Archive pour le 23 janvier, 2012

Un’antica iscrizione su pietra della parola « Shabbat » (sabato) è stata scoperta questa settimana vicino al lago di Tiberiade..

Un'antica iscrizione su pietra della parola

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La lectio divina esperienza di Israele e della Chiesa

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La lectio divina esperienza di Israele e della Chiesa

Già nell’antica economia di Israele, si pregava con la Parola e si ascoltava la Parola nella preghiera. Si può vedere la descrizione di questa prassi comunitaria leggendo il c. 8 del profeta Neemia. Tale metodo che prevede la lettura, la spiegazione e la preghiera diventò il modo classico giudaico della preghiera che anche il cristianesimo ha ereditato (cf. 2 Timoteo 3,14-16), metodo non descritto ma testimoniato in diversi luoghi del Nuovo Testamento.
Generazioni di cristiani hanno continuato a pregare così, senza cedere a una pietà non biblica e non riconoscente la signoria assoluta della Parola nella vita di preghiera della chiesa. Tutti i Padri della chiesa d’oriente e d’occidente hanno praticato questo metodo della lectio divina, invitando i fedeli a fare altrettanto nelle loro case, e consegnandoci i loro splendidi commenti della Scrittura che ne erano il frutto essenziale.
Che dire poi dei monaci? Questi ne hanno fatto il centro della loro vita nei deserti e nei cenobi chiamandola l’ascesi del monaco, il suo cibo quotidiano, sicuri che «non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (cf. Deuteronomio 8,3 e Matteo 4,4). A un certo punto si è anche sentita l’esigenza di fissare per iscritto il metodo, in modo da aiutare i neofiti a quest’acquisizione della Parola nello Spirito che non solo santifica ma anche divinizza.

Un tempo di silenzio perchè Dio parli
Cerca che il luogo della lectio divina e l’ora del giorno ti permettano il silenzio esteriore, preliminare necessario al silenzio interiore.
Il Maestro è qui e ti chiama (cf. Giovanni 11,28) e per udirne la voce devi far tacere le altre voci, per ascoltare la Parola devi abbassare il tono delle parole. Ci sono tempi più adatti al silenzio rispetto ad altri: nel cuore della notte, al mattino presto, alla sera… vedi tu secondo il tuo orario di lavoro, ma resta fedele al tempo e determinalo nella tua giornata una volta per tutte. Non è serio andare incontro al Signore quando hai un vuoto tra gli impegni da riempire con la preghiera come se il Signore fosse un tappabuchi. E non dire mai: «Non ho tempo!», perché così tu dichiari di essere idolatra: il tempo della giornata è al tuo servizio e non tu schiavo del tempo!
Sii dunque avvolto dal silenzio e il tempo della lectio ritmi la tua vita. Tu sai che bisogna pregare sempre, senza stancarsi mai (cf. Luca 18,1-8 e 1 Tessalonicesi 5,17), ma sai anche che occorrono dei tempi precisi e specifici per fare questo esplicitamente e visibilmente onde sostenere la memoria Dei in tutta la tua giornata. Sei un innamorato del Signore o tendi a esserlo? Allora non disdegnare di consacrare a lui quel tempo che consacri abitualmente, senza fatica, ogni giorno a tua moglie, a tuo marito, ai tuoi familiari, ai tuoi amici.

Da cuore a cuore
Se Dio ti ha chiamato alla solitudine silenziosa, in un tempo di dialogo, è per parlare al tuo cuore. Il cuore biblico è il centro, la sede delle facoltà intellettive dell’uomo, è l’intimo più profondo della tua persona. È dunque il cuore l’organo principale della lectio divina, perché è quel nucleo centrale in cui ogni uomo vive ed esprime la sua irripetibilità personale. Ma tu sai che questo cuore può essere non circonciso (Deuteronomio 30,6 e Romani 2,29), di pietra (Ezechiele 11,19), diviso (Salmo 119,113 e Geremia 32,29), cieco (Lamentazioni 3,65); tutte espressioní queste per indicare il cuore dell’uomo lontano da Dio, non toccato dalla fede. Il cuore del credente a volte può essere appesantito da dissipazioni, ubriachezze, affanni della vita (Luca 21,34), può essere indurito, malato di sclerocardia fino a non riconoscere e non capire le parole e l’azione del Signore (Marco 6,52 e 8,17), può essere instabile, incostante, portato dunque a dimenticare e traviare la Parola (2 Pietro 3,16 e Luca 8,13). Il cuore può essere questo se succhia la sua linfa dalla carne, dalle ideologie dominanti, dall’orgoglio che è il grande peccato. Tu che ti appresti all’ascolto di Dio prendi questo tuo cuore in mano, innalzalo a Dio, perché lui lo renda cuore di carne, lo unifichi, lo renda saldo e lo purifichi.

Invocazione dello Spirito Santo
Prendi la Bibbia, portala davanti a te con riverenza perché corpo di Cristo, fai l’epiclesi, l’invocazione dello Spirito. E lo Spirito che ha presieduto alla generazione della Parola, è lui che l’ha fatta parlare e scrivere attraverso i profeti, i sapienti, Gesù, gli apostoli, gli evangelisti, è lui che l’ha data alla chiesa e l’ha fatta migrare intatta fino a te. Dettata dallo Spirito santo, solo dallo Spirito santo è resa comprensibile (cf. Dei Verbum 12). Predisponi tutto perché lo Spirito scenda (Veni, Creator Spiritus!) in te e con la sua forza, la sua dynamis, tolga il velo ai tuoi occhi affinché tu veda il Signore (Salmo 119,18 e 2 Corinzi 3,12-16). È lo Spirito che dà vita, mentre la lettera sola uccide! Quello Spirito che è sceso sulla vergine Maria adombrandola con la sua potenza e generando in lei il Lógos, la Parola fatta carne (Luca 1,34), quello Spirito che, sceso sugli apostoli, ha concesso loro di pervenire alla verità intiera (Giovanni 16,13) deve fare altrettanto su di te: in te generare la Parola, della totalità della verità farti partecipe. Lettura spirituale significa lettura nello Spirito santo e con lo Spirito santo delle cose dettate dallo Spirito santo. Attendilo, perché se indugia egli non tarderà (Abacuc 2,3). Sii certo della parola di Gesù: «Se voi essendo cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre darà lo Spirito santo a quelli che glielo chiedono!» (Luca 11,13).
Tu udrai dentro di te la sua parola efficace: «Effatà! Apriti!» (Marco 7,34) e non ti sentirai più solo ma accompagnato di fronte al testo biblico: come l’etiope che leggeva Isaia ma non capiva finché giunse a lui Filippo che con lo Spirito santo ricevuto nella Pentecoste gli aprì il testo e gli mutò il cuore (cf. Atti 8.2638), come i discepoli cui il Signore risorto aprì la mente all’intelligenza delle Scritture (Luca 24,45). Senza epiclesi la lectio divina resta esercizio umano, sforzo intellettuale, tutt’al più apprendimento di saggezza e non di Sapienza divina: ma questo non discernere il corpo di Cristo significa leggere a se stessi la propria condanna (cf. 1Corinzi 11,29).
Prega come sei capace, come il Signore ti concede, oppure prega anche così: «Dio nostro, Padre della luce, tu hai inviato nel mondo la tua Parola, sapienza uscita dalla tua bocca, che ha preso dominio su tutti i popoli della terra (Siracide 24,6-8). Tu hai voluto che essa prendesse una dimora in Israele e che attraverso Mosè, i profeti e i salmi (Luca 24,44) manifestasse la tua volontà e parlasse al tuo popolo del Messia Gesù.
Finalmente hai voluto che lo stesso tuo Figlio, Parola eterna presso di te, divenisse carne e ponesse la sua tenda tra di noi (Giovanni 1,1-14) quale nato da Maria e concepito dallo Spirito santo (Luca 1,35).
Manda ora su di me lo Spirito santo affinché mi dia un cuore capace di ascolto (1 Re 3,5), mi permetta di incontrarlo in queste sante Scritture e generi il Verbo in me. Questo tuo Spirito santo tolga il velo dai miei occhi (2 Corinzi 3,12-16), mi conduca a tutta la verità (Giovanni 16,13), mi dia intelligenza e perseveranza.
Te lo chiedo per Cristo, il Signore nostro, benedetto nei secoli dei secoli. Amen!».

Aiutati soprattutto, in questo tuo pregare preliminare, con il Salmo 119, il salmo dell’ascolto della Parola. È il salmo della lectio divina, il colloquio dell’Amato con l’Amante, del credente con il suo Signore!

ENZO BIANCHI, Pregare la Parola,
Introduzione alla «lectio divina»,
Piero Gribaudi Editore, Torino, 1990, pp. 94-96

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LA TRAGEDIA DELLA COSTA CONCORDIA

http://www.zenit.org/article-29327?l=italian

LA TRAGEDIA DELLA COSTA CONCORDIA

Comunicato dell’Apostolato del Mare Italiano (AMI)

ROMA, domenica, 22 gennaio 2012 (ZENIT.org).- Riportiamo il comunicato diffuso dall’Apostolato del Mare Italiano (AMI) in seguito alla tragedia della Costa Concordia, la nave da crociera naufragata nella notte del 13 gennaio scorso nei pressi dell’Isola del Giglio (Sardegna), provocando finora 13 vittime accertate e una ventina di dispersi. Il documento porta la data del 20 gennaio 2012 ed è firmato da Don Giacomo Martino, direttore nazionale per la pastorale degli addetti alla navigazione marittima ed aerea.
***
Ad una settimana dalla tragedia della Costa Concordia, l’Apostolato del Mare Italiano (AMI), che da molti anni opera sulle navi da crociera con i cappellani di bordo, per l’assistenza ai membri dell’equipaggio e ai passeggeri, vive un sentimento immutato, di dolore per le vittime e apprensione per i dispersi, insieme a tanta riconoscenza verso i membri dell’equipaggio che hanno compiuto il loro dovere con senso di responsabilità e dedizione.
L’Apostolato del Mare ha vissuto questa dramma in prima persona attraverso Don Raffaele Malena, il Cappellano che si trovava a bordo della Concordia, e che si è prodigato per salvare vite umane ed offrire parole di conforto e sostegno nei momenti drammatici della vicenda.
Una calamità che, in diverso modo, ha toccato tutto e tutti, e ha suscitato una rete di solidarietà spontanea e reale che poco spazio ha avuto sui media.
Gli equipaggi, i marittimi, gli “Invisibili del mare”, anche in questa circostanza, sono stati ignorati, se non colpevolizzati; eppure, nell’emergenza reale e non simulata, hanno fatto il loro dovere, fino in fondo. Se da una parte addolora che alcune persone abbiano perso la vita, dall’altra c’è la consapevolezza che quasi tutti, oltre quattromila persone, sono stati tratti in salvo.
Ora è vivo il desiderio di esprimere tutta la comprensione e tutta la solidarietà umana e spirituale a chi ha avuto delle perdite e a chi ha subito i disagi di questa grande tragedia. Altresì è doveroso, nei confronti di questi equipaggi “Invisibili”, che per l’Apostolato del Mare hanno un volto preciso, esprimere tutta la gratitudine e la stima per il senso del dovere e per l’alta professionalità dimostrata, anche e soprattutto in un momento come questo.
Abbiamo avvicinato queste persone, senza distinzione alcuna, cercando con questo di servire il movimento di Dio nel suo mondo, nel quale ogni persona, indipendentemente dalla nazionalità e dalla fede professata, è Sua creatura.
Anche il Direttore nazionale dell’Apostolato del Mare Italiano ha voluto essere presente, adoperandosi per alleviare la sofferenza e i disagi delle migliaia di persone coinvolte e coordinando tutto il lavoro dei volontari delle Stella Maris di Savona e Civitavecchia, nonché i volontari locali della Caritas.
Il sostegno dell’Apostolato del Mare, in questa particolare circostanza, è stato mirato a lenire le ferite umane e spirituali inflitte nel cuore e nei volti dei sopravvissuti.
In particolare, sabato 14, l’Ufficio nazionale e i volontari della Stella Maris locale hanno fatto accoglienza, ascoltando, dialogando e confortando le circa 1.500 persone ospitate nel Terminal di Savona.
La vicinanza della Chiesa è stata testimoniata anche dal Vescovo di Savona, Mons. Lupi, che è stato lungamente in colloquio con quanti erano ricoverati al Terminal Crociere, come pure dalla telefonata di vicinanza del Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.
Domenica 15 un team congiunto, in cui è stato coinvolto l’Apostolato del Mare, si è recato nei vari hotel di Grosseto, per incontrare, sostenere ed incoraggiare i membri dell’equipaggio, una giornata estenuante ma intensa che ha visto uno dei suoi momenti più alti nella celebrazione della Messa con i membri dell’equipaggio scampati al pericolo.
Lunedì 16 e martedì 17 il Team ha proseguito la sua missione, visitando gli ospedali di Grosseto, Orbetello e Siena. Al Direttore Nazionale e agli altri volontari si sono affiancati i vari Cappellani degli Ospedali. Ad assistere un membro dell’equipaggio indonesiano, ricoverato nell’ospedale di Siena, che ha subito diversi interventi a causa delle ferite riportate, è rimasto un ex cappellano di bordo.
Negli stessi giorni, a Roma e a Civitavecchia, i volontari della Stella Maris di Civitavecchia, il responsabile dell’Apostolato del Mare mondiale del Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti, con alcuni seminaristi Scalabriniani, si sono adoperati nell’accoglienza di membri dell’equipaggio di origine Latino Americana, bisognosi di sostegno psicologico e necessità materiali (vestiti, medicine, scarpe ecc.) avendo perso tutto ciò che avevano.
Giorni spossanti, ma intensi, che hanno messo in luce l’importanza, in queste particolari circostanze, del counselling umano e spirituale e di tutta l’attività di debriefing verso i passeggeri e i membri dell’equipaggio. Lo si è notato nei volti delle migliaia di persone visitate. Vedere e sentire che qualcuno si è ricordato di loro, che era lì per loro e con loro, che si faceva carico dell’angoscia e anche della rabbia, va al di là del comfort delle giacche a vento, dei panini e dell’acqua minerale, che pur sono risultati utili.
La rete che mano a mano si è creata è stato un chiaro segno della bontà Divina, non siamo stati affatto soli e abbiamo sentito il conforto di tantissimi che si sono uniti a tutti noi, sostenendoci con la preghiera.
Lo testimoniano le tante mail ricevute, in particolare dagli altri Cappellani di bordo in servizio sulle varie navi in navigazione in diverse parti del mondo. Tramite loro è giunto a noi e, attraverso di noi, ai membri dell’equipaggio della Concordia il sostegno e la solidarietà di tutti gli equipaggi delle varie navi. Si è creata una sorta di ponte ideale grazie ai Cappellani di bordo, che hanno dimostrato, ancora una volta, il loro delicato e prezioso lavoro sulle navi, su cui seguono quotidianamente oltre 14 mila persone di equipaggio.
In questi giorni abbiamo dato, ma ancora di più abbiamo ricevuto. La dignità ferita dei tanti del personale di bordo, accusati ingiustamente, non si è affatto tramutata in rabbia. Dai loro racconti potremmo riscrivere la stessa tragedia da una prospettiva diversa e forse più giusta, lontana dai riflettori e dai processi a “rete” aperta.
Anche se fra qualche giorno calerà il silenzio mediatico, rimangono le ferite, fisiche e morali, alcune delle quali chiederanno tempi di guarigione molto lunghi; anche di questo si farà carico quest’Ufficio nazionale, garantendo l’assistenza per quelli che ancora non possono partire, anche attraverso la rete internazionale dell’Apostolato del Mare, per non lasciare nella solitudine gli equipaggi, i marittimi che – pur rientrando nei loro Paesi – si porteranno comunque il grave peso di quanto hanno vissuto.
Ai famigliari delle vittime e a tutti i passeggeri assicuriamo la nostra preghiera. Alla gente di mare tutta, che Dio ha affidato alla nostra cura, la nostra compagnia diventi sempre più “la casa lontano da casa”, sempre e ovunque. Il lavoro continua, con la modalità di sempre, attento, paziente e costante.

Genova, 20 gennaio 2012

Sac. Giacomo Martino
Direttore Nazionale per la pastorale
degli addetti alla navigazione marittima ed aerea


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