Archive pour août, 2010

buona notte

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Spring Pasque Flower

http://www.naturephoto-cz.com/flowering-plants/white-blooming.html

Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 26 août, 2010 |Pas de commentaires »

Omelia per il 27 agosto 2010

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/10502.html

Omelia (31-08-2007) 
Monaci Benedettini Silvestrini

Ecco lo sposo, andategli incontro!

Nella parabole delle dieci vergini, riportato dal Vangelo di San Matteo, Gesù ci offre molti punti di riflessione e meditazione. Perché, per esempio, ha scelto proprio le vergini come categoria che attende lo sposo? Gesù, per essere compreso pienamente dai suoi discepoli, vuol rifarsi ad una precisa tradizione ebraica. Leggiamo, però, in queste dieci vergini l’immagine della chiesa, sposa di Cristo. Noi tutti quindi siamo rappresentati dal loro comportamento; diventa quindi importante scoprire cosa in realtà è rimproverato alle cinque vergini stolte. Tutte e dieci le vergine dormivano all’arrivo dello Sposo; il sonno delle vergine rappresenta il nostro passaggio terreno, che è temporale e destinato a scomparire all’arrivo finale di Gesù. Egli stesso ci aprirà la porta al banchetto eterno per partecipare alle nozze gloriose. Tutti noi siamo in attesa all’ingresso per partecipare alla stessa gioia; soltanto alcuni saranno pronti (le cinque vergini sapienti) e altri no (le cinque vergini stolte). La parabola specifica che era sufficiente una piccola quantità d’olio, perché, con accuratezza le lampade fossero pronte al momento opportuno. Le vergini stolte hanno mancato all’appuntamento perché sono state costrette a comprare l’olio dai venditori; le vergini sapienti invece hanno alimentato con il loro olio la lampada. Il messaggio inteso è quindi che la salvezza, il passaggio alla Gloria eterna, è – si – dono della Misericordia Divina ma richiede la nostra collaborazione. L’olio, ne basta poco, rappresenta l’olio buono delle nostra buone azioni; non possiamo comprarlo a buon prezzo da altri ma deve essere solo nostro. Sta a noi, allora, con l’olio profumato della Grazia divina far sì che questa lampada non sia mai spenta e che anche noi possiamo rispondere quando lo Sposo verrà a chiamarci nella sua gioia piena. 

Sant’Agostino: « A mezzanotte »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100827

Venerdì della XXI settimana delle ferie del Tempo Ordinario : Mt 25,1-13
Meditazione del giorno
Sant’Agostino (354-430), vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Discorso 93

« A mezzanotte »

Le dieci vergini volevano andare incontro allo sposo. Che significa: « andare incontro allo sposo »? Andare col cuore, aspettare il suo arrivo. Ma quello tardava. Mentre egli tardava « si addormentarono tutte »… Che significa dunque: « Furono prese tutte dal sonno »? Si tratta d’un altro sonno che non può essere evitato da nessuno. Non vi ricordate di quanto dice l’Apostolo: « Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell’ignoranza riguardo a quelli che dormono » (1 Tes 4,12), cioè riguardo a coloro che sono morti?… Si addormentarono dunque tutte. Forse perché una è prudente non morrà? Che una vergine sia sciocca o saggia, tutte dovranno sottostare al sonno della morte…

Ecco che « a mezzanotte si udì un grido ». Che significa: a mezzanotte? Quando non si spera, quando non si crede affatto… Verrà quando non lo saprai. Perché verrà quando non lo saprai? Ascolta il Signore in persona: « Non spetta a voi sapere il tempo che il Padre si è riservato di fissare » (At 1,7). « Il giorno del Signore – dice l’Apostolo – verrà come un ladro di notte » (1 Tes 5,2). Veglia dunque di notte per non essere sorpreso dal ladro. Poiché, volere o no, il sonno della morte verrà.

Ma ciò avverrà solamente quando a metà della notte si farà udire un grido. Qual è questo grido, se non quello di cui parla l’Apostolo? « In un batter d’occhio, quando si sentirà l’ultimo suono di tromba. Poiché sonerà la tromba e i morti risorgeranno incorruttibili e noi saremo trasformati » (1 Cor 15,52). Orbene, dopo che a mezzanotte si sarà fatto sentire il grido con cui si annuncerà: « Ecco, arriva lo sposo », che cosa seguirà? « Si alzarono tutte ».

SANTA MONICA

SANTA MONICA dans immagini sacre

http://www.santiebeati.it/

Publié dans:immagini sacre |on 26 août, 2010 |Pas de commentaires »

PAPA BENEDETTO – ANGELUS 30 AGOSTO 2009: SANTA MONICA

dal sito:

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/angelus/2009/documents/hf_ben-xvi_ang_20090830_it.html

BENEDETTO XVI

ANGELUS – SANTA MONICA

Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo
Domenica, 30 agosto 2009

Cari fratelli e sorelle!

Tre giorni fa, il 27 agosto, abbiamo celebrato la memoria liturgica di santa Monica, madre di sant’Agostino, considerata modello e patrona delle madri cristiane. Di lei molte notizie ci vengono fornite dal figlio nel libro autobiografico Le confessioni, capolavoro tra i più letti di tutti i tempi. Qui apprendiamo che sant’Agostino bevve il nome di Gesù con il latte materno e fu educato dalla madre nella religione cristiana, i cui princìpi gli rimarranno impressi anche negli anni di sbandamento spirituale e morale. Monica non smise mai di pregare per lui e per la sua conversione, ed ebbe la consolazione di vederlo ritornare alla fede e ricevere il battesimo. Iddio esaudì le preghiere di questa santa mamma, alla quale il Vescovo di Tagaste aveva detto: “È impossibile che un figlio di tante lacrime vada perduto”. In verità, sant’Agostino non solo si convertì, ma decise di abbracciare la vita monastica e, ritornato in Africa, fondò egli stesso una comunità di monaci. Commoventi ed edificanti sono gli ultimi colloqui spirituali tra lui e la madre nella quiete di una casa di Ostia, in attesa di imbarcarsi per l’Africa. Ormai santa Monica era diventata, per questo suo figlio, “più che madre, la sorgente del suo cristianesimo”. Il suo unico desiderio era stato per anni la conversione di Agostino, che ora vedeva orientato addirittura verso una vita di consacrazione al servizio di Dio. Poteva pertanto morire contenta, ed effettivamente si spense il 27 agosto del 387, a 56 anni, dopo aver chiesto ai figli di non darsi pena per la sua sepoltura, ma di ricordarsi di lei, dovunque si trovassero, all’altare del Signore. Sant’Agostino ripeteva che sua madre lo aveva “generato due volte”.

La storia del cristianesimo è costellata di innumerevoli esempi di genitori santi e di autentiche famiglie cristiane, che hanno accompagnato la vita di generosi sacerdoti e pastori della Chiesa. Si pensi ai santi Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno, entrambi appartenenti a famiglie di santi. Pensiamo, vicinissimi a noi, ai coniugi Luigi Beltrame Quattrocchi e Maria Corsini, vissuti tra la fine del XIX secolo e la metà del 1900, beatificati dal mio venerato predecessore Giovanni Paolo II nell’ottobre del 2001, in coincidenza con i vent’anni dell’Esortazione Apostolica Familiaris consortio. Questo documento, oltre ad illustrare il valore del matrimonio e i compiti della famiglia, sollecita gli sposi a un particolare impegno nel cammino di santità, che, attingendo grazia e forza dal Sacramento del matrimonio, li accompagna lungo tutta la loro esistenza (cfr n. 56). Quando i coniugi si dedicano generosamente all’educazione dei figli, guidandoli e orientandoli alla scoperta del disegno d’amore di Dio, preparano quel fertile terreno spirituale dove scaturiscono e maturano le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Si rivela così quanto siano intimamente legati e si illuminino a vicenda il matrimonio e la verginità, a partire dal loro comune radicamento nell’amore sponsale di Cristo.

Cari fratelli e sorelle, in quest’Anno Sacerdotale, preghiamo perché, “per intercessione del Santo Curato d’Ars, le famiglie cristiane divengano piccole chiese, in cui tutte le vocazioni e tutti i carismi, donati dallo Spirito Santo, possano essere accolti e valorizzati” (dalla Preghiera per l’Anno Sacerdotale). Ci ottenga questa grazia la Santa Vergine, che ora insieme invochiamo.

Publié dans:Papa Benedetto XVI, Santi |on 26 août, 2010 |Pas de commentaires »

27 agosto – Santa Monica : Visse per Agostino

dal sito:

http://www.santagostinopavia.it/agostino/monica.asp

27 agosto : Santa Monica

Visse per Agostino

Non è facile esagerare l’importanza che il rapporto con sua madre Monica ha avuto nel percorso esistenziale di Agostino. Senza la sua costanza, le sue lacrime, le sue preghiere, la sua passione per il figlio, la Chiesa e l’umanità oggi non avrebbero quel genio e quel santo che è il figlio. Monica era una donna semplice, ma dotata di una grande fede e di un carattere estremamente volitivo e tenace. Nata nel 331 in una famiglia profondamente cattolica e andata sposa a Patrizio, che era pagano, si trovò a vivere i problemi e le gioie quotidiane, i momenti più esaltanti e quelli più angoscianti di una donna: l’amore e la maternità (ebbe due figli e una figlia); le ansie connesse al sublime e difficile della loro educazione; le infedeltà coniugali del marito, uomo tenero e sensibile, ma volubile e facile all’ira; la fierezza e la preoccupazione per la « carriera » del figlio Agostino; la morte del marito (Patrizio muore nel 371, un anno dopo essersi convertito al cristianesimo); il dovere di sostenere con il suo lavoro la famiglia; gli interrogativi della fede personale e della fede da trasmettere ai propri figli; la constatazione amara del proprio fallimento di mamma cristiana, quando si vede ritornare a casa il figlio Agostino, professore sì, ma che ha rinunciato alla fede cristiana… Agostino traccia un ritratto della vita vedovile di Monica: un’esistenza sobria e austera, caratterizzata da un’intensa preghiera e da attività caritative. Alle preghiere e alle lacrime, Monica aggiunse l’impegno costante di restare vicino al figlio. In un primo momento, in verità, il suo atteggiamento fu diverso. Quando lo vide tornare da Cartagine laureato – il sogno lungamente vagheggiato da Monica e dal defunto Patrizio – la sua gioia fu distrutta dal saperlo lontano dalla Chiesa cattolica e manicheo. In più aveva con sé una donna che non era la sua legittima moglie. Monica ebbe uno scatto di fierezza e lo cacciò di casa. Il giovane professore dovette rifugiarsi presso l’amico e mecenate Romaniano. Non si pensi che il gesto fosse dettato dalla presenza della donna: la società di allora non era così puritana, e del resto, una volta che Agostino avesse ricevuto il Battesimo, la situazione poteva essere sanata. Il vero motivo era l’eresia. Ora che in casa tutti erano cattolici, il figlio maggiore, su cui riponeva tante speranze, la deludeva così profondamente. Ma un sogno contribuì a farle cambiar decisione. Un giovane sorridente le si avvicina chiedendole il motivo della mestizia e delle sue lacrime. Alla spiegazione del suo pianto per la perdizione del figlio, il giovane le dice: “Perché piangi? Non vedi che dove sei tu, là c’è anche lui?” e così scorge il figlio vicino a lei. Di fatto decise di riprenderlo in casa e di dividere con lui la sua mensa. Si era convinta, in altre parole, che il metodo della contrapposizione aperta non serviva. Con quel figlio – ma forse vale per tutti i figli – l’amore sarebbe stato più efficace della fierezza, al metodo della severità era preferibile quello della dolcezza, della persuasione, della pazienza. E da quel momento non si separò più da lui. Lo seguì a Cartagine e poi ovunque, appena poté, senza temere, lei umile donna, i pericoli del mare, le fatiche e i disagi di lunghi viaggi, le incognite di terre e persone straniere. Il momento più doloroso per Monica fu quando Agostino, con l’inganno, non le permise di seguirlo alla sua partenza per Roma. Tuttavia lo raggiunse a Milano nel 385, fece parte del gruppo che con il figlio si ritirò in una villa in Brianza, in una località chiamata Cassiciacum, per riflettere e meditare. In questo luogo Agostino scrisse le sue prime opere: i dialoghi. Monica assistette pure al battesimo del figlio e con lui si diresse poi verso Roma per tornare in Africa.

L’estasi di Ostia Tiberina

In attesa dell’imbarco si fermarono ad Ostia. Di questo soggiorno Agostino racconta nelle Confessioni l’episodio noto come estasi di Ostia.
“… Accadde, per opera tua, io credo, secondo i tuoi misteriosi ordinamenti, che ci trovassimo lei ed io soli, appoggiati a una finestra prospiciente il giardino della casa che ci ospitava, là, presso Ostia Tiberina, lontani dai rumori della folla, intenti a ristorarci dalla fatica di un lungo viaggio in vista della traversata del mare. Conversavamo, dunque, soli con grande dolcezza. Dimentichi delle cose passate e protesi verso quelle che stanno innanzi, cercavamo fra noi alla presenza della verità, che sei tu, quale sarebbe stata la vita eterna dei santi, che occhio non vide, orecchio non udì, né sorse in cuore d’uomo. Aprivamo avidamente la bocca del cuore al getto superno della tua fonte, la fonte della vita, che è presso di te, per esserne irrorati secondo il nostro potere e quindi concepire in qualche modo una realtà così alta. Condotto il discorso a questa conclusione: che di fronte alla giocondità di quella vita il piacere dei sensi fisici, per quanto grande e nella più grande luce corporea, non ne sostiene il paragone, anzi neppure la menzione; elevandoci con più ardente impeto d’amore verso l’Essere stesso, percorremmo su su tutte le cose corporee e il cielo medesimo, onde il sole e la luna e le stelle brillano sulla terra. E ancora ascendendo in noi stessi con la considerazione, l’esaltazione, l’ammirazione delle tue opere, giungemmo alle nostre anime e anch’esse superammo per attingere la plaga dell’abbondanza inesauribile, ove pasci Israele in eterno col pascolo della verità, ove la vita è la Sapienza, per cui si fanno tutte le cose presenti e che furono e che saranno, mentre essa non si fa, ma tale è oggi quale fu e quale sempre sarà; o meglio, l’essere passato e l’essere futuro non sono in lei, ma solo l’essere, in quanto eterna, poiché l’essere passato e l’essere futuro non è l’eterno. E mentre ne parlavamo e anelavamo verso di lei, la cogliemmo un poco con lo slancio totale della mente, e sospirando vi lasciammo avvinte le primizie dello spirito, per ridiscendere al suono vuoto delle nostre bocche, ove la parola ha principio e fine. E cos’è simile alla tua Parola, il nostro Signore, stabile in se stesso senza vecchiaia e rinnovatore di ogni cosa? Si diceva dunque: « Se per un uomo tacesse il tumulto della carne, tacessero le immagini della terra, dell’acqua e dell’aria, tacessero i cieli, e l’anima stessa si tacesse e superasse non pensandosi, e tacessero i sogni e le rivelazioni della fantasia, ogni lingua e ogni segno e tutto ciò che nasce per sparire se per un uomo tacesse completamente, sì, perché, chi le ascolta, tutte le cose dicono: « Non ci siamo fatte da noi, ma ci fece Chi permane eternamente »; se, ciò detto, ormai ammutolissero, per aver levato l’orecchio verso il loro Creatore, e solo questi parlasse, non più con la bocca delle cose, ma con la sua bocca, e noi non udissimo più la sua parola attraverso lingua di carne o voce d’angelo o fragore di nube o enigma di parabola, ma lui direttamente, da noi amato in queste cose, lui direttamente udissimo senza queste cose, come or ora protesi con un pensiero fulmineo cogliemmo l’eterna Sapienza stabile sopra ogni cosa, e tale condizione si prolungasse, e le altre visioni, di qualità grandemente inferiore, scomparissero, e quest’unica nel contemplarla ci rapisse e assorbisse e immergesse in gioie interiori, e dunque la vita eterna somigliasse a quel momento d’intuizione che ci fece sospirare: non sarebbe questo l’ »entra nel gaudio del tuo Signore »? E quando si realizzerà? Non forse il giorno in cui tutti risorgiamo, ma non tutti saremo mutati? ». Così dicevo, sebbene in modo e parole diverse. Fu comunque, Signore, tu sai, il giorno in cui avvenne questa conversazione, e questo mondo con tutte le sue attrattive si svilì ai nostri occhi nel parlare, che mia madre disse: « Figlio mio, per quanto mi riguarda, questa vita ormai non ha più nessuna attrattiva per me. Cosa faccio ancora qui e perché sono qui, lo ignoro. Le mie speranze sulla terra sono ormai esaurite. Una sola cosa c’era, che mi faceva desiderare di rimanere quaggiù ancora per un poco: il vederti cristiano cattolico prima di morire. Il mio Dio mi ha soddisfatta ampiamente, poiché ti vedo addirittura disprezzare la felicità terrena per servire lui. Cosa faccio qui? », (Conf IX, 10.23-26).

La morte di Monica

Monica morì pochi giorni dopo questo colloqui con il figlio, che così ci racconta gli ultimi istanti della vita della madre. Era l’autunno del 387: “… Entro cinque giorni o non molto più, si mise a letto febbricitante e nel corso della malattia un giorno cadde in deliquio e perdette la conoscenza per qualche tempo. Noi accorremmo, ma in breve riprese i sensi, ci guardò, mio fratello e me, che le stavamo accanto in piedi, e ci domandò, quasi cercando qualcosa: « Dov’ero? »; poi, vedendo il nostro afflitto stupore: « Seppellirete qui, soggiunse, vostra madre ». Io rimasi muto, frenando le lacrime; mio fratello invece pronunziò qualche parola, esprimendo l’augurio che la morte non la cogliesse in terra straniera, ma in patria, che sarebbe stata migliore fortuna. All’udirlo, col volto divenuto ansioso gli lanciò un’occhiata severa per quei suoi pensieri, poi, fissando lo sguardo su di me, esclamò: « Vedi cosa dice », e subito dopo, rivolgendosi a entrambi: « Seppellite questo corpo dove che sia, senza darvene pena. Di una sola cosa vi prego: ricordatevi di me, dovunque siate, innanzi all’altare del Signore » (Conf. IX, 11.27). 

St Louis IX de France, Roi de France († 1270); il link è alla biografia

St Louis IX de France, Roi de France († 1270); il link è alla biografia dans immagini sacre

http://www.santiebeati.it/dettaglio/29000

Publié dans:immagini sacre |on 25 août, 2010 |Pas de commentaires »

La riflessione di Benedetto XVI sulla figura di Sant’Agostino

dal sito:

http://www.zenit.org/article-23445?l=italian

La riflessione di Benedetto XVI sulla figura di Sant’Agostino

All’Udienza generale del mercoledì

ROMA, mercoledì, 25 agosto 2010 (ZENIT.org).- Riportiamo di seguito il testo dell’intervento pronunciato da Benedetto XVI questo mercoledì durante l’Udienza generale tenutasi a Castel Gandolfo.

Nel discorso in lingua italiana, il Papa si è soffermato sulla figura di Sant’Agostino

* * *

Cari fratelli e sorelle,

nella vita di ciascuno di noi ci sono persone molto care, che sentiamo particolarmente vicine, alcune sono già nelle braccia di Dio, altre condividono ancora con noi il cammino della vita: sono i nostri genitori, i parenti, gli educatori; sono persone a cui abbiamo fatto del bene o da cui abbiamo ricevuto del bene; sono persone su cui sappiamo di poter contare. E’ importante, però, avere anche dei « compagni di viaggio » nel cammino della nostra vita cristiana: penso al Direttore spirituale, al Confessore, a persone con cui si può condividere la propria esperienza di fede, ma penso anche alla Vergine Maria e ai Santi. Ognuno dovrebbe avere qualche Santo che gli sia familiare, per sentirlo vicino con la preghiera e l’intercessione, ma anche per imitarlo. Vorrei invitarvi, quindi, a conoscere maggiormente i Santi, a iniziare da quello di cui portate il nome, leggendone la vita, gli scritti. Siate certi che diventeranno buone guide per amare ancora di più il Signore e validi aiuti per la vostra crescita umana e cristiana.

Come sapete, anch’io sono legato in modo speciale ad alcune figure di Santi: tra queste, oltre a san Giuseppe e san Benedetto dei quali porto il nome, e ad altri, c’è sant’Agostino, che ho avuto il grande dono di conoscere, per così dire, da vicino attraverso lo studio e la preghiera e che è diventato un buon « compagno di viaggio » nella mia vita e nel mio ministero. Vorrei sottolineare ancora una volta un aspetto importante della sua esperienza umana e cristiana, attuale anche nella nostra epoca in cui sembra che il relativismo sia paradossalmente la « verità » che deve guidare il pensiero, le scelte, i comportamenti.

Sant’Agostino è un uomo che non è mai vissuto con superficialità; la sete, la ricerca inquieta e costante della Verità è una delle caratteristiche di fondo della sua esistenza; non, però, delle « pseudo-verità » incapaci di dare pace duratura al cuore, ma di quella Verità che dà senso all’esistenza ed è « la dimora » in cui il cuore trova serenità e gioia. Il suo, lo sappiamo, non è stato un cammino facile: ha pensato di incontrare la Verità nel prestigio, nella carriera, nel possesso delle cose, nelle voci che gli promettevano felicità immediata; ha commesso errori, ha attraversato tristezze, ha affrontato insuccessi, ma non si è mai fermato, non si è mai accontentato di ciò che gli dava solamente un barlume di luce; ha saputo guardare nell’intimo di se stesso e si è accorto, come scrive nelle Confessioni, che quella Verità, quel Dio che cercava con le sue forze era più intimo a sé di se stesso, gli era stato sempre accanto, non lo aveva mai abbandonato, era in attesa di poter entrare in modo definitivo nella sua vita (cfr III, 6, 11; X, 27, 38). Come dicevo a commento del recente film sulla sua vita, sant’Agostino ha capito, nella sua inquieta ricerca, che non è lui ad aver trovato la Verità, ma la Verità stessa, che è Dio, lo ha rincorso e lo ha trovato (cfr L’Osservatore Romano, giovedì 4 settembre 2009, p. 8). Romano Guardini commentando un brano del capitolo terzo delle Confessioni afferma: sant’Agostino comprese che Dio è « gloria che ci getta in ginocchio, bevanda che estingue la sete, tesoro che rende felici, […egli ebbe] la pacificante certezza di chi finalmente ha capito, ma anche la beatitudine dell’amore che sa: Questo è tutto e mi basta » (Pensatori religiosi, Brescia 2001, p. 177).

Sempre nelle Confessioni, al Libro nono, il nostro Santo riporta un colloquio con la madre, santa Monica – la cui memoria si celebra il prossimo venerdì, dopodomani. È una scena molto bella: lui e la madre stanno a Ostia, in un albergo, e dalla finestra vedono il cielo e il mare, e trascendono cielo e mare, e per un momento toccano il cuore di Dio nel silenzio delle creature. E qui appare un’idea fondamentale nel cammino verso la Verità: le creature debbono tacere se deve subentrare il silenzio in cui Dio può parlare. Questo è vero sempre anche nel nostro tempo: a volte si ha una sorta di timore del silenzio, del raccoglimento, del pensare alle proprie azioni, al senso profondo della propria vita, spesso si preferisce vivere solo l’attimo fuggente, illudendosi che porti felicità duratura; si preferisce vivere, perché sembra più facile, con superficialità, senza pensare; si ha paura di cercare la Verità o forse si ha paura che la Verità ci trovi, ci afferri e cambi la vita, come è avvenuto per sant’Agostino.

Cari fratelli e sorelle, vorrei dire a tutti, anche a chi è in un momento di difficoltà nel suo cammino di fede, a chi partecipa poco alla vita della Chiesa o a chi vive « come se Dio non esistesse », di non avere paura della Verità, di non interrompere mai il cammino verso di essa, di non cessare mai di ricercare la verità profonda su se stessi e sulle cose con l’occhio interiore del cuore. Dio non mancherà di donare Luce per far vedere e Calore per far sentire al cuore che ci ama e che desidera essere amato.

L’intercessione della Vergine Maria, di sant’Agostino e di santa Monica ci accompagni in questo cammino.

“Dio è tornato”: Il Cardinale Angelo Scola parla di “grossa sorpresa”

dal sito:

http://www.zenit.org/article-23457?l=italian

“Dio è tornato”

Il Cardinale Angelo Scola parla di “grossa sorpresa”

di Antonio Gaspari

ROMA, mercoledì, 25 agosto 2010 (ZENIT.org).- In un editoriale pubblicato in prima pagina questo mercoledì da “Meeting Quotidiano”, il Cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia, ha affermato di aver scoperto che Dio è tornato nella società postmoderna.

“Fino a quindici anni fa circa si parlava dell’eclissi di Dio giungendo anche ad affermare che la sfera religiosa sarebbe del tutto sparita dalla società”, ma oggi – scrive il Patriarca -, “se si eccettuano taluni tentativi di elaborare un nuovo ateismo, giudicato dai critici come più stravaganti che oggettivamente pertinenti, siamo di fronte a una grossa sorpresa: Dio è tornato”.

Secondo il porporato, oggi la domanda cruciale non è più “Esiste Dio?”, ma piuttosto “Come aver notizia di Dio?”, e soprattutto “Come nominare questo Dio perché l’uomo postmoderno lo percepisca significativo e quindi conveniente?”.

Citando Eberhard Jungel, docente di Teologia sistematica e Filosofia delle religioni all’Università di Tübingen, il Cardinale ha spiegato che per parlare di Dio all’uomo postmoderno “si deve azzardare l’ipotesi che sia Dio stesso che viene nel mondo ad abilitare l’uomo a divenirgli familiare”.

“Per l’uomo di oggi – ha precisato il Patriarca –, la questione non è tanto se esiste Dio, ma se esiste cosa ha a che fare con me ogni giorno?”.

Il porporato ha sostenuto che “è nel DNA della mentalità occidentale la convinzione che Dio si è fatto conoscere e si è reso familiare perché si è compromesso con la storia degli uomini”.

Il Cardinale Scola ha aggiunto che “è attraverso una persona vivente, Gesù Cristo, che Dio ci viene incontro”.

Per comprendere “la lingua della creatura che il Verbo incarnato ha voluto liberamente assumere”, il Patriarca ha proposto di “comprendere la grammatica che è capace di narrarci il divino”.

“Solo così – ha concluso – il cristiano sarà in grado di confessarlo come il suo Signore e Dio”, e ogni uomo, anche colui che si dice non credente, “lo potrà riconoscere”.

Publié dans:Cardinali |on 25 août, 2010 |Pas de commentaires »

24 AGOSTO : SAN BARTOLOMERO APOSTOLO

24 AGOSTO : SAN BARTOLOMERO APOSTOLO dans immagini sacre

http://www.santiebeati.it/

Publié dans:immagini sacre |on 24 août, 2010 |Pas de commentaires »
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