Archive pour le 23 août, 2010

God is prepared to relent if man returns from his wrong ways. – immagine che accompagna l’articolo

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SIMBOLI BIBLICI

Chiesa Ortodossa, dal sito:

http://www.orthodox.it/icona/icona/page13.html

SIMBOLI BIBLICI

albero
L’albero è legato al ritmo delle stagioni e portatore di frutti, divenne, per i popoli che vivevano ai margini del deserto o girovagavano nella steppa.
Una manifestazione di vita. Pertanto l’albero della vita e l’albero della conoscenza sono due alberi distinti. Da un punto di vista simbolico possono essere visti come un albero solo, perché non esiste vita (spirituale) senza conoscenza. San Giovanni Damasceno paragona Maria alla terra del paradiso, da cui è nato il vero albero della vita, e cioè Cristo. Secondo un’altra attribuzione simbolica, Maria stessa è l’albero della vita, divenuto fecondo mediante lo Spirito di Dio.

fico
-Le foglie del fico sono interpretate come simbolo di peccato. Perché Adamo ed Eva se ne coprirono dopo la trasgressione del comando divino.(Gen.3.7)Benedetto Agostino vede nell’albero di fico e nel suo fogliame un segno della grazia misericordiosa di Dio: “Come per un albero siamo morti, così da un albero siamo stati riportati in vita; un albero ci ha mostrato la nudità, un albero ci ha rivestito con foglie di misericordia”.

palma
-Il significato della palma è indicare la gloria di Dio.
In Egitto i rami di palma – simbolo di una lunga vita. Nella visione apocalittica i martiri sono avvolti in vesti rendendole candide (“hanno lavato le loro vesti rendendole candide nel sangue dell’Agnello») in segno della loro giustizia e costanza nella fede; le palme nelle loro mani significano che essi hanno superato ciò che è terreno e hanno ormai ottenuto il premio eterno (Ap 7,9).

corona
-«La corona di giustizia» (2Tm 4,8)..
Nella Bibbia la corona è segno di gloria, di omaggio e di gioia. A tutti coloro che attendono con amore la manifestazione del Signore, sarà consegnata

pane
-Pane e vino sono la quintessenza del cibo e della bevanda di vita.
Mangiare, consumare, è la stessa cosa che «accogliere in sé». Il pane trasformato dal Logos è simbolo sacramentale di Colui che di se stesso dice: « Come.., io vivo per il Padre, cosi anche colui che mangia di me vivrà per me»

roccia
-«Il Signore è la mia roccia, la mia fortezza, il mio liberatore, il mio Dio, la mia rupe in cui mi rifugio» (2 Sam 22,2; cfr. Sal 18). Questo Gesù è la pietra che, scartata da voi, costruttori, è diventata testata d’angolo. (Att. 4.11)

libro – rotolo
-Il libro simbolo della verità della parola divina e della vita che essa promette.
Nel Nuovo Testamento sono i membri della comunità cristiana che si trovano «iscritti nei cieli», nel libro della vita (Eb. 12,23).
Il rotolo sigillato della rivelazione segreta (5,1-9) è simbolo dell’imperscrutabile consiglio di Dio, la cui esecuzione è stata affidata a Cristo. Nell’icona della Pentecoste – ogni apostolo regge un rotolo, simbolo dell’Insegnamento.

ali
-L’«essere alato» comportava un innalzamento dell’essere, un avvicinarsi alle potenze soprannaturali, se non addirittura un’identificarsi con queste.)
Nell’arte cristiana vengono rappresentati con le ali non solo esseri soprannaturali celesti come gli angeli, ma anche esseri infernali come i demoni e il diavolo.

volto
-L’espressione «vedere il volto di Dio», originariamente riferita all’idea cultuale, aveva nella lingua babilonese il significato di «cercare aiuto».
Il volto di Dio rivolto verso l’uomo si manifesta nel suo Figlio unigenito; «la conoscenza del la gloria divina.., rifulge sul volto di Cristo» (2Cor 4,6). Ma i credenti riflettono, a viso scoperto… la gloria del Signore e vengono «trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria» (2Cor 3,18). Nel Nuovo Testamento vedere il volto di Dio non si riferisce a un atto terreno, ma alla vita ultraterrena. Gli angeli «nel cielo vedono sempre la faccia» del Signore (Mt 18,10). Per san Giovanni Damasceno l’espressione «volto di Dio» indica la divinità stessa, in quanto essa si manifesta verso l’esterno e si comunica.

abito
-L’abbigliamento completa l’immagine dell’uomo esteriore; esso non è casuale, ma riflette qualcosa dell’intima essenza dell’individuo.
L’abito è una specie di alter ego; il cambiamento d’abito può comportare la sostituzione dell’ego interiore. Secondo il Padre della Chiesa Santo Efrem, l’abito era il rivestimento dell’umanità di Gesù Cristo, mentre il suo corpo nascondeva la divinità
mano
-Il Signore non ha bisogno neppure di tutta la mano per compiere miracoli: basta un dito, «il dito di Dio», per scacciare i demoni (Lc 11,20).
Per l’esecuzione di opere esteriori, la mano è l’organo più importante dell’uomo; essa può distruggere e uccidere, ma anche guarire e benedire. Nelle lingue semitiche il termine che indica la mano significa anche «potenza».

“nome”
-Molto diffusa è la credenza che il nome rappresenta una forza strettamente legata al suo possessore.
Quando l’uomo entra in nuova condizione ha bisogno di un nome nuovo. Tutte le icone devono essere intitolate, avendo scritto sopra il nome della raffigurazione. La persona di Gesù p.e. è indicata con le lettere del alfabeto greco IC XP (Gesù Cristo). Nella Chiesa Ortodossa l’onomastico è festeggiato più del compleanno, poiché esso ricorda la rinascita nel battesimo.

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La convivenza umana è inscindibile dalla custodia della terra

dal sito:

http://www.zenit.org/article-23413?l=italian

La convivenza umana è inscindibile dalla custodia della terra

I Vescovi italiani nel messaggio per la Giornata per la salvaguardia del creato

ROMA, venerdì, 20 agosto 2010 (ZENIT.org).- Esiste un legame profondo e inscindibile che intercorre fra la convivenza umana e la custodia della terra. E’ quanto affermano i Vescovi italiani nel messaggio per la 5ª Giornata per la salvaguardia del creato, che si celebrerà il 1° settembre sul tema “Custodire il creato, per coltivare la pace”.

“La Sacra Scrittura – si legge nel testo – ha uno dei punti focali nell’annuncio della pace, evocata dal termine shalom nella sua realtà articolata: essa interessa tanto l’esistenza personale quanto quella sociale e giunge a coinvolgere lo stesso rapporto col creato”.

L’uno e l’altro Testamento convergono “nel sottolineare lo stretto legame che esiste tra la pace e la giustizia”. Nella prospettiva biblica, dunque, “l’abbondanza dei doni della terra offerti dal Creatore fonda la possibilità di una vita sociale caratterizzata da un’equa distribuzione dei beni”.

“Benedetto XVI – ricordano i Vescovi – ha segnalato più volte quanti ostacoli incontrino oggi i poveri per accedere alle risorse ambientali, comprese quelle fondamentali come l’acqua, il cibo e le fonti energetiche”.

“Spesso, infatti, l’ambiente viene sottoposto a uno sfruttamento così intenso da determinare situazioni di forte degrado, che minacciano l’abitabilità della terra per la generazione presente e ancor più per quelle future”.

“Questioni di apparente portata locale – continua il messaggio – si rivelano connesse con dinamiche più ampie, quali per esempio il mutamento climatico, capaci di incidere sulla qualità della vita e sulla salute anche nei contesti più lontani”.

Inoltre, sottolineano i presuli, “è cresciuto il flusso di risorse naturali ed energetiche che dai Paesi più poveri vanno a sostenere le economie delle Nazioni maggiormente industrializzate”.

Anche le guerre – come del resto la stessa produzione e diffusione di armamenti, con il costo economico e ambientale che comportano – “contribuiscono pesantemente al degrado della terra, determinando altre vittime, che si aggiungono a quelle che causano in maniera diretta”.

Dunque, sostengono i Vescovi italiani, “pace, giustizia e cura della terra possono crescere solo insieme e la minaccia a una di esse si riflette anche sulle altre”.

Oggi, si legge poi nel messaggio, “la stessa pace con il creato è parte di quell’impegno contro la violenza che costituirà il punto focale della grande Convocazione ecumenica prevista nel 2011 a Kingston, in Giamaica”.

“Celebriamo, dunque, la quinta Giornata per la salvaguardia del creato – concludono i Vescovi – in spirito di fraternità ecumenica, nel dialogo e nella preghiera comune con i fratelli delle altre confessioni cristiane, uniti nella custodia della creazione di Dio”.

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buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno orchis_militaris_f16

Orchis militaris

http://www.floralimages.co.uk/index1.htm

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Omelia 23 agosto 2010

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/718.html

Omelia (25-08-2003) 
padre Lino Pedron

Commento su Matteo 23, 13-22

Attraverso i « guai » rivolti agli scribi e ai farisei, Gesù istruisce la folla e i discepoli. Egli mette in guardia i discepoli dai cattivi comportamenti che vengono segnalati, perché anch’essi vi potrebbero incappare.

Il senso del « guai a voi! » è « ahimè per voi! »: non esprime una minaccia, ma il dolore per la situazione dell’altro. E’ un’espressione di sincero amore, non di aggressività né tanto meno di cattiveria. E’ un lamento.

L’ipocrisia è la differenza tra l’essere e l’apparire, il non riconoscere l’ordine dei valori, ciò che è più importante e ciò che lo è meno, ciò che è centrale e ciò che è periferico.

L’immagine del chiudere presuppone che essi siano i detentori del potere delle chiavi, ossia che possiedano l’autorità dell’insegnamento. Essi, servendosi della propria autorità, sbarrano agli uomini loro sottomessi l’accesso al regno dei cieli. Le autorità giudaiche impediscono l’accettazione del vangelo di Gesù.

Viene messa in discussione anche la loro attività missionaria. Flavio Giuseppe in Ap. 2,10.39 attesta i successi dell’attività missionaria dei giudei della diaspora dopo la distruzione di Gerusalemme del 70 d.C.

L’appellativo « guide cieche » evidenzia nuovamente la loro smania di fare proseliti. Probabilmente Matteo si riferisce all’attributo onorifico « guide di ciechi » che si dava ai missionari giudei (cfr Rm 2,19).

Il « guai » del v. 16 riguarda anche l’abuso del giuramento. La situazione era questa: si usavano diverse formule di giuramento. Questo avveniva per rispetto verso il nome santo di Dio. Per non pronunciarlo si giurava per il cielo, per Gerusalemme o per altro (cfr Mt 5,34-35). Probabilmente ne derivò la triste conseguenza che coloro che giuravano il falso, quando erano scoperti, replicavano di non aver giurato per Dio e quindi non erano tenuti a mantenere il giuramento. Gesù non approva le cautele casuistiche adottate nel giuramento. Esse sono espressione di stoltezza e di cecità.

I vv.21-22 sottolineano l’unità di tempio, cielo e Dio. Il tempio e il cielo appartengono a Dio, sono la sua casa e il suo trono (cfr 1Re 8,13; Sal 26,8; Is 66,1; Mt 5,34). Ogni giuramento è chiamare Dio come testimone, quindi l’abuso del giuramento è contro Dio.

San [Padre] Pio di Pietrelcina : Cristo ci chiama alla conversione

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100823

Meditazione del giorno
San [Padre] Pio di Pietrelcina (1887-1968), cappuccino
Ep 3, 698 ; AP ; in Buona giornata, 61

Cristo ci chiama alla conversione

         Di fronte alle tentazioni, comportati come una donna forte e combatti con l’aiuto del Signore. Se cadrai nel peccato, non rimanere là, scorraggiata e abbattuta. Umilia te stessa, senza tuttavia perdere coraggio ; abbassa te stessa, ma senza degradarti ; versa lacrime di contrizione sincere per lavare le tue imperfezioni e colpe, ma senza pure perdere la fiducia nella misericordia di Dio, che sarà sempre più grande della tua ingratitudine. Prendi la risoluzione di corregerti, ma senza presumere di te stessa, perché in Dio solo devi mettere la tua forza ; infine, riconosci sinceramente che se Dio non fosse la tua armatura e il tuo scudo, la tua imprudenza ti avrebbe portata a commettere ogni sorta di peccati.

         Non stupirti delle tue debolezze. Accetta piuttosto te stessa come sei ; vergognati delle tue infedeltà verso Dio, ma fidati di lui e abbandonati tranquillamente a lui, come un bambino nelle braccia di sua madre.

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