Archive pour le 30 octobre, 2010

Gesù e Zaccheo

Gesù e Zaccheo dans immagini sacre

http://www.psgna.org/vangelo/arch0607/05Ord/31OrdC.htm

Publié dans:immagini sacre |on 30 octobre, 2010 |Pas de commentaires »

Gesù e Zaccheo: Incontro e salvificio di un peccatore

dal sito:

http://www.adonaj.net/old/parabole/gesu_zaccheo.htm

GESU’ E ZACCHEO
Incontro e salvificio di un peccatore

Luca 19,1-10

Entrato in Gerico, Gesù attraversava la città. Ed ecco un uomo, chiamato Zaccheo, che era sovrintendente degli esattori del fisco e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non ci riusciva a causa della folla perché era piccolo di statura. Corse dunque avanti e per poterlo vedere salì sopra un sicomoro, perché doveva passare di là.

Quando Gesù arrivò sul posto, alzò lo sguardo, e gli disse: Zaccheo, presto, vieni giù perché oggi debbo fermarmi a casa tua. Egli discese in fretta e lo accolse con gioia in casa. E tutti, vedendo ciò, incominciarono a mormorare dicendo: E’ andato ad alloggiare in casa di un peccatore. Ma Zaccheo, fattosi avanti, disse al Signore: Ecco, Signore, la metà dei miei beni la dono ai poveri, e a quelli che ho frodato restituisco il quadruplo. Disse allora Gesù a lui: Oggi in questa casa è entrata la salvezza, perché anche lui è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.

Non ci fa meraviglia che il tema della misericordia ritorni con tanta frequenza nella Liturgia perché Dio è misericordia infinita, inesauribile e perché noi uomini siamo massimamente bisognosi di misericordia. Dio che ci ha creati in un atto d’amore, ci ricrea giorno per giorno in un incessante atto di misericordia col quale ripara la nostra debolezza, perdona le nostre colpe, ci redime dal male.
« Hai compassione di tutti, perché puoi tutto, dimentichi i peccati degli uomini perché si convertano. Poiché tu ami tutte le cose esistenti, non disprezzi nulla di quanto hai creato » (Sp.11,23-24).

Prima di entrare in Gerico, Gesù aveva incontrato un cieco che si protendeva in mezzo alla folla e gridava verso di lui invocando il dono della vista. La conversione di Zaccheo a Gerico è l’ultimo episodio del viaggio di Gesù a Gerusalemme. Dobbiamo sapere che Gerico era la sosta obbligata per i pellegrini che provenivano dal nord attraversando la Perea. Vale a dire una cittadina di frontiera e di collegamento per il commercio con i paesi sud-orientali.

E’ in questa realtà che prosperavano i funzionari della dogana e del dazio. Zaccheo è appunto un esattore capo e di conseguenza ricco. Le due qualifiche, funzionario del fisco e ricco, fanno di Zaccheo un caso disperato. Non solo egli appartiene alla categoria dei peccatori, ma è anche ricco. E sappiamo dall’episodio del notabile ricco che è impossibile che un ricco si salvi (Lc.18,24-25). Tuttavia nell’incontro con Gesù capita l’imprevedibile. Pare quasi che San Luca si sia divertito un poco e con una certa simpatia l’espediente cui ricorre Zaccheo per vedere Gesù. E’ curiosità quella che lo spinge o interesse indefinito?

Qui dobbiamo fare subito una prima breve riflessione. San Luca non fa la psicologia della conversione, ma descrive le grandi tappe del cammino salvifico secondo un modello ideale. Ecco Zaccheo, piccolo di statura, che sfida la calca della folla e si arrampica su un albero (sicomoro) desideroso anche lui di vedere: vuol conoscere il Maestro di cui ha sentito parlare e forse anche descrivere la bontà proprio verso i pubblicani. Era una cosa inaudita, infatti, che un maestro di Israele si occupasse di questi uomini sfuggiti e odiati da tutti per la loro professione di impiegati dell’impero romano e ritenuti nemici del popolo. Zaccheo è il loro capo e quindi più malvisto degli altri; e poiché è ben conosciuto non può passare inosservato. Ma lui non si preoccupa della gente né teme di esporsi al ridicolo, alle beffe, vince ogni complesso di dignità e di prestigio; gli preme soltanto di vedere il Signore e attende il suo passaggio spiando dall’alto dell’albero.

« Or quando giunse sul luogo, Gesù guardò in alto e gli disse: « Zaccheo, scendi in fretta perché oggi devo fermarmi a casa tua ». Gesù sa molto bene chi è Zaccheo: un pubblicano arricchito con soldi estorti al popolo; tuttavia non lo disprezza e neppure lo rimprovera, anzi si rivolge a lui con un simpatico gesto di amicizia: vuole andare a casa sua.  A questo punto s’innesca la seconda parte della scena nella quale Gesù prende l’iniziativa. Gesù entra di prepotenza nella vita di quest’uomo, solidarizzando con lui senza mezze misure, sfidando le critiche dei benpensanti.

Da parte sua Zaccheo non avrebbe mai sognato una simile proposta, scende in fretta dall’albero e lo accoglie pieno di gioia. Ovviamente, la gente mormora scandalizzata; lui lascia dire; ha cose ben più importanti da trattare col Maestro che ormai gli ha toccato il cuore.  Davanti a Gesù Zaccheo decide un cambiamento radicale. Conversione per un ricco significa dire nuovo modo di usare i beni e nuovi rapporti di giustizia sociale. « Ecco, Signore, la metà dei miei beni la dono ai poveri; e se ho commesso frodi ai danni di qualcuno restituisco il quadruplo ».

E’ il segno di una conversione coraggiosa, piena, totale; è bastata la presenza e la bontà misericordiosa del Signore per illuminare la coscienza di un uomo senza scrupoli, impelagato nei soldi, avvezzo ai guadagni ingiusti.Ma da parte di Zaccheo c’è stata una buona disponibilità che lo ha aperto alla grazia: il desiderio sincero di vedere, di incontrare Gesù. Ed ora si sente dire: « Oggi la salvezza è giunta in questa casa…; il Figlio dell’uomo è venuto infatti a cercare e salvare quello che era perduto ».
Al pubblicano considerato dai farisei un peccatore irrimediabilmente perduto, è stata offerta la salvezza ed egli l’ha accettata aprendo la sua casa e il suo cuore al Salvatore. La medesima offerta Gesù Cristo non cessa di farla anche oggi ad ogni uomo: « Ecco, sto alla porta e picchio. Se uno sente la mia voce e apre la porta, io verrò da lui e cenerò con lui e lui con me » (Ap.3,20). Dio, nella sua infinita misericordia, non si accontenta di convertire gli uomini e di perdonarli, ma offre ad ognuno la sua amicizia, invitando ognuno alla comunione con lui.

Cari fratelli e sorelle, se anche noi non saliamo sopra un sicomoro, non significa sottrarsi al rischio che questo momento di grazia, questa possibilità, passi inutilmente accanto a noi? Dobbiamo correre avanti, appostarci per rendere possibile l’incontro. Lui rispetta moltissimo la nostra libertà: se non vede il nostro desiderio di incontrarlo passa oltre: ne soffrirebbe troppo ma passerebbe oltre, lasciandoci così come siamo.
Dobbiamo fare di tutto per identificare il nostro sicomoro: la natura? Il silenzio? Un amico? Una chiesa? La comunità? La preghiera? I sacramenti? Un prete? Una suora? O quant’altro ancora…Con una certezza però, che il nostro atto di volontà è la via per l’incontro che cambia l’esistenza tutta.

Amen, alleluia, amen!

Omelia (31-10-2010) : E’ andato ad alloggiare nella casa di un peccatore

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/20190.html

Omelia (31-10-2010) 
mons. Gianfranco Poma

E’ andato ad alloggiare nella casa di un peccatore

Anche nella domenica XXXI del tempo ordinario leggiamo una pagina splendida e molto nota del Vangelo di Luca: è l’incontro di Gesù con Zaccheo (Lc.19,1-10). Nella parte del cap.18 omessa dalla lettura liturgica, Luca descrive l’incontro di un altro uomo, un capo, con Gesù. Alla richiesta di Gesù: « Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli, poi vieni, segui me », quello risponde allontanandosi, triste, perché era molto ricco. Allora Gesù, commenta Luca, « avendo visto che era diventato triste, disse: Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio! E’ più facile che un cammello entri nella cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio ». A questo punto, continua Luca, « coloro che avevano sentito, dissero: E chi può essere salvato? E Gesù allora disse loro: Ciò che impossibile per gli uomini, è possibile per Dio ». (Lc.18,18-27)
La pagina che oggi leggiamo pone al centro precisamente un uomo ricco, e mostra l’azione di Dio che rende possibile l’impossibile, facendo gustare la gioia della salvezza a chi con le proprie forze aveva raggiunto la ricchezza ma non la felicità.
Gesù è giunto a Gerico, l’ultima tappa del viaggio verso Gerusalemme: qui Gesù si ferma e Luca crea una specie di pausa narrativa nella quale riassume tutti i temi già affrontati durante il viaggio, mettendo in scena diversi personaggi che incontrando Gesù, trovano risposta alla loro implorazione. Così, Luca servendosi dell’unità geografica, tiene insieme una complessa unità tematica. Gerico è la città che si trova a trecento metri sotto il livello del mare: occorre salire per arrivare a Gerusalemme; è la città che Dio ha donato a Giosuè che entrava nella terra promessa e che non era riuscito a conquistare con le sue forze. Gerico diventa il simbolo del passaggio dalla povertà alla situazione nuova di una umanità realizzata, non per opera delle forze dell’uomo, ma per dono di Dio. E questo è appunto il tema che Luca illustra nella sosta di Gesù a Gerico: la vera ricchezza dell’uomo è la vita pienamente realizzata, quella che il linguaggio biblico chiama la salvezza, che l’uomo non può raggiungere con le sole sue forze ma che Dio gli dona gratuitamente quando la implora dal profondo del suo cuore. Zaccheo ha vissuto questa esperienza, e il Vangelo la propone a noi perché nella Liturgia anche noi la viviamo.
Gesù è entrato e sta percorrendo la città di Gerico: Gesù è la presenza di Dio che è disceso nel profondo dell’umanità e ne percorre tutta l’esperienza. Questo brano è di una densità inesauribile: Luca tratteggia un quadro con pennellate decise ed essenziali, tocca al lettore o all’ascoltatore liturgico, tocca a ciascuno di noi farlo vivere, sentirlo con la nostra sensibilità, e storia personale. Gesù è il Dio presente: suscita una fede che libera l’uomo dal male che lo opprime, capovolge le situazioni della vita dell’uomo, ma chi è questo Gesù? « Ed ecco, un signore di nome chiamato Zaccheo: e questo era capo dei pubblicani e questo era ricco ». Luca insiste nella descrizione di Zaccheo: doveva essere ben noto a Gerico, è uomo di potere ed è uomo ricco. Poteva essere soddisfatto di quello che era e di quello che aveva: la sua vita sarebbe stata chiusa, finita, morta. Ma Zaccheo è ancora vivo: « cercava di vedere Gesù ». I verbi all’imperfetto usati qui da Luca non si limitano a descrivere un fatto, ma piuttosto una situazione che dura, una passione che accompagna l’uomo. Nel profondo dell’uomo potente e ricco rimane una domanda, una implorazione che non può essere eliminata se l’uomo è sincero con se stesso: cercava Gesù, cercava di vedere Gesù, « chi è ». « Chi è Gesù »: quest’uomo che è entrato nella storia per rendere visibile l’invisibile. « Cercava di vedere Gesù, chi è »: la frase di Luca è proprio così. Esprime la curiosità di Zaccheo, ma esprime anche molto di più: l’insopprimibile tensione dell’uomo verso il mistero che Gesù immette nella storia. « E non poteva per la folla, perché era piccolo di statura ». Anche questa frase può essere letta in molti modi: certo nel senso immediato, narrativo, ma si può pensare anche che Zaccheo, uomo potente e ricco, abbia il suo nome da difendere: il prestigio di cui gode di fronte alla folla gli impedisce di lasciar uscire dal profondo del suo cuore il bisogno di Dio che lo inquieta: anche Zaccheo è un piccolo uomo. E ancora una volta Zaccheo dimostra di essere un uomo vivo: non ha paura della sua piccolezza, non fa calcoli sulla sua figura di fronte alla folla, semplicemente decide: « correndo avanti, salì su un sicomoro per vedere Gesù, che stava per passare ». Vedere Gesù in quell’attimo nel quale egli stava passando nella sua vita, non perdere Gesù: Zaccheo ha percepito in quell’attimo che Gesù è il senso pieno della sua vita. Adesso entra Gesù nella sua vita: ma chi è questo Gesù che sta lì sotto e lo chiama, mentre lui, per vederlo si è innalzato? « Zaccheo, in fretta, scendi: oggi infatti nella tua casa bisogna che io rimanga »: anche questa frase, richiede un impegno personale particolare, se ne vogliamo capire la densità del contenuto. Zaccheo è invitato a « discendere », ad abbandonare la sua autostima, il potere, la ricchezza: solo discendendo potrà accogliere Gesù che gli rivela il senso della sua missione. Gesù è la presenza di Dio, la vita, l’amore che vuole rimanere con lui, riempire la sua vita, il suo tempo, i suoi spazi (« oggi » e « la tua casa »). E Zaccheo ascolta la parola di Gesù: « in fretta discese », la sua vita ha cambiato direzione (« è disceso »); non è più chiuso nella sua solitudine triste: « lo accolse rallegrandosi » (è la gioia dell’esperienza messianica, la gioia del sentirsi amato da Colui che è entrato nella sua vita e del sentirsi aperto all’amore degli altri). Anche l’osservazione che Luca fa a questo momento è molto importante: « Vedendo, tutti mormoravano dicendo: Presso un uomo peccatore è entrato a dimorare! » La reazione che normalmente è quella degli scribi e dei farisei, qui è di « tutti », anche i discepoli, la folla, gli avversari mormorano: Luca vuole provocarci, anche noi, anche la sua Chiesa, siamo coinvolti con questi « tutti »! Siamo di fronte alla sconvolgente, scandalizzante novità del Vangelo: Gesù scardina le categorie religiose fondamentali che separano radicalmente la santità dal peccato, il sacro dal profano, Dio dagli uomini peccatori. Gesù rivela il volto di un Dio la cui santità agisce in favore dell’uomo, non separa, non allontana, ma entra nella quotidianità della sua vita, la ama, la salva. E’ bastato che Zaccheo aprisse il suo cuore, la sua porta: Gesù è entrato, gli ha dato la gioia e lui ha cominciato a donare gioia agli altri. E ha dato gioia anche a Gesù che a sua volta ha dato gioia a Dio, al Dio dell’Alleanza che amando Zaccheo ha introdotto un peccatore nella famiglia di Abramo, il padre di tutti gli uomini che hanno solo bisogno di essere amati per amarsi tra loro . 

buona notte

buona notte dans OMELIE PREDICH, DISCORSI E...♥♥♥ linaria_repens_21b6

Pale Toadflax

http://www.floralimages.co.uk/page.php?taxon=linaria_repens,1

Omelia per il 30 ottobre 2010

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/5483.html

Omelia (29-10-2005) 
Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
Quando sei invitato, va a metterti all’ultimo posto, perché venendo colui che ti ha invitato, ti dica: Amico, passa più avanti.

Come vivere questa Parola?
Una scena vivace. Gesù entra, di sabato, nella casa di un personaggio di gran conto: un capo dei farisei. La gente è lì con gli occhi puntati sul Maestro. Lui, a sua volta, osserva gli invitati che, come arrivano, con disinvolta prontezza, si assicurano i primi posti al convito. E Lui a dire: «Quando sei invitato a nozze, non metterti al primo posto». La ragione che adduce è a misura della sensibilità comune. Fa attenzione! Perché se viene una persona più ragguardevole di te, ti capiterà lo smacco di sentirti invitato da quella persona e dal padrone di casa a cedergli il posto. E chi non pensa: che figuraccia? Ma a Gesù preme, al solito, far « saltare » le false brame dell’uomo, mettere a nudo l’errore fondamentale che è sempre quello di « gonfiarsi » dentro il proprio « ego », a scapito del vero « sé » profondo. A Gesù interessa ripetere qui quello che ha già detto altrove. « Chiunque si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato ». La « funzionalità » dello scegliere l’ultimo posto è tutta qui. L’ultimo posto è umiltà. E l’umiltà non è quel viscido, ipocrita atteggiamento di dire male di sé ma pensando di essere migliore degli altri. Questa è solo paura del giudizio altrui, Paura di conoscersi e di amarsi come si è, e un dispettoso confrontarsi con gli altri. Beato il giorno in cui capisco che l’ultimo posto è il luogo della mia pace! Sto bene lì, perché lì si è messo Dio stesso. « Non disdegnò di svuotarsi della natura divina per assumere la natura del servo ». « Imparate da me, che sono mite e umile di cuore ».

Oggi, nella mia pausa contemplativa, chiedo allo Spirito Santo il coraggio di essere « vero » interiormente. Che cosa desidero più di tutto? In che cosa sto « giocando » la mia vita? È l’ »apparire » o l’ »essere » quel che conta per me?

Signore, liberami dal desiderio di mettermi all’occhiello la bella figura e il consenso altrui. Dammi il tuo amore perché io giochi tutto me stesso solo per amore.

La voce di uno dei più noti evangelisti del XIX secolo
Dio ha due troni. Uno nel più alto dei cieli, l’altro nel più umile dei cuori.
Dwight L. Moody 

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