Archive pour le 8 août, 2010

Edith Stein

Edith Stein dans immagini sacre

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Publié dans:immagini sacre |on 8 août, 2010 |Pas de commentaires »

Edith Stein: 6 – La vocazione della Donna | 7 – Dottrina ed esperienza mistica 8 – Un messaggio di libertà e resurrezione

sul mio blog « lapaginadisanpaolo » ho messo un’altra selezione di questi scritti, altri scritti sul sito:

http://www.gesuiti.it/moscati/Italiano/It_Edith_Far3.html

Edith Stein

Sr Licinia Faresin 

6 – La vocazione della Donna | 7 – Dottrina ed esperienza mistica
8 – Un messaggio di libertà e resurrezione 

 6 – La vocazione della donna

Nel panorama degli scritti di Edith Stein, il tema della donna si colloca in relazione all’Essere eterno, perché l’Essere finito ha in se stesso un’orma luminosa e indistruttibile di Dio stesso. E’ questo il fondamento della vocazione divina dell’uomo e della donna.
La Stein tratta della differenza dei sessi, problema dell’essere in sé e insieme problema psicologico e culturale. Uomo e donna sono chiamati a conservare la propria somiglianza con Dio, a dominare insieme la terra e a propagare il genere umano. Ma ciascuno deve farlo alla propria maniera! Deve rispettare e sviluppare cioè le caratteristiche proprie dell’essere uomo e dell’essere donna, pur nell’ambito di una vocazione fondamentale comune.
Il rapporto uomo-donna assunto da Paolo come simbolo per indicare l’unione di Cristo con la Chiesa, viene illuminato da quella stessa realtà di cui è segno. Così per la coppia umana diventa esemplare la perfezione del rapporto di Cristo con la Chiesa. Quando l’equilibrio fra l’uomo e la donna è compromesso, vengono a degenerare sia il ruolo paterno che il ruolo materno.
Nell’ambito del rapporto uomo-donna, Edith pone anche la questione del sacerdozio ministeriale nella Chiesa: merita considerazione la proposta del sacerdozio femminile o si tratta di un ministero riservato all’uomo?
La Chiesa delle origini aveva ammesso le vergini consacrate e le vedove a qualche forma partecipativa nell’ambito del servizio liturgico e aveva riconosciuto il diaconato femminile con una particolare « consacrazione ». Ma lo sviluppo storico successivo ha portato ad una limitazione dei ministeri affidati alla donna, per influsso dell’antico testamento e del Diritto Romano.
I tempi attuali invece segnano un’ascesa della donna, dovuta al suo giusto desiderio di occupare nella Chiesa un posto corrispondente alle proprie attitudini. Anche perché -dice Edith Stein – la donna avverte la necessità di edificare la realtà ecclesiale con un contributo attivo, specificamente femminile.
Tali aspirazioni potranno un giorno essere raccolte e realizzate con l’ufficiale riconoscimento di determinati ministeri. Quanto al sacerdozio però, Edith non avrebbe difficoltà a riconoscerlo più adatto all’uomo, in considerazione del fatto che Dio si è incarnato sulla terra nella persona di Gesù di Nazareth, uomo Dio. Ma la diversa funzione ecclesiale non implica una differenziazione ontologica dei due generi, il maschile e il femminile.
Essere uomo o donna comporta un identico appello a seguire Cristo che « personifica l’ideale della perfezione umana, libera da ogni difetto, ricca dei tratti sia maschili che femminili ». La vocazione divina della donna si innesta sul nucleo unitario della specie umana, sul suo essere in modo singolare persona. in ciò uguale all’uomo.
Questa vocazione della donna è naturale e religiosa insieme, nel senso che la vita, vissuta secondo l’articolarsi dell’umano che è proprio della femminilità, passando attraverso l’intesa profonda con l’uomo e interagendo con la sua vocazione, conduce alla comunione con Dio e può contribuire all’attuazione del suo piano nella storia.
Esiste nella donna una vocazione naturale, chiaramente detta nel suo stesso corpo. Infatti non si può negare « la realtà evidentissima che il corpo e 1′anima della donna sono strutturati per uno scopo particolare. » E la parola chiara della Scrittura esprime ciò che, fin dall’inizio del mondo, l’esperienza quotidiana ci insegna: la donna è confermata per essere compagna dell’uomo e madre. Per questo scopo il suo corpo è particolarmente dotato e a questo scopo corrispondono anche le particolari caratteristiche della sua anima.
Il principio tomistico dell’anima forma corporis trova conferma nella particolare qualità delle facoltà psichiche e spirituali della donna e nei suoi atteggiamenti. « Il modo di pensare della donna, i suoi interessi, sono orientati verso ciò che è vivo, personale, verso l’oggetto considerato come un tutto. Proteggere, custodire, tutelare, nutrire, far crescere: questi sono gli intimi bisogni di una donna che sia veramente adulta. Sono bisogni materni! Ciò che non ha vita, la cosa, la interessa solo in quanto serve alla persona, non in se stessa ».
Questo atteggiamento pratico della donna conduce a costatare qualche cosa di simile sul piano teoretico: « Il modo naturale di conoscere della donna non è tanto concettuale, quanto piuttosto contemplativo e sperimentale, orientato verso il concreto ».
Se esiste una vocazione naturale della donna, la quale è umana e insieme religiosa, esiste pure, secondo la Stein, una molteplicità di vie aperte – al di là della famiglia – all’esplicazione delle doti naturali della donna.
« Che la donna sia in grado di esercitare altre professioni oltre a quella di sposa e di madre, lo ha potuto negare solo chi era ‘cieco’ di fronte alla realtà! Nessuna donna è solo donna: ciascuna ha le proprie inclinazioni e i propri talenti naturali, come gli uomini. E questi talenti la rendono atta alle varie professioni di carattere artistico, scientifico, tecnico.
In linea di massima, la disposizione individuale può orientare di preferenza verso qualsiasi campo, anche verso quelli che sono per sé lontani dalle caratteristiche femminili. [...] Ma se di queste cose si vuol parlare nel senso pieno del termine, è necessario che siano professioni i cui compiti oggettivi siano confacenti alle particolari caratteristiche della femminilità ».

 7 – Dottrina ed esperienza mistica 
Col crescere delle violenze della persecuzione nazista, come abbiamo visto, Edith Stein aveva lasciato il Carmelo di Colonia in Germania e si era rifugiata in Olanda, nel Carmelo di Echt. Lo aveva fatto con sofferenza raccolta, profondamente tranquilla perché unificata in se stessa e abbandonata a Dio. Era cosciente che anche quello era un passo del suo cammino verso l’Essere eterno.
Come all’epoca di Speyer si era messa alla scuola di san Tommaso, attingendo alla luce solare della Scolastica, ora la filosofa Edith, per obbedienza alla sua priora, si dedicava allo studio della dottrina mistica di san Giovanni della Croce, il dottore della « notte oscura » e del « nulla ».
Ne nacque in primo luogo lo studio: « Vie alla conoscenza di Dio », e poi l’opera « Scientia Crucis ». Allo studio di metafisica aveva dato come sottotitolo: « Salita verso il senso dell’essere ». Ora giungeva, con « Scientia Crucis », sulla vetta del Carmelo, a gustare l’esperienza di Dio nell’oscurità della fede.
Ed era proprio la croce l’esperienza che stava vivendo sotto l’incalzare della minaccia nazista. Stese quindi la sua opera in fretta, presaga ormai della fine. E non potè porre la parola fine al volume, perché le SS naziste la strapparono dal Carmelo prima che fosse compiuta. Ma ciò che importa è che Edith continuò il suo cammino verso Dio.
Il commento alla dottrina di Giovanni della Croce, tracciato in « Scientia Crucis », lascia intravedere che Edith visse per esperienza quanto andava scrivendo. « Nelle angosce mortali della notte dello spirito, le imperfezioni dell’anima sono passate alla prova del fuoco, come il legno che nella fiamma viene essiccato da ogni traccia di umidità, per poi accendersi anch’esso dello splendore del fuoco. La fiamma che dapprima ha avvolto l’anima e poi l’ha incendiata è l’amore ».
Essendo la « morte mistica » sulla propria croce il passaggio necessario verso la risurrezione, questo evento dello spirito si compirà partecipando alla crocifissione di Gesù, con una vita di rinuncia e di abbandono al dolore: « Quanto più perfetta sarà tale crocifissione, attiva o passiva, tanto più intensa ne risulterà la partecipazione alla vita divina ».
In questo possono dirsi sintetizzati i motivi conduttori della « Scienza della Croce ». Sono motivi che Edith visse con tutta la forza della sua personalità, in una apertura a Dio che al Carmelo, con l’oblazione della vita, crebbe di giorno in giorno.
« Quando potei rivederla da sola – lasciò scritto in una testimonianza dom Raphael Walzer, abate di Beuron, che era stato suo direttore spirituale – affermò che si sentiva a suo agio nel cuore e nello spirito, come a casa sua. Mi dette questa risposta con tutto lo slancio della sua natura infuocata. Devo dire che di fronte a lei non ero nemmeno tentato di invocare un prodigio della grazia. No, tutto sembrava perfettamente semplice e naturale, come la fioritura visibile della sua maturità spirituale. E’ così che io penso anche al suo amore per la Croce e al suo desiderio di martirio: non come un atteggiamento cosciente del suo spirito, concretato da certe preghiere o da alcune aspirazioni ben definite, ma piuttosto come una disposizione profondamente radicata nel suo cuore di seguire il Signore ovunque. [...] La sua testimonianza dispensa forza e luce ».
La stessa impressione ne ebbe il suo amico Dom Feuling, il quale testimoniò che « Edith nell’ambito religioso si era sviluppata. Lei che un tempo aveva lottato per la difesa dei valori spirituali in mezzo alla brillante cerchia dei suoi contemporanei, si trovava come nascosta, radicata profondamente in una vita che era conoscenza sperimentale della Verità. Aveva superato il piano delle dispute. Era passata al di là delle cose. Ormai guardava a partire dalla fede divina. Al di sopra del mondo umano della scienza filosofica e del sapere della teologia, ella era arrivata a quel grado di conoscenza sperimentale che si prova confusamente, collegata da S.Tommaso ai doni dello Spirito Santo ».

 8 – Un messaggio di libertà e risurrezione 

Se 1′esperienza di vita, in quanto ‘sapere la realtà’ è « il modo più completo, adeguato, totalizzante con cui il soggetto giunge al sapere e quindi raggiunge nel reale la Verità », veniamo a trovarci di fronte ad una prospettiva religiosa e ad uno stile di vita cristiana che in Edith Stein furono profondamente contrassegnati da una concezione personalistica e storica di alta tensione spirituale.
In questo quadro fondamentale, germogliò e crebbe l’esperienza cristiana, religiosa e mistica di Edith Stein, certamente una delle donne più significative del nostro secolo. Esperienza vicina a quella di due altre donne di stirpe ebraica: Simone Weil, per l’itinerario culturale e spirituale, Anna Frank, per il destino finale che fu l’olocausto.
Tutte e tre hanno rischiarato con il loro sacrificio, con i loro scritti, con le testimonianza della loro vita, uno dei periodi più foschi della storia europea. Edith Stein, ebrea di nascita e quindi sorella per stirpe di Gesù di Nazareth, anche lui rinnegato, cacciato dalla città santa e ucciso con una morte umiliante, si sentì chiamata ad offrirsi con lui per il suo popolo.
Ebbe così la sorte, ma si può dire anche il privilegio raro, di sigillare nel sangue i principi sui quali aveva fondato la sua esperienza cristiana. E’ per questo che il suo messaggio resta un grido di libertà e di risurrezione consegnato alla storia, alle donne e agli uomini di ogni tempo. Un messaggio consegnato però a titolo speciale a tutte le donne che riconoscono in Cristo la propria ragione di vita.
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NOTA: Questo testo su Edith Stein, scritto da Sr Licinia Faresin, Orsolina, è stato pubblicato nel volume Cammini di resistenza al femminile, nel 1998, a cura del Centro Documentazione e Studi « Presenza Donna », di Vicenza.
Nella Presentazione, scritta da Sr Maria Grazia Piazza, docente di Sociologia all’Università Gregoriana di Roma, si dice: « Da qualche anno il Centro « Presenza Donna » [...] si è avventurato nella non facile, ma ricca e stimolante, strada del dialogo e della collaborazione tra associazioni, gruppi, persone (soprattutto donne) accomunate dal desiderio di guardarsi dentro e intorno: al mondo, alla storia, alle Chiese, da un diverso punto di vista, comprendente anche lo sguardo femminile ».
Nello stesso volume troviamo illustrate le figure di Elisa Salerno (a cura di Sr Maria Luisa Bertuzzo), Chiara Zamboni e Stella Morra (a cura di Sr Federica Cacciavillani), Etty Hillesum (a cura di Sr Maria Grazia Piazza).

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buona domenica

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Early Marsh-orchid

http://www.floralimages.co.uk/index2.htm

San Serafino di Sarov : « Vegliate e pregate in ogni tempo » (Lc 21,36)

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100808

XIX Domenica delle ferie del Tempo Ordinario – Anno C : Lc 12,32-48
Meditazione del giorno
San Serafino di Sarov (1759-1833), monaco russo
Colloqui con Motovilov, 160

« Vegliate e pregate in ogni tempo » (Lc 21,36)

        O ! Quanto vorrei, amico di Dio, che in questa vita fossi sempre nello Spirito Santo. « Renderò a ciascuno secondo lo stato in cui lo troverò » dice il Signore (Ap 22, 12). Guai a noi se ci troverà appesantiti dalle preoccupazioni e dalle pene di questo mondo, perché chi potrà sopportare la sua ira e chi potrà resistirle ? Perciò è stato detto : « Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione » (Mt 26, 41). Cioè per non essere privi dello Spirito di Dio, perché le veglie e la preghiera ci danno la sua grazia.

        Certo ogni opera buona fatta nel nome di Cristo conferisce lo Spirito Santo, ma la preghiera più di ogni altra cosa, essendo essa sempre a nostra disposizione. Avresti per esempio voglia di andare in chiesa, ma la chiesa è troppo lontano, o l’ufficio è finito ; avresti voglia di fare l’elemosina, ma non vedi nessun povero o non hai moneta. Vorresti rimanere vergine, ma non lo puoi a causa della tua costituzione e delle insidie del nemico, contro le quali la debolezza della tua carne umana non ti permette di resistere ; vorresti forse trovare un’altra opera buona da fare nel nome di Cristo, ma non ne hai la forza, o l’occasione non si presenta. Invece, nessuna di tutte queste cose può impedire la preghiera : ognuno, sempre, ha la possibilità di pregare, il ricco come il povero, il notabile come l’uomo comune, il forte come il debole, quello che sta bene come il malato, il virtuoso come il peccatore…

        Tale è, amico di Dio, la potenza della preghiera. Più di ogni altra cosa, essa ci dà la grazia dello Spirito e, più di ogni altra cosa, è sempre alla nostra portata. Beati noi quando Dio ci troverà vegliando nella pienezza dei doni del suo Spirito. Potremo allora sperare di essere « rapiti tra le nuvole, per andare incontro al Signore nell’aria » (1 Tes 4, 17) quando verrà con grande potenza e gloria, a giudicare i vivi e i morti e dare a ciascuno il suo dovuto (Mt 13, 26 ; 2 Tm 4, 1).

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