Archive pour le 5 août, 2010

La_Transfiguration

La_Transfiguration  dans immagini sacre 16%20ROUBIEV%20TRANFIGURATION

http://www.artbible.net/3JC/-Mat-17,01_The_La_Transfiguration/index5.html

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La Basilica di Santa Maria Maggiore

La Basilica di Santa Maria Maggiore dans immagini sacre

http://www.santiebeati.it/

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6 agosto, Festa delle Trasfigurazione del Signore: Nella nube di luce

dal sito:

http://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.pax?mostra_id=7730

Nella nube di luce

Monastero Janua Coeli 

Trasfigurazione del Signore (Anno B) (06/08/2006)

Vangelo: Mc 9,2-10  
(quest’anno è il vangelo di Luca)

Quanta gente oggi sul Tabor… Il cielo e la terra si incontrano, il confine tra il tempo e l’eterno svanisce. In Cristo tutto si compie. Gli apostoli giungono dal basso, Elia e Mosè dalla gloria che avvolge Gesù. Le tre tende ci sono già, non c’è bisogno di farle. Sono le tende di una esistenza che si incontra al bivio della scelta interiore. Entri nella nube luminosa oppure no? Ascolti la voce della Parola oppure no? Ti lasci sconvolgere dalla croce oppure no? Tutto tace quando la luce eterna si espande. Tutto tace. Perché cosa puoi dire, tu, briciola di tempo, di fronte agli spazi sterminati dell’infinito splendore? Cosa puoi tu, briciola di amore, di fronte a un amore che non risparmia nulla di sé? Cristo sapeva che sarebbe morto in croce? Era figlio di Israele, e vuoi che non immaginasse che se affermava di essere figlio di Dio non sarebbe stato consegnato come bestemmiatore? Ma il Padre glielo aveva detto? Il Padre una sola cosa gli aveva detto: Amali, più che puoi, questi miei figli piccini… non capiscono, non vogliono intendere, non apprezzano la loro libertà… amali in tutti i modi, più che puoi, senza condizioni, perché si convincano che mai rinuncerò ad amarli… Anche mi uccidessero te, Figlio diletto, li amerò lo stesso! Buona trasfigurazione!

Nella nube di luce

MEDITAZIONE

Domande
Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime. La gloria di Cristo, splendore del Padre, partecipata a Elia e a Mosè, avvolge gli apostoli che camminano ancora nei sentieri dell’esistenza. È la fiaccola della fecondità della vita che partendo da questo monte arriverà a illuminarne presto un altro: il Golgota, monte dell’amore consegnato. Contemplare la trasfigurazione di Cristo equivale ad accogliere l’invito a entrare in una condizione stabile di trasfigurazione, partecipando della divina natura. Ce la farò a dire sì, ci sto?

Chiave di lettura
La giornata della luce… questo potrebbe essere il sinonimo della festa che oggi celebriamo. Tre profeti, tre monti: Elia sul Carmelo, Mosè sull’Oreb, Gesù sul Tabor. Il Carmelo e l’Oreb, splendenti della presenza del Signore Dio di Israele, si accostano al monte Tabor fino a diventare un tutt’uno con Cristo trasfigurato. Una luce che si accosta a chi contempla. L’Invisibile si fa vedere. La pioggia sul Carmelo e il fuoco che consuma l’olocausto, il roveto che arde sul Sinai, e ancora sull’Oreb Elia nella caverna e Mosè nella cavità della rupe: l’Invisibile si fa presente e gli occhi della fede lo riconoscono. Sul Tabor l’Invisibile si va vedere perché l’amore, dal volto segreto, si svela. In Cristo si ricapitola il tempo e gli uomini, illuminati, diventano eco della voce della nube: Qui è Dio, in questo Figlio diletto. Qui è la Parola da ascoltare… Il segreto di ogni contemplazione è in quell’arrendersi attonito degli apostoli che si lascino atterrare dalla luce increata fino a che comprenderanno il senso di quella prossimità bruciante che si chiama Amore eterno. La luce della piena somiglianza si ravvisa nel raggio di quello che sarà l’ottavo giorno, giorno che non conosce tramonto. Gesù, unica, in cui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, è la veste candida di cui ogni uomo può vestire se stesso. Come chi si espone al sole, ritrova sulla sua pelle il segno delle carezze di luce ricevute, così chi si espone alla divina Parola porterà il tocco radiante del volto incontrato. Mosè, scendendo dal monte, non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, perché aveva conversato con Dio.

PREGHIERA
Benedici il Signore, anima mia, Signore, mio Dio, quanto sei grande! Rivestito di maestà e di splendore, avvolto di luce come di un manto (salmo 103).

CONTEMPLAZIONE
Salirò oggi sulle tue vette, monte Tabor, per incontrare il lampo luminoso del mio Dio, e affacciarmi per un attimo nel fulgore della Sua ombra. È come se un velo si fosse alzato grazie a te sulla gioia definitiva prima di entrare nel vortice terribile della passione. Un’esperienza che invita a tacere: nel silenzio della luce che si espande dall’umanità di Gesù gli orecchi entreranno nel passaggio segreto della redenzione. La bellezza crocifissa già risplende: la croce, il non detto delle tende della contemplazione, risplende già della luce del mattino di Pasqua.

Il Vangelo dei piccoli
Una bella passeggiata con Gesù! Pietro, Giacomo e Giovanni vanno con lui su un monte alto. Un piccolo gruppo. La solitudine del luogo e il silenzio della natura ricevono i passi di questi quattro uomini, finché la vetta così ampia e da cui si può spaziare con lo sguardo molto lontano li accoglie. Gesù cambia aspetto. Ricorda le parole del salmo: avvolto di luce come di un manto… una luce che abbaglia tanto è splendente. In questa luce i tre apostoli vedono non più Gesù da solo ma con altri due, li riconoscono: sono Elia e Mosè. Elia sul Carmelo aveva visto consumare l’olocausto da parte del Dio del cielo, e Gesù sarà un olocausto sulla croce. Mosè aveva visto il Signore nel roveto ardente, e spine copriranno il capo di Gesù, le spine. Si può cercare Dio nella morte dell’olocausto e nelle spine di un rovo? Se l’amore è grande sì, Dio potrà nascondersi in un agnello ed essere ucciso, con in testa una corona di spine, perché chiunque lo cercherà potrà contemplare l’immensità del suo amore. E quando si troverà Dio nell’agnello ucciso e coperto di spine? Quando il cuore aprirà la porta alla parola del Vangelo e si lascerà inondare di luce.

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5 agosto: dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore

dal sito:

http://www.parrocchiacornaredo.it/doc/doa_maggiore.asp

dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore

(Madonna della Neve)
- ricorrenza: 5 agosto –

(immagini sul sito) 

La Basilica Papale di Santa Maria Maggiore è qualche cosa di più di una Basilica, di un tempio mariano per eccellenza; è (anche) un gioiello ricco di bellezze di valore inestimabile che gente da tutto il mondo viene ad ammirare.
Ovviamente siamo a Roma. Anche Milano ebbe una sua basilica di Santa Maria Maggiore, cattedrale « invernale », affiancata dalla Basilica Santa Tecla, « estiva »; entrambe – già cadenti – furono abbattute per far posto al Duomo attuale, intitolato a Maria Nascente, la cui costruzione iniziò « ufficialmente » nel 1386. [vedi]
Tra le maggiori basiliche di Roma (quelle definite « papali » sono quattro) è l’unica a conservare le strutture paleocristiane, sia pure arricchite di consistenti aggiunte successive, e presenta al suo interno alcune particolarità che la rendono unica: i mosaici della navata centrale e dell’Arco trionfale risalenti al V secolo d.C. realizzati durante il pontificato di Sisto III (432-440) e quelli dell’Abside affidati da Niccolò IV al frate francescano Jacopo Torriti (1288-1292); il pavimento « cosmatesco » (ovvero realizzato dalla famiglia dei Cosmati) donato dai nobili romani Scoto e Giovanni Paparoni nel 1288; il soffitto a cassettoni in legno dorato disegnato da Giuliano da Sangallo (1450); il Presepe del XIII secolo di Arnolfo da Cambio; le numerose cappelle (Borghese, Sistina o del Ss. Sacramento, Sforza, Cesi e quella del Crocifisso nonché quella – purtroppo quasi scomparsa – di San Michele); l’Altare maggiore opera di Ferdinando Fuga successivamente arricchito dal genio di Giuseppe Valadier; infine, la Reliquia della Sacra Culla e il Fonte Battesimale bronzeo anch’esso del Valadier.
Insomma questo luogo offre emozioni non solo al pellegrino devoto che si raccoglie in preghiera ma anche al semplice appassionato di arte e addirittura al turista superficiale e distratto. L’incontro con la Basilica liberiana (dal nome di papa Liberio) è un’esperienza che arricchisce umanamente e spiritualmente tutti indistintamente, ferma restando la devozione di fronte all’immagine di Maria, qui venerata con il dolce titolo di Salus Populi Romani (Salvezza del popolo di Roma).

l’icona Salus Populi Romani (imm)

Il 5 agosto di ogni anno viene rievocato, attraverso una solenne Celebrazione, il « Miracolo della Nevicata » (ne parliamo più avanti), quando di fronte agli occhi commossi dei partecipanti una cascata di petali bianchi scende dal soffitto ammantando l’ipogeo e creando quasi un’unione ideale tra l’assemblea e la Madre di Dio. Ed eccoci all’ulteriore appellativo di Madonna della Neve.

 ( A sinistra la nevicata miracolosa come la vede Masolino da Panicale, con papa Liberio che traccia nella neve il confine della costruenda chiesa (Museo di Capodimonte, Napoli).
A destra la navata centrale della Basilica attuale con il bel soffitto a cassettoni; il fregio che sovrasta le colonne è un mosaico del V secolo sovrastato da trentasei riquadri a mosaico del tempo di Sisto III; tra i finestroni sono rappresentate alcune scene della vita della Vergine datate 1593.
Accanto al titolo la facciata e l’abside. imm)

Giovanni Paolo II all’inizio del suo pontificato volle che una lampada ardesse giorno e notte sotto l’icona della Salus Populi Romani, a testimonianza della sua grande devozione per la Madonna. Lo stesso Pontefice l’8 dicembre del 2001 inaugurò il Museo della Basilica, luogo dove la modernità delle strutture e l’antichità dei capolavori esposti offrono al visitatore un panorama unico.

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Si è detto che la Basilica, pur « crescendo » e modificandosi moltissimo nel corso degli anni, ha mantenuto l’impianto originario. Ma forse occorre soffermarsi su quali siano le sue origini.
A volere l’edificazione fu papa Sisto III (Santo) fra gli anni 432 e 440 per intitolarla alla Madre di Dio, evidentemente perché il Concilio di Efeso aveva appena proclamato Maria Theotòkos (appunto: Madre di Dio, anno 431). La costruzione avvenne su una chiesa precedente che era stata voluta da papa Liberio (352-366) al quale secondo la tradizione la Madonna stessa, apparsa in sogno, disse che il luogo ove costruire la chiesa gli sarebbe stato indicato da un miracolo. E questo miracolo fu una nevicata che il 5 agosto 356 imbiancò il colle Esquilino in piena estate; lo stesso papa Liberio tracciò nella neve il contorno di quella che sarebbe stata la nuova chiesa; i lavori furono finanziati da due patrizi romani, un certo Giovanni e sua moglie, che avevano fatto lo stesso sogno del papa.
Questa primitiva Basilica, della quale nulla è giunto fino a noi, era nota come Santa Maria Liberiana (dal nome del Papa) o Santa Maria ad Nives (per via della neve). È da questi fatti che ancora ai giorni nostri si ricorda la data del 5 agosto con una suggestiva celebrazione durante la quale dal soffitto della Basilica viene lasciata scendere una « nevicata » di petali bianchi, rievocazione della nevicata miracolosa.
Ma torniamo alla Basilica « di Sisto III », quella che sia pur con grandi modifiche è giunta a noi. Curiosità vuole che si accenni alla tradizione secondo la quale le ricche dorature del soffitto furono realizzate con il primo oro proveniente dalle Americhe e donato a papa Alessandro VI da Ferdinando di Aragona e Isabella di Castiglia, cioè los Reyes Catolicos che avevano « sponsorizzato » (si direbbe oggi) le spedizioni di Cristoforo Colombo.
Fra i molti « tesori » custoditi vi è anche un « primato »: il primo presepe « plastico » della storia, cioè realizzato con statue e non con bassorilievi monoliti rappresentanti la Natività come sino ad allora si era usato fare. L’iniziativa fu di papa Niccolò IV che nel 1288 commissionò ad Arnolfo di Cambio (o Arnolfo di Lapo, che dir si voglia) una raffigurazione della Natività con sculture rappresentanti ciascuna un « personaggio » (originariamente le statuette erano otto).
  
Il Presepe di Arnolfo e la Sacra Culla (imm)

Niccolò IV veniva dal Frati Minori francescani; è evidente la sua volontà di seguire in qualche modo l’idea di San Francesco, che sessantadue anni prima aveva « inventato » il Presepe ricostruendone la scena con personaggi viventi nella grotta di Greccio.
Un Presepe « vecchia maniera » in bassorilievo era tuttavia già presente sin dal 432 quando papa Sisto III aveva voluto nella Basilica una grotta della Natività simile a Betlemme, tanto che all’epoca la Basilica veniva pure chiamata Santa Maria ad praesepem (dal latino: praesepium = mangiatoia). Nel 1590 papa Sisto V volle poi riunire entrambe le rappresentazioni in una nuova cappella detta del SS. Sacramento (o Sistina, dal suo nome)
Reliquia tutta particolare nella Basilica è la Sacra Culla, preziosa urna ovale opera dell’orafo e architetto Giuseppe Valadier che custodisce ancor più preziosi frammenti del legno della Sacra Culla (cunabulum) recati dai primi pellegrini di ritorno dalla Terrasanta.
È d’obbligo un cenno al Campanile, che è più alto di Roma (75 metri, in stile romanico) voluto da papa Gregorio XI appena dopo aver riportato la sede del Papato da Avignone a Roma, alla conclusione di quel periodo della storia della Chiesa che va sotto il nome di cattività avignonese.
L’edificio della Basilica, comprese le scalinate esterne, costituisce area extraterritoriale a favore della Santa Sede, pur essendo territorio italiano, come San Giovanni in Laterano, Santa Maria di Galeria, San Paolo Fuori le Mura, la residenza di Castel Gandolfo, il Palazzo del Laterano, il Palazzo della Datarìa, il Palazzo ex Sant’Ufficio, il Colle del Gianicolo e il Policlinico Gemelli.

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La Madonna della Neve è patrona di almeno una quarantina di località italiane, fra le quali Ascoli Piceno, Boffalora sopra Ticino, Codroipo, Novi Ligure, Nuoro, Pusiano (Como), Rovereto, Susa, Torre Annunziata e ovviamente Santa Maria Maggiore (Verbania) e Madonna della Neve (Frosinone).
In molti luoghi vi sono tradizioni particolari: a Ponticelli (alle falde del Vesuvio) la statua della Madonna viene portata in processione issata su un carro alto più di sedici metri (un casa di cinque piani) trainato da decine di fedeli e la cui decorazione esterna è scelta annualmente con un apposito concorso; a Torre Annunziata la Madonna è di colore nero, il perché non si sa (ma forse per via che la sua icona fu trovata casualmente da alcuni marinai, ed era nera); a Santa Maria Colle Sambuco (Rieti) la processione si conclude con una caratteristica nevicata artificiale al rientro in chiesa.
 

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Sun sign in sabbia di Petr Kratochvil

Sun sign in sabbia di Petr Kratochvil  dans immagini buon...notte, giorno 1-1256486309eEoK
http://www.publicdomainpictures.net/browse-category.php?page=120&c=altro&s=16

Omelia per i 5 agosto 2010: Tre testimoni della gloria del Cristo.

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/15808.html

Omelia (06-08-2009) 
Monaci Benedettini Silvestrini

Tre testimoni della gloria del Cristo.

Non è facile superare ciò che San Paolo chiama «lo scandalo della croce». Gesù aveva mostrato non solo la sua divina sapienza, ma anche la sua onnipotenza, operando segni e miracoli. Aveva dimostrato di essere signore della vita, capace quindi di far risorgere i morti. Nonostante ciò ogni volta che egli parla della sua passione, della sua morte crudelissima, della sua fine sulla croce, nasce lo scompiglio tra i suoi e conosciamo anche la reazione di Pietro fa’ che, dopo essere stato investito del primato viene chiamato satana! Oggi lo stesso Gesù chiama a sé tre qualificati testimoni e li conduce sul Tabor. Assisteranno stupiti e pieni di meraviglia alla trasfigurazione di Gesù. Le poche note esplicative del Vangelo ci fanno capire che Egli si mostra trasfigurato nella sua gloria, la cima di quel monte si trasforma in un lembo di cielo e Mosè ed Elia fanno corona al Signore. Quella visione contiene un monito di sostanziale importanza: quel Gesù che parla di passione, di morte e di risurrezione, è lo tesso che oggi rifulge di gloria e splendore divino. Ed ecco subito Pietro che si rivolge a Gesù: «Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Ancora una volta Pietro non ha capito. Deve ascoltare la voce che viene dal cielo: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: «Alzatevi e non temete». Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo». 

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