Archive pour août, 2010

meditazione per San Bartolomeo Apostolo: Dalle “Omelie sulla prima lettera ai Corinti” di san Giovanni Crisostomo, vescovo

dal sito:

http://liturgia.silvestrini.org/santo/134.html

MEDITAZIONE PER SAN BARTOLOMEO APOSTOLO (SCELTA DAL SITO)

DAGLI SCRITTI…

Dalle “Omelie sulla prima lettera ai Corinti” di san Giovanni Crisostomo, vescovo


La croce ha esercitato la sua forza di attrazione su tutta la terra e lo ha fatto non servendosi di mezzi umanamente imponenti, ma dell’apporto di uomini poco dotati. Il discorso della croce non è fatto di parole vuote, ma di Dio, della vera religione, dell’ideale evangelico nella sua genuinità, del giudizio futuro. Fu questa dottrina che cambiò gli illetterati in dotti. Dai mezzi usati da Dio si vede come la stoltezza di Dio sia più saggia della sapienza degli uomini, e come la sua debolezza sia più forte della fortezza umana. In che senso più forte? Nel senso che la croce, nonostante gli uomini, si è affermata su tutto l’universo e ha attirato a sé tutti gli uomini. Molti hanno tentato di sopprimere il nome del Crocifisso, ma hanno ottenuto l’effetto contrario. Questo nome fiorì sempre di più e si sviluppò con progresso crescente. I nemici invece sono periti e caduti in rovina. Erano i vivi che facevano guerra a un morto, e ciononostante non l’hanno potuto vincere. Perciò quando un pagano dice a un cristiano che è fuori della vita, c’è una stoltezza. Quando mi dice che sono stolto per la mia fede, mi rende persuaso che sono mille volte più saggio di lui che si ritiene sapiente. E quando mi pensa debole non si accorge che il debole è lui. I filosofi, i re e, per così dire, tutto il mondo, che si perde in mille faccende, non possono nemmeno immaginare ciò che dei pubblicani e dei pescatori poterono fare con la grazia di Dio. Pensando a questo fatto, Paolo esclamava: “ Ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini “ (1 Cor 1, 25). Questa frase è chiaramente divina. Infatti come poteva venire in mente a dodici poveri uomini, e per di più ignoranti, che avevano passato la loro vita sui laghi e sui fiumi, di intraprendere una simile opera? Essi forse mai erano entrati in una città o in una piazza. E allora come potevano pensare di affrontare tutta la terra? Che fossero paurosi e pusillanimi l’afferma chiaramente chi scrisse la loro vita senza dissimulare nulla e senza nascondere i loro difetti. Ciò costituisce la miglior garanzia di veridicità di quanto asserisce.

Publié dans:meditazioni, SANTI APOSTOLI |on 24 août, 2010 |Pas de commentaires »

24 AGOSTO : SAN BARTOLOMERO APOSTOLO

dal sito:

http://www.santiebeati.it/dettaglio/21400

San Bartolomeo Apostolo

24 agosto
 
Primo secolo dell’èra cristiana

Apostolo martire nato nel I secolo a Cana, Galilea; morì verso la metà del I secolo probabilmente in Siria. La passione dell’apostolo Bartolomeo contiene molte incertezze: la storia della vita, delle opere e del martirio del santo è inframmezzata da numerosi eventi leggendari.Il vero nome dell’apostolo è Natanaele. Il nome Bartolomeo deriva probabilmente dall’aramaico «bar», figlio e «talmai», agricoltore. Bartolomeo giunse a Cristo tramite l’apostolo Filippo. Dopo la resurrezione di Cristo, Bartolomeo fu predicatore itinerante (in Armenia, India e Mesopotamia). Divenne famoso per la sua facoltà di guarire i malati e gli ossessi. Bartolomeo fu condannato alla morte Persiana: fu scorticato vivo e poi crocefisso dai pagani. La calotta cranica del martire Bartolomeo si trova dal 1238 nel duomo di San Bartolomeo, a Francoforte. Una delle usanze più note legate alla festa di San Bartolomeo é il pellegrinaggio di Alm: la domenica prima o dopo San Bartolomeo, gli abitanti della località austriaca di Alm si recano in pellegrinaggio a St. Bartholoma, sul Konigssee, nel Berchtesgaden. I primi pellegrinaggi risalgono al XV secolo e sono legati allo scioglimento di un voto perché cessasse un’epidemia di peste. (Avvenire)

Patronato: Diocesi Campobasso-Boiano
Etimologia: Bartolomeo = figlio del valoroso, dall’aramaico
Emblema: Coltello

Martirologio Romano: Festa di san Bartolomeo Apostolo, comunemente identificato con Natanaele. Nato a Cana di Galilea, fu condotto da Filippo a Cristo Gesù presso il Giordano e il Signore lo chiamò poi a seguirlo, aggregandolo ai Dodici. Dopo l’Ascensione del Signore si tramanda che abbia predicato il Vangelo del Signore in India, dove sarebbe stato coronato dal martirio.

Non è di quelli che accorrono appena chiamati, anche se poi sarà capace di donarsi totalmente a una causa; ha le sue idee, le sue diffidenze e i suoi pregiudizi. I vangeli sinottici lo chiamano Bartolomeo, e in quello di Giovanni è indicato come Natanaele. Due nomi comunemente intesi il primo come patronimico (BarTalmai, figlio di Talmai, del valoroso) e il secondo come nome personale, col significato di “dono di Dio”.
Da Giovanni conosciamo la storia della sua adesione a Gesù, che non è immediata come altre. Di Gesù gli parla con entusiasmo Filippo, suo compaesano di Betsaida: « Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazareth ». Basta questo nome – Nazareth – a rovinare tutto. La risposta di Bartolomeo arriva inzuppata in un radicale pessimismo: « Da Nazareth può mai venire qualcosa di buono? ». L’uomo della Betsaida imprenditoriale, col suo “mare di Galilea” e le aziende della pesca, davvero non spera nulla da quel paese di montanari rissosi.
Ma Filippo replica ai suoi pregiudizi col breve invito a conoscere prima di sentenziare: « Vieni e vedi ». Ed ecco che si vedono: Gesù e NatanaeleBartolomeo, che si sente dire: « Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità ». Spiazzato da questa fiducia, lui sa soltanto chiedere a Gesù come fa a conoscerlo. E la risposta (« Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico ») produce una sua inattesa e debordante manifestazione di fede: « Rabbi, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele! ». Quest’uomo diffidente è in realtà pronto all’adesione più entusiastica, tanto che Gesù comincia un po’ a orientarlo: « Perché ti ho detto che ti ho visto sotto il fico credi? Vedrai cose maggiori di questa ».
Troviamo poi Bartolomeo scelto da Gesù con altri undici discepoli per farne i suoi inviati, gli Apostoli. Poi gli Atti lo elencano a Gerusalemme con gli altri, « assidui e concordi nella preghiera ». E anche per Bartolomeo (come per Andrea, Tommaso, Matteo, Simone lo Zelota, Giuda Taddeo, Filippo e Mattia) dopo questa citazione cala il silenzio dei testi canonici.
Ne parlano le leggende, storicamente inattendibili. Alcune lo dicono missionario in India e in Armenia, dove avrebbe convertito anche il re, subendo però un martirio tremendo: scuoiato vivo e decapitato. Queste leggende erano anche un modo di spiegare l’espandersi del cristianesimo in luoghi remoti, per opera di sconosciuti. A tante Chiese, poi, proclamarsi fondate da apostoli dava un’indubbia autorità. La leggenda di san Bartolomeo è ricordata anche nel Giudizio Universale della Sistina: il santo mostra la pelle di cui lo hanno “svestito” gli aguzzini, e nei lineamenti del viso, deformati dalla sofferenza, Michelangelo ha voluto darci il proprio autoritr
atto. 

Publié dans:SANTI APOSTOLI |on 24 août, 2010 |Pas de commentaires »

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno tripe-fungus-001

Tripe-fungus

http://www.naturephoto-cz.com/jelly-fungus.html

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Omelia per il 24 agosto 2010: Testimoniamo con intelligenza

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/15930.html

Omelia (24-08-2009) 
Monaci Benedettini Silvestrini

Testimoniamo con intelligenza

La festa di un apostolo ha sempre nella liturgia il rimando alla Chiesa. Oggi, la lettura dell’Apocalisse, nella visione della sposa dell’Agnello, ne mette in risalto tutti i pregi e lo splendore che le viene da Dio stesso (v. 10). Il numero dodici è tra i più frequenti in questo breve brano; il fondamento poi su cui risiede tutta la costruzione sono i dodici apostoli ad indicare che la fede della Chiesa trova la sua ragion d’essere sull’esperienza che essi hanno avuto del Cristo morto e risorto e sulla testimonianza che ne hanno dato. Sappiamo che Bartolomeo è identificato con il personaggio del vangelo di Giovanni il cui nome è Natanaele. Figura ironica e sprezzante, ma altresì pronta a dare credito alle parole di Gesù, il quale lo rimbecca subito dicendogli che quelle cose dette erano quisquilie in confronto a ciò che avrebbe visto in seguito. Addirittura gli preannuncia una visione di gloria. Abbiamo detto che la risposta di Natanaele a Filippo appare carica di ironia, ma non è del tutto ingiustificata. Infatti, proviamo a immaginare la scena: arriva Filippo e con molta enfasi annuncia di aver trovato il Messia: “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù figlio di Giuseppe di Nazareth!”. Se uno ci facesse una rivelazione simile ex abrupto non risulteremmo molto gentili nella risposta! Da questo episodio insignificante, potremmo essere invitati a riflettere sulle modalità del nostro annunzio. Molti cristiani, sebbene con retta intenzione, quando parlano del Cristo lo fanno con tale enfasi da suscitare in chi li ascolta rifiuto di ciò che dicono, benché sia vero e santo. La semplicità della testimonianza, insieme ad una conoscenza illuminata dall’intelligenza della persona di Cristo, può evitare molte rispostacce e, al contrario, provocare interesse e coinvolgimento. Non facciamo insomma come chi va a visitare malati, anche molto gravi, e dice parole quali: “Come sei fortunato tu, a soffrire per Gesù”. La risposta a tale tipo di stupidità, credo sia sulla bocca di tutti noi. 

San Pier Damiani: « Come la pioggia e la neve scendono dal cielo… Così sarà della parola uscita dalla mia bocca » (Is 55,10)

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100824

San Bartolomeo, apostolo, festa : Jn 1,45-51
Meditazione del giorno
San Pier Damiani (1007-1072), eremita poi vescovo, dottore della Chiesa
Discorso 42, secondo per S. Bartolomeo : PL 144, 726, 728 C-D

« Come la pioggia e la neve scendono dal cielo… Così sarà della parola uscita dalla mia bocca » (Is 55,10)

Gli apostoli sono queste perle preziose che San Giovanni nell’Apocalisse, dice di aver contemplate e di cui le porte della Gerusalemme celeste sono formate (Ap 21, 21)… Infatti quando, operando segni e miracoli, gli apostoli irradiano la luce divina, aprono l’accesso della gloria celeste di Gerusalemme ai popoli convertiti alla fede cristiana. E chiunque è salvato grazie a loro entra nella vita, tale un viaggiatore che varca la soglia di una porta… Di loro ancora dice il profeta : « Chi sono quelle che volano come nubi ? » (Is 60, 8). Queste nubi si condensano in acqua quando annaffiano la terra del nostro cuore con la pioggia del loro insegnamento per renderla fertile e portatrice dei germogli di opere buone.

Appunto Bartolomeo, che festeggiamo oggi, significa in aramaico : figlio di colui che porta l’acqua. Egli è il figlio di questo Dio che eleva lo spirito dei suoi predicatori alla contemplazione delle verità di lassù, in modo che possano spargere con efficacia e in abbondanza la pioggia della parola di Dio nei nostri cuori. Così bevono l’acqua alla fonte, per darcela da bere a nostra volta.

Publié dans:cattolicesimo in Francia |on 24 août, 2010 |Pas de commentaires »

God is prepared to relent if man returns from his wrong ways. – immagine che accompagna l’articolo

God is prepared to relent if man returns from his wrong ways. - immagine che accompagna l'articolo dans immagini sacre St-Takla-org___Jesus-Coptic-King-of-Kings

http://st-takla.org/Full-Free-Coptic-Books/His-Holiness-Pope-Shenouda-III-Books-Online/05-Contemplations-On-The-Book-Of-Jonah-The-Prophet/En/Contemplations-Jonah-17-God-Is-Prepared-to-Relent.html

Publié dans:immagini sacre |on 23 août, 2010 |Pas de commentaires »

SIMBOLI BIBLICI

Chiesa Ortodossa, dal sito:

http://www.orthodox.it/icona/icona/page13.html

SIMBOLI BIBLICI

albero
L’albero è legato al ritmo delle stagioni e portatore di frutti, divenne, per i popoli che vivevano ai margini del deserto o girovagavano nella steppa.
Una manifestazione di vita. Pertanto l’albero della vita e l’albero della conoscenza sono due alberi distinti. Da un punto di vista simbolico possono essere visti come un albero solo, perché non esiste vita (spirituale) senza conoscenza. San Giovanni Damasceno paragona Maria alla terra del paradiso, da cui è nato il vero albero della vita, e cioè Cristo. Secondo un’altra attribuzione simbolica, Maria stessa è l’albero della vita, divenuto fecondo mediante lo Spirito di Dio.

fico
-Le foglie del fico sono interpretate come simbolo di peccato. Perché Adamo ed Eva se ne coprirono dopo la trasgressione del comando divino.(Gen.3.7)Benedetto Agostino vede nell’albero di fico e nel suo fogliame un segno della grazia misericordiosa di Dio: “Come per un albero siamo morti, così da un albero siamo stati riportati in vita; un albero ci ha mostrato la nudità, un albero ci ha rivestito con foglie di misericordia”.

palma
-Il significato della palma è indicare la gloria di Dio.
In Egitto i rami di palma – simbolo di una lunga vita. Nella visione apocalittica i martiri sono avvolti in vesti rendendole candide (“hanno lavato le loro vesti rendendole candide nel sangue dell’Agnello») in segno della loro giustizia e costanza nella fede; le palme nelle loro mani significano che essi hanno superato ciò che è terreno e hanno ormai ottenuto il premio eterno (Ap 7,9).

corona
-«La corona di giustizia» (2Tm 4,8)..
Nella Bibbia la corona è segno di gloria, di omaggio e di gioia. A tutti coloro che attendono con amore la manifestazione del Signore, sarà consegnata

pane
-Pane e vino sono la quintessenza del cibo e della bevanda di vita.
Mangiare, consumare, è la stessa cosa che «accogliere in sé». Il pane trasformato dal Logos è simbolo sacramentale di Colui che di se stesso dice: « Come.., io vivo per il Padre, cosi anche colui che mangia di me vivrà per me»

roccia
-«Il Signore è la mia roccia, la mia fortezza, il mio liberatore, il mio Dio, la mia rupe in cui mi rifugio» (2 Sam 22,2; cfr. Sal 18). Questo Gesù è la pietra che, scartata da voi, costruttori, è diventata testata d’angolo. (Att. 4.11)

libro – rotolo
-Il libro simbolo della verità della parola divina e della vita che essa promette.
Nel Nuovo Testamento sono i membri della comunità cristiana che si trovano «iscritti nei cieli», nel libro della vita (Eb. 12,23).
Il rotolo sigillato della rivelazione segreta (5,1-9) è simbolo dell’imperscrutabile consiglio di Dio, la cui esecuzione è stata affidata a Cristo. Nell’icona della Pentecoste – ogni apostolo regge un rotolo, simbolo dell’Insegnamento.

ali
-L’«essere alato» comportava un innalzamento dell’essere, un avvicinarsi alle potenze soprannaturali, se non addirittura un’identificarsi con queste.)
Nell’arte cristiana vengono rappresentati con le ali non solo esseri soprannaturali celesti come gli angeli, ma anche esseri infernali come i demoni e il diavolo.

volto
-L’espressione «vedere il volto di Dio», originariamente riferita all’idea cultuale, aveva nella lingua babilonese il significato di «cercare aiuto».
Il volto di Dio rivolto verso l’uomo si manifesta nel suo Figlio unigenito; «la conoscenza del la gloria divina.., rifulge sul volto di Cristo» (2Cor 4,6). Ma i credenti riflettono, a viso scoperto… la gloria del Signore e vengono «trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria» (2Cor 3,18). Nel Nuovo Testamento vedere il volto di Dio non si riferisce a un atto terreno, ma alla vita ultraterrena. Gli angeli «nel cielo vedono sempre la faccia» del Signore (Mt 18,10). Per san Giovanni Damasceno l’espressione «volto di Dio» indica la divinità stessa, in quanto essa si manifesta verso l’esterno e si comunica.

abito
-L’abbigliamento completa l’immagine dell’uomo esteriore; esso non è casuale, ma riflette qualcosa dell’intima essenza dell’individuo.
L’abito è una specie di alter ego; il cambiamento d’abito può comportare la sostituzione dell’ego interiore. Secondo il Padre della Chiesa Santo Efrem, l’abito era il rivestimento dell’umanità di Gesù Cristo, mentre il suo corpo nascondeva la divinità
mano
-Il Signore non ha bisogno neppure di tutta la mano per compiere miracoli: basta un dito, «il dito di Dio», per scacciare i demoni (Lc 11,20).
Per l’esecuzione di opere esteriori, la mano è l’organo più importante dell’uomo; essa può distruggere e uccidere, ma anche guarire e benedire. Nelle lingue semitiche il termine che indica la mano significa anche «potenza».

“nome”
-Molto diffusa è la credenza che il nome rappresenta una forza strettamente legata al suo possessore.
Quando l’uomo entra in nuova condizione ha bisogno di un nome nuovo. Tutte le icone devono essere intitolate, avendo scritto sopra il nome della raffigurazione. La persona di Gesù p.e. è indicata con le lettere del alfabeto greco IC XP (Gesù Cristo). Nella Chiesa Ortodossa l’onomastico è festeggiato più del compleanno, poiché esso ricorda la rinascita nel battesimo.

Publié dans:Ortodossia |on 23 août, 2010 |Pas de commentaires »

La convivenza umana è inscindibile dalla custodia della terra

dal sito:

http://www.zenit.org/article-23413?l=italian

La convivenza umana è inscindibile dalla custodia della terra

I Vescovi italiani nel messaggio per la Giornata per la salvaguardia del creato

ROMA, venerdì, 20 agosto 2010 (ZENIT.org).- Esiste un legame profondo e inscindibile che intercorre fra la convivenza umana e la custodia della terra. E’ quanto affermano i Vescovi italiani nel messaggio per la 5ª Giornata per la salvaguardia del creato, che si celebrerà il 1° settembre sul tema “Custodire il creato, per coltivare la pace”.

“La Sacra Scrittura – si legge nel testo – ha uno dei punti focali nell’annuncio della pace, evocata dal termine shalom nella sua realtà articolata: essa interessa tanto l’esistenza personale quanto quella sociale e giunge a coinvolgere lo stesso rapporto col creato”.

L’uno e l’altro Testamento convergono “nel sottolineare lo stretto legame che esiste tra la pace e la giustizia”. Nella prospettiva biblica, dunque, “l’abbondanza dei doni della terra offerti dal Creatore fonda la possibilità di una vita sociale caratterizzata da un’equa distribuzione dei beni”.

“Benedetto XVI – ricordano i Vescovi – ha segnalato più volte quanti ostacoli incontrino oggi i poveri per accedere alle risorse ambientali, comprese quelle fondamentali come l’acqua, il cibo e le fonti energetiche”.

“Spesso, infatti, l’ambiente viene sottoposto a uno sfruttamento così intenso da determinare situazioni di forte degrado, che minacciano l’abitabilità della terra per la generazione presente e ancor più per quelle future”.

“Questioni di apparente portata locale – continua il messaggio – si rivelano connesse con dinamiche più ampie, quali per esempio il mutamento climatico, capaci di incidere sulla qualità della vita e sulla salute anche nei contesti più lontani”.

Inoltre, sottolineano i presuli, “è cresciuto il flusso di risorse naturali ed energetiche che dai Paesi più poveri vanno a sostenere le economie delle Nazioni maggiormente industrializzate”.

Anche le guerre – come del resto la stessa produzione e diffusione di armamenti, con il costo economico e ambientale che comportano – “contribuiscono pesantemente al degrado della terra, determinando altre vittime, che si aggiungono a quelle che causano in maniera diretta”.

Dunque, sostengono i Vescovi italiani, “pace, giustizia e cura della terra possono crescere solo insieme e la minaccia a una di esse si riflette anche sulle altre”.

Oggi, si legge poi nel messaggio, “la stessa pace con il creato è parte di quell’impegno contro la violenza che costituirà il punto focale della grande Convocazione ecumenica prevista nel 2011 a Kingston, in Giamaica”.

“Celebriamo, dunque, la quinta Giornata per la salvaguardia del creato – concludono i Vescovi – in spirito di fraternità ecumenica, nel dialogo e nella preghiera comune con i fratelli delle altre confessioni cristiane, uniti nella custodia della creazione di Dio”.

Publié dans:cultura della vita, dalla Chiesa |on 23 août, 2010 |Pas de commentaires »

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno orchis_militaris_f16

Orchis militaris

http://www.floralimages.co.uk/index1.htm

Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 23 août, 2010 |Pas de commentaires »

Omelia 23 agosto 2010

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/718.html

Omelia (25-08-2003) 
padre Lino Pedron

Commento su Matteo 23, 13-22

Attraverso i « guai » rivolti agli scribi e ai farisei, Gesù istruisce la folla e i discepoli. Egli mette in guardia i discepoli dai cattivi comportamenti che vengono segnalati, perché anch’essi vi potrebbero incappare.

Il senso del « guai a voi! » è « ahimè per voi! »: non esprime una minaccia, ma il dolore per la situazione dell’altro. E’ un’espressione di sincero amore, non di aggressività né tanto meno di cattiveria. E’ un lamento.

L’ipocrisia è la differenza tra l’essere e l’apparire, il non riconoscere l’ordine dei valori, ciò che è più importante e ciò che lo è meno, ciò che è centrale e ciò che è periferico.

L’immagine del chiudere presuppone che essi siano i detentori del potere delle chiavi, ossia che possiedano l’autorità dell’insegnamento. Essi, servendosi della propria autorità, sbarrano agli uomini loro sottomessi l’accesso al regno dei cieli. Le autorità giudaiche impediscono l’accettazione del vangelo di Gesù.

Viene messa in discussione anche la loro attività missionaria. Flavio Giuseppe in Ap. 2,10.39 attesta i successi dell’attività missionaria dei giudei della diaspora dopo la distruzione di Gerusalemme del 70 d.C.

L’appellativo « guide cieche » evidenzia nuovamente la loro smania di fare proseliti. Probabilmente Matteo si riferisce all’attributo onorifico « guide di ciechi » che si dava ai missionari giudei (cfr Rm 2,19).

Il « guai » del v. 16 riguarda anche l’abuso del giuramento. La situazione era questa: si usavano diverse formule di giuramento. Questo avveniva per rispetto verso il nome santo di Dio. Per non pronunciarlo si giurava per il cielo, per Gerusalemme o per altro (cfr Mt 5,34-35). Probabilmente ne derivò la triste conseguenza che coloro che giuravano il falso, quando erano scoperti, replicavano di non aver giurato per Dio e quindi non erano tenuti a mantenere il giuramento. Gesù non approva le cautele casuistiche adottate nel giuramento. Esse sono espressione di stoltezza e di cecità.

I vv.21-22 sottolineano l’unità di tempio, cielo e Dio. Il tempio e il cielo appartengono a Dio, sono la sua casa e il suo trono (cfr 1Re 8,13; Sal 26,8; Is 66,1; Mt 5,34). Ogni giuramento è chiamare Dio come testimone, quindi l’abuso del giuramento è contro Dio.

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