Archive pour mai, 2011

Visitazione della Beata Vergine Maria

Visitazione della Beata Vergine Maria  dans immagini sacre

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PAPA BENEDETTO XVI: PREGHIERA NEL SANTUARIO DI LORETO (9-10 DICEMBRE 2005)

dal sito:

http://www.lavocecattolica.it/preghiera.benedetto.XVI.htm

PAPA BENEDETTO XVI

(9-10 DICEMBRE 2005)

PREGHIERA NEL SANTUARIO DI LORETO

            Santa Maria, Madre di Dio, ti salutiamo nella tua casa.

            Qui l’arcangelo Gabriele ti ha annunciato che dovevi diventare la Madre del Redentore; che in te il Figlio eterno del Padre, per la potenza dello Spirito Santo, voleva farsi uomo.

            Qui dal profondo del tuo cuore hai detto: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc.1,38). Così in te il Verbo si è fatto carne (Gv.1,14).

           Così tu sei diventata tempio vivente, in cui l’Altissimo ha preso dimora corporalmente; sei diventata porta per la quale Egli è entrato nel mondo.

            Dopo il ritorno dall’Egitto qui, sotto la fedele protezione di san Giuseppe, hai vissuto insieme con Gesù fino all’ora del Suo battesimo nel Giordano.

            Qui hai pregato con Lui, con le antichissime preghiere d’Israele, che allora diventavano parole del Figlio rivolte al Padre, cosicché ora noi, in queste preghiere, possiamo pregare insieme col Figlio e siamo uniti al tuo pregare, santa Vergine Madre.

            Qui avete letto insieme le Sacre Scritture e certamente avete anche riflettuto sulle parole misteriose del libro del profeta Isaia: “Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità… Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo… Il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità” (Is.53,5.8.11). Già poco dopo la nascita di Gesù, il vecchio Simeone nel tempio di Gerusalemme ti aveva detto, che una spada avrebbe trafitto la tua anima (Lc.2,35).

            Dopo la prima visita al tempio con il Dodicenne siete tornati in questa casa a Nazaret, e qui per molti anni hai sperimentato quello che Luca riassume nelle parole: “… e stava loro sottomesso” (Lc.2,51). Tu hai visto l’obbedienza del Figlio di Dio, l’umiltà di Colui che è il Creatore dell’universo e dai Suoi connazionali veniva chiamato ed era “il carpentiere” (Mc.6,3).

            Santa Madre del Signore, aiutaci a dire “sì” alla volontà di Dio anche quando non la comprendiamo. Aiutaci a fidarci della Sua bontà anche nell’ora del buio. Aiutaci a diventare umili come lo era il tuo Figlio e come lo eri tu. Proteggi le nostre famiglie, perché siano luoghi della fede e dell’amore; perché cresca in esse quella potenza del bene di cui il mondo ha tanto bisogno. Proteggi il nostro Paese, perché rimanga un Paese credente; perché la fede ci doni l’amore e la speranza che ci indica la strada dall’oggi verso il domani. Tu, Madre buona, soccorrici nella vita e nell’ora della morte. Amen.

Benedetto XVI

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Visitazione della Beata Vergine Maria (31/05/2011)

dal sito:

http://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.pax?mostra_id=22531

Visitazione della Beata Vergine Maria (31/05/2011)

Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome

Movimento Apostolico – rito romano 

Vangelo: Lc 1,39-56  

Lo Spirito Santo si è posato sulla Vergine Maria. Il suo cuore è la sua casa sulla terra. La sua anima il suo respiro. Il suo corpo il suo cielo. La sua mente il suo pensiero. La Vergine Maria è tutta inabitata dallo Spirito del Signore in tutto il suo essere. Ella è da oggi vero strumento umano del suo amore, della sua verità, della sua santità.
Lo Spirito deve ricolmare di sé Giovanni il Battista che è ormai al sesto mese nel grembo della madre. Egli non si posa nel grembo di Elisabetta per via immediata. Lo fa per via mediata, attraverso la Madre del Figlio dell’Altissimo. Per questo muove la Madre di Dio ed Lei senza indugio, con sollecitudine e prontissima obbedienza, si reca a far visita alla cugina Elisabetta. Quando è lo Spirito che ci muove, noi facciamo le cose per un motivo, mentre sarà Lui a farle secondo il suo disegno di salvezza e la sua eterna verità di amore, misericordia, pietà, compassione, vera rivelazione.
Perché vi sia mediazione umana in ordine al dono dello Spirito Santo, è necessario che il discepolo di Gesù viva di pronta e sollecita obbedienza. Attraverso la nostra obbedienza lo Spirito di Dio si posa su di noi. Quando è su di noi, vivente in noi, operante in noi, perché noi siamo nella Parola di Cristo Gesù e del Padre dei Cieli, lo Spirito Santo ci muove per compiere le opere di redenzione, salvezza, giustificazione, elevazione spirituale e morale dell’uomo.
Se lo Spirito Santo non è in noi, perché noi non siamo nella Parola di Gesù, nella sua obbedienza e nella comunione di grazia e di verità, Egli mai potrà servirsi di noi come strumenti umani per la realizzazione della sua opera. Lo Spirito Santo è tutto nella Vergine Maria. Per mezzo di lei, Lui canta la verità della Madre di Dio e del Dio che l’ha scelta per essere la Madre del suo Figlio Unigenito. Quando noi non conosciamo la verità di una persona, è segno che lo Spirito Santo non abita in noi. Così dicasi anche della non conoscenza di Dio, imperfetta o parziale, anche questo è un segno che lo Spirito del Signore non abita in noi. Elisabetta fu piena di Spirito Santo e in un istante cantò tutto il mistero che stava vivendo la Cugina che veniva a trovarla dalla lontana Nazaret. In un attimo vive il mistero nella sua globalità e pienezza e lo cantò in modo mirabile. Se noi diventassimo un po’ più obbedienti alla Parola di Gesù, tutto il mondo per mezzo nostro sarebbe inondato di Spirito Santo.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, aiutaci ad obbedire prontamente come hai fatto tu. Angeli e Santi di Dio, dateci una fede grande in ogni Parola di Dio e di Gesù.

IL POPOLO CATTOLICO CHE FECE L’ITALIA

dal sito:

http://www.zenit.org/article-26887?l=italian

IL POPOLO CATTOLICO CHE FECE L’ITALIA

Convegno a Roma su“Il contributo dei cattolici all’Unità d’Italia”

di Antonio Gaspari

ROMA, lunedì, 30 maggio 2011 (ZENIT.org).- “C’è un rapporto inscindibile tra l’Unità d’Italia e storia del cattolicesimo” lo ha affermato monsignor Rino Fisichella, intervenendo a Roma il 26 maggio al convegno sul tema “Il contributo dei cattolici all’Unità d’Italia” organizzato dalla Fondazione Italia Protagonista e dall’Associazione Cuore Azzurro.
Ribaltando i luoghi comuni che indicano l’Unità d’Italia come una guerra contro il Vaticano, il Presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione ha spiegato che “ne è passata di acqua sotto i ponti da quando un frate francescano fra Giacomo da Poirino venne sospeso a divinis con la colpa di essere andato al capezzale di Cavour e di averlo confessato in punto di morte”.
“C’è una complementarietà tra i cattolici e l’Unità d’Italia”, ha sottolineato il presule ed ha poi aggiunto: “È vero, il non expedit è un fatto storico, ma nella Chiesa c’erano anche gruppi che lavoravano per la riconciliazione, i cosiddetti ‘cattolici transigenti’”.
“D’altra parte – ha continuato monsignor Fisichella – sebbene dal punto di vista culturale prevalesse una tendenza anticattolica questa non si identificava con tutto l’agire politico del momento, come dimostra il carteggio tra Pio IX e Vittorio Emanuele II”.
Secondo il Presidente del Dicastero vaticano “la politica voleva trovare una soluzione perché c’era soprattutto la dimensione del popolo naturalmente cattolico che soffriva molto del contrasto tra Chiesa e Stato”. E “in questo contesto i cattolici andarono a trovare quegli ambiti, come l’educazione, per costruire un tessuto unitario”.
“Noi possiamo celebrare i centocinquant’anni – ha concluso monsignor Fisichella – perché c’è stato un processo dinamico alimentato dai cattolici, che l’ha posto in essere, molto prima del 1861”.
Facendo riferimento al libro da lei curato e pubblicato da Lindau, “I cattolici che hanno fatto l’Italia”, la professoressa Lucetta Scaraffia ha spiegato che “le indubbie violenze e prevaricazioni nei confronti dei cattolici anziché indebolire la Chiesa l’hanno purificata e anche fortemente modernizzata”.

La docente di Storia contemporanea de La Sapienza di Roma ha rivelato che “le banche cattoliche, gli ospedali, le scuole gestite dagli istituti religiosi, le società per Azioni, sono nate per far fronte alla legge Siccardi che aveva espropriato tutto quanto era in possesso delle congregazioni religiose”.
Con spirito di conciliazione il popolo cattolico insieme a molte congregazioni di vita attiva – soprattutto quelle di origine piemontese come i salesiani e le figlie di Maria Ausiliatrice, o le suore carcerarie della marchesa di Barolo – hanno realizzato una collaborazione fattiva con i governi che si sono susseguiti al potere nei primi decenni dell`Italia unita.
Secondo la Scaraffia “queste iniziative hanno avuto il merito di anticipare, la conquista dei diritti fondamentali della donna e dell’uomo in un periodo in cui la preoccupazione della società civile era quella di formare una coscienza ai propri cittadini”.
Così che “i religiosi si sono rivelati preziosi collaboratori di chi voleva fare gli italiani dopo che l’Unità della Penisola era stata raggiunta”.
Nel dibattito è intervenuto anche il senatore Maurizio Gasparri il quale ha detto che “senza la religione cattolica, l’Italia non sarebbe quello che oggi è”. Il presidente dei senatori della maggioranza ha spiegato che “la storia d’Italia non si limita ai 150 anni di Unità ma comprende anche i secoli del pensiero cattolico, le cattedrali, l’arte” ed è evidente che “il pensiero cattolico ha costituito una parte essenziale dell’identità italiana”.
Perchè “l’Italia ha avuto nel Risorgimento il suo riconoscimento di Stato nazionale, ma prima ancora si è espressa attraverso il cristianesimo”. A conferma dei profondi legami che esistono tra la Nazione, il popolo cattolico ed i Pontefici, Gasparri ha citato diverse parti della lettera che Papa Benedetto XVI ha inviato al Presidente della Repubblica in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Il senatore Stefano De Lillo ha ricordato le figure leggendarie di due eroi del Risorgimento: Antonio Rosmini e Silvio Pellico. Due personaggi tra i più famosi nell’Ottocento e che oggi invece sembrano un po’ dimenticati.
Di Pellico il senatore De Lillo ha ricordato la grandezza umana e culturale. I suoi libri più famosi “Le mie prigioni” e “I doveri degli italiani” sono stati tradotti in più di 269 lingue, e sono ancora le opere italiane più diffuse al mondo. Per il senatore De Lillo “l’eroismo e i valori espressi nella battaglia per la libertà e per il rispetto dei diritti umani di Pellico è paragonabile a quelli del Mahatma Ghandi per l’India e di Nelson Mandela per il Sudafrica”.
In termini concreti il senatore De Lillo ha proposto di far cantare la terza strofa dell’Inno D’Italia in ogni manifestazione sportiva e pubblica, perchè nelle parole “Uniamoci, amiamoci l’unione e l’amore, Rivelano ai popoli le vie del Signore. Giuriamo far libero il suolo natio. Uniti, per Dio, chi vincer ci può?” c’è racchiusa la vera identità e il destino degli italiani.
Inoltre, dopo aver letto la Preghiera all’Italia del beato Antonio Rosmini, il senatore De Lillo ha chiesto che le opere di Pellico e quelle di Rosmini vengano riprese dalle antologie in uso in tutte le classi scolastiche.

Ss. Sacramento

Ss. Sacramento dans immagini sacre

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Publié dans:immagini sacre |on 28 mai, 2011 |Pas de commentaires »

Giovanni Paolo II: Preghiera Dio di tenerezza e compassione

dal sito:

http://www.preghiere.org/dio-compassione.html

Giovanni Paolo II

Preghiera Dio di tenerezza e compassione.

Dio onnipotente ed eterno, Padre dei poveri, conforto dei malati, speranza dei moribondi, il tuo amore guida ciascun momento della nostra vita. Innalziamo a te in preghiera le nostre menti e i nostri cuori. Ti rendiamo gloria per il dono della vita umana e specialmente per la promessa di vita eterna. Sappiamo che sei sempre vicino agli afflitti, ai poveri, e a tutti i deboli e a coloro che soffrono. O Dio di tenerezza e compassione, accetta le preghiere che ti offriamo per i nostri fratelli e sorelle ammalati. Accresci la loro fede e la fiducia in te. Confortali con la tua amorevole presenza e, se questa è la tua volontà, ridai loro salute, dà loro rinnovata forza nel corpo e nell’anima. O Padre amorevole, benedici coloro che stanno morendo, benedici tutti coloro che tra poco ti incontreranno faccia a faccia. Noi crediamo che tu hai reso la morte la porta per la vita eterna. Mantieni nel tuo amore i nostri fratelli e sorelle in fin di vita, e portali al sicuro a casa nella vita eterna insieme a te. O Dio, fonte di ogni forza, custodisci e proteggi coloro che si prendono cura degli ammalati e assistono chi sta morendo. Dà loro uno spirito coraggioso e gentile. Sostienili nei loro sforzi per dare conforto e sollievo. Fa’ di loro un segno ancor più radiante del tuo amore trasfiguratore. O Signore di vita e Fondamento della nostra speranza, riversa la tua abbondante benedizione su tutti coloro che vivono e lavorano e muoiono al Nirmal Hriday. Colmali della tua pace e della tua grazia. Mostra loro di essere un Padre amorevole, un Dio di misericordia e di compassione. Amen.

Publié dans:preghiere |on 28 mai, 2011 |Pas de commentaires »

Omelia – 29 maggio 201 – VI del Tempo Ordinario

dal sito:

http://www.omelie.org/

DOMENICA 29 MAGGIO 2011

OMELIA

Tante volte mi sono chiesto, esattamente come i discepoli poco più avanti nel vangelo di Gv, ma Gesù, perché sei così misterioso? Ma non sarebbe tutto più facile un bel colpo di scena? Magari una cosa facile: un’apparizione (quelle funzionano sempre); oppure facciamo contenta tanta gente e fulmina qualcuno che veramente se lo merita!!!
Subito aumenterebbero le conversioni e il numero delle persone in chiesa …
L’unico problema è che se ci sono arrivato anch’io vuol dire che da qualche milione d’anni hai già affrontato la questione e hai dato una risposta diversa (vedi l’incarnazione); poco male, magari vista la durezza della risposta si poteva anche cambiare idea, e invece no, ostinatamente hai cancellato questa possibilità. Potrebbe anche esserci una ragione seria…
Penso che la liturgia di oggi di risposte ce ne dà in quantità. Proviamo a passare al microscopio il brano del vangelo e poi le altre letture:
“se mi amate, osserverete”: è strana la costruzione, forse più logico sarebbe: se mi amate, osservate. Perché un presente e poi un futuro? Forse perché Gesù vuole dire che la logica del “problema Dio” si risolve in un modo diverso: se non parti dalla logica dell’amore, sei come la mosca che sbatte contro il vetro della finestra. Ci possiamo imbattere in Dio in cento modi diversi, prova a pensare a quando Gesù racconta il giudizio finale, e tutte e due le ali dell’umanità dichiareranno che non lo hanno riconosciuto; l’incontro vero è quando io accetto di mettermi in cammino (si chiama conversione della mente e del cuore), accettando di mettere da parte le mie domande per ascoltare Lui stesso che mi parla e mi guida. Allora la frase ha un senso: se mi ami allora accetti di metterti in cammino osservando proprio quei comandamenti che non sono leggi a cui bisogna obtorto collo obbedire: sono vincolanti semplicemente perché sono vere, sono la verità di Dio e della mia vita, la verità si impone assolutamente non con la forza ma con l’evidenza, con la vita e la gioia che riesce ad infondere in noi.
Se mi ami, osservi, vuol dire che cammini, che accetti la provvisorietà, la non chiarezza, la progressività, a volte anche il brancolare; ma tutto questo non perché Dio ce la voglia rendere difficile, tutt’altro! La strada da percorrere serve a rendere adatto il mio cuore, serve per imparare ad amare, esattamente come in un matrimonio: si ama di più all’inizio o dopo 30 anni? Sorridendo diremmo all’inizio, scambiando però l’entusiasmo con l’amore; la strada serve ad insegnare al mio cuore ad amare, perché è vivendo che si impara a guardarsi dentro e ad educare cuore e mente alla grazia di Dio. Però la strada è lunga: “io pregherò il Padre che vi doni un altro consolatore che rimanga sempre con voi”. Se è vero, come è vero, che mantenersi integri in questo cammino è difficile, oggi Gesù dice che la strada non si percorre mai da soli: ognuno deve camminare per la propria strada, ma nessuno cammina mai da solo.
Un altro consolatore: Gesù è il primo consolatore, meglio sarebbe avvocato difensore, e la sua difesa arriva fino a dare la vita per noi e a riconciliarci con Dio Padre, lo Spirito Santo, invece, è quello che rimane sempre con noi. La pentecoste che si avvicina, a cui ci stiamo preparando, è rivivere il mistero di quando questa promessa di Gesù si è compiuta, quando Colui che è la forza amorevole di Dio ci è stato donato per avere la forza di intraprendere questo viaggio.
“Egli dimora presso di voi e sarà in voi”: vuol dire che noi siamo oggetto dell’amore di Dio, ma proprio secondo la logica dell’amore, non c’è amore senza corrispondenza, senza reciprocità: ecco perché io devo desiderare questo dono, perché quello è il mio sì, proprio come quello di Maria all’angelo. Il mondo non lo conosce vuol dire che chi si ostina a ragionare non secondo verità, ma come gli piace, non si renderà neanche conto di tutto quello che Dio gli dona perché preferisce nascondersi in un proprio mondo, si dice che “se la racconta così”.
Al contrario voi che avete il cuore sgombro riusci(re)te a vedere il Signore anche quando sarà lontano; proprio come Mosè che la bibbia dice che vedeva l’invisibile, perché la fede è l’insieme dell’intelligenza e del cuore trasformati da Dio stesso.
Fondamentalmente il vangelo di oggi significa: per incontrare Gesù dovete imparare a diventare uomini e donne, adulti, veri, solidi; guidati dallo Spirito e redenti da Gesù fino alla pienezza dell’incontro col Padre.
Era più facile un’apparizione?
Sì.
Ma non lo avrei riconosciuto…
La vita è imparare ad osservare la sua parola, a diventare discepoli veri: allora la prima lettura ci insegna che siamo chiamati a vivere come Filippo, cioè mandati ad essere segno vivo della grazia di Cristo (il concilio chiama la Chiesa “sacramento universale di salvezza” cioè il luogo dove ogni uomo incontra la grazia salvifica di Cristo: questo è il progetto che sei chiamato a vivere e a condividere).
La seconda lettura ricorda che si è discepoli anche nella sofferenza: è meglio soffrire facendo il bene di ogni presunta scorciatoia nel peccato: se ami sei fedele, non molli. Questa è la speranza che continuamente viene alimentata in noi e che siamo chiamati a testimoniare: l’amore di Dio è fedele con noi e noi siamo fatti capaci di una risposta altrettanto forte.
Se mi ami osserverai…
Se mi ami veramente mettiti in viaggio, un po’ come Abramo

buona notte

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Lilies Pictures

http://www.fabulousnature.com/cat10.htm

icona di San Francesco, Andria • Convento Santa Maria Vetere

icona di San Francesco, Andria • Convento Santa Maria Vetere dans immagini sacre IconaS.CRISTIANA

http://www.fratiminoripugliamolise.it/news_scheda.php?Rif=684&t=Inizio%20della%20VISITA%20CANONICA

Publié dans:immagini sacre |on 26 mai, 2011 |Pas de commentaires »

Pregare il Silenzio – Forse non ci rendiamo conto che Dio ha creato anche il silenzio.

dal sito:

http://www.eremosantalberico.it/giornale/?p=13

La preghiera nel SILENZIO

3 dicembre 2010

Pregare il Silenzio.   
      
Forse non ci rendiamo conto che Dio ha creato anche il silenzio.

Che il silenzio è quella “cosa bella” (Gn 1,12), di cui l’Artista Divino si compiace (gli è riuscita bene!).
Che il silenzio  è quella “bella azione” che Lui tanto gradisce, (Mc 14,6). Pochi sono convinti che il silenzio può essere la lingua più adatta per la preghiera. C’è chi ha imparato a pregare con le parole, solo con le parole. Ma non riesce a pregare solo con il silenzio. “ … Un tempo per tacere e un tempo per parlare”, ammonisce il Qohelet (3, 7). Qualcuno, però, anche condizionato dalla formazione ricevuta, il tempo per tacere nella preghiera – e non solo nella preghiera – proprio non riesce a indovinarlo. Eppure T. Merton sostiene che “il silenzio costituisce la vita di preghiera”. E Saint-Exupéry assicura: “La preghiera è un esercizio del silenzio”. San Giovanni della Croce, da parte sua, ha coniato una formula indimenticabile: “tacere per consentire a Dio di parlare”. Del resto, i Padri latini avevano detto, con altrettanta concisione: “Verbo crescente, verba deficiunt”. Ossia, a mano a mano che la Sua Parola si impossessa del tuo essere, le parole vengono meno. Potremmo parafrasare così: la preghiera “cresce” dentro di te in maniera inversamente proporzionale alle parole. O, se preferiamo, il progresso nella preghiera è parallelo al progredire nel silenzio. L’acqua che cade in una brocca vuota fa molto rumore. Quando però il livello dell’acqua aumenta, il rumore si attenua sempre più, fino a sparire del tutto allorché il vaso è colmo. Per molti, invece, il silenzio nella preghiera risulta imbarazzante, quasi sconveniente. Non si sentono a loro agio nel silenzio. Affidano il tutto alle parole. E non si rendono conto che unicamente il silenzio esprime il tutto (per dire il niente ci voglio tante parole …). Il silenzio è pienezza. Stare in silenzio, nella preghiera, equivale a stare in ascolto. Proprio come gli alberi che, nel bosco, captano messaggi segreti portati dal vento. Il silenzio è la lingua del mistero. Non ci può essere adorazione senza silenzio. Il silenzio è rivelazione. Il silenzio è il linguaggio della profondità. Direi che il silenzio non rappresenta tanto l’altra faccia della Parola, ma è Parola esso stesso. Dopo aver parlato, Dio tace, ed esige da noi il silenzio, non perché la comunicazione sia terminata, ma perché restano altre cose da dire, altre confidenze, che possono essere espresse unicamente dal silenzio. Le realtà più segrete vengono affidate al silenzio. Il silenzio è il linguaggio dell’amore. “Quando l’amante parla all’amata, l’amata da più ascolto al silenzio che alla parola: “Taci”, sembra sussurrare, “taci perché possa udirti”” (Max Picard). Il silenzio è il modo adottato da Dio per bussare alla porta. E il silenzio è il tuo modo di aprirGli. Il Signore lascia dire ai libri, agli individui che parlano a nome Suo. Lui, però, sta dietro alle pagine e alle parole, taciturno. Aspetta che quelli abbiano finito, perché tu ti accorga del tuo Suo silenzio e capisca, attraverso il silenzio, ciò che di essenziale c’è da capire. Quello è il Suo modo più convincente di spiegarsi. Se le parole di Dio non risuonano come silenzio, non sono nemmeno parole di Dio. Dio tace di fronte alle tue domande, non interviene nei “colloqui” di cui tanto ti compiaci, non dice nulla neppure delle sciocchezze che fai. Sembra che Dio non abbia nulla da dire, non voglia sapere nulla. In realtà, Lui ti parla tacendo, e ti ascolta senza sentirti. Non per nulla i veri uomini di Dio sono dei solitari e dei taciturni. Chi si avvicina a Lui, si allontana necessariamente dalle chiacchiere e dal rumore. E chi Lo trova, normalmente non ritrova più le parole. Fare silenzio, in certi casi, non vuole dire semplicemente sospendere il parlare, ma disimparare a parlare. La vicinanza di Dio ammutolisce. La luce è esplosione di silenzio. Prega, dunque nel silenzio. Prega col silenzio. Prega il silenzio. Il silenzio rappresenta il rito più bello, la liturgia più grandiosa.
… E se proprio non puoi fare a meno di parlare, accetta tuttavia che le tue parole vengano inghiottite nella profondità del silenzio di Dio.

Pubblicato in Riflessioni

Publié dans:meditazioni, preghiera (sulla) |on 26 mai, 2011 |Pas de commentaires »
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