noi stessi: odorato e gusto, per esempio, ci insegnano il discernimento, la scoperta della differenza; così come vista e udito ci consentono di cogliere la realtà nel suo insieme. La vista si nutre di simultaneità, l’udito implica la dinamica del tempo; la vista ci fornisce l’immagine che ci fermiamo a guardare, l’udito non ci consente di fermarci ma ci chiede di ascoltare il suono come un flusso che scorre… Sì, dire sensi significa evocare un corpo e una psiche in funzione, un essere umano vivo nella propria singolare identità. E siccome per noi cristiani il corpo, soma, non è la tomba, sema (secondo l’antico gioco di parole dei greci), ma è l’uomo vivente a immagine e somiglianza di Dio, anzi il corpo è il luogo, il tempio, la dimora di Dio attraverso il suo spirito, allora i sensi umani non sono negati né disprezzati, ma sono chiamati a diventare sensi spirituali. La fede cristiana è la fede nel Dio che si è fatto uomo, carne, materia e, quindi, tutto ciò che è umano è per Dio bello e buono (tob), secondo l’annuncio della prima pagina della Bibbia: tutto va assunto dal credente e reso conforme all’uomo per eccellenza – Ecce homo! – Gesù di Nazaret. Così il senso della fede, essenziale nella vita del cristiano, è sempre connesso a un vissuto, a una conoscenza amorosa e pratica di Dio che porta ad assumere il discernimento, il senso delle cose spirituali. Il cristiano non si limita a dire: « Io credo che Dio esiste », ma afferma anche: « Io amo Dio senza averlo visto », si rivolge a Dio con un « tu » e gli confessa il suo amore, il suo stupore, il suo desiderio.

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« I SANTI PATRONI RAFFORZANO L’IDENTITÀ DELLA COMUNITÀ CRISTIANA »

http://www.zenit.org/article-30569?l=italian

« I SANTI PATRONI RAFFORZANO L’IDENTITÀ DELLA COMUNITÀ CRISTIANA »

L’omelia del card. Erdo nella Messa per l’Europa

ROMA, mercoledì, 9 maggio 2012 (ZENIT.org) – Riprendiamo il testo dell’omelia tenuta dal cardinale Péter Erdo, arcivescovo di Esztergom-Budapest (Ungheria) e presidente del CCEE (Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa), nella Messa per l’Europa, celebrata questa sera nella basilica romana di Santa Maria Maggiore.
***
Carissimi confratelli nell’episcopato e nel sacerdozio, cari fratelli e sorelle,
1. Siamo radunati qui, in questa storica basilica dedicata alla Vergine Madre di Dio, per incontrarci nell’Eucaristia, per chiedere la forza e la gioia del Signore per la Chiesa in Europa e venerare i santi patroni d’Europa che, con il loro esempio e la loro intercessione, ci aiutano nel cammino della nostra storia comune, la quale è lo spazio per la missione, per la nuova evangelizzazione.
2. Sia nella lettura che nel vangelo di oggi, troviamo la verità commovente dell’unità che è assolutamente necessaria tra i discepoli di Cristo. Questa unità ci collega con i legami della fede comune e anche della comunione gerarchica. S. Paolo e Bàrnaba incontravano il dissenso di alcuni fratelli che volevano obbligare i nuovi cristiani provenienti dal paganesimo a seguire tutta la legge e tutta l’usanza di Mosè. La soluzione di questo grave problema locale proprio nella città che, di lì a poco, diventerà centro e punto di partenza della missione cristiana, cioè Antiochia, era possibile soltanto mediante la sollecitudine della Chiesa universale, degli apostoli e dei presbiteri di Gerusalemme che hanno preso la saggia decisione, ispirata dallo Spirito Santo, di aprire la strada della missione attraverso i secoli. Negli Atti degli apostoli è quasi palpabile la realtà di quello che insegna anche il Concilio Vaticano II, cioè che: “l’unione collegiale appare anche nelle mutue relazioni dei singoli vescovi con le chiese particolari e con la Chiesa universale. Il Romano Pontefice, quale successore di Pietro, è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei vescovi, sia della moltitudine dei fedeli. I vescovi, invece, singolarmente presi, sono il principio visibile e il fondamento dell’unità nelle loro chiese particolari, formate a immagine della Chiesa universale” (LG 23a). Primordiale è quindi la Chiesa universale che rappresenta la pienezza della missione del popolo eletto nella storia della salvezza e che appare come partner di Dio nella Nuova Alleanza. Così leggiamo nella prima lettera di S. Pietro: “voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato” (1Pt 2,9 cf. Is 43,20-21). È questa Chiesa universale che si rispecchia, che si manifesta, che si rende presente nelle chiese particolari del mondo. Dalla realtà primordiale della Chiesa universale discende quindi la ricca molteplicità delle singole chiese locali. Ecco la base principale dell’unità e della necessità delle azioni comuni delle chiese locali di Europa. In esse, infatti, “è veramente presente e agisce la Chiesa di Cristo, una, santa, cattolica e apostolica” – come leggiamo nel decreto Cristus Dominus (CD 11a) del Concilio Vaticano II.
3. Nel vangelo di oggi abbiamo letto, inoltre, che il principio vitale di tutti i discepoli e di tutta la Chiesa è l’unità con Cristo. “Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso, se non rimane nella vite, così néanche voi, se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i traci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto” (Gv 15,4-5). Quando parliamo della nuova evangelizzazione, la prima domanda che sorge è quella del nostro rapporto con Cristo: con la persona di Cristo, con il suo insegnamento, con la sua stessa vita, che è piena di grazia e di verità (cf. Gv 1,14.17). Chi ci collega con Cristo è la Chiesa. La rivelazione divina infatti è storica. Il Verbo si è incarnato. Il Gesù della storia è identico al Cristo della fede. Quindi anche al Cristo della fede troviamo il cammino attraverso l’autentica conoscenza di Gesù storico. Lo conosciamo non soltanto attraverso una ispirazione spirituale. Se Dio avesse voluto così, non avrebbe avuto bisogno dell’incarnazione. Ma Egli ha voluto farsi conoscere attraverso Gesù Cristo, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo, con il suo insegnamento, la sua vita, la sua morte e risurrezione. Per questo abbiamo bisogno della testimonianza degli apostoli, dei discepoli e della Chiesa di ogni generazione. Per questo, e proprio per questo, Gesù Cristo ha affidato ai suoi discepoli la missione di “andare e fare discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò” che egli ha comandato (Mt 28,19-20).
È questa stessa missione cheimpegna anche noi e che ha una sua speciale attualità nell’Europa di oggi.
4. Chi sono i santi patroni di Europa? – Sono grandi missionari come San Cirillo e Metodio; sono uomini di preghiera, di lotta spirituale e di luce evangelica che penetra la cultura dei popoli, come San Benedetto. Sono rappresentanti di popoli diversi che compiono varie vocazioni della vita cristiana, come Santa Brigida di Svezia e Santa Caterina di Siena; intellettuali illuminati dalla grazia, che per la loro eredità e vocazione personale hanno unito nel martirio persino il popolo eletto con il popolo della nuova alleanza, come Edith Stein divenuta “Santa Teresa Benedetta della Croce”. Essi sono risorse spirituali comuni, basi comuni della cultura europea più vera e più elevata, colonne nel tempio di Dio. I santi patroni rafforzano l’identità della comunità cristiana. Ogni parrocchia, ogni diocesi, può avere un santo patrono. I popoli hanno i loro angeli, i cristiani ricevono nel battesimo il nome di un santo, nome che poi esprime la loro identità personale. Così è giusto che anche l’Europa, questa grande comunità di popoli, abbia i suoi santi patroni, li abbia come ha infatti, la propria identità, e che possa riconciliarsi con se stessa, non rifiutando e non ignorando né il proprio passato, né la pienezza del proprio presente, né le forze vitali, che indicano la via del proprio futuro. Quando le conferenze episcopali in tutta Europa lavorano insieme per la nuova evangelizzazione, agiscono in piena comunione con la Chiesa universale e in fraterna collaborazione tra loro. Per questa nuova testimonianza e per il nostro rinnovamento spirituale, così necessario, chiediamo l’intercessione della Vergine Maria, Madre della Chiesa e di tutti i santi patroni d’Europa. Amen.

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