Salvare gli uomini col loro sapore

dal sito: 

http://www.atma-o-jibon.org/italiano6/diario_mag09.htm#Lamore_copre_una_moltitudine_di_peccati

Salvare gli uomini col loro sapore

Sono lì, Signore,
a invocare da me il loro significato.
Attendono la loro verità da me, Signore, ma essa non è stata ancora forgiata: illuminami.

E io voglio salvare gli uomini con il loro sapore.

Io impasto la farina del pane
perché si manifestino le radici,
ma nulla ancora si lega,
e conosco la cattiva coscienza delle notti bianche.

Ma conosco pure l’oziosità del frutto.
Perché ogni creatura sta dapprima a bagno nel tempo,
in cui diverrà.

Mi portano alla rinfusa le loro aspettative,
i loro desideri, i loro bisogni.

Li impilano nel mio cantiere come materiali
di cui io devo operare l’assemblaggio
affinché siano assorbiti dal tempio o dalla nave.


Ma io non sacrificherò
i bisogni degli uni ai bisogni degli altri,
la grandezza degli uni a quella degli altri.
La pace degli uni a quella degli altri.
Li sottometterò invece tutti gli uni agli altri,
perché divengano il tempio o la nave.

Non ascolterò di certo la maggioranza,
perché essa non può vedere la nave, che la sovrasta.

Non creerò certo la pace dei termitai
con una scelta vuota
e con boia e prigioni.

Non riconcilierò più.
Perché riconciliare è accontentarsi
dell’ignominia di un tiepido miscuglio
nel quale si sono conciliate
bevande ghiacciate e bollenti.

ANTOINE DE SAINT-EXUPERY
Citadelle, Paris 1948, p. 462.  

Publié dans : poemi |le 17 octobre, 2010 |Pas de Commentaires »

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