CENERE E FIAMMA (per la quaresima)

dal sito:

http://www.sacramentini.it/cenacolo_02_art.html

(IL CENACOLO)

n°2 Febbraio 2005 – ARTICOLI 
 
Ai lettori

CENERE E FIAMMA

Eccoci, una volta ancora sulle rive della quaresima dove il fuoco ha consumato le braci e la cenere, oscura come i giorni d’inverno, è venuta a segnare le nostre fronti.
La strade di città sono grigie e fredde come un tizzone spento. L’usura dei nostri passi continua a segnare con orme inconsistenti le ore senza aurora… L’inverno, senza avvertire, si è attardato. Un vento ghiacciato si insinua nelle nostre anime per meglio intorpidirle.
E la Chiesa che vuole riscaldarci non ha trovato di meglio che un pizzico di cenere sopra la nostra fronte! Noi che, nei pochi istanti di fragile speranza che ci sono concessi ci consideriamo figli e figlie di Re, eccoci improvvisamente ridiventati un soffio di polvere. Chi è, dunque, questo Dio che ci trascina verso l’alto e che, con lo stesso gesto, ci ricorda la nostra fragilità?
La cenere d’inizio quaresima è come il sangue sugli architravi dell’Esodo, come le briciole sparse d’un pane senza sale e senza lievito, come un’erba amara, un ramoscello disseccato dal sole che già annunciano il nostro cammino nel deserto.
È lì, nel deserto, che come in un lago si rispecchia la nostra immagine. È lì che nell’orizzonte abbracciato dal nostro sguardo, tutte le nostre cecità vengono svelate. Cenere: scottatura di un fuoco spento, ferita viva sulla fronte di un viso non ancora trasfigurato, segno impalpabile dell’eterna Presenza, scintilla di tutti i nostri incendi.
Quaresima? Improvvisa scoperta che la casa è vuota, o così poco abitata. Dio in noi, ma noi talmente lontani da noi! Quaresima? La nostra fede che vacilla come un mucchio di cenere, come una croce consumata, come un albero secco. Quaresima? Un istante di verità dove, in noi, il desiderio misura subito le sue fatiche. E noi, carichi delle nostre povere incredulità, ci mettiamo in cammino verso quel Dio che ci attende nel deserto, per rifare alleanza, per parlare al cuore che ha dimenticato la sua giovinezza.
Quaresima? Quaranta gioni di fuoco per ammettere che il mio «io» è fragile e che ha bisogno di un «Altro»; per ritrovare albe di preghiera che, sole, ci potranno rimettere in moto. Quaranta giorni per avere fame e sete dell’indicibile forza che, nel mattino di Pasqua, verrà a fendere le acque oscure della morte.
L’apostolo che cadde da cavallo sulla via di Damasco e perdette per un poco la vista, si fece, più tardi profeta: «La potenza di Dio si manifesta nella debolezza»… Contro ogni logica, la brace e il fuoco possono nascere dalla cenere.
Andiamo risolutamente, gioiosamente, verso le aridità feconde di una Quaresima interiore con questa certezza: nonostante le nostre lontananze, Dio verrà a cercarci e ci trasformerà in fiamma d’amore. 

A Pasqua… Cordialmente!

p.v.

Publié dans : quaresima |le 4 avril, 2011 |Pas de Commentaires »

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