Archive pour le 3 mai, 2012

« Madre di Dio delle Spighe (di George Gharib)

http://www.stpauls.it/madre06/0605md/0605md11.htm

di GEORGE GHARIB

« Madre di Dio delle Spighe »  

La celebrazione della festa cade il 15 Maggio, in prossimità della stagione della mietitura del grano: la Vergine è invocata per la protezione dei raccolti.

Quella della « Madre di Dio delle Spighe » è la seconda delle feste mariane di origine agricola che le Chiese di lingua sira festeggiano con grande solennità nel corso dell’anno liturgico. Per la liturgia della Chiesa Siro-Occidentale che qui ci interessa, è di prima classe fra le numerose feste mariane. La sua celebrazione cade il 15 Maggio, in prossimità della stagione della mietitura del grano; infatti, è per la protezione dei raccolti che la Madre di Dio viene invocata in tale giorno.
I Copti d’Egitto fanno anche loro una Commemorazione mariana in questo stesso giorno, mentre la Liturgia melkita aveva una festa simile, chiamata « festa delle Spighe », in cui i fedeli portavano in Chiesa covoni di grano sui quali venivano recitate preghiere, chiedendo a Dio di benedirli.
Come si vede, questa festa rimanda e completa quella del 15 Gennaio, che onora la « Madre di Dio dei Semi, o della Semina ». L’Ufficiatura sira è quella delle grandi occasioni, comprende solenni Vespri, Ufficio Notturno e Mattutino, con Lezioni bibliche, Inni e Preghiere bellissime di cui diamo qui di seguito alcuni esempi, traendoli dai Vespri che si celebrano la Vigilia della festa stessa.
Cristo Crocifisso-Risorto portato in processione al Monte Athos,
durante il Lunedì di Pasqua, perché benedica persone, case e raccolti.

Preghiera d’introduzione
La « Preghiera d’introduzione », recitata dal Sacerdote, così suona:
« Donaci, o Signore, di poter festeggiare e celebrare con spirito illuminato, pensieri puri, corpo e anima santificati, questa festa benedetta di Maria Vergine, la tua Madre santa, affinché i nostri campi e la terra dei nostri cuori siano benedetti; e fa’ che possiamo accogliere il seme benedetto e santo dei tuoi comandamenti spirituali; e noi offriremo gloria e riconoscenza a te, al tuo Padre e al tuo Santo Spirito, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen ».
I temi sviluppati dai testi sono più o meno identici a quelli della festa di Gennaio, ma si soffermano su un aspetto particolare, quello dell’Eucaristia. Maria difatti è spesso paragonata ad un campo fertile, il cui grembo ha portato Gesù, la Spiga celeste, la Spiga della felicità e della vita, il Pane della vita di cui furono saziati i mortali affamati.
Alla recita del Salmo 46, si cantano le seguenti strofe di supplica:
« Vergine Maria, che sei la Madre di Dio, supplica il Figlio unico da te apparso, e chiedigli di concedere misericordia e compassione, lui che è il Signore e Dio dei padri nostri.
Cristo Re, pane di vita sorto dalla figlia di Davide come da campo santo e benedetto, tu copri il suo capo di onore in ogni luogo, tu che sei il Signore e Dio dei padri nostri ».
Segue la recita del Salmo 140, dove si aggiunge, tra l’altro:
« O Signore, eccoci giunti nella tua casa e ci apprestiamo a presentare la nostra supplica al tramonto del sole […].
O Figlio dell’Altissimo e Verbo eterno del Padre, o Sublime, che hai fatto di noi i figli del Padre celeste, affinché la nostra razza non dimori nelle tenebre dell’errore. Tu che sei Dio, magnifica ora la memoria di Colei che ti ha messo al mondo [...].
Nella memoria di tua Madre la Chiesa si rallegra, e per mezzo di lei i suoi figli cantano gloria. Cristo Dio, che hai esaltato la sua memoria, abbi pietà di noi.
Le Nazioni si rallegrano nel giorno della tua memoria, o Maria Vergine e Madre di Dio; per mezzo di tuo Figlio esse sono state liberate dall’errore del paganesimo ».
Si desume da tali testi che questa Spiga non fu mietuta con una falce, ma tramite un legno, quello della Croce, innalzato sul Golgota; i suoi mietitori però non poterono gustarne, perché era riservato ai popoli che ne mangiarono il pane nella « stanza alta », ossia nel Cenacolo. Gesù è il vero Pane celeste che discese dall’alto per ridurre la fame degli uomini. Egli è il frumento spirituale che crebbe nel grembo verginale per vivificare i mortali.

I bellissimi e ricchi testi della « Preghiera sacerdotale »
Dai numerosi e bellissimi testi dell’Ufficiatura, presentiamo ai nostri Lettori questo lungo Sedro che è, come sanno già, una Preghiera sacerdotale, composta da tre parti distinte.
1] La prima è chiamata « Proemio », contiene una accurata invocazione al Cristo Signore, chiamato « saggio coltivatore che seminò se stesso nel campo verginale »:
« Lode, riconoscenza, gloria, onore ed esaltazione, incessantemente, senza pausa, in ogni luogo e in ogni tempo, siamo degni di offrire a Cristo nostro Dio, il saggio coltivatore che seminò se stesso nel campo verginale, spuntò come spiga prospera, divenne cibo del mondo, saziandone spiritualmente la fame, crebbe in mezzo alla soffocante zizzania senza subire danno, dette ordine di sradicarla, di raccoglierla e di bruciarla nel fuoco; fece poi raccogliere il grano buono nei granai della vita. È lui che noi lodiamo e ringraziamo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen ».
2] La seconda parte, quella più estesa, è costituita dallo stesso « Sedro », il cui testo, per la sua lunghezza, permette di svolgere il tema della preghiera, riuscendo a dare un’idea grandiosa del mistero cristiano, ricorrendo al tema di Cristo spiga disceso nel grembo della vergine Maria, che lo accolse come una rugiada celeste. Ecco il bellissimo testo del Sedro:
« Lode a te, o Cristo, luce impareggiabile e inavvicinabile, pane celeste, spiga delle delizie che non appassisce, amore vero che non si raffredda e speranza perfetta che non delude. Alla vista del mondo che aveva fame e sete del pane della vita, cibo spirituale dell’anima, tu ti sei affrettato ad andargli incontro con la tua grazia, senza che egli ti abbia chiamato; tu sei disceso come rugiada e pioggia fine sulla terra maledetta e ti sei scelto una terra buona, il seno di Maria, la pura fanciulla di Davide.
Questa ti accolse come rugiada celeste e così il mondo ebbe la spiga benedetta; essa ti portò in grembo con mirabile dolcezza e ti mise al mondo quale un covone di frumento, ti nutrì col suo latte a mo’ di acqua che feconda e fa crescere, ti offrì al mondo come grappolo della vita, ti portò tra le braccia come il vello, o tu che sei la rugiada celeste e per te il mondo ricevette l’acqua della vita; lei ti concepì senza coltivazione e tu sei cresciuto in lei mirabilmente e senza irrigazione umana. Per questo noi offriamo a lei le nostre congratulazioni, dicendo:
‘Beata sei, o nave spirituale tramite la quale il ricco commerciante ricevette i tesori celesti!
Beata sei, o Vergine Madre di Dio, vello benedetto che accolse la rugiada dall’alto!
Tu sei il campo benedetto e la terra assetata sulla quale scese dall’alto la rugiada e fece crescere la spiga delle delizie!
Tu hai dato come vita ai figli degli uomini il tuo Figlio che ha salvato la nostra razza fatta di polvere e le ha donato la vita eterna.
Per il frumento fecondo cresciuto da te, tu hai portato la consolazione al mondo intero, e per la pianta cresciuta in te, tu hai saziato tutte le Nazioni […].
Ed ora noi chiediamo a te, o Cristo Dio nostro, liberamente incarnato in questa Vergine benedetta: spargi le tue benedizioni sui campi e sulle messi, benedici gli alberi, le vigne ed i giardini preservandoli da ogni flagello; preserva anche le nostre anime da ogni passione del corpo e dalle suggestioni diaboliche, e noi ti loderemo durante la nostra vita e dopo la nostra morte, assieme al tuo Padre e al tuo Santo Spirito, nei secoli dei secoli. Amen’ « .
3] Il Sedro si conclude con la terza parte chiamata « Preghiera dell’incenso », perché recitata ed accompagnata da una lunga incensazione del Santuario e di tutti i fedeli presenti. Si tratta di una supplica indirizzata alla stessa Madre di Dio, che è l’oggetto primario della celebrazione:

« O Madre di Dio Maria, campo benedetto nel quale è cresciuta la spiga che nutre i mondi e le creature e dona il pane della vita a tutti i suoi abitanti, supplica per noi il Figlio di Dio in te incarnato, perché sazi la nostra fame con il suo pane divino e curi i nostri mali con l’unguento del suo soccorso, e noi gli indirizzeremo gloria e riconoscenza, nei secoli dei secoli. Amen ».

Inni e Preghiere finali rivolte a Cristo e a sua Madre
Il lungo Sedro, che abbiamo tenuto trascrivere quasi per intero, è seguito da altri Inni e Preghiere, come il canto seguente rivolto a Cristo e insieme alla sua santa Madre:
1] « Tu, o Cristo, sei la spiga della vita che crebbe nel campo verginale e tu hai dato la vita ad Adamo, il capostipite della nostra razza. Egli aveva trovato la morte per aver trasgredito il comandamento mangiando il frutto dell’Eden, ed era stato cacciato dal Paradiso. Tu sei allora venuto, tu il frutto celeste, per dare la vita ai mortali; tu sei cresciuto nella terra benedetta e hai richiamato Adamo nel suo retaggio.
In te sono benedetti i popoli, le razze e le Nazioni, o frutto della vita che ti sei abbassato, sei disceso nel seno della Vergine prendendo da lei carne in tutta santità. Per suo mezzo, ti sei manifestato al creato, crescendo come una spiga senza radice in un campo non coltivato. Tu sazi le Nazioni affamate e le diletti delle tue beatitudini.
O Maria Vergine, figlia di Davide, il frutto germogliato in te come in un campo benedetto e cresciuto con ogni santità, dona la vita ad Adamo condannato alla morte dopo aver mangiato il frutto nell’Eden, lo libera e lo riporta nel Cielo, nel regno da dove era stato cacciato. Per questo egli canta la sua gloria, felicita te e ti esalta […]. Chiedi a Dio di usarci misericordia, di mettere fine all’ardore della sua collera e di far regnare la pace nella sua Chiesa […]« .
2] Ci piace terminare questa rassegna con un’ultima breve invocazione, detta « Preghiera di chiusura », che culmina con la triplice invocazione del Kyrie eleison:
« Cristo Dio nostro, nato dalla Vergine Maria per la nostra salvezza, donaci di celebrare questa sua festa in purità e santità, col canto dei figli della Chiesa dispersi in tutte le scuole di perfezione. Per le preghiere di tua Madre, o Cristo nostro Dio, noi esclamiamo per tre volte: ‘Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison!’ « .
Dai testi che abbiamo citato risulta chiaramente che l’oggetto della festa della Chiesa Sira, è da molti secoli quello di una festa mariana di ispirazione e sapore eucaristico.

George Gharib

Publié dans:Maria Vergine |on 3 mai, 2012 |Pas de commentaires »

LA PREGHIERA SECONDO L’ESEMPIO DI SANTO STEFANO

http://www.zenit.org/article-30480?l=italian

LA PREGHIERA SECONDO L’ESEMPIO DI SANTO STEFANO

Durante l’Udienza Generale di oggi, Benedetto XVI menziona il primo martire

CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 2 maggio 2012 (ZENIT.org) – Riportiamo di seguito il testo integrale dell’Udienza Generale, tenutasi stamattina in piazza San Pietro da papa Benedetto XVI.
***
Cari fratelli e sorelle,
nelle ultime Catechesi abbiamo visto come, nella preghiera personale e comunitaria, la lettura e la meditazione della Sacra Scrittura aprano all’ascolto di Dio che ci parla e infondano luce per capire il presente. Oggi vorrei parlare della testimonianza e della preghiera del primo martire della Chiesa, santo Stefano, uno dei sette scelti per il servizio della carità verso i bisognosi. Nel momento del suo martirio, narrato dagli Atti degli Apostoli, si manifesta, ancora una volta, il fecondo rapporto tra la Parola di Dio e la preghiera.
Stefano viene condotto in tribunale, davanti al Sinedrio, dove viene accusato di avere dichiarato che «Gesù… distruggerà questo luogo, [il tempio], e sovvertirà le usanze che Mosè ci ha tramandato» (At 6,14). Durante la sua vita pubblica, Gesù aveva effettivamente preannunciato la distruzione del tempio di Gerusalemme: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere» (Gv 2,19). Tuttavia, come annota l’evangelista Giovanni, «egli parlava del tempio del suo corpo. Quando, poi, fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù» (Gv 2,21-22).
Il discorso di Stefano davanti al tribunale, il più lungo degli Atti degli Apostoli, si sviluppa proprio su questa profezia di Gesù, il quale è il nuovo tempio, inaugura il nuovo culto, e sostituisce, con l’offerta che fa di se stesso sulla croce, i sacrifici antichi. Stefano vuole dimostrare come sia infondata l’accusa che gli viene rivolta di sovvertire la legge di Mosè e illustra la sua visione della storia della salvezza, dell’alleanza tra Dio e l’uomo. Egli rilegge così tutta la narrazione biblica, itinerario contenuto nella Sacra Scrittura, per mostrare che esso conduce al «luogo» della presenza definitiva di Dio, che è Gesù Cristo, in particolare la sua Passione, Morte e Risurrezione. In questa prospettiva Stefano legge anche il suo essere discepolo di Gesù, seguendolo fino al martirio. La meditazione sulla Sacra Scrittura gli permette così di comprendere la sua missione, la sua vita, il suo presente. In questo egli è guidato dalla luce dello Spirito Santo, dal suo rapporto intimo con il Signore, tanto che i membri del Sinedrio videro il suo volto «come quello di un angelo» (At 6,15). Tale segno di assistenza divina, richiama il volto raggiante di Mosè disceso dal Monte Sinai dopo aver incontrato Dio (cfr Es 34,29-35; 2Cor 3,7-8).
Nel suo discorso, Stefano parte dalla chiamata di Abramo, pellegrino verso la terra indicata da Dio e che ebbe in possesso solo a livello di promessa; passa poi a Giuseppe, venduto dai fratelli, ma assistito e liberato da Dio, per giungere a Mosè, che diventa strumento di Dio per liberare il suo popolo, ma incontra anche e più volte il rifiuto della sua stessa gente. In questi eventi narrati dalla Sacra Scrittura, della quale Stefano mostra di essere in religioso ascolto, emerge sempre Dio, che non si stanca di andare incontro all’uomo nonostante trovi spesso un’ostinata opposizione. E questo nel passato, nel presente e nel futuro. Quindi in tutto l’Antico Testamento egli vede la prefigurazione della vicenda di Gesù stesso, il Figlio di Dio fattosi carne, che – come gli antichi Padri – incontra ostacoli, rifiuto, morte. Stefano si riferisce quindi a Giosuè, a Davide e a Salomone, messi in rapporto con la costruzione del tempio di Gerusalemme, e conclude con le parole del profeta Isaia (66,1-2): «Il cielo è il mio trono e la terra sgabello dei miei piedi. Quale casa potrete costruirmi, dice il Signore, e quale sarà il luogo del mio riposo? Non è forse la mia mano che ha creato tutte queste cose?» (At 7,49-50). Nella sua meditazione sull’agire di Dio nella storia della salvezza, evidenziando la perenne tentazione di rifiutare Dio e la sua azione, egli afferma che Gesù è il Giusto annunciato dai profeti; in Lui Dio stesso si è reso presente in modo unico e definitivo: Gesù è il «luogo» del vero culto. Stefano non nega l’importanza del tempio per un certo tempo, ma sottolinea che «Dio non abita in costruzioni fatte da mano d’uomo» (At 7,48). Il nuovo vero tempio in cui Dio abita è il suo Figlio, che ha assunto la carne umana, è l’umanità di Cristo, il Risorto che raccoglie i popoli e li unisce nel Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue. L’espressione circa il tempio «non costruito da mani d’uomo», si trova anche nella teologia di san Paolo e della Lettera agli Ebrei: il corpo di Gesù, che Egli ha assunto per offrire se stesso come vittima sacrificale per espiare i peccati, è il nuovo tempio di Dio, il luogo della presenza del Dio vivente; in Lui Dio e uomo, Dio e il mondo sono realmente in contatto: Gesù prende su di sé tutto il peccato dell’umanità per portarlo nell’amore di Dio e per «bruciarlo» in questo amore. Accostarsi alla Croce, entrare in comunione con Cristo, vuol dire entrare in questa trasformazione. E questo è entrare in contatto con Dio, entrare nel vero tempio.
La vita e il discorso di Stefano improvvisamente si interrompono con la lapidazione, ma proprio il suo martirio è il compimento della sua vita e del suo messaggio: egli diventa una cosa sola con Cristo. Così la sua meditazione sull’agire di Dio nella storia, sulla Parola divina che in Gesù ha trovato il suo pieno compimento, diventa una partecipazione alla stessa preghiera della Croce. Prima di morire, infatti esclama: «Signore Gesù, accogli il mio spirito» (At 7,59), appropriandosi delle parole del Salmo 31 v. 6) e ricalcando l’ultima espressione di Gesù sul Calvario: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46); e, infine, come Gesù, grida a gran voce davanti a coloro che lo stavano lapidando: «Signore, non imputare loro questo peccato» (At 7,60). Notiamo che, se da un lato la preghiera di Stefano riprende quella di Gesù, diverso è il destinatario, perché l’invocazione è rivolta allo stesso Signore, cioè a Gesù che egli contempla glorificato alla destra del Padre: «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio» (v. 55).
Cari fratelli e sorelle, la testimonianza di santo Stefano ci offre alcune indicazioni per la nostra preghiera e la nostra vita. Ci possiamo chiedere: da dove questo primo martire cristiano ha tratto la forza per affrontare i suoi persecutori e giungere fino al dono di se stesso? La risposta è semplice: dal suo rapporto con Dio, dalla sua comunione con Cristo, dalla meditazione sulla storia della salvezza, dal vedere l’agire di Dio, che in Gesù Cristo è giunto al vertice. Anche la nostra preghiera dev’essere nutrita dall’ascolto della Parola di Dio, nella comunione con Gesù e la sua Chiesa.
Un secondo elemento: santo Stefano vede preannunciata, nella storia del rapporto di amore tra Dio e l’uomo, la figura e la missione di Gesù. Egli – il Figlio di Dio – è il tempio «non fatto da mano d’uomo» in cui la presenza di Dio Padre si è fatta così vicina da entrare nella nostra carne umana per portarci a Dio, per aprirci le porte del Cielo. La nostra preghiera, allora, deve essere contemplazione di Gesù alla destra di Dio, di Gesù come Signore della nostra, della mia esistenza quotidiana. In Lui, sotto la guida dello Spirito Santo, possiamo anche noi rivolgerci a Dio, prendere contatto reale con Dio con la fiducia e l’abbandono dei figli che si rivolgono ad un Padre che li ama in modo infinito. Grazie.
[Il Santo Padre ha proseguito con la sintesi della catechesi e i saluti in varie lingue. In italiano ha poi detto:]
Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. Saluto le scolaresche e i gruppi parrocchiali, in particolare i fedeli di Oliveto Citra venuti per la benedizione del busto d’argento del Santo Patrono; saluto i partecipanti al Convegno del Pontificio Consiglio degli Operatori Sanitari sulle persone non vedenti e i seminaristi di Reggio Calabria e San Marco Argentano-Scalea, ai quali auguro di proseguire nel loro itinerario formativo rinvigorendo l’amore a Cristo e il sensus Ecclesiæ.
Un pensiero infine per i giovani, gli ammalati e gli sposi novelli. La gioia della Pasqua continui ad allietare la nostra vita: cari giovani, non spegnete l’aspirazione alla felicità della vostra età, sapendo trovare la gioia vera, che solo il Risorto può donare; cari ammalati, affrontate coraggiosamente la prova della vostra sofferenza sapendo che la vita va sempre vissuta come dono di Dio; e voi, cari sposi novelli, sappiate trarre dagli insegnamenti del Vangelo quanto è necessario per costruire un’autentica comunità di amore.

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