Archive pour le 14 août, 2010

L’ Assomption de la Sainte Vierge Marie

L' Assomption de la Sainte Vierge Marie  dans immagini sacre dormition2%20(Medium)

http://www.egliseimmaculee.com/actualiteassomption2004.htm

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Maria passa il suo cielo a fare del bene sulla terra (Padre Cantalamessa 2007)

dal sito:

http://www.zenit.org/article-11562?l=italian

Maria passa il suo cielo a fare del bene sulla terra, spiega il predicatore papale

Commento di padre Cantalamessa alla liturgia della solennità dell’Assunzione

ROMA, domenica, 29 luglio 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il commento di padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap. – predicatore della Casa Pontificia –, alla liturgia della solennità dell’Assunzione di Maria Vergine, il 15 agosto.

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15 agosto: Assunzione di Maria Vergine al cielo
Apocalisse 11, 19.12,1-6.10; I Corinzi 15, 20-26; Luca 1, 39-56

IL MIO SPIRITO ESULTA IN DIO

Il 15 Agosto la Chiesa celebra la glorificazione in corpo e anima al cielo della Madonna. Secondo la dottrina della Chiesa cattolica che si basa su una tradizione accolta anche dalla Chiesa ortodossa (sebbene da questa non definita dogmaticamente), Maria è entrata nella gloria non solo con il suo spirito, ma integralmente con tutta la sua persona, come primizia, dietro Cristo, della risurrezione futura.

La “Lumen gentium” del Concilio Vaticano II dice: « La Madre di Gesù come in cielo, in cui è già glorificata nel corpo e nell’anima, costituisce l’immagine e l’inizio della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell’età futura, così sulla terra brilla ora innanzi al peregrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore ».

Il brano evangelico scelto per questa festa è l’episodio della Visitazione di Maria a S. Elisabetta che si chiude con il sublime cantico del Magnificat. Il Magnificat può essere definito un nuovo modo di guardare Dio e un nuovo modo di guardare il mondo e la storia. Dio è visto come Signore, onnipotente, santo, e nello stesso tempo come « mio Salvatore »; come eccelso, trascendente, e, nello stesso tempo, come pieno di premura e di amore per le sue creature. Del mondo, è messa in luce la triste suddivisione in potenti e umili, ricchi e poveri, sazi e affamati, ma è annunciato anche il rovesciamento che Dio ha deciso di operare in Cristo tra queste categorie: « Ha rovesciato i potenti… ». Il cantico di Maria è una specie di preludio al Vangelo. Come nel preludio di certe opere liriche, in esso sono accennati i motivi e le arie salienti destinati a essere sviluppati, poi, nel corso dell’opera. Le beatitudini evangeliche vi sono contenute come in germe e in un primo abbozzo.: « Beati i poveri, beati coloro che hanno fame… ».

Nel Magnificat Maria ci parla anche di sé, della sua glorificazione presso tutte le generazioni future: « Ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’onnipotente ». Di questa glorificazione di Maria siamo noi stessi testimoni « oculari ». Quale creatura umana è stata più amata e invocata, nella gioia, nel dolore e nel pianto, quale nome è affiorato più spesso del suo sulle labbra degli uomini? E non è questo gloria? A quale creatura, dopo Cristo, hanno gli uomini innalzato più preghiere, più inni, più cattedrali? Quale volto hanno, più del suo, cercato di riprodurre nell’arte? « Tutte le generazioni mi chiameranno beata », aveva detto Maria di sé nel Magnificat (o, meglio, aveva detto di lei lo Spirito Santo) e venti secoli sono lì a dimostrare che non nsi è sbagliata.

Che parte abbiamo ormai noi nel cuore e nei pensieri di Maria? Ci ha forse dimenticati nella sua gloria? Come Ester, introdotta nel palazzo del Re, ella non si è dimenticata del suo popolo minacciato, ma intercede per esso. « Sento che la mia missione sta per cominciare: la mia missione di fare amare il Signore come io l’amo, e dare alle anime la mia piccola via. Se Dio misericordioso esaudisce i miei desideri, il mio paradiso trascorrerà sulla terra fino alla fine del mondo. Sì, voglio passare il mio cielo a fare del bene sulla terra ». Con queste parole Teresa di Gesù Bambino ha scoperto e fatta sua, senza saperlo, la vocazione di Maria. Ella passa il suo cielo a fare del bene sulla terra, e tutti noi ne siamo testimoni.

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15 agosto – Assunzione della Beata Vergine Maria (diocesi ambrosiana)

da una diocesi ambrosiana, dal sito:

http://www.parrocchiacornaredo.it/doc/dox_assunta.asp

15 agosto – Assunzione della Beata Vergine Maria
 
(nel 2010: perché domenica, nella Chiesa Ambrosiana la celebrazione è posposta al 16 agosto)

Domenica 15 agosto 2010: Pontificale votivo della solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria

Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la chiesa, per l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo »  -

Maria compare per l’ultima volta nel Nuovo Testamento nel Cenacolo, in mezzo agli Apostoli in preghiera, in attesa della discesa dello Spirito Santo.
Notizie maggiori sono negli scritti apocrifi, soprattutto nel Protovangelo di Giacomo e nella Narrazione di San Giovanni il teologo che parlano della « dormizione » della santa Madre di Dio.
Il termine « dormizione » è il primo riferito alla conclusione della vita terrena di Maria. La sua celebrazione venne decretata per l’Oriente nel VII secolo dall’imperatore bizantino Maurizio ma subito dopo anche da noi, per iniziativa di papa Sergio I (che era di famiglia originaria di Antiochia di Siria migrata a Palermo).
Il termine « dormizione » (dal latino dormitio) deriva dalla teoria secondo la quale Maria non sarebbe veramente morta, ma sarebbe soltanto caduta in un sonno profondo, dopodiché sarebbe stata assunta in cielo.
Solo dopo almeno un altro secolo si iniziò a parlare di « assunzione », pur se la definizione del dogma è stata poi pronunciata in tempi vicini a noi, il 1° novembre 1950 (Anno Santo) da papa Pio XII con la Costituzione Apostilica Munificentissimus Deus. In alto nella pagina è la « solenne definizione » dell’Assunzione al Cielo di Maria in anima e corpo tratta dalla costituzione; il testo completo in italiano si può trovare nel sito della Santa Sede ().
La « Munificentissimus Deus » si limita a proclamare in modo irrevocabile il dogma dell’Assunzione « terminato il corso della vita terrena », senza sottilizzare se la Madonna sia morta o meno.
Con il dogma pronunciato da Pio XII si dichiara che Maria non dovette attendere, come tutti, la fine dei tempi per fruire della redenzione corporea e si mette in rilievo il carattere unico della sua santificazione personale, perché mai toccata dal peccato, neppure per un solo istante.

Non sappiamo di sicuro quando sia avvenuto il « termine della vita terrena »; secondo la tradizione più consolidata sarebbe stato un anno dopo la morte di Gesù quando gli apostoli dopo aver sepolto Maria avrebbero poi trovato il sepolcro vuoto. A memoria di ciò a Gerusalemme oggi c’è una chiesa della Dormizione, sul monte Sion, cioè dove sarebbe avvenuto il trapasso, e una chiesa della Tomba di Maria, vicina alla Basilica francescana dell’Agonia, dove sarebbe avvenuta la sepoltura. Esiste anche un’altra tradizione secondo la quale invece Maria sarebbe vissuta ancora per molti anni dopo la morte di Gesù, e che avrebbe concluso la sua vita terrena ad Efeso, dove aveva seguito l’apostolo Giovanni al quale era stata affidata da Gesù.
Ma la disquisizione forse non è così importante.
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Le celebrazioni tradizionali legate all’Assunta sono tantissime, spesso con marcata connotazione « temporale » che ne ha fatto anche eventi di costume fortemente radicati. Se ne possono accennare solo alcuni.
A Fermo (Ascoli Piceno) la Cavalcata dell’Assunta ha radici che risalgono forse al 1149 ma forse anche prima; ha i suoi momenti clou dal giorno 13 e si conclude con la Corsa del Palio fra le dieci contrade cittadine che si contendono un artistico drappo (il « palio », appunto). Ma già da fine luglio c’è un fitto calendario di eventi.
A Silvi, grosso paese dalle parti di Teramo, la processione con la statua della Madonna parte dalla chiesa di Santa Maria Assunta per proseguire a bordo delle barche da pesca
A Messina e a Palmi (in Calabria) tradizionali sono le Varie; la Varia è una « macchina » altissima con l’aspetto di una sorte di nuvola che vuole rappresentare l’Assunzione della Madonna in Cielo e che viene portata in processione. Per molti Messinesi quell’alta piramide (tonnellate di legno, ferro e cartapesta) che viene portata in processione è il simbolo stesso della città; se è vero che sono poche centinaia i « tiratori » orgogliosi che impugnano le corde per il traino è anche vero che la pesante « macchina » sembra che avanzi sospinta dal grido Viva Maria che si leva da una folla sterminata. La Vara di Palmi, alta una quindicina metri, incorpora dei marchingegni per rappresentare il roteare degli astri e prevede numerose figure viventi. Pesante com’è, viene trainata da duecento giovani delle diverse « corporazioni » (ma sono ammessi « volontari »), mentre sulla struttura trovano posto i dodici apostoli e un Sacerdote con chierichetti; in cima sta un giovanottone che rappresenta il Signore e che aspetta la Madonna che sale (chiamata l’Animeddha, impersonata da una bambina) sospinta verso il Cielo dagli Angeli (bambine di dieci anni o giù di lì).
La Vara di Palmi si muove ad un colpo di cannone, non proprio il 15 agosto, ma più tardi, alla conclusione di diversi giorni di festa (foto a lato).
A Sassari la Festha Manna (la « festa grande ») della città è la Faradda di li Candareri (Discesa dei Candelieri); il rito è caratterizzato dalla processione danzante di grandi colonne lignee simili a ceri o candelieri portati dai gremi (corporazioni dei mestieri) lungo le maggiori vie cittadine per lo scioglimento di un voto fatto dai Sassaresi nel 1582 a quella che chiamavano la Madonna di Mezz’agosto. All’epoca la città era flagellata da una grave pestilenza che secondo la tradizione ebbe fine proprio il 15 agosto.
In Sardegna vi sono altre numerosi feste simili: le più note sono le sfilate dei Candelieri di Ploaghe (anche per del Corpus Domini) e di Iglesias, e l’Essida de sos Candalereis di Nulvi.
Tipica la celebrazione che da secoli avviene a le Grazie, in quel di Curtatone, per la cui antichissima Fiera intervengono numerosi (e bravissimi) madonnari, cioè artisti « di strada » che realizzano bellissimi disegni a gesso sul piazzale del Santuario dedicato all’Assunta; questi artisti cominciano a lavorare la sera della vigilia, dopo la benedizione dei loro gessetti da parte del vescovo di Mantova e danno ormai vita ad un vero concorso.
Ma in giro c’è anche qualche cosa che di religioso ha pochino, ma che tuttavia una dedica alla Madonna lo vuole ugualmente. Il Palio di Siena che si corre il 16 agosto è appunto il Palio dell’Assunta; vero è che in questa manifestazione tutta particolare, il cui spirito si può « tentare di capire » solo andando a Siena, a  prevalere è l’accesissimo campanilismo fra le diciassette Contrade. Ma è anche vero che il cencio o drappellone, cioè lo stendardo (il palio vero e proprio) che viene assegnato alla Contrada vincitrice reca sempre l’immagine dell’Assunta « vista » in modo sempre diverso ma comunque sempre presente e dominante.
Il Palio viene realizzato ogni volta da un pittore diverso; ne proponiamo alcuni.

E il Ferragosto? Quello proprio non c’entra nulla, a parte la coincidenza della data. Il Ferragosto è una festa laica molto antica il cui nome viene dal latino Feriae Augusti, cioè feste di Agosto; nacque come momento di festa dopo la fine dei lavori agricoli estivi, prima della ripresa autunnale. Semmai gli si deve la tradizione della « merenda fuori porta », un po’ abbandonata ai giorni nostri.

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Fra le numerose dedicazioni di chiese e basiliche accenniamo qui alla Cattedrale dell’Assunzione del Cremlino, a Mosca, chiamata anche Cattedrale della Dormizione.
Voluta dallo zar Ivan III, è opera dell’architetto bolognese Aristotele Fioravanti che la edificò fra il 1475 ed il 1479; per molto tempo è stata sede anche delle celebrazioni « di Stato » fra le quali l’incoronazione dei Granduchi e degli Zar oltre ovviamente all’intronizzazione dei Metropoliti e Patriarchi della Chiesa Ortodossa Russa.
Con l’avvento del comunismo ogni culto fu vietato; solo nel 1990 la cattedrale fu restituita alla Chiesa Ortodossa Russa e al culto (ma attualmente al suo interno si trova un importante museo).
Celeberrima la Cappella Sistina, in Vaticano, che siamo abituati a chiamare con il nome derivatole da Papa Sisto IV che l’aveva voluta e che il 15 agosto 1483 la consacrò dedicandola – appunto – all’Assunta (pure se il dogma non era ancora stato definito).

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buona notte

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Abutilon Bella

http://toptropicals.com/html/toptropicals/catalog/photo_db/A.htm?NumPerPage=20&NumPerLine=4&listonly=0&first=60

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Omelia 14 agosto 2010: La « minorità »

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/7766.html

Omelia (19-08-2006) 
Monaci Benedettini Silvestrini

La « minorità »

Gesù da questo episodio appare come una persona autorevole, il cui magistero è così grande che si ricorre a lui per essere benedetti. Naturalmente, seppure vale quanto detto Anche se i bambini non godevano grande considerazione nella società antica, tuttavia le famiglie (e in particolar modo le mamme) avevano un certo riguardo per coloro che costituivano l’avvenire della società. L’episodio, preso nella sua letteralità, non dice granché: ci sono le mamme preoccupate che vogliono far benedire i loro figli; c’è la brusca reazione dei discepoli e possiamo immaginare questi uomini rozzi che, magari con qualche calcio e con qualche scapaccione, tentano di allontanare le presenze fastidiose; c’è una risposta benevola di Gesù che placa gli animi. La considerazione è che ci si trovi in un quadretto semitico di rapporto maestro-discepoli-adepti-devoti, e in questo modo la scena è costruita. Seppure con modalità note, il messaggio è un altro ed è sì quello già visto per il richiamo a divenire come fanciulli (Mt 18, ss), ma quanto più si diviene e ci si considera ultimi tanto più il regno si manifesta, diviene realtà concreta e operante. In fondo, è la situazione di « minorità » che emerge con preponderanza da tutto il contesto evangelico matteiano propostoci in queste settimane e a cui il cristiano è chiamato a volgersi come leit-motiv delle scelte personali e comunitarie. 

San Massimo di Torino: « Come questo bambino »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100814

Sabato della XIX settimana delle ferie del Tempo Ordinario : Mt 19,13-15
Meditazione del giorno
San Massimo di Torino ( ? – circa 420), vescovo
Omelie, 58 ; PL 57, 363-366

« Come questo bambino »

        La risurrezione di Cristo ci fa rinascere nell’innocenza dei piccoli. La semplicità cristiana fa sua l’infanzia. Il bambino è senza rancore, non conosce la frode, non osa colpire. Così questo bambino che è il cristiano non si infuria quando viene insultato, non si difende quando viene spogliato, non rende i colpi quando viene percosso… Perciò il Signore dice agli apostoli : « Se non vi convertirete e non diventerete come questo bambino, non entrerete nel Regno dei cieli » (Mt 18, 3). Non dice « a questi bambini », ma « a questo bambino ». Ne sceglie solo uno, ne propone solo uno.

        E chi è questo bambino dato in esempio ai discepoli ? Non penso che sia un bambino del popolo, della folla degli uomini, che fra tutti offra agli apostoli un modello di santità per il mondo intero. No, non credo che questo bambino venga dal popolo, ma dal cielo. È questo bambino del cielo di cui parla Isaia il profeta : « Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio ». È lui il bambino innocente che non sa rispondere all’insulto con l’insulto, ai colpi coi colpi, anzi in piena agonia prega per i suoi persecutori : « Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno » (Lc 23, 34). Così, nella sua profonda grazia, il Signore trabocca di questa semplicità che la natura dona ai bambini. Egli è questo bambino che chiede ai piccoli di imitarlo e di seguirlo.

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