SBF Taccuino – Alla ricerca del Monte Sinai

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SBF Taccuino – Alla ricerca del Monte Sinai

Messo on line il venerdì 02/04/2010 a 17h55 da  Eugenio

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Ogni primavera gli ebrei celebrano la festività della pasqua. La festa ha luogo nella prima notte o nelle prime due notti del periodo festivo: c’è la lettura del testo, le canzoni e le istruzioni di un libro speciale chiamato Haggada, che significa “raccontare”. Le celebrazioni della pasqua ebraica di quest’anno cadono in questa settimana.

A ogni partecipante al Seder è richiesto di celebrare la festività come se egli stesso avesse vissuto la fuga dall’esercito del faraone e avesse trovato rifugio nel deserto del Sinai presso la Montagna di Dio.

Molti studiosi della Bibbia discutono riguardo alla così detta via “meridionale” dell’Esodo, che confermerebbe l’identificazione del tradizionale Monte Sinai con Jebel Musa (in arabo “Monte di Mosè”), ai cui piedi si trova un monastero ortodosso del quinto secolo costruito dall’imperatore Giustiniano. I sostenitori di questa teoria ritengono che gli israeliti fuggirono a est, poi in qualche modo attraversarono Suez a sud per proseguire a est sugli altipiani del Sinai del sud, dove ricevettero i Dieci Comandamenti.

E’ una teoria affascinante, perché il paesaggio è aspro, le montagne sono impressionanti ed è certo che gli isareliti potrebbero non aver avuto problemi a tenersi a distanza dalle attente perlustrazioni degli egiziani (che non occuparono mai l’area stabilmente). Il fatto che numerose tribù beduine abbiano vissuto lì per secoli rende la teoria anche più convincente. In quei luoghi desertici possono aver vissuto per 40 anni e, temprati dalla vita del deserto, gli israeliti conquistarono in seguito Canaan, risalendo il lato est della penisola e il territorio che è l’odierna Giordania, da dove si pensa che Mosè stesso guardò verso la Terra Promessa, a est del fiume Giordano, sul Monte Nebo.

Nel nord del Sinai si trovano le oasi di Ein al Qderat e, a sud di Gaza, le sorgenti di Kossaima, sul confine degli altopiani centrali del deserto del Negev. Molti studiosi credono che questo sia il luogo chiamato Kadesh Barnea, dove gli isareliti si stabilirono per 40 anni prima di entrare nella Terra Promessa.

Kossaima è un’estesa oasi attraversata da un fiume che in certi punti è largo quasi quanto il Giordano. Da qui migliaia di seminomadi potrebbero aver dato vita ad una forte armata. Se Kossaima è davvero l’antica Kadesh Barnea, questa identificazione costituirà una indizio per quegli studiosi che sostengono che gli israeliti fuggirono attraverso il nord e il nord-est del Sinai, vicino l’altopiano del Tih. Miriam, la sorella di Mosè, fu sepolta a Kadesh Barnea. Secondo i sostenitori della teoria della via del nord è possibile che Jebel Helal, che si trova ad est, sia il Monte Sinai.

Nella Bibbia si legge che, quando gli israeliti lasciarono il Sinai per entrare nella Terra Promessa, passarono per le steppe di Moab in Giordania vicino Gerico e chiesero al re edomita il permesso di passare attraverso la sua terra. Costui rifiutò ed essi dovettero evitare il suo regno. Questa indicazione ha condotto altri studiosi a pensare che forse gli isareliti si fermarono per qualche tempo a Madian, la terra del suocero di Mosè, Ietro. Alcuni ne hanno dedotto che il Monte Sinai possa trovarsi a sud-ovest dell’Arabia Saudita o a est della Giordania.

La teoria ha già dei precedenti. Quando nel diciannovesimo secolo l’esploratore Charles Beke attraversò il deserto, più tardi scrisse nel suo libro Sinai in Arabia and of Median che la montagna era situata a nord-est del Golfo di Aqaba, nella valle di Wadi Yutm. Beke credeva che Jebel Ertowa fosse il Monte Horeb (Sinai).

Nel 1927, un altro ricercatore visitò le rovine della città di Petra, a est del fiume Giordano, e sostenne che una delle vette chiamata Jebel Madhbah era il Monte Sinai. Egli basò la sua identificazione sul fatto che l’altura misura più di 1000 metri e che sulla cima sembrava che ci fosse qualcosa come un altare, vi si saliva per una faticosa scala ricavata nella roccia e c’era una piscina che poteva aver avuto un uso cerimoniale. Il fatto che San Paolo nella lettera ai Galati (4,25 “il Sinai è un monte dell’ Arabia”) situi il Sinai ad est della Giordania rende i sostenitori di questa tesi molto più sicuri.

Ci sono anche altri punti di vista. Emmanuel Anati ha posto il Monte Sinai vicino Jabal Eideid nel sud-est del deserto del Negev dell’Israele odierno. Hershel Shanks della Biblical Archaeological Society ha proposto di recente di identificare il Monte Sinai con Jebel al Lutz in Arabia Saudita.

Fondamentalisti cristiani, avventurieri e scrittori hanno approfittato di quest’ultima teoria e hanno ricavato molto vendendo libri sull’argomento.

Una volta che gli israeliti lasciarono il Sinai ed entrarono nella Terra Promessa, l’unica altra volta in cui il Monte è menzionato nella Bibbia come luogo che qualcuno ha visitato è quella dove si parla della fuga del profeta Elia, il quale vi si rifugiò per sfuggire all’intrigante Gezabele. Pochi secoli dopo e un migliaio di anni dopo il dissolvimento del regno del re Davide, sembrava che il popolo ebreo non sapesse più dove fosse il Monte Sinai.

La rivelazione sul Sinai fu un evento reale etnografico. Ma per il popolo ebreo, e ciò appare molto significativo, quell’episodio è passato nell’ambito della storia sacra o del mito che è diventato più importante del luogo dove si svolse l’evento.

Adattamento: R.P.

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