Viva è la Parola di Dio (Ebrei, 4,4) Un cammino dalla Scrittura alla Parola Viva

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Viva è la Parola di Dio (Ebrei, 4,4) Un cammino dalla Scrittura alla Parola Viva 

Padre Augusto Drago

Il nostro tempo, pur attraversato da tante contraddizioni, è certamente un tempo epifanico: è il tempo dell’epifania della Parola del Signore. A partire dal Concilio Vaticano secondo, ed in modo speciale dalla Costituzione dogmatica sulla Rivelazione “Dei Verbum”, emanata dallo stesso Concilio, c’è stato sempre un crescente desiderio, presso il popolo di Dio, di conoscere, ascoltare, pregare la Parola del Signore. (La rubrica di Padre Augusto riprenderà a Settembre: Buone vancanze!)
La liturgia, da parte sua, ha accresciuto questo desiderio attraverso la proclamazione della Parola nella celebrazione eucaristica.
La lettura meditata e pregata della Parola di Dio, altrimenti detta “Lectio divina”, si è ampiamente diffusa e radicata presso quasi tutte le comunità cristiane. Essa vuole esprimere il desiderio del felice incontro tra la Parola Viva e la Parola Scritta. Su questo, tuttavia, occorre avere le idee un po’ più chiare.

Ed eccoci all’argomento della nostra riflessione.
Tra Scrittura e Parola di Dio, non vi è coincidenza. Quando cominciamo a leggere il Libro, la prima cosa nella quale ci imbattiamo è, ovviamente, il testo scritto della Parola di Dio. Leggere il testo non è il traguardo della lettura, ma solo l’inizio di un cammino. A riguardo, il grande Maestro della Parola di Dio, san Gregorio Magno papa, afferma che “leggere” la Parola è un pellegrinare alla ricerca del Volto dell’Amato, al di là di ogni immagine sensibile, nel silenzio più perfetto del cuore e dell’anima. Chi “legge” la Scrittura, può raggiungere due pienezze contrapposte: o quella del Libro, o quella del Verbo. Nel primo caso avremmo la comprensione della Parola scritta, nel secondo caso, andremmo verso l’incontro con la Parola Viva che brucia come fiaccola (Siracide 48,1).
Ma che cosa è, anzi chi è la Parola viva? Ne parla l’autore della lettera agli Ebrei: “La Parola di Dio è viva ed efficace, più tagliente di ogni spada a doppio taglio: essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i pensieri e i desideri del cuore” ( Ebrei 4, 12). Allora la Parola di Dio non può essere un testo scritto, ma una Persona, quella che Giovanni chiama “Verbo di Dio” (Giovanni 1,1 e seguenti), di cui egli stesso, nel Prologo al suo Vangelo, abbozza una storia. Egli è Colui per mezzo del quale Dio crea, viene a dimorare nel mondo come Luce e Vita degli uomini. Egli è Colui che ha dato il potere, a quanti credono in Lui, di diventare figli di Dio. La Parola Viva dunque è Lui, il Figlio eterno del Padre, il quale ci rivela il Volto dell’invisibile Dio, essendone Lui stesso icona unica, assoluta ed incomparabile. Raggiungerla è, dunque, compito della lettura spirituale o “Lectio divina”.
In realtà, quando prendiamo in mano la Sacra Scrittura, cosa troviamo? Un testo scritto, una parola scritta in un linguaggio umano, chiuso nella povertà e meschinità di parole immobili, in un testo pietrificato, nel quale il fuoco divorante della Parola Divina è come imprigionato, umiliato, da sembrare spento. Dunque, la “Parola viva” giunge a noi mediata. Potremmo dire che l’avere messo per iscritto la Parola, priva la stessa della sua fiamma, della sua vivacità colloquiale. Ma, ciò nonostante, la Scrittura le rende un servizio:  la conserva, la tramanda per farla giungere fino agli estremi confini della terra, e, attraverso la storia, fino a noi.
Che cosa è allora la Scrittura? Essa, di certo, non è immediatamente Parola di Dio.
Troviamo una risposta ben precisa, a riguardo, nel magistero solenne della Chiesa e più precisamente nella Costituzione del Concilio Vaticano secondo sulla Divina Rivelazione, la Dei Verbum. Al n. 24 è detto: “Le sacre Scritture contengono la Parola di Dio e, poiché ispirate, sono veramente Parola di Dio” Con tale affermazione. i Padri conciliari hanno voluto dirci che non c’è identificazione tra Scrittura e Parola di Dio. La Parola di Dio è contenuta nelle Scritture e va rinvenuta in esse, e solo in esse, in quanto ispirate dallo Spirito Santo e ciò attraverso un lavoro di interpretazione compiuto nel medesimo Spirito.
Giustamente affermava san Girolamo: “Le Scritture sante vanno lette con il medesimo Spirito con cui furono anche scritte”. Potremmo dire, in qualche modo, che l’autore letterario non è Dio, ma l’uomo, sia pure ispirato dallo Spirito Santo.
C’è tuttavia un rapporto necessario ed inscindibile tra Scrittura e Parola viva. Esso è nell’ordine del segno. Divo Barsotti, in un suo saggio (Il mistero cristiano e la Parola di Dio) scriveva “La Scrittura è il segno sensibile onde la Parola di Dio continua a manifestarsi e comunicarsi all’uomo”. Anche sant’Agostino, a suo tempo, quasi a volere decodificare il valore del “segno”, parla del Battesimo come del Sacramento nel quale la Parola diventa, nell’acqua, “Parola visibile” (Verbum visibile) e della Scrittura afferma che essa è il Sacramento dove la Parola viva diventa “udibile”. Tuttavia la Scrittura è, indirettamente, Parola di Dio, in quanto scritta per mezzo dello Spirito Santo. Questo ci assicura dell’assoluta verità del messaggio biblico che la Parola trasmette, ma tuttavia non ci trasmette la sua fiamma ardente. La Parola Viva rimane come “velata” dalla Scrittura: per questo occorre accostarsi ad essa nella preghiera e nello Spirito. Leggere spiritualmente la Scrittura (Lectio divina) significa attraversare la Scrittura, per poter essere trasportati dallo Spirito verso la Parola Viva.

Come giungervi?
Intanto, teniamo presente che la nostra religione cristiana, non è la religione del “Libro”. E’ la religione della “Parola” di Dio, come scrive il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 108). Non di una parola scritta e muta, ma del Verbo Incarnato e vivente! Non una Religione della Bibbia, ma di Gesù Cristo, come aveva affermato Henry de Lubac. In Lui, anche le Scritture di Israele, l’Antico Testamento, vengono assunte come rilettura e completamento del mistero messianico realizzato da Gesù, il Messia: in esse è nascosto il Mistero messianico che viene completamente disvelato da Gesù Cristo nella sua Pasqua e nella Chiesa sua sposa. D’altra parte, Gesù non ha lasciato scritto nulla. Ha solo parlato. Non ha mai detto: “Andate e scrivete”, ma “Andate ed annunciate”.
I Vangeli altro non sono che “testimonianze su di Lui”. Essi furono scritti e rivolti dagli evangelisti alle comunità alle quali venivano indirizzati  e per le quali scrivevano. Quindi il Libro Santo, la Bibbia, va visto in un rapporto di ministerialità rispetto a Cristo, un rapporto “di servizio” come scrive Enzo Bianchi, nei confronti della Persona vivente che è Gesù Cristo. Nel Medio Evo, uno dei più brillanti studiosi della Bibbia, Ugo da san Vittore, scrisse: Tutta la Divina Scrittura costituisce un unico libro e quest’unico libro è Cristo, perché tutta la Scrittura parla di Cristo e trova in Cristo il suo compimento.
Date queste premesse, possiamo porre in maniera più chiara la domanda già riportata in precedenza: Come giungere, attraverso la Scrittura, alla Parola viva? Continuiamo ad interrogare i “Maestri” della Parola, che sono i Padri della Chiesa. Essi ci hanno trasmessa l’esperienza del loro impatto con lo scritto della Parola Divina.
Ad essi la Parola scritta appare come un velo, una specie di nube della non conoscenza, che nasconde il sole. Il cammino per raggiungere la Parola Viva è come la traversata di un arido deserto. Eppure, diceva san Gregorio di Nissa, non bisogna affatto sottrarsi alla fatica dell’impatto con la letteralità della Parola: occorre scavare in profondità  e solo allora si scopre la nascosta, purissima sorgente. Scavare significa pregare nello Spirito e con lo Spirito, prima di affrontare la lettura della Bibbia. Un altro grande Padre della Chiesa, san Gregorio Magno, papa, scrive: “Impara a conoscere il Cuore di Dio nelle Parole di Dio”. Questo è possibile se ci si unisce allo Spirito di Dio che ha ispirato le parole scritte. Da parte sua sant’Ireneo, vescovo di Smirne, a conferma, diceva: “Le Scritture sono Parole del Verbo e del suo Spirito”.
Lo Spirito, posandosi sulla Parola, la rende vivente, così come invocato sul pane eucaristico, fa sì che esso diventi il Corpo vivente di Cristo Signore.
Anche chi legge, deve essere ripieno di Spirito Santo, affermava san Girolamo, il quale tradusse in lingua latina i testi sia veterotestamentari sia neotestamentari (la cosiddetta Vulgata).
Come ben si vede, le testimonianze patristiche ci indicano lo Spirito Santo come divino “navigatore” che ci aiuta ad attraversare la “lettera che uccide” (2Corinti 3, 6) per essere vivificati dalla Parola Viva. D’altra parte, lo aveva detto Gesù stesso nel vangelo di Giovanni: Il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre vi manderà nel mio nome, Lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto (Giovanni, 14,26). Il verbo “ricordare” significa ricondurre alla memoria del cuore”. Questo è il compito dello Spirito in rapporto alla Sacra Scrittura. Si giunge dunque alla Parola Viva, mediante lo Spirito. Per questo ogni lettura della Sacra Bibbia, non può non essere che spirituale.
Potremmo quindi affermare che il cristianesimo non è la religione del Libro, ma la religione della “ricerca” della Parola Viva attraverso la Scrittura, è la religione dell’ermeneutica o dell’interpretazione della Bibbia, e ciò per mezzo dello Spirito Santo.
Leggere le Scritture Sacre, significa cercare il Volto dell’Amato, il Volto del più bello tra i figli dell’uomo. Cercare, più che il Vangelo di Cristo, Cristo come Vangelo, Cristo come esegeta e rivelatore del Padre..
Tale lettura spirituale è cristologica, cristocentrica: e ciò vale sia per l’Antico Testamento sia per il Nuovo.
Per comprendere meglio questo aspetto ricordiamo il mistero dell’Incarnazione. In esso, la Parola viva e personale, il Verbo di Dio si fa uomo. Analogamente, attraverso un testo scritto con parole umane, il Verbo si fa libro. L’agente principale, in ambedue gli eventi, è sempre lo Spirito Santo.
Quali sono le tappe di questo cammino attraverso il “deserto” del testo scritto verso l’incontro con la Parola Viva?
Un grande maestro del Medio Evo, il monaco Guigo II il Certosino (XII sec.), nel suo trattato La Scala di Giacobbe, le illustrava con una parafrasi del testo di san Matteo 7,7.
Chiedete lo Spirito, vi sarà data l’illuminazione.
Cercate con la lettura del testo, troverete con la meditazione.
Bussate con la preghiera, e vi sarà aperto con la contemplazione.
La prima tappa è dunque chiedere lo Spirito: è la preghiera epicletica, con la quale si invoca lo Spirito, prima della lettura affinché ci illumini e ci conduca.
La seconda tappa è leggere. E’ la tappa più faticosa ma anche la più importante, perché leggere significa cercare. Ma per grazia di Dio, oggi ci sono in circolazione tanti sussidi che ci possono aiutare. Occorre tuttavia fare molta attenzione: non pochi, infatti, si fermano al sussidio come fosse una minestra già cotta e pronta per essere mangiata. Leggere il sussidio non significa affatto fermarsi a ciò che ci è stato spiegato. Il sussidio è solo un aiuto, per conoscere meglio il testo, il contesto, il genere letterario, la struttura di una pericope biblica.
Per questo è necessaria la terza tappa: la meditazione. I Padri chiamavano questa tappa “ruminatio”. Il testo viene “ruminato” con il cuore e la mente, perché arrivi a porci delle domande importanti per la nostra vita. Non siamo noi a porre delle domande al testo, ma è il testo che le pone a noi. Con la meditazione, la Parola Viva entra in noi in perfetta consonanza con il Maestro interiore che è lo Spirito Santo.
Nella quarta tappa, la contemplazione, si giunge ad essere non più di fronte alla Parola, ma dentro la Parola. Essa diviene parte integrante di noi stessi: la amiamo, non possiamo farne più a meno, senza di essa avremmo “fame”.
Alla fine di questo processo, la Parola Viva, diventa vita e azione, perciò tutto, nel nostro essere, così come nel modo di concepire la storia personale e pubblica, nel modo di giudicare, di parlare, tutto è impregnato del buon odore della Parola Viva che è Gesù Cristo.
Infine dobbiamo tenere presente il carattere assembleare della Parola.
Infatti, se guardiamo agli scritti sacri, soprattutto al Nuovo Testamento, ci si rende conto che essi furono destinati a particolari comunità, ivi compresi i santi Vangeli. Proprio per questo essi già presentano una forma narrativa di attualizzazione. In altri termini la Parola scritta è già un’ermeneutica diretta ai bisogni spirituali e ai problemi presenti all’interno delle Comunità stesse.
Questo carattere assembleare, è rimasto insito nella lettura e nell’ascolto delle Sacre scritture. Ciò si verifica, in maniera assolutamente particolare ed emblematica, nell’assemblea eucaristica. La lettura assembleare diventa proclamazione della Parola, alla quale tutti rispondono con Rendiamo grazie a Dio o Lode a te o Cristo. La lettura assembleare o liturgica, non è semplicemente un momento di passaggio nella celebrazione Eucaristica, in realtà si tratta di uno dei due momenti essenziali di cui essa si compone: il Pane della Parola e il Pane eucaristico. La liturgia della Parola e quella eucaristica, sono talmente congiunte  tra loro, da formare un solo atto di culto.
Da questa consapevolezza nasce un ascolto nuovo, più profondo, da cui scaturiscono energie spirituali veramente potenti. Come, infatti, condividiamo il medesimo Pane, così condividiamo la medesima Parola.
Giunti alla fine, una cosa abbiamo capito, spero. La lettura spirituale della Sacra Scrittura, tende a fare l’unità tra vita e fede, tra esistenza e preghiera, tra umano e spirituale, come scrive Enzo Bianchi.
Leggere spiritualmente la Scrittura assomiglia ad un movimento respiratorio, in cui ciò che viene “respirato” è la Parola Viva, la Parola di Dio, ossia la sua Volontà.

Amen!

Publié dans : San Paolo |le 18 janvier, 2011 |Pas de Commentaires »

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