Archive pour le 9 janvier, 2012

Mother of God

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Musica nuova e antica, dalla selva del Paraguay (di Sandro Magister)

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350137

Musica nuova e antica, dalla selva del Paraguay

Il meglio del barocco europeo sposato alle tradizioni popolari dei guaranì sudamericani. Un capolavoro di « inculturazione » del Vangelo, ideato dai gesuiti del Seicento e riproposto oggi da musicisti del luogo. Una lezione per le Chiese della vecchia Europa

di Sandro Magister

ROMA, 4 gennaio 2012 – Gli angeli musicanti dell’illustrazione qui sopra sono scolpiti sulle mura absidali di una chiesa in rovina, in una località sperduta del Paraguay.
È la chiesa di quella che fu una delle più straordinarie Riduzioni edificate dai gesuiti nei secoli XVII e XVIII in un vastissimo territorio che appartiene oggi a Paraguay, Argentina, Brasile e Bolivia: la Riduzione di Trinidad.
Lì gli angeli musicanti non erano pura decorazione. La musica – anzitutto la musica sacra – era parte costitutiva della missione dei gesuiti e della vita della popolazione del luogo, convertita al cattolicesimo.
Ed era musica di altissima qualità. Al pari delle splendide architetture barocche delle chiese delle Riduzioni. Quella di Trinidad fu opera di Gian Battista Primoli, il maggior architetto gesuita operante nel sud dell’America, nella prima metà del Settecento.
I guaranì che abitavano quelle terre erano un popolo semiprimitivo. Ma i gesuiti non abbassarono affatto il messaggio evangelizzatore a un livello rozzo ed elementare, presumendo con ciò di adattarlo ai loro ascoltatori. Fecero l’opposto. Offrirono a quel popolo quanto di più elevato e bello c’era nel cristianesimo, sia nei contenuti che nelle forme. Avevano intravisto nei guaranì un innato talento musicale e una straordinaria attrattiva per il bello. E quindi coniugarono il meglio delle arti e della musica del barocco europeo con la sensibilità e le tradizioni musicali ed artistiche di quelle terre fin lì inesplorate.
E ne venne uno dei più impressionanti esempi di « inculturazione » del Vangelo che l’espansione del cristianesimo abbia mai prodotto in due millenni.
Di questa straordinaria creatività musicale si sapeva. Gli angeli musicanti dei bassorilievi di Trinidad ne erano un indizio. Ma è solo dal 1972, grazie a un fortunato ritrovamento di antichi spartiti in un luogo remoto della Bolivia, che quella musica non è più un mistero.
Il gesuita Domenico Zipoli fu forse, nel Seicento, il più geniale creatore di questo genere musicale nuovo, che fuse il più raffinato barocco europeo con le risonanze della tradizione vocale e strumentale guaranì, a livelli di qualità che stavano alla pari o persino superavano la musica sacra che si cantava nelle cattedrali d’Europa.
Il film « Mission » diretto da Roland Joffé e interpretato da Robert De Niro e Jeremy Irons, Palma d’Oro a Cannes nel 1986, ha fatto ascoltare da un largo pubblico alcune meraviglie sonore delle Riduzioni. Ma oggi questa musica sta conoscendo una rifioritura soprattutto grazie a musicisti del luogo che tornano ad eseguirla, non solo in America latina, ma anche in altre parti del mondo. Il maestro paraguayano Luis Szarán è il più impegnato in quest’opera. Si reca di frequente anche in Italia, dove collabora con vari cori ed ensemble concertistici.
Ma per sapere di più di questa affascinante avventura, non c’è che da leggere l’articolo che segue, uscito su « L’Osservatore Romano » del 28 dicembre 2011.
Ne è autore Giampaolo Romanato, professore di storia della Chiesa all’Università di Padova e membro del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, ma anche autore di importanti studi sulle Riduzioni, di cui ha spesso visitato le impressionanti rovine.
La riscoperta di questa magnifica stagione musicale non vale solo per diletto, o per gusto esotico. Da essa si ricava la lezione che il professor Romanato dice nella riga conclusiva del suo scritto:
« Una lezione che può insegnare qualcosa anche alla povera e stanca musica liturgica delle nostre antiche chiese d’Europa ».
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MUSICA SACRA NELLE « RIDUZIONI » DEI GESUITI

di Gianpaolo Romanato
Quando ho visitato per la prima volta le rovine delle Riduzioni – le missioni pensate quattro secoli fa dai gesuiti per la popolazione guaranì in Paraguay, Argentina, Brasile e Bolivia, oggi dichiarate dall’UNESCO patrimonio dell’umanità – sono rimasto stupefatto dalla grandiosità degli edifici, dall’imponenza dell’impianto urbanistico, dalla cura artistica delle chiese, ancora ben visibili nonostante le distruzioni avvenute nell’Ottocento, dopo l’indipendenza dei paesi sudamericani.
Perché tanta attenzione per l’effetto scenografico, per l’impatto visivo, in un ambiente semiprimitivo com’era quello in cui vivevano i guaranì? « Perché – mi spiega Luis Szarán – questo era lo strumento per conquistare i guaranì, il cui universo culturale era molto ridondante, con riti simili a quelli barocchi ».
Szarán è oggi il più noto musicista del Paraguay, direttore dell’Orchestra sinfonica della città di Asunción. Con il progetto dei « Sonidos de la Tierra » porta la musica nei più remoti villaggi paraguayani con l’obiettivo di elevare la cultura e la sensibilità dei giovani attraverso l’arte. Un progetto grandioso, che attualmente coinvolge 150 villaggi e 12 mila giovani.
Ma è anche uno studioso appassionato delle Riduzioni. « Sono nato a Encarnación – dice – dove sorgeva la Riduzione di Itapuá, ho giocato da bambino fra le rovine di Trinidad, la Riduzione più grandiosa e impressionante. Questi villaggi fanno parte della mia vita prima che della mia professione. D’altronde il Paraguay è impensabile senza le Riduzioni e l’opera dei gesuiti. La lingua guaranì si è salvata grazie a loro e oggi è lingua ufficiale come lo spagnolo, sebbene i guaranì non siano più del 2 per cento della popolazione del paese. È un caso unico in tutta l’America latina ».
È quindi un omaggio alle sue stesse origini la splendida colonna sonora che ha composto per accompagnare lo spettacolo di suoni e luci allestito tra le rovine di Trinidad dopo il restauro del complesso compiuto dall’architetto genovese Ettore Piras e aperto al pubblico nel 2009 alla presenza del presidente della repubblica. Le musiche sono disponibili in un cd pubblicato dalla Missionsprokur della Compagnia di Gesù di Norimberga.
Luis Szarán ha studiato in Italia, a Roma e a Siena, e qui torna spesso. Lo incontro a Bassano del Grappa, nella sontuosa cornice barocca della Pieve di Santa Maria in Colle, dove ha appena concluso un concerto.
« Le Riduzioni uniscono molte esigenze. I gesuiti – spiega – dovevano controllare i guaranì, questi dovevano vivere in forme che non snaturassero la loro cultura, i villaggi dovevano armonizzarsi con l’ambiente ed essere difendibili, raggiungibili, integrati, gestibili economicamente. L’idea ha impiegato un secolo e mezzo a concretizzarsi. Quando i gesuiti furono espulsi ed iniziò la loro decadenza, nella seconda metà del Settecento, le Riduzioni avevano appena raggiunto la forma definitiva, tanto che Jesús, in Paraguay, quella oggi meglio conservata, non era ancora stata ultimata e presenta alcune caratteristiche nuove, a conferma che il progetto era in continua evoluzione. Il modello si allargò a nord, in Bolivia, dove fra i chiquitos sorsero molti villaggi analoghi, costruiti in legno e non in muratura. Questi si sono salvati, protetti dal loro isolamento. Sono ancora abitati, la gente ci vive quasi come allora. Bisogna andare in questa regione, oggi anch’essa dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, per capire davvero cos’è stato, e cos’è ancora, il ‘sacro esperimento’. Qui si suona ancora la stessa musica di tre secoli fa, si fabbricano violini con la tecnica insegnata dai gesuiti ».
Ed è appunto in Bolivia, dove ritmi e modi di vita sono simili a quelli di allora, che Szarán ha trovato il tassello mancante della storia delle Riduzioni: la musica.
Era ben nota agli storici la straordinaria perizia musicale raggiunta dai guaranì. Ne scrisse Benedetto XIV in un’enciclica del 1749. Ed era ben noto che in ciascuna Riduzione esisteva una scuola musicale – un vero e proprio conservatorio – contornato da un florido artigianato che produceva ogni genere di strumenti, dai violini agli organi, dalle arpe alle trombe. Ciò che si ignorava era il genere di musica che suonavano i guaranì sotto la guida dei gesuiti.
L’ignoranza è durata fino a una quarantina d’anni fa. Fu nel 1972, infatti, che l’architetto svizzero Hans Roth, responsabile del restauro delle Riduzioni boliviane, nella provincia di Chiquitos, trovò per caso in un cassone abbandonato un’innumerevole quantità di spartiti musicali. Erano le musiche composte per le Riduzioni dai musicisti gesuiti – soprattutto Domenico Zipoli (Prato 1688-Cordoba 1726) e Martin Schmid (Zurigo 1694-Lucerna 1772) – e da sconosciuti artisti guaranì, portati a un livello tale di raffinatezza da diventare essi stessi ottimi compositori. Considerati carta straccia, gli spartiti giacevano nell’incuria più totale.
Quel ritrovamento, cui poi se ne aggiunsero altri, avvenuti in chiquitania e anche nel centro-nord del paese, nella provincia di Moxos, rappresentò il maggior evento della musicologia latino-americana. Migliaia di pagine di composizioni che ci hanno restituito la straordinaria esperienza di multiculturalismo musicale – probabilmente unica nella storia – avvenuta in queste terre tre secoli fa: la fusione del più raffinato barocco europeo con le risonanze della tradizione vocale e strumentale locale.
Il Festival Internacional de Música Renacentista y Barroca Americana, ormai la principale manifestazione musicale della Bolivia, è stato una conseguenza della scoperta di Roth. La prossima edizione si terrà dal 26 aprile al 6 maggio 2012 e coinvolgerà tutte le sei Riduzioni della chiquitania, partendo da Santa Cruz de la Sierra.
Fra i musicologi che si sono dedicati alla trascrizione di quegli spartiti, un’opera difficile e complessa dato lo stato di degrado della carta, bisogna ricordare il polacco Piotr Nawrot dell’Università di Poznan e, appunto, Luis Szarán.
Da allora il maestro paraguayano ha potuto aggiungere queste musiche al suo repertorio. Musiche che egli sa interpretare con il vigore e la passione che solo un artista nato nella stessa terra dei guaranì, che ne conosce l’anima e ne parla la lingua, è in grado di offrire. Poi l’incontro con due gruppi musicali italiani, il coro « Academia Ars Canendi » guidato dal soprano Manuela Meneghello e il Gruppo d’Archi Veneto condotto dalla violinista Fiorella Foti, entrambi con sede a Treviso, ha aperto a questo repertorio le porte delle chiese e delle sale da concerto europee. I due complessi hanno posto infatti le musiche di Zipoli, Martin Schmid e degli anonimi autori guaranì al centro dell’interesse, facendone il perno della loro proposta concertistica.
È dopo uno di questi concerti che incontro il maestro Szarán. « La musica – spiega – entrò subito nelle Riduzioni, ma divenne una pratica generalizzata e istituzionalizzata con l’arrivo di Anton Sepp, un gesuita sudtirolese, di Caldaro, che era un provetto musicista e aveva fatto parte, prima di venire in Paraguay, alla fine del Seicento, del coro della corte imperiale di Vienna. Fu Sepp che specializzò gli indios nella fabbricazione di ogni tipo di strumenti musicali. La musica divenne il cemento delle Riduzioni, come ha mostrato con grande efficacia il film ‘Mission’, e come mostrano gli straordinari bassorilievi scolpiti sulle pareti dell’abside della chiesa di Trinidad, raffiguranti angeli con i tratti dei guaranì che suonano vari strumenti: violini, violoncelli, trombe, cembali e un organo ».
Si deve a Sepp la costruzione del primo organo interamente fabbricato in America latina, destinato alla riduzione di Yapeyú. Poi arrivò in Sudamerica Zipoli, che perfezionò questa musica portandola al livello della migliore arte europea. Le lettere e le cronache dei gesuiti che operarono nelle Riduzioni non mancano mai di parlare dell’incredibile perfezione raggiunta dai musicisti guaranì. Nelle chiese del Paraguay, scrive uno di loro, José Cardiel, « si ascolta una musica migliore di quella che si può sentire nelle più celebri cattedrali d’Europa ».
Con la fine delle missioni e l’espulsione dei gesuiti, nel 1774, questo patrimonio fu in gran parte disperso. Le Riduzioni del Paraguay furono semidistrutte, con tutti gli arredi che le impreziosivano, mentre sopravvissero, protette dal loro isolamento, quelle della Bolivia, dove è avvenuto il ritrovamento degli spartiti originali. Si salvò in parte la musica, che è diventata tutt’uno con la cultura popolare tanto in Paraguay quanto in Bolivia. Nelle Riduzioni della chiquitania si continua a fabbricare violini e a suonare musica barocca come si faceva allora.
Nei concerti che eseguono Szarán con il Coro « Academia Ars Canendi » e il Gruppo d’Archi Veneto vengono proposti tra l’altro due esempi, che non è esagerato definire folgoranti, dell’incredibile mescolanza di generi musicali avvenuta in quest’angolo appartato del Sudamerica grazie alla paziente pedagogia dei gesuiti delle Riduzioni.
Il primo è la Misa Guarayo. I guarayo sono una popolazione di ceppo guaranì che vive nel sud della Bolivia. Questa messa, di composizione ottocentesca, fonde un impianto armonico europeo con canti popolari locali in lingua guaranì e sottofondo di percussioni. L’effetto, anche per la fragorosa esecuzione che propongono gli esecutori, è di straordinaria efficacia.
Il secondo è costituito da un motivo popolare della Settimana Santa, i canti « de los Estacioneros », anch’essi in lingua guaranì, risalenti alla fine del Settecento. Sono litanie guidate da un « cantador » a ogni stazione di un percorso teoricamente infinito tra un villaggio e l’altro. Un pezzo che alterna il coro a voci soliste con effetti di rara suggestione.
La fine delle Riduzioni non è stata, insomma, la fine di quella « nazione musicale » che era e continua a essere il Paraguay. Da questo paese americano, che celebra quest’anno il bicentenario della propria indipendenza, giunge una lezione che può insegnare qualcosa anche alla povera e stanca musica liturgica delle nostre antiche chiese d’Europa.

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BENEDETTO XVI: « DIO VUOLE DARCI SOPRATTUTTO SE STESSO E LA SUA PAROLA »

http://www.zenit.org/article-29180?l=italian

« DIO VUOLE DARCI SOPRATTUTTO SE STESSO E LA SUA PAROLA »

L’omelia del Santo Padre nella festa del Battesimo del Signore

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 8 gennaio 2012 (ZENIT.org).– Ripendiamo il testo dell’omelia pronunciata questa mattina da Papa Benedetto XVI durante la Messa celebrata nella Cappella Sistina, nel corso della quale ha amministrato il sacramento del Battesimo a 16 bambini.
***
Cari fratelli e sorelle!
E’ sempre una gioia celebrare questa Santa Messa con i Battesimi dei bambini, nella Festa del Battesimo del Signore. Vi saluto tutti con affetto, cari genitori, padrini e madrine, e tutti voi familiari e amici! Siete venuti – l’avete detto ad alta voce – perché i vostri neonati ricevano il dono della grazia di Dio, il seme della vita eterna. Voi genitori avete voluto questo. Avete pensato al Battesimo prima ancora che il vostro bambino o la vostra bambina venisse alla luce. La vostra responsabilità di genitori cristiani vi ha fatto pensare subito al Sacramento che segna l’ingresso nella vita divina, nella comunità della Chiesa. Possiamo dire che questa è stata la vostra prima scelta educativa come testimoni della fede verso i vostri figli: la scelta è fondamentale!
Il compito dei genitori, aiutati dal padrino e dalla madrina, è quello di educare il figlio o la figlia. Educare è molto impegnativo, a volte è arduo per le nostre capacità umane, sempre limitate. Ma educare diventa una meravigliosa missione se la si compie in collaborazione con Dio, che è il primo e vero educatore di ogni uomo.
Nella prima Lettura che abbiamo ascoltato, tratta dal Libro del profeta Isaia, Dio si rivolge al suo popolo proprio come un educatore. Mette in guardia gli Israeliti dal pericolo di cercare di dissetarsi e di sfamarsi alle fonti sbagliate: « Perché – dice – spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? » (Is 55,2). Dio vuole darci cose buone da bere e da mangiare, cose che ci fanno bene; mentre a volte noi usiamo male le nostre risorse, le usiamo per cose che non servono, anzi, che sono addirittura nocive. Dio vuole darci soprattutto Se stesso e la sua Parola: sa che allontanandoci da Lui ci troveremmo ben presto in difficoltà, come il figlio prodigo della parabola, e soprattutto perderemmo la nostra dignità umana. E per questo ci assicura che Lui è misericordia infinita, che i suoi pensieri e le sue vie non sono come i nostri – per nostra fortuna! – e che possiamo sempre ritornare a Lui, alla casa del Padre. Ci assicura poi che se accoglieremo la sua Parola, essa porterà frutti buoni nella nostra vita, come la pioggia che irriga la terra (cfr Is 55,10-11).
A questa parola che il Signore ci ha rivolto mediante il profeta Isaia, noi abbiamo risposto con il ritornello del Salmo: « Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza ». Come persone adulte, ci siamo impegnati ad attingere alle fonti buone, per il bene nostro e di coloro che sono affidati alla nostra responsabilità, in particolare voi, cari genitori, padrini e madrine, per il bene di questi bambini. E quali sono « le sorgenti della salvezza »? Sono la Parola di Dio e i Sacramenti. Gli adulti sono i primi a doversi alimentare a queste fonti, per poter guidare i più giovani nella loro crescita. I genitori devono dare tanto, ma per poter dare hanno bisogno a loro volta di ricevere, altrimenti si svuotano, si prosciugano. I genitori non sono la fonte, come anche noi sacerdoti non siamo la fonte: siamo piuttosto come dei canali, attraverso cui deve passare la linfa vitale dell’amore di Dio. Se ci stacchiamo dalla sorgente, noi stessi per primi ne risentiamo negativamente e non siamo più in grado di educare altri. Per questo ci siamo impegnati dicendo: « Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza ».
E veniamo ora alla seconda Lettura e al Vangelo. Essi ci dicono che la prima e principale educazione avviene attraverso la testimonianza. Il Vangelo ci parla di Giovanni il Battista. Giovanni è stato un grande educatore dei suoi discepoli, perché li ha condotti all’incontro con Gesù, al quale ha reso testimonianza. Non ha esaltato se stesso, non ha voluto tenere i discepoli legati a sé. Eppure Giovanni era un grande profeta, la sua fama era molto grande. Quando è arrivato Gesù, si è tirato indietro e ha indicato Lui: « Viene dopo di me colui che è più forte di me… Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo » (Mc 1,7-8). Il vero educatore non lega le persone a sé, non è possessivo. Vuole che il figlio, o il discepolo, impari a conoscere la verità, e stabilisca con essa un rapporto personale. L’educatore compie il suo dovere fino in fondo, non fa mancare la sua presenza attenta e fedele; ma il suo obiettivo è che l’educando ascolti la voce della verità parlare al suo cuore e la segua in un cammino personale.
Ritorniamo ancora alla testimonianza. Nella seconda Lettura, l’apostolo Giovanni scrive: « E’ lo Spirito che dà testimonianza » (1 Gv 5,6). Si riferisce allo Spirito Santo, lo Spirito di Dio, che rende testimonianza a Gesù, attestando che è il Cristo, il Figlio di Dio. Lo si vede anche nella scena del battesimo nel fiume Giordano: lo Spirito Santo scende su Gesù come una colomba per rivelare che Lui è il Figlio Unigenito dell’eterno Padre (cfrMc 1,10). Anche nel suo Vangelo Giovanni sottolinea questo aspetto, là dove Gesù dice ai discepoli: « Quando verrà il Paraclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio » (Gv 15,26-27). Questo ci è di grande conforto nell’impegno di educare alla fede, perché sappiamo che non siamo soli e che la nostra testimonianza è sostenuta dallo Spirito Santo.
E’ molto importante per voi genitori, e anche per i padrini e le madrine, credere fortemente nella presenza e nell’azione dello Spirito Santo, invocarlo e accoglierlo in voi, mediante la preghiera e i Sacramenti. E’ Lui infatti che illumina la mente, riscalda il cuore dell’educatore perché sappia trasmettere la conoscenza e l’amore di Gesù. La preghiera è la prima condizione per educare, perché pregando ci mettiamo nella disposizione di lasciare a Dio l’iniziativa, di affidare i figli a Lui, che li conosce prima e meglio di noi, e sa perfettamente qual è il loro vero bene. E, al tempo stesso, quando preghiamo ci mettiamo in ascolto delle ispirazioni di Dio per fare bene la nostra parte, che comunque ci spetta e dobbiamo realizzare. I Sacramenti, specialmente l’Eucaristia e la Penitenza, ci permettono di compiere l’azione educativa in unione con Cristo, in comunione con Lui e continuamente rinnovati dal suo perdono. La preghiera e i Sacramenti ci ottengono quella luce di verità grazie alla quale possiamo essere al tempo stesso teneri e forti, usare dolcezza e fermezza, tacere e parlare al momento giusto, rimproverare e correggere nella giusta maniera.
Cari amici, invochiamo dunque tutti insieme lo Spirito Santo, perché scenda in abbondanza su questi bambini, li consacri ad immagine di Gesù Cristo, e li accompagni sempre nel cammino della loro vita. Li affidiamo alla guida materna di Maria Santissima, perché crescano in età, sapienza e grazia e diventino veri cristiani, testimoni fedeli e gioiosi dell’amore di Dio. Amen.

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