Archive pour le 28 octobre, 2010

la Sindone

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DALL’UOMO VECCHIO A QUELLO NUOVO

dal sito:

http://www.tradizione.oodegr.com/tradizione_index/insegnamenti/vecchionuovouomopopovic.htm

DALL’UOMO VECCHIO A QUELLO NUOVO
 
Arch. Justin Popovic
 
        Come il Signore incarnatosi diventa tutto ed ogni cosa nell’uomo? Per raggiungere questo fine, che cosa debbono fare i Cristiani? Ecco, il comandamento è molto semplice e chiaro: “Fate morire in voi gli atteggiamenti che sono propri di questo mondo: immoralità, impurità, passioni, desideri cattivi e quella voglia sfrenata di possedere che è un tipo di idolatria”[1]. “Fateli morire”, poiché sono vivi, operano e agiscono. Essi costituiscono una specie di vostro corpo, in cui voi vivete, ed i cui organi agiscono secondo la vostra volontà, secondo i consigli del vostro cuore che ama il peccato, secondo i pensieri della vostra mente in preda al peccato. Con il loro aiuto voi siete cresciuti per la terra, per il suo piccolo mondo, che “tutto si trova in potere del demonio”[2]. Essi sono parti vive della nostra anima e, per così dire, costituiscono i vostri sensi: la vostra vista, con cui cercate il male; il vostro udito, con cui ascoltate il male. Finché non li fate morire, voi non potete neppure pensare “a ciò che è sopra”, né vivere “con il Cristo in Dio”. La mortificazione di queste passioni costituisce il principio della nostra vita nel Cristo. Giacché per prima cosa bisogna sradicare la malerba, le spine e la gramigna dal campo dell’anima nostra e poi seminarvi il seme delle celesti virtù evangeliche. Allora cresceremo verso il cielo con tutto il nostro essere e cercheremo “ciò che è sopra di noi, dove il Cristo siede alla destra di Dio”[3].
        In primo luogo bisogna far morire l’immoralità, la lascivia, poiché è una passione che inchioda terribilmente a ciò che è terreno, mortale, transeunte. Come si raggiunge questo scopo? Praticando le virtù evangeliche a cominciare dalla preghiera e dal digiuno. Ogni virtù evangelica allontana i desideri peccaminosi, distrugge le disposizioni immorali e l’ardore delle passioni. La preghiera poi unita al digiuno li fa morire completamente. E quando poi si manifestano come tentazioni, assumono la forma di fan tasmi sconfitti senz’alcun potere, che il segno della Croce dissolve come una ragnatela.
        L’Apostolo menziona quindi l’impurità. Essa deriva da ogni peccato e da ogni passione. Dal pungiglione del peccato gocciola nell’anima l’impurità, poiché essa è il sangue di ogni peccato. Ma, in fondo, tutta l’impurità proviene dagli spiriti impuri. Si chiamano così poiché ogni male, sia il più grande che il più piccolo, è per sua natura impurità e la diffonde nella natura umana appena si manifesta in essa. Poiché deriva dagli spiriti impuri, essa è una forza viva che bisogna far morire. Ma ciò avviene quando facciamo morire le sue cause, i peccati e gli spiriti impuri. Ciò si consegue unicamente con “le armi che Dio ci da”, cioè con tutte le virtù divine[4]. A coloro che di esse sono armati l’Apostolo scrive: “Siete forti ed avete vinto” il demonio[5]. Si deve poi far morire la “passione”. Essa consiste nell’affezionarsi a qualsiasi peccato. È il peccato trasformato in una abitudine gradita. Essa è la sensualità nel più ampio significato: l’amore appassionato per il piacere peccaminoso e per la voluttà. La sensualità e l’amore per il peccato devastano le anime di coloro che non hanno Dio nei pensieri e nella coscienza né vivono secondo i suoi comandamenti[6]. Per far morire questo mostro, è necessaria la fede in un solo vero Dio e Signore, Gesù Cristo, e una vita secondo i suoi comandamenti. La trasformazione in Cristo, questa è la medicina contro tutte le passioni. Per ciò l’Apostolo annuncia la Buona Notizia: “Coloro che appartengono a Gesù Cristo hanno fatto morire con lui, inchiodato alla Croce, il loro egoismo, con le passioni ed i desideri che esso produce”[7].
        Il Cristiano è obbligato a far morire i “cattivi desideri”. Essi sono l’espressione della volontà in stato di peccato. La volontà, che per l’amore al peccato s’è familiarizzata con il male, è naturale che lo desideri. In essa il male è diventato una forza viva, creatrice, che per mezzo suo desidera ciò che è peccaminoso e malvagio. Quale ne è la medicina? Sostituire l’amore per il peccato con quello per il Cristo. Si cercano le malattie della volontà quando uniamo la volontà nostra, umana, con quella di Dio e la sottomettiamo completamente ad essa e per noi diventa il principio supremo: “Non sia fatta la mia volontà, ma la tua”[8]. La volontà di Dio è completamente espressa nel Signore Gesù Cristo e nel suo Evangelo[9]. Obbedendo ai comandamenti evangelici, facciamo la volontà di Dio e così guariamo la nostra volontà dalle sue malattie, dai cattivi desideri ed annientiamo in essa l’amore per il peccato e per il male. E la volontà di Dio è frutto solo dell’amore per Dio. Perciò quest’ultimo è l’unica medicina contro l’amore del peccato e del male e di conseguenza l’unica via per rendere l’uomo immortale ed eterno. “Tutto ciò che c’è al mondo, i desideri del corpo, i desideri degli occhi, la superbia della vita, non deriva dal Padre, ma da questo mondo. E quest’ultimo passa e così i suoi desideri, ma chi fa la volontà di Dio vive in eterno”[10].
        L’avidità è una malattia mortale dell’anima. Perciò è un nostro dovere evangelico farla morire, poiché “è adorazione degli idoli”. L’avidità consiste nell’innamorarsi delle cose di questo mondo, che giunge sino alla loro adorazione. Essa può essere di due specie: materiale e spirituale. L’avidità è materiale quando si riferisce ad oggetti visibili di questo mondo ed alle opere umane; è spirituale quando ha per oggetto idee, pensieri, passioni, peccati. L’Apostolo chiama l’avidità adorazione degli idoli. Perché? In quanto l’uomo, in preda all’avidità, invece di un solo vero Dio e Signore, proclama se stesso significato, fine, divinità, idolo della propria vita. E tali possono essere l’oro, la natura, la scienza, la cultura, la tecnica, la donna, i figli, la società, il popolo, l’umanità, la voluttà, le passioni, le idee, gli eroi, i genii, i capi o qualsiasi persona o qualsiasi cosa. Un uomo siffatto è realmente un adoratore degli idoli e la sua vita è idolatria, in quanto si pone a servizio di uno o molti falsi dei. Gli uomini hanno inventato molti falsi dei, per cui esistono vari generi di idolatria, dai più semplici ai più raffinati, dai più barbari ai più civili. Per tutti loro la medicina è una sola: la fede in un unico vero Dio e Signore, Gesù Cristo, ed una vita vissuta in armonia con essa. E tutto ciò nel Corpo divino-umano della Chiesa.
        In mezzo alle passioni, alla voluttà ed alle varie forme di idolatria l’umanità conduce un’esistenza contraria a Dio. Una vita del genere non è altro che una continua opposizione a Dio. Ma in questa loro avversione a che padre obbediscono gli uomini? Al demonio che è il principale avversario di Dio. Il demonio in che cosa è tale? Nel peccato e nel male. E quanti vivono nel peccato e nel male inevitabilmente diventano figli del demonio, cioè figli della contraddizione, dell’avversione a Dio. L’immoralità rende l’uomo figlio del demonio, come pure l’impurità, le passioni, i cattivi desideri e l’avidità. In genere ogni peccato, ogni passione fa dell’uomo un figlio del demonio. Se uno è schiavo di qualsiasi peccato o di qualsiasi passione, è figlio della contraddizione, dell’avversione a Dio. Ma Dio, sebbene ami tutti e per quanto sia l’unico ad amare veramente gli uomini non può amare il peccato ed il male, poiché sostanzialmente contraddicono alla sua natura. Per essi egli ha solo l’ira. “L’ira di Dio dal Cielo per ogni azione contro di lui e per ogni ingiustizia”[11]. E quando gli uomini così coscientemente e tenacemente si legano all’ingiustizia, da diventare figli della contraddizione, allora su loro scende l’ira di Dio, poiché si sono identificati con il peccato e con il male e con l’eterno destino di questi ultimi.
        “Figli della contraddizione” sono, in primo luogo, i pagani e gli atei. Essi si oppongono continuamente al vero Dio adorando i falsi dei e vivendo nelle loro menzogne, voluttà e passioni. Non avendo consapevolezza del vero Dio, per l’amore del peccato a tal punto si abituano alla colpa ed al male che questi sembrano a loro cose naturali. La coscienza, macchiatasi del peccato, vede nel male e nel peccato qualcosa di logico e normale[12]. Solo la fede nel Cristo risveglia gli uomini, i quali allora si rendono conto dell’orrore rappresentato dal peccato e dal male per la natura umana. La fede nel Cristo è, invece, la nuova vita, la vita nell’unico vero Dio. Ed in questa nuova vita c’è una nuova coscienza, purificata dalla logica pagana e atea dal conseguente criterio della realtà.
        Perciò l’Apostolo raccomanda a coloro che erano stati pagani: “Ora respingete anche voi tutto ciò: l’ira, l’acredine, la cattiveria, la bestemmia, le cattive parole dalle vostre bocche”[13]. Respingere in qual modo? Sostituendo all’ira la mitezza, la acredine con la clemenza, la cattiveria con la bontà, la bestemmia con la glorificazione di Dio, le cattive parole con la buona novella dell’Evangelo. Se non respingete tutte queste cose, rimanete ulteriormente figli della contraddizione, su cui “scende l’ira di Dio”. Essa viene su questa terra sotto la forma di varie disgrazie e sofferenze, nell’altra vita nell’inferno e nelle eterne sofferenze. Con l’ira, l’acredine, la cattiveria, la bestemmia e le cattive parole gli uomini dimostrano di essere figli obbedienti del supremo avversario di Dio, il demonio, poiché fanno la sua volontà. E di chi si fa la volontà, di costui si è figli. In quest’ambito rientra anche la menzogna: “Non mentite l’uno all’altro”[14]. Se mentite, siete figli spirituali di colui che è “la menzogna ed il padre della menzogna”[15]. La menzogna, ogni menzogna per sua natura è legata al “padre della menzogna”. Il demonio fa sempre la stessa cosa: continuamente escogita, dice e diffonde menzogne su Dio. Una tale attività è naturale in lui, poiché “in lui non c’è verità, in quanto non ha Dio che è la verità”[16]. Quando mente, il demonio esprime ciò che è suo[17], ciò che costituisce la sostanza del suo essere, ciò che in realtà lo rende demonio e ciò con cui demonizza tutti gli esseri intelligenti e liberi che sono al suo servizio. Perciò le creature fatte ad immagine di Dio, gli uomini, quando mentono l’uno all’altro, in realtà non fanno altro che coscientemente o meno compiere l’opera del demonio nel mondo.
        Tutti questi peccati, queste passioni, questi turpi piaceri e queste menzogne così si sono acclimatati nell’uomo che non è di Cristo, si sono così trasformati nelle sue ossa, si sono così realizzati e divenuti abituali in lui, da costituire un uomo a sé, “l’uomo vecchio”[18]. Invece l’uomo di Cristo è nuovo, “creato simile a Dio, per vivere nella giustizia, nella santità e nella verità”[19]. Perciò l’Apostolo raccomanda: “Abbandonate l’uomo vecchio e le sue azioni, come si mette via un vestito vecchio. Ormai siete uomini nuovi e Dio vi rinnova continuamente per portarvi alla perfetta conoscenza e farvi simili a lui che vi ha creati”[20]. L’uomo vecchio con i suoi cattivi pensieri, con i suoi sentimenti, con i suoi desideri, disposizioni ed opere ha oscurato e deformato tutto ciò che è fatto ad immagine di Dio in lui, la coscienza, l’anima, la volontà e la mente. Esse nelle passioni o nei peccati si sono indebolite, si sono ammalate e sono invecchiate. Per rinnovarlo e ringiovanirle è necessario spogliarsi dell’uomo vecchio che si è imposto all’anima, alla coscienza, alla volontà ed alla mente create ad immagine di Dio che le ha circondate di sé come di un corpo. Come ci si spoglia dell’uomo vecchio? Respingendo tutte le opere cattive che lo costituiscono: l’ira, la collera, la malvagità e gli altri peccati e passioni. Quando ci si libera da tutti questi peccati e passioni, l’uomo vecchio muore e viene completamente meno. Ed il nuovo? Questi affiora dall’anima fatta ad immagine di Dio, dalla coscienza, dalla volontà e dalla mente e si rinnova gradualmente con il Cristo, che lo ha creato simile a Dio ed a sé. Questo rinnovamento è del tutto naturale, poiché avviene sul fondamento dell’originale natura umana creata a somiglianza di Dio. Ed il Signore Gesù Cristo che è l’“immagine di Dio invisibile”[21], è l’originale ed eterna immagine, secondo cui noi ci rinnoviamo. Secondo lui e per mezzo suo noi rinnoviamo la sembianza divina della nostra anima. E non solo rinnoviamo, ma ulteriormente la sviluppiamo in direzione dell’infinita perfezione divino-umana “fino a quando tutti assieme diventeremo uomini perfetti, degni dell’infinita grandezza del Cristo che riempie l’universo”[22].
 
L’UOMO AD IMMAGINE DEL CRISTO
 
        Così questo rinnovamento non è altro che la nostra partecipazione al Cristo ed il nostro trasformarsi nel Cristo. Giacché a questo scopo siamo creati e salvati, cioè per assomigliare al Creatore e nostro Salvatore il Signore Gesù Cristo. Ed in realtà as somigliamo a lui in quanto in lui viviamo. Il nostro ideale è assolutamente naturale: la somiglianza al Cristo, poiché siamo anche creati con un’anima simile al Cristo. Essa ha in germe, in potenza tutta la somiglianza al Cristo divina ed umana. Il Cristo si è fatto uomo ed ha mostrato completamente in sé l’immagine di Dio propria dell’uomo. E come Dio-Uomo possiede tutte le energie divine e le da a tutti i suoi seguaci, affinché gradualmente sviluppino la loro somiglianza al Cristo sino a raggiungerne la perfezione. E poiché da queste energie, che ci rendono partecipi di lui ed in lui ci trasformiamo, ad ognuno ed a tutte nel suo corpo divino-umano, la Chiesa, egli esige dai suoi seguaci la perfezione divina: “Siate perfetti come lo è il vostro Padre celeste”[23]. In questa nostra trasformazione nel Cristo, in questa nostra somiglianza al Cristo consiste nello stesso tempo anche il conseguimento della vera conoscenza di Dio. Nel nostro mondo umano solo la conoscenza del Cristo concede agli uomini la vera ed autentica conoscenza di Dio. Colui che nel Dio-Uomo non trova il vero Dio e Signore, non lo troverà mai in nessuna parte e resterà eternamente schiavo degli dei falsi e di false conoscenze.
        L’uomo nuovo quello ad immagine del Cristo, è l’uomo secondo Dio. Egli non invecchia, ma sempre fiorisce nella conoscenza di Dio e di ciò che è divino, ringiovanisce sempre più e nello stesso tempo si rafforza in quanto acquista una conoscenza superiore e si rende degno di cose sempre più grandi[24]. Non vi aspettate che l’uomo nuovo invecchi. Al contrario, quanto più vive, tanto più si avvicina non alla vecchiaia, ma alla gioventù, che è migliore di quella precedente. Giacché quanto più conoscenze acquista e si rende degno di cose migliori, tanto più fiorisce ed acquista sempre più maggiori forze, non solo dalla gioventù, ma anche dall’Immagine a cui si avvicina. Ecco, la miglior vita si chiama creazione, secondo l’immagine del Cristo, il che significa “secondo l’immagine di colui che lo ha creato”, poiché anche il Cristo è morto non nella vecchiaia, ma quand’era nel fiore di una bellezza che non si può esprimere[25]. Questa è la caratteristica della vita secondo le virtù evangeliche: essa con lo scorrere degli anni diventa sempre più giovane; sebbene fisicamente sembri più vecchia, spiritualmente continuamente fiorisce[26].
        Rivestirsi dell’uomo nuovo, il Dio-Uomo, significa diventare vero uomo, quale è uscito dalle mani di Dio al momento della creazione e per di più dotato di tutte le energie divino-umane del Cristo, riempito di “tutta la pienezza di Dio”[27]. Per il Signore ogni uomo è un essere simile a Dio: “non c’è né Greco né Ebreo, circonciso o meno, barbaro o Scita, schiavo o libero: ciò che importa è il Cristo e la sua presenza in tutti noi”[28]. In quanto Dio-Uomo divenuto Chiesa, il Signore abbraccia tutti i mondi divini e tutte le creature in essi, ha riempito di sé tutti e tutto e per ogni creatura è divenuto “tutto in tutto”. Nella misura in cui le creature non lo allontanano da sé con l’amore volontario per il peccato, dacché esiste la Chiesa del Cristo nel mondo, scompare tutto ciò che divide gli uomini. E l’uomo nuovo, l’uomo del Cristo, guarda in un modo nuovo i suoi simili, il mondo ed ha la filosofia “secondo il Cristo”[29]. Egli sente che la potenza del Logos unisce tutti gli uomini, tutti gli esseri, tutti i mondi. In tutta la creazione nel suo insieme ed in ogni creatura in particolare egli sente il Cristo come potenza creatrice, provvidenziale ed unificatrice. Dovunque vada, trova il Cristo; qualunque cosa guardi, vede il Cristo. Con tutto il suo essere sente che il Cristo è la vita della vita, l’esistenza dell’esistenza, la luce della luce[30]. Egli prima di tutto, attraverso tutto ed in tutto, “tutto riempie in tutto” e “tutto è in lui”[31]. In verità il Cristo è “tutto ed in tutto”; alla parte opposta a lui – il vuoto assoluto; l’essere assoluto – il non essere.
        Se non c’è il Cristo nell’uomo, questi è nulla, un cadavere, un non essere. Se non c’è nell’universo, quest’ultimo è un cadavere, è il nulla, è il non essere. Il Cristo è l’essere assoluto e l’unità assoluta. Egli riempie di sé tutto e tutto unisce; senza di lui tutto è vuoto, abbandonato e slegato. Se si ritira dall’uomo, dal sole, dall’universo, dall’ape, tutto precipita nel caos, nel non essere, nel nulla, nella morte. Egli solo con il suo corpo divino-umano, la Chiesa, unisce tutti e tutto, riempie tutto e tutti e tutti in tutti i mondi[32]. Da lui continuamente promana un’energia che tutto riempie, che tutto unisce, un’energia divina e piena di grazia, che tutti e tutto riempie ed unisce con il Logos. Se l’uomo diventa membro del corpo divino-umano del Cristo, egli si riempie del senso dell’essere assoluto, dell’unità assoluta; per lui non c’è più la morte, ma dappertutto una pienezza assoluta propria della Buona Notizia: l’immortalità e l’eternità. In questa ricchezza ci introduce il Battesimo, con il quale diventeremo membri del vivo corpo della Chiesa. In essa scompaiono tutte le differenze, poiché il Cristo è “tutto in tutto”. “Quanti vi siete battezzati nel Cristo, vi siete rivestiti del Cristo. In lui non c’è né Ebreo né Greco, né servo né padrone, né maschio né femmina, poiché tutti siete una sola cosa nel Cristo Gesù”[33]. “Il Cristo sia per voi tutto ed ogni cosa, valore e stirpe ed in tutti voi sia lui. Poiché tutti siete divenuti un solo Cristo, poiché siete il suo corpo”[34]. “Tutto ed in tutto il Cristo”, poiché tutti siamo un solo corpo, che ha per capo il Cristo. Perciò giustamente il Cristo è per noi tutto ed ogni cosa: Salvatore, Signore, Dio, Capo, Sommo Sacerdote e Vittima.
 
Trad. A. S.
Da: Dogmatika Pravoslavne Crkve, III, Beograd 1978, pp.176-184.
In: “Messaggero Ortodosso”, Roma, dicembre-gennaio 1984-1985, n. 12-1, p. 5-15.

[1] Colossesi 3, 5.
[2] 1 Giovanni 5,19.
[3] Colossesi 3, 1.
[4] cfr. Efesini 6, 11-18.
[5] 1 Giovanni 2, 14.
[6] cfr. Romani 5, 24.
[7] Galati 5, 24.
[8] Luca 22, 42.
[9] cfr. Efesini l, 9.
[10] 1 Giovanni 2, 16-17.
[11] Colossesi 3, 7.
[12] Colossesi 3, 7.
[13] Colossesi 3, 9.
[14] Colossesi 3, 8.
[15] Giovanni 8, 44; 1 Giovanni 8, 44; 14, 6.
[16] Giovanni 8, 44; 14, 6.
[17] Cfr. Giovanni 8, 44.
[18] Colossesi 3, 9.
[19] Efesini 4, 24.
[20] Efesini 4, 24.
[21] Colossesi 1, 15.
[22] Efesini 4, 13.
[23] Matteo 5, 48.
[24] Beato Teofilatto, Hom. III, cap. III, vers. 10; P.G. 82, col. 1257B.
[25] San Giovanni Crisostomo, Hom. VIII, 2; P. G. 62, col. 353.
[26] Icumenio, Hom. XIII, cap. 3, vers. 10; P. G. 88, col. 44C.
[27] Colossesi 2, 9-10.
[28] Colossesi 3, 11.
[29] Cfr. Colossesi 2, 8-10.
[30] Cfr. Giovanni 1, 3-4.
[31] Colossesi 1, 16-17; Efesini 1, 23.
[32] Cfr. Efesini 1, 20-23; Colossesi 1, 16-20; 3, 15.
[33] Galati 3, 27-28.
[34] San Giovanni Crisostomo, Hom. VIII, 2. 
 

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buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno Brunia_noduliflora301AlYak

Brunia noduliflora

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Omelia 28 ottobre 2010

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/8357.html

Omelia (28-10-2006) 
Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
In quei giorni Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli.

Come vivere questa Parola?
In questa festa degli apostoli Simone e Giuda (naturalmente non l’Iscariota) il vangelo ci presenta Gesù che, non a parole ma con la vita, sottolinea l’assoluta priorità della preghiera. E, in questa pericope, lo vediamo dare un lungo tempo (addirittura tutta la notte) all’orazione, immediatamente prima di un atto importante: la scelta, tra i suoi discepoli, di quanti diventeranno « apostoli » che significa inviati, ambasciatori, delegati. Essi costituirono il primo nucleo del Nuovo Israele, in numero di dodici, simboleggiando così le dodici tribù dell’antico Israele. Questa elezione fu dunque di capitale importanza perché « diede loro il mandato di andare a evangelizzare e battezzare tutte le genti » (Mt 28,18). Non solo: li investì inoltre del potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e infermità » (Mt 10,2). Ecco: il nodo importantissimo che lega la nostra attenzione a questi fatti è il con-templare un Gesù tutto solo sul monte immerso in preghiera per l’intera notte. Come crollano di schianto tante interpretazioni errate del nostro fare e strafare cose possibili o buone o addirittura tali da sembrare apostolato. L’anima dell’attività evangelizzante e apostolica è la preghiera. Se chi opera non prega e non insegna a pregare è come chi pensa di solcare il mare su una pagina di un grande atlante. In realtà non si muove e non muove nulla. O addirittura fracassa.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, visualizzo Gesù sul monte prostrato in preghiera. Mi faccio penetrare dalle energie divine del suo essere immerso nel Padre e chiedo di persuadermi vitalmente della priorità della preghiera nel mio vivere.

Signore Gesù, divino Orante, fa’ che la mia azione sempre nasca dalla preghiera come il ruscellare delle acque dalla viva sorgente.

La voce di un filosofo
Il punto di appoggio di Archimede per questo mondo è una cella di preghiera, dove un vero orante prega in tutta sincerità; ed egli solleverà la terra. Sì, se esistesse questo orante e la sua vera preghiera, quando chiude la porta, è incredibile quello che egli potrebbe fare
Sorèn Kierkegaard 

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