Archive pour le 27 janvier, 2012

Un’antica mappa pone Gerusalemme come nesso centrale (Museo Ebraico di Bologna)

Un’antica mappa pone Gerusalemme come nesso centrale (Museo Ebraico di Bologna) dans immagini sacre Gerusalemme_mappa

Un’antica mappa pone Gerusalemme come nesso centrale, confluenza di tre petali, che rappresentano i continenti confinanti, in un simbolico fiore. Dall’antichità è sempre stata icona di tragedia e rinascita, di conflitto dinamico e ferma radice, di misticismo e crudezza: di fatto la sua è storia universale, antica ed attuale allo stesso tempo e per tutti i popoli.
Il percorso, attraverso il sussidio di immagini storiche e più recenti, affronta alcuni aspetti, interconnessi tra di loro che dall’origine della città all’epoca ottomana, si svilupparono man mano passando dal periodo di Davide, a quello romano fino a quello medioevale, che tuttora caratterizza il centro storico antico della città.
Museo ebraico di Bologna.

http://www.museoebraicobo.it/Didattica_%20Adulti_2011(2)_frame.htm

Publié dans:immagini sacre |on 27 janvier, 2012 |Pas de commentaires »

« NELLA LOTTA AL MORBO DI HANSEN SERVE L’IMPEGNO DI TUTTI »

http://www.zenit.org/article-29385?l=italian

« NELLA LOTTA AL MORBO DI HANSEN SERVE L’IMPEGNO DI TUTTI »

Messaggio per la 59a Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra, in programma domenica 29 gennaio

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 27 gennaio 2012 (ZENIT.org).- Riportiamo per intero il messaggio per la 59a Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra, che verrà celebrata domenica 29 gennaio 2012. Il documento porta la firma di monsignor Zygmunt Zimowski, presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari (per la Pastorale della Salute).
***
Le persone curate e sanate dalla lebbra possono e debbono esprimere tutta la ricchezza della loro dignità e spiritualità e, inoltre, una piena solidarietà verso gli altri, soprattutto nei confronti di chi ne è stato egualmente colpito ed è stato segnato indelebilmente dall’infezione! Tutte le realtà impegnate nella lotta al Morbo di Hansen devono al contempo continuare con tenacia il proprio lavoro affinché i successi ottenuti siano resi definitivi e sempre migliorati, riducendo il più possibile le ricadute e i nuovi casi.
Il Mycobacterium Leprae non è stato infatti ancora eradicato, anche se il numero ufficiale di nuovi contagiati continui a decrescere e attualmente sia intorno ai 200mila, secondo le anticipazioni dell’OMS relative al 2010-2011. Oltre a sostenere la distribuzione gratuita dei farmaci necessari, occorre dunque ulteriormente promuovere una diagnostica tempestiva e la perseveranza nel sottoporsi alle terapie. È fondamentale, inoltre, rafforzare l’opera volta a sensibilizzare e a formare le comunità e le famiglie a rischio di contagio.
Il passo evangelico « Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato » (Lc 17,19) scelto dal Santo Padre Benedetto XVI come tema della XX Giornata Mondiale del Malato che ricorrerà l’11 febbraio prossimo in tutto il mondo, costituisce un approfondimento e una sollecitazione che toccano in particolar modo chi è stato colpito dall’infezione; in tale brano si racconta infatti di 10 lebbrosi che vengono guariti da Gesù e riammessi nella comunità, reinseriti nel tessuto sociale e lavorativo.
Come sottolineato dal Santo Padre nel Suo Messaggio di quest’anno, le parole rivolte dal Signore all’uomo che, guarito, ritorna lodando Dio a gran voce e si getta ai piedi di Gesù per ringraziarlo, « aiutano a prendere coscienza dell’importanza della fede per coloro che, gravati dalla sofferenza e dalla malattia, si avvicinano al Signore. Nell’incontro con Lui possono sperimentare realmente che chi crede non è mai solo! Dio, infatti, nel suo Figlio, non ci abbandona alle nostre angosce e sofferenze, ma ci è vicino, ci aiuta a portarle e desidera guarire nel profondo il nostro cuore (cfr Mc 2 , 1-12) ».
« La fede di quell’unico lebbroso che, vedendosi sanato, pieno di stupore e di gioia, a differenza degli altri, ritorna subito da Gesù per manifestare la propria riconoscenza – prosegue Benedetto XVI, – lascia intravedere che la salute riacquistata è segno di qualcosa di più prezioso della semplice guarigione fisica, è segno della salvezza che Dio ci dona attraverso Cristo; essa trova espressione nelle parole di Gesù: la tua fede ti ha salvato. Chi, nella propria sofferenza e malattia, invoca il Signore, è certo che il Suo amore non lo abbandona mai, e che anche l’amore della Chiesa, prolungamento nel tempo della sua opera salvifica, non viene mai meno ».
Tale amore, che viene espresso anche attraverso l’impegno individuale e delle realtà ecclesiali e di volontariato, fra le quali la Fondazione Raoul Follereau e l’Ordine Sovrano dei Cavalieri di Malta, e i successi sin qui ottenuti, in termini di forte riduzione del numero di infettati, non esimono certamente i governi e gli organismi internazionali dall’aumentare l’attenzione e il lavoro contro la diffusione della lebbra né dalle loro responsabilità per quanto riguarda la prevenzione, in termini educativi e igienico sanitari, e la ‘riammissione’ della persona guarita nonché il sostegno a tutte le vittime dell’infezione.
D’altro lato chi è stato sanato e ha intrapreso la difficile strada del reinserimento sociale e lavorativo può comunicare la propria gratitudine anche materialmente, diventando egli stesso testimone, contribuendo alla divulgazione dei criteri di prevenzione e di tempestiva identificazione della malattia nonché al sostegno morale delle persone infettate; quando possibile, inoltre, cooperando con le strutture e le iniziative ad hoc affinché le terapie necessarie vengano completate e seguite dal reinserimento sociale di chi è stato sanato. Chi è giunto alla guarigione potrà in tal modo comunicare tutta la propria ricchezza interiore ed esperienza e al contempo, nell’aiutare il prossimo, tutta la propria dignità e profondità di persona toccata dalla sofferenza e impegnata in favore della salute della comunità d’appartenenza.
Ciò costituirà un ulteriore e rilevante contributo al progresso nella lotta al Morbo di Hansen che per millenni ha rappresentato una piaga terrificante e l’automatica esclusione dalla società. Sarà infatti solamente l’impegno di tutti e a tutti i livelli che consentirà di trasformare la lebbra, da minaccia e flagello a memoria, per quanto spaventosa, del passato.
A Maria, Madre di Misericordia e Salute degli Infermi, affidiamo i nostri fratelli e sorelle colpiti dalla lebbra, affinché la Sua materna compassione e vicinanza li accompagni sempre anche nella quotidianità della vita.

+ Zygmunt Zimowski
Presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari

DIALOGO CATTOLICO ORTODOSSO, PER LA GENTE È GIÀ UNITÀ

http://www.zenit.org/article-29381?l=italian

DIALOGO CATTOLICO ORTODOSSO, PER LA GENTE È GIÀ UNITÀ

Il vescovo della Diocesi Ortodossa Romena parla di risultati senza precedenti nella storia

di Sergio Mora
ROMA, giovedì, 26 gennaio 2012 (ZENIT.org).- Il dialogo ecumenico negli ultimi anni a fatto grandi passi avanti, in particolare tra i fedeli. Dopo il crollo dei regimi comunisti, sono stati moltissimi i fedeli ortodossi che sono emigrati in Europa. In questo contesto la Chiesa cattolica ha dimostrato una grande apertura e disponibilità. Le famiglie italiane hanno affidato nonni e i figli a badanti di religione ortodossa con il risultato che spesso pregano insieme. Una apertura senza precedenti, che ha superato le diffidenze.
Un risultato incredibile che il solo dialogo teologico non avrebbe mai raggiunto. E’ quanto ha spiegato monsignor Siluan Span, primo vescovo della neo costituita Diocesi Ortodossa Romena, intervistato da ZENIT alla fine dei Vespri nella basilica romana di San Paolo fuori le Mura.
A che punto si trova il dialogo ecumenico tra cattolici e ortodossi?
Sua Ecc. Siluan: Credo che malgrado qualche voce che dice che il dialogo ecumenico sia in crisi, in realtà ci sono significativi passi in avanti. Negli ultimi 15 anni, i cristiani dell’Oriente europeo, di Romania, Bulgaria, Russia, e in particolare dei Paesi che sono entrati nell’Unione Europea, hanno conosciuto in maniera diretta la realtà dei paesi occidentale. Dobbiamo dire che la Chiesa cattolica in Italia, Spagna e negli altri Paesi ha manifestato una apertura e una disponibilità che è stata molto apprezzata dalle Chiese dell’Oriente e dalla Chiesa ortodossa.
Che tipo di rapporti si sono creati?
Sua Ecc. Siluan: Io parlo per la Chiesa ortodossa romena e vedo che si sono sviluppati rapporti che sono diversi da quelli del passato, nel senso che la badante romena incontra la famiglia italiana nella sua realtà. E’ un ecumenismo di base che non è mai stato così. La famiglia italiana ha fiducia di far assistere ad una romena non solo la nonna e il nonno ma anche i suoi bambini. Sono frequenti situazioni in cui le persone anziane di fede cattolica fanno leggere il breviario alla badante rumena di fede ortodossa. Pregano insieme, e posso testimoniare di molte badanti che mi chiedono di pregare per le persone che hanno in cura.
Cattolici e ortodossi uniti nella pratica quotidiana?
Sua Ecc. Siluan: Proprio così. Questa preghiera gli uni per gli altri, questa fede, diciamo domestica, è un inizio di vicinanza e di dialogo più profondo di quello delle commissioni di più alto livello. Un rapporto di vicinanza e dialogo anche tra i nostri parroci e quelli cattolici, i quali ospitano la maggior parte delle nostre comunità in Italia. Si tratta di una collaborazione molto importante. In alcune chiese la comunità cattolica prega al mattino e alle 10 o alle 11 prega la comunità ortodossa.
Vediamo la presenza dei cattolici italiani al battesimo dei bimbi nelle nostre chiese. Ci sono poi tante coppie miste italo-romene e romeno-italiane. Quindi c’è un tipo di dialogo e integrazione che non ha precedenti nella storia.
Cosa è stato determinante per questo cambiamento?
Sua Ecc. Siluan: Dobbiamo dire che sotto il regime comunista i rumeni non hanno avuto la libertà di viaggiare, conoscere e frequentare i cattolici.
C’era solo un rappresentante della Chiesa Ortodossa che usciva una o due volte l’anno e non era libero di dire quello che pensava. Invece in questi ultimi quindici o vent’anni si sono creati dei rapporti che non hanno precedenti.
E tra i religiosi?
Sua Ecc. Siluan: Anche se ci sono dei momenti e luoghi nel quale il dialogo è in crisi i rapporti sono maturati, vedo gli incontri con i monaci cattolici, sacerdoti o vescovi, che ho conosciuto 20 anni fa in Francia, Oggi ci incontriamo come dei vecchi amici.
No c’è diffidenza. Mentre durante i primi incontri avevamo imparato dai libri e dai quaderni, con un atteggiamento critico. Così non era facile dialogare. Poi si è iniziato piano, piano, a conoscerci tra le persone, a dialogare, a incontrarsi, a condividere tanti momenti della vita. Condividere è fondamentale, il cibo per esempio, fa superare delle diffidenze che non si potevano eliminare discutendo solo di argomenti teologici.

Publié dans:Papa Benedetto XVI |on 27 janvier, 2012 |Pas de commentaires »

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