Archive pour le 2 octobre, 2010

Vangelo di domenica 3 ottobre 2010

Vangelo di domenica 3 ottobre 2010 dans immagini sacre mustard_seed-1

“….if you have faith the size of a mustard seed, you will say to this mountain, ‘Move from here to there,’ and it will move;”  Matthew 17,20

http://www.clamlynch.com/blog/2007/03/

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Il beato transito di San Francesco d’Assisi: perennità del suo messaggio

dal sito:

http://www.suorefrancescaneimmacolatine.it/index_file/barbarito9.pdf

Il beato transito di San Francesco d’Assisi: perennità del suo messaggio

Nel commemorare il beato transito di San Francesco d’Assisi al Cielo la Chiesa così canta: “Francesco Poverello, rivestito di grazia ,ascende lieto in gloria nel regno dei beati”. L’agonia e la morte nella chiesetta della Porziuncola furono coerenti con tutta la sua vita evangelica. Volle essere deposto nudo sulla terra perché voleva morire come il Signore Gesù Cristo, nudo sulla croce. Rimase in tal modo fedele fino all’ultimo instante della vita alla sua sposa “Madonna Povertà”, che egli aveva inanellata con vincolo indissolubile ad imitazione di Cristo. Sta qui tutta la grandezza e il fascino della vita di Francesco d’Assisi e della sua morte.: il Vangelo puro, senza commenti, riduzioni interessate o compromessi.
Gesù, venuto in carne mortale e rivelarci l’amore di Dio padre misericordioso, racchiuse l’essenza e l’originalità del suo messaggio nel comandamento dell’amore a Dio e ai fratelli. Ma per amare veramente e totalmente bisogna essere distaccati. Bisogna prima rinnegare sé stessi, l’egoismo, le proprie passioni e soprattutto l’attaccamento sfrenato a quei beni materiali e alle persone, dateci in dono, ma che spesso trasformiamo in oggetti ossessionanti di desiderio e di adorazione. Non si può servire a due padroni, disse Gesù, a Dio e al danaro. Dalla scelta dipende la nostra salvezza e non solo quella spirituale, perché come ammoniva San Giacomo, dalla cupidigia hanno origine i litigi, gli odi, la violenza e le guerre.
Francesco, , superata la ricerca interiore , i dubbi e le incertezze, decise di consacrarsi al Signore che lo chiamava a seguirlo nella povertà e nella predicazione, affidandogli l’opera di restaurare non solo la fatiscente chiesetta di San Damiano, ma anche l’edificio spirituale della sua Chiesa in pericolo di crollare per la cupidigia di potere e di onori dei pastori e le devianze del gregge. Egli non esitò di fare la scelta radicale. Si spogliò di tutto anche degli indumenti personali che restituì al padre inferocito, per seguire Cristo povero e umile. Il gesto protettivo del vescovo di Assisi, che ne coprì le nudità col suo mantello, significò bene che la Chiesa dei credenti e degli umili aveva compreso la santa radicalità innovatrice di quella totale rinunzia. Agli occhi del mondo sembrò follia, ma agli occhi di Dio era l’inizio di un profondo rinnovamento morale e spirituale, del quale trasse beneficio non solo la Chiesa , ma l’intera società cristiana emergente dalla confusione e violenza dell’alto medioevo. Come Cristo, divenuto suo modello di vita, si era fatto povero per arricchire tutti noi della sua grazia salvifica e non aveva dove poggiare il capo,così Francesco, figlio del ricco mercante Pietro
Bernardone, scelse di vivere povero, di dormire sulla nuda terra avendo per tetto il cielo dove contemplava le stelle “ clarite, preziose e belle”.
Messosi alla sequela dell’umanato Figlio di Dio, unì alla rinunzia dei beni materiali la volontà di abbandonarsi totalmente alla volontà di Dio, padre provvido e generoso, osservando l’umiltà del sentire e l’amore per tutti gli uomini e le creature, che ne riflettono il volto e la bontà. Nella recuperata innocenza battesimale, Francesco scoprì e rivisse la originaria relazione dell’uomo innocente con tutto il creato. Il Cantico delle Creature diventa il documento e l’attestato di questo ritrovato rapporto di appartenenza e di comunicazione. Uscito dal suo cuore ardente di amore esso si trasforma in poesia pura, in canto di gioia e di ringraziamento, che ridona a tutte le creature dignità e bellezza, riconoscendone la funzione di strumento di elevazione a Dio creatore e padre. Il suo atteggiamento verso la natura non è soltanto di ammirazione e di lode, ma anche di rispetto. Saluta il sole col titolo di “messere” “il signore”,quasi a segnalarne l’azione possente di donatore e alimentatore della vita sulla terra. Tutte le altre creature sono chiamate “fratelli e sorelle”, con senso di rispetto e di tenerezza. Il Cantico delle Creature può essere considerato l’inno dell’uomo redento in Cristo, che rivive la gioia e l’innocenza dell’Eden riconquistato. Per questo motivo la figura di Francesco d’Assisi affascina credenti e non credenti. Egli si presenta modello da imitare nell’amore e nel rispetto alla natura, che rimane il libro aperto dove possiamo scoprire il suo Autore, ammirarne la sapienza e la bellezza, e ringraziarlo per i mezzi che in essa ci offre per il sostentamento e la crescita dell’uomo e di tutti gli altri esseri viventi. Di fronte allo scempio sistematico che la società industrializzata e consumistica compie ogni giorno delle risorse della natura, l’esempio e la parola di San Francesco ci invitano ad usare dei beni del creato con parsimonia e saggezza per il bene nostro e delle future generazioni.
Ma l’amore di San Francesco risplendette in modo più perfetto nei suoi rapporti con gli uomini.
Mons. Luigi Barbarito

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Omelia (03-10-2010)

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/19505.html

Omelia (03-10-2010) 
Monastero Domenicano Matris Domini

Contesto
Siamo nei versetti finali della sezione 16-17,10 dove trovano posto alcuni detti di Gesù e una piccola parabola, forma non inconsueta in Luca (vedi anche 12,13-21; 13,1-9; 16,14-18.19-31). Il nostro testo si situa appena prima della menzione del viaggio di Gesù verso Gerusalemme (17,11) e dell’inizio di una nuova sezione che si concluderà in 19,28 (le precedenti menzioni del viaggio si trovano in 9,51 e 13,22). Il collegamento tra il loghion di Cristo (la liturgia riposta solo uno dei tre che costituiscono la piccola pericope 17,1-10) e la parabola può forse essere il fatto che tale insegnamento, relativo la vita di fede, è qui rivolto specificamente agli apostoli.

Gli apostoli dissero al Signore: « Accresci in noi la fede! ». Il Signore rispose: « Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: « Sradicati e vai a piantarti nel mare », ed esso vi obbedirebbe.
La prima cosa da notare è l’indicazione apostoli (molto usata da Luca e riferita sempre ai Dodici): si tratta di un insegnamento solo per loro o specialmente per loro? Per Luca gli apostoli hanno già la fede, ma chiedono che essa diventi più grande; la fede appare come un dono che solo il Signore può dare.
Anche l’uso del termine Signore (per indicare Gesù durante il suo ministero storico) è proprio di Luca.
Il loghion o detto di Gesù ha un parallelo negli altri sinottici (cfr. Mc 11,23 e Mt 21,21) inserito in contesti molto diversi; un riferimento è pure in 1Cor 13,2 (dove però è riferita all’amore), questo ci fa pensare che sia riferito alla vita di fede e in particolare alla preghiera.
La risposta di Gesù mette in campo un’immagine paradossale tesa a sottolineare come la fede se autentica è sempre efficace e capace di grandi cose, anche se è piccola come un granello di senape. Notiamo che il gelso era considerato un albero molto difficile da sradicare, per la forza delle sue radici.
Chi ha fede è aperto a Dio, ha una fiducia totale in Lui ed Egli può manifestare in lui la sua forza; per questo soprattutto i responsabili della comunità devono avere una fede così (sul tema Luca ritorna anche in 12,41s e 22,24ss).

Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: « Vieni subito e mettiti a tavola »? Non gli dirà piuttosto: « Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu »? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Ed ecco la parabola conclusiva, che invita all’umiltà. Rivolgendosi ai suoi ascoltatori Gesù pone una domanda retorica seguita da una ripresa altrettanto scontata: Egli parte da un esempio della vita sociale per reagire contro un atteggiamento umano che tende ad avanzare pretese dinanzi a Dio, critica una mentalità commerciale nel rapporto uomo-Dio. O reagisce forse alla mentalità del suo tempo (farisaica?) che avanzava pretese nei confronti di Dio.
Il v. 9 parlando di gratitudine indica che Gesù pensa in termini personali e non giuridici il rapporto tra il servo e il suo padrone.
Nel testo emerge con forza il senso della sovranità di Dio proprio della predicazione di Gesù nel vangelo di Luca, ma non si intende ovviamente dire che il rapporto con Dio è come quello con un padrone!
Notiamo alcuni paralleli letterali con Lc 12,37 dove però è il padrone che poi si mette a servire il suo servo; questo testo ci aiuta nella comprensione della parabola.

Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: « Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare ».
Il v. 10 fa passare l’ascoltatore dalla parte del servo ed è l’applicazione finale, costruita per altro con un chiasmo (avrete fatto tutto – servi inutili – abbiamo fatto) che mette al centro un’affermazione paradossale: – siamo servi inutili. L’aggettivo achreios (inutili) non sembra ben scelto, visto che il servo non è stato inutile, ma proprio il suo senso paradossale mette l’accento sul messaggio di Luca: è importante capire e vivere un atteggiamento di umile obbedienza dinnanzi a Dio e svolgere con modestia il compito che ci è affidato. E si capisce che questo è tanto più difficile quanto più è importante il compito che ci è affidato, come è quello di guida, in particolare nella comunità cristiana.

Meditiamo
1) Prego il Signore perché accresca e renda autentica la mia fede?
2) Confrontare i testi paralleli di Marco e Matteo (Mc 11,23 e Mt 21,21; come pure 1Cor 13,2) per approfondire il senso del detto di Gesù.
3) Come vivo il rapporto con Dio, mi sento in credito con Lui se mi sforzo di essere un buon cristiano?

Preghiamo
Salmo Responsoriale (dal Salmo 94)

Ascoltate oggi la voce del Signore.
Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

Entrate: prostrati, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere».

Colletta
O Padre, che ci ascolti se abbiamo fede quanto un granello di senapa, donaci l’umiltà del cuore, perché cooperando con tutte le nostre forze alla crescita del tuo regno, ci riconosciamo servi inutili, che tu hai chiamato a rivelare le meraviglie del tuo amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

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