Archive pour le 17 janvier, 2012

Pater noster

Pater noster dans immagini sacre Fridolin_Leiber_-_Pater_noster

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QUANDO L’ARCOBALENO SPUNTÒ NEL CIELO DI AUSCHWITZ

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QUANDO L’ARCOBALENO SPUNTÒ NEL CIELO DI AUSCHWITZ

La testimonianza di Gary Krupp, uno dei protagonisti del dialogo ebreo-cattolico

di Anita S. Bourdin
ROMA, martedì, 17 gennaio 2011 (ZENIT.org) – Uno dei più illustri protagonisti del dialogo-interreligioso è Gary Krupp, l’ebreo fondatore della Pave the Way Foundation (PTWF). In occasione della Giornata del dialogo ebreo-cattolico, Krupp ha rilasciato a Zenit un’intervista in esclusiva.
Signor Krupp, qual è lo scopo di Pave the Way?
Krupp: La fondazione Pave the Way è un’organizzazione non-settaria che punta a rimuovere gli ostacoli e le incomprensioni tra le religioni di tutto il mondo. Il dialogo ebraico-cattolico ha avuto una parte considerevole nella comprensione delle reciproche tradizioni e già questo è utile a spazzare via odio e pregiudizi. All’inizio si stabilisce un certo livello di fiducia, poi, si va dritti al compimento della nostra missione. Va cancellato il concetto di religione come mezzo per giustificare le nostre “agende private”: questo primo passo è fondamentale per rendere più facile il dialogo.
Il messaggio di Papa Benedetto XVI per la Giornata Mondiale per la Pace è centrato sull’educazione della gioventù alla giustizia e alla pace: com’è possibile mettere in pratica questo invito alla Pace tra le religioni?
Krupp: Il messaggio di Papa Benedetto XVI verte proprio su questo. È la gioventù che deve apprendere la verità sui problemi di oggi, se vogliamo sperare di risolverli. Il vero problema sta nei mezzi di comunicazione internazionali e nel loro immenso potere di controllo delle idee e del pensiero. Oggi l’informazione, intenzionalmente, condiziona le agende private, infangando la verità e creando ostilità, odio e, in certi casi, morte. Assieme alle osservazioni del Papa, vorrei aggiungere un suggerimento alla gioventù d’oggi: andare alle fonti originali per cercare la vera storia. Fare attenzione a soppesare cosa si apprende dai notiziari e dai mass media. E infine trovare una soluzione basata sui fatti, non condizionata da alcun pregiudizio.
Lei è venuto molte volte a Roma ed è stato ricevuto sia da Giovanni Paolo II che da Benedetto XVI: c’è stato un incontro particolarmente importante per lei?
Krupp: I fantastici incontri con gli ultimi due pontefici hanno davvero cambiato la mia vita. Fu il 29 luglio 2000 che ricevetti una telefonata da monsignor Renato Martino, che mi annunciava che il Papa mi aveva nominato Cavaliere dell’Ordine Equestre di San Gregorio Magno. Questa investitura ha cambiato il corso d’opera della mia vita e mi ha spinto a fondare, assieme a mia moglie Meredith, la Pave the Way Foundation.
Uno degli incontri più importanti si tenne il 18 gennaio 2005, quando PTWF organizzò un’udienza semplicemente per ringraziare Giovanni Paolo II per tutto quello che aveva fatto per la riconciliazione con gli Ebrei. I tre rabbini che benedivano il Santo Padre in ebraico nella Sala Clementina e le lacrime del Papa sono immagini che rimarranno per sempre stampate nella mia memoria.
Il secondo memorabile incontro fu il 22 gennaio 2007, quando presentammo il Papiro Bodmer a Papa Benedetto XVI con il nostro meraviglioso amico e benefattore Frank Hanna III. Dopo la cerimonia donai al Papa un frammento della foto dell’arcobaleno apparso nel cielo, quando lui benedisse il memoriale di Auschwitz. Scattai questa fotografia quando accompagnammo il Papa in Polonia con Jerzy Kluger, il 27 maggio 2006. Benedetto XVI si commosse nel ricevere questo apparentemente insignificante regalo. Mi chiese: “è Auschwitz?”. E io gli risposi: “Sì, Santo Padre, l’ho scattata io la foto”. Era emozionato di questa piccola foto dell’arcobaleno, un segno dell’approvazione di Dio, almeno quanto lo era nel ricevere il più importante manoscritto cristiano esistente.
Quanto è importante la ricerca per il Giusto tra le nazioni dello Yad Vashem nel dialogo tra Ebrei e Cattolici?
Krupp: La ricerca dello Yad Vashem è attenta ed esatta e io credo sia estremamente importante nelle relazioni ebreo-cattoliche. Il riconoscimento da parte di PTWF dell’evidenza del caso di Eugenio Pacelli come “Giusto tra le Nazioni” dovrebbe dimostrare che la leggenda nera contro papa Pio XII è confutata dalla verità dei fatti. È una responsabilità degli Ebrei dal momento in cui abbiamo accumulato un grande mucchio di prove sul fatto che Eugenio Pacelli fu davvero uno dei grandi eroi per gli Ebrei durante l’Olocausto. L’ingratitudine è uno dei peggiori difetti nell’Ebraismo. L’accettazione della verità sull’eroismo personale di Pacelli, credo sia essenziale per portare i miei fratelli e sorelle ebrei alla redenzione. La reputazione di Eugenio Pacelli deve essere riscattata, laddove intenzionalmente il KGB iniziò la più grande campagna diffamatoria del XX secolo. Questa operazione del KGB fu portata a termine con successo per isolare gli Ebrei dai Cattolici, al momento della riconciliazione avvenuta con il documento conciliare Nostra Aetate.
Come possono i media contribuire ad un cambiamento nella mentalità e a promuovere la pace?
Krupp: In tutti questi anni il lavoro di Zenit è stato esemplare nel riferire la verità e sempre in maniera positiva. Posso solo incoraggiarvi a riportare argomenti sensibili riguardo alla Terra Santa, con notizie che riflettono entrambi i punti di vista del conflitto. Spesso troppi reporter menzionano le sofferenze dei Palestinesi, soprassedendo ogni riferimento alle sofferenze degli Israeliani con tutti gli attacchi contro la popolazione civile. Dal momento in cui vi sono 1.100.000 cittadini di Israele che sono arabi e musulmani, le violenze contro gli israeliani sono anche contro i musulmani e i cristiani. Sono questi atti di violenza, che inizialmente hanno suggerito la necessità di blocchi navali, checkpoint e muri di sicurezza. Se la violenza viene meno, anche queste misure così tanto criticate potranno essere rimosse. Se si cerca la pace, ognuno deve mettersi nei panni dell’altro.
Cosa si augura nel dialogo ebreo-cattolico per il 2012?
Krupp: Il mio auspicio è che l’intenso lavoro di diffusione di documenti, articoli e video con testimonianze sull’operato della Santa Sede durante la Seconda Guerra Mondiale possa finalmente essere studiato in modo serio, di modo che gli ostacoli nelle relazioni ebreo-cattoliche possano essere definitivamente sradicati. Il nostro desiderio è che Dio garantisca la saggezza dei negoziatori negli Accordi fondamentali tra Israele e la Santa Sede. Gli ostacoli diplomatici dovrebbero essere presto completamente risolti dopo 17 anni di negoziati. La Fondazione Pave the Way riconosce che la risoluzione di queste due problematiche spianerà la strada a positive e meravigliose relazioni tra Ebrei e Cattolici.

SANT’ANTONIO ABATE: UNA TRADIZIONE MILLENARIA

http://www.zenit.org/article-29273?l=italian

SANT’ANTONIO ABATE: UNA TRADIZIONE MILLENARIA

La festa che ricorre oggi è in assoluto la più studiata sul piano etno-antropologico

di Pietro Barbini
ROMA, martedì, 17 gennaio 2012 (ZENIT.org) – Il 17 gennaio, come da tradizione, in moltissimi paesi, comuni e province d’Italia si festeggia Sant’Antonio Abate. Eremita egiziano, conosciuto anche come Sant’Antonio l’Anacoreta o Sant’Antonio del Deserto, fondatore del monachesimo, è considerato il primo degli abati.
Sant’Antonio Abate, da non confondere con il Santo di Padova, è uno dei Santi più autorevoli della storia, talmente importante da essere celebrato non solo dalla Chiesa Cattolica, ma anche dalla Chiesa Luterana e da quella Copta. La sua vita ci è stata tramandata da Sant’Atanasio d’Alessandria, che fu suo fedele discepolo e compagno di lotta contro l’arianesimo.
Funzioni, veglie, processioni, benedizioni speciali, parate e giganteschi falò; prodotti gastronomici tipici del posto consumati all’aperto, canti, balli, musiche e rievocazioni storiche che narrano la vita e i miracoli del santo: tutto questo si svolge normalmente tra il 16 e il 17 gennaio. I festeggiamenti sono soliti aprirsi con la tradizionale veglia contadina la sera precedente, a cui fa seguito l’apertura degli stand gastronomici. La mattina seguente, dopo la funzione religiosa, vengono accesi i giganteschi falò, preparati precedentemente, naturalmente dopo esser stati benedetti dal parroco; mentre la catasta brucia, si balla, si canta e si degustano i piatti tipici del posto fino a tarda notte, accompagnati da musiche folkloristiche e spettacoli di vario genere, come ad esempio la lettura di poesie che parlano del Santo, ma anche l’esposizione di racconti popolari e contadini.
Questa singolare festa è considerata una delle più interessanti, ed è sicuramente la più studiata, dal punto di vista etno-antropologico; ricca di folklore e religiosità popolare, di antiche tradizioni, affascina non poco chi vi prende parte. Dopotutto la vita stessa del Santo, che morì all’età di ben 106 anni, come la sua figura, ha da sempre affascinato fedeli e miscredenti.
Oltre ai falò e al fuoco, la tradizione vuole che, dopo la messa, il parroco imponga la benedizione ai campi, al bestiame e al raccolto. L’Abate, infatti, è Patrono dei macellai, dei contadini, degli allevatori e degli animali domestici. È interessante come in alcune località questa festa venga associata alla smettitura del maiale. Il maiale, infatti, è l’animale che nell’iconografia tradizionale accompagna, da sempre, l’Abate. Ciò deriva dal fatto che all’ordine degli Antoniani fu dato il permesso di allevare maiali all’interno dei centri abitati, i quali scorazzavano liberamente con attaccato al collo un campanello; dal grasso di questi animali i monaci ricavavano un unguento che veniva usato sulle persone colpite da varie malattie della pelle, in particolare da ergotismo ed herpes zoster, non a caso malattie conosciute meglio con il nome di “fuoco di Sant’Antonio”.
Al Santo sono inoltre riconosciute grandi capacità taumaturgiche e molti si affidano alla sua grazia, chiedendo guarigioni da qualsiasi male, soprattutto chi è stato “colpito dal fuoco”, ma anche per chiedere liberazioni dal demonio. Sant’Antonio nell’arte sacra è conosciuto come “il santo delle tentazioni demoniache”; nella sua vita, infatti, venne continuamente attaccato, tentato e tormentato dal demonio, addirittura percosso fisicamente fino a ridurlo allo stremo. Insomma l’Abate era continuamente in lotta con il diavolo. Ecco perché la sua associazione al fuoco; a riguardo poi, si narra che il Santo per strappare più anime possibili al demonio si sia recato addirittura all’inferno.
È interessante osservare che in mezzo ai molti simbolismi e rituali che richiamano alla memoria il Santo Abate, persistono alcune usanze tra la popolazione che si è soliti identificare con antiche tradizioni pagane, in uso presso gli antichi romani. Taluni studiosi sostengono anche che la festa del Santo abbia preso origine da culti pagani, come spesso viene asserito riferendosi al Santo Natale, sostenendo, erroneamente, che non esistono documenti e prove sulla data di nascita di Gesù Cristo, ma che sia stata solamente un’invenzione della Chiesa per estirpare il culto pagano del Sol Invivtus. Teoria erronea, se si va alle fonti della storia e si esaminano seriamente i documenti pervenutici (come ad esempio il Libro dei Giubilei, un testo del II secolo a.C., rinvenuto nel 1947 in una grotta del deserto di Qumran). Come per il Natale, oggi, dai documenti e dagli ultimi studi effettuati, si può ben affermare che le tradizioni contadine, parte importante del folklore popolare e molto interessanti dal punto di vista etno-antropologico, non hanno nulla a che vedere con i rituali dedicati al Santo Abate, il 17 gennaio.

Publié dans:feste, Padri del deserto |on 17 janvier, 2012 |Pas de commentaires »

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