Archive pour le 15 juin, 2010

Four Scenes from the Passion, about 1520, Metropolitan Museum of Art, New York

Four Scenes from the Passion, about 1520, Metropolitan Museum of Art, New York dans immagini sacre

http://www.casa-in-italia.com/artpx/flem/flem.htm

Publié dans:immagini sacre |on 15 juin, 2010 |Pas de commentaires »

Gianfranco Ravasi: Inquietare e consolare il cuore dei moderni

dal sito:

http://www.atma-o-jibon.org/italiano/home_it.htm

Inquietare e consolare il cuore dei moderni  

Gianfranco Ravasi
(« Avvenire », 4/10/’08)

C’è chi le ha pazientemente contate: sono 305.441 le parole originarie « ebraiche » (e in piccola parte « aramaiche ») dell’ »Antico Testamento », più di 421.000 se si contano anche le « particelle » aggiunte a quelle parole: mentre 138.013 sono i vocaboli « greci » che compongono il « Nuovo Testamento ». Attorno a questo piccolo « mare testuale » detto « Bibbia », cioè i « Libri » per eccellenza, si è allargato uno sconfinato « oceano » di commenti, di omelie, di meditazioni, persino di deformazioni e di critiche « sarcastiche ». Eppure quelle parole continuano «a inquietare e a consolare tutte le situazioni umane», come diceva quel grande credente e genio che era Pascal.
Ora tornano ancora a risuonare e persino a provocare, e non solo perché una « folla » di quasi 1.300 persone, le più disparate, a partire da stasera le proclameranno integralmente nel cuore di Roma e dagli schermi televisivi per un’intera settimana, giorno e notte, quasi fossero « pungoli » o « picchetti » da piantare nel « liquame » delle « chiacchiere » (l’immagine è di uno sconcertante sapiente biblico, il « Qohelet »). Torneranno quelle parole ad animare soprattutto il « Sinodo dei Vescovi », nella consapevolezza che è giunto il tempo di scuotere l’intorpidimento che, come una « nebbia », scolora la forza di quelle « Scritture » che custodiscono al loro interno una « Parola » trascendente, la voce stessa di Dio.
Mosè ricordava agli Israeliti che sul Sinai non avevano contemplato una « statua sacra », ma ascoltato una « qol devarîm », una « voce di parole » che risuonava in mezzo al fuoco (« Deuteronomio 4,12″). Difficile è dire ora quali saranno le strade che i « Padri Sinodali » suggeriranno alla Chiesa per una riappropriazione rinnovata, intensa e appassionata della « Bibbia ». Certo, sullo sfondo rimarranno le grandi questioni teologiche del rapporto tra « Rivelazione », « Scrittura » e « Tradizione ». Ma saranno soprattutto gli interrogativi sulla comunicazione e sull’interpretazione ad avanzare, tenendo conto dei mutamenti radicali di linguaggio avvenuti in questi ultimi decenni, dopo la potente impronta lasciata dal « Concilio Vaticano II », col suo « appello » all’amore per la « Parola di Dio ». Sarà, come dice il titolo stesso che Benedetto XVI ha imposto al « Sinodo », la «vita della Chiesa» ad essere coinvolta, così da riaccendere il fervore per la « Parola di Dio » annunziata e spiegata nella liturgia (che è la prima casa della « Bibbia »), meditata nella « Lectio Divina », studiata nella « catechesi », vissuta come «lampada per i passi nel cammino della vita» morale. Ma quel titolo aggiunge anche che la « Bibbia » governa e illumina «la missione della Chiesa», cioè il suo affacciarsi oltre i propri confini. Pensiamo al dialogo con l’ »ebraismo », che con noi condivide una vasta porzione di quelle « parole sacre »; allo stesso « Islam », che nel « Corano » ha una « filigrana » di rimandi biblici; all’incontro « ecumenico » con le altre Chiese e comunità « ortodosse » e « protestanti », che testimoniano un antico e appassionato amore per le « Scritture ». Ma pensiamo anche alla cultura « laica », che deve ritornare a leggere e comprendere quei testi perché essi sono «la lingua materna dell’Occidente», come suggeriva Goethe: «l’alfabeto colorato in cui per secoli i pittori (ma non solo) hanno intinto il loro pennello», per usare una famosa frase di Chagall.
Una certezza reggerà, al di là degli esiti, noi « Padri Sinodali », gli esperti, gli invitati e soprattutto l’intera comunità ecclesiale. È quella che San Paolo esprimeva, mentre il suo corpo era in « catene », scrivendo al discepolo Timoteo, che «la « Parola di Dio » non può essere incatenata» (« II, 2, 9″). Essa, infatti, è – come confessavano i « profeti » – un fuoco inestinguibile che arde e illumina, è una pioggia che dall’alto feconda e rigenera il terreno arido della storia.

Publié dans:CAR. GIANFRANCO RAVASI |on 15 juin, 2010 |Pas de commentaires »

di Gavriel Haim Cohen: Il ruolo della donna nell’evoluzione

dal sito:

http://e-brei.net/old/modules.php?name=News&file=article&sid=403

Il ruolo della donna nell’evoluzione 

 Gavriel Haim Cohen  – Scrivere  »
 
Da una lettura superficiale della Bibbia si potrebbe arrivare alla conclusione che il ruolo della donna nel periodo biblico fosse molto ridotto. Potrebbe sembrare che il suo posto sia in casa; cio’ sembra emergere da una frase simbolica, espressa a proposito di Sara, la nostra matriarca ecco e’ nella tenda (Gen XVIII, 9).

L’idea di concentrare la donna nei compiti casalinghi e’ espressa in forma sintetica nei salmi: l’onore della principessa e’ all’interno (XIV, 14): la principessa con tutto il suo splendore si trova nel suo palazzo. D’altro canto e’ sottolineata nella Bibbia la centralita’ dell’uomo; gia’ nell’elenco della discendenza in genesi viene chiaramente alla luce questo elemento.

Anche se la donna ha un ruolo fondamentale nella discendenza, in ogni generazione e’ scritto chi ha generato chi, senza ricordare assolutamente la donna. Quando il testo ricorda una donna nelle discendenze si afferma la sorella di Tuval Gaiin era Haama’ (Gen IV, 22), i commentatori sentono l’esigenza di spiegare questa espressione particolare.

Non solo la donna non e’ ricordata negli eventi che percorrono la storia, ma sentenzia che il suo statuto giuridico non e’ molto forte. Basti ricordare che un suo voto non e’ tale visto che il marito ha il potere di scioglierlo (Num, IX 9). Anche in caso di divorzio e’ il marito a dover assumere l’iniziativa, a preoccuparsi della redazione e della consegna dell’atto (Deut, XXIV). Lo stesso termine isha’, donna, deriva dal termine ish uomo quasi come se dovesse trovarsi all’ombra dell’uomo, almeno secondo il verso in Gen II, 23. per questo (motivo) verra’ chiamata isha’ donna poiche’ e’ stata tratta dall’uomo ish. Molto spesso la donna e’ ricordata, non tanto per il suo contributo diretto alla formazione della societa’, quanto per il suo aspetto esteriore. Si potrebbe pensare che l’essere bella d’aspetto o bella a vedersi sia l’unico punto di riferimento fondamentale per il suo status.

Tutto cio’ che abbiamo detto e’ giusto, pero’ questo quadro non e’ completo e veritiero.

Se approfondiamo lo studio delle fonti guardando l’intera Bibbia si ricava tutto un altro quadro. Dobbiamo pero’ ricordarci di classificare le nostre spiegazioni in due:

La Bibbia copre un periodo storico di quindici secoli; non e’ paragonabile assolutamente lo status ed il ruolo di Sara, la matriarca, con quello della regina Ester.
Il nostro lavoro e’ di creare un bel mosaico con pietre preziose sparse qua e la’.
Non abbiamo nella Bibbia un’unica opera dedicata alle donne; dobbiamo raccogliere il materiale da fonti diverse: racconti storici, passi profetici, sapienzali e poetici. Dobbiamo aggiungere che nel pensiero biblico l’uomo non agisce solo sotto la spinta del tempo e del luogo. Secondo la concezione biblica non sono l’uomo e la donna a creare la storia; abbiamo due fattori in ogni processo storico-sociale: un fattore terreno ed uno celeste. I racconti della Bibbia sono improntati a questa doppia causalita’. Una causalita’ naturale, sensibile ed un a superiore, nascosta, non sensibile, il progetto della ashgara’ divina. (difficilmente traducibile con provvidenza)

Questo aspetto sembra estraneo alla posizione della donna nella Bibbia, ma e’ necessario ricordare che la donna si inserisce pienamente in questo sistema basato sulla collaborazione ed interazione tra la causalita’ divina e quella umana.

Guardando nella Bibbia ed analizzando i diversi capitoli storici del periodo biblico, possiamo dire che non vi e’ una professione o condizione a cui la donna non abbia partecipato. Il fatto che la donna venga riconosciuta sapiente e’ riferito ai maestri e tanto piu’ alle donne. La sapienza femminile incide molto sulle situazioni sociali e storiche piu’ delicate.

Una donna di Teqoa impedisce con la sapienza l’uccisione di Avshalom (II Sam. XIV). Una donna anonima salva una citta’ intera andando da Ioav e dai suoi concittadini, proponendo un accordo particolare per calmare i dominatori e salvare la citta’ con la sua intermediazione. (II Sam XX) nella Bibbia non vi sono pero’ solo donne fornite di sapienza generica, ma troviamo profetesse. La prima donna cui e’ riferito questo attributo e’ Miriam. Dietro di lei vengono le altre. Secondo la Torah e’ molto difficile fornire una valutazione piena dell’importante contributo di Miriam. Questo e’ passato in misura maggiore nella coscienza delle generazioni future. Cosi’ il profeta Micha’ (VI, 4) rappresenta in un periodo molto successivo il ruolo di Miriam a fianco di Mose’. Ti ho fatto salire dall’Egitto e ti ho riscattato dalla casa di schiavitu’ e ti ho inviato Mose’, Aharon e Miriam.

Cosi’ come vi sono profetesse tra i profeti, cosi’ vi sono donne tra i giudici. Debora e’ nello stesso tempo profetessa e giudice Debora la moglie di Lapidot era profetessa e lei giudicava e governava Israele in quel tempo. I figli d’Israele salivano verso di lei per chiedere giustizia.

Vi e’ stata anche una donna che arrivo’ al rango di regina (come governatrice indipendente, non come moglie del re). Si parla della regina Atalia’ arrivata al potere con un atto molto cruento: tutto il suo governo era impregnato di idolatria. Anche nel campo militare strategico le donne offrono il loro contributo decisivo. Quando richiedono a Debora di associarsi alla guerra contro Sisera’, lei pur essendo d’accordo disse: verro’ con te pero’ la gloria non sara’ tua nella strada che stai intraprendendo perche’ il signore consegnera’ Sisera’ nelle mani di una donna. Abbiamo inoltre l’azione di Israel contro Sisera’.Un’altra donna sconosciuta getta una pietra della macina sulla testa di Avimelech salvando l’intera citta’ dall’incendio. (giudici IX, 53)

Da tutti gli esempi portati risulta chiaro che tutti i compiti amministrativi esistenti in quel periodo vennero ricoperti anche da donne, con l’eccezione dei ruoli sacerdotali riservati all’uomo. E’ necessario sottolineare che il testo ricorda che queste donne assolvono il loro compito con gran successo. Solo Atalia falli’ e fece sbagliare gli altri, ma vi e’ il dubbio che non fosse di origine ebraica.

Un altro ambito in cui la donna puo’ agire dando espressione alla sua personalita’ e’ l’aiuto fornito all’uomo. E’ chiaro dalle fonti che la donna non viveva sempre sotto una campana di vetro, ma condivideva con l’uomo i pericoli e adempiva a compiti fondamentali a fianco del marito. L’influenza della donna sulle azioni del marito e sulla storia si riconosce gia’ al tempo di Adamo ed Eva la donna che mi hai posto al fianco mi diede il frutto e lo mangiai. La donna contribuisce quindi all’inizio della storia umana. Il legame, anzi al dipendenza reciproca tra Adamo ed Eva e tra la moglie ed il marito e’ gia’ stabilita all’inizio dalla Torah: l’uomo abbandonera’ suo padre e sua madre e si incollera’ a sua moglie (Gen II, 24) bisogna fare molta attenzione alla struttura di questo verso. La donna non abbandonera’ il suo ambiente, ma deve essere l’uomo ad abbandonare i genitori. C’e’ chi spiega che in questo verso vi e’ un accenno al potere della donna. L’uomo incollandosi alla moglie crea qualcosa di nuovo e questa novita’ la crea con la moglie. Non vi e’ un creatore ed una creatrice, ma lei e’ socia fedele nella sua strada. Molte espressioni accennano a questo rapporto societario. La Torah parla della donna come aiuto simmetrico: ezer kenegdo’ II, 20.

Il profeta parla della donna come contraente del patto (Malachi II,14) e la letteratura sapienzale parla della donna valorosa (Proverbi XXXI, 6).

L’uomo nella Bibbia associa spesso sua moglie nelle sue decisioni ed invita la donna ad un incontro nel consiglio di famiglia. Disse Lemech alle sue mogli Ada e zilla, ascoltate la mia voce, donne di Lamech porgete orecchie al mio detto. (Gen IV, 23) Giacobbe mando’ a chiamare Rachele e Lea. (Gen XXXI, 4) Se la cooperazione e’ cosi’ stretta e’ chiaro che chi trova la donna adatta merita l’espressione chi trova una donna trova il bene. E’ vero anche il contrario; le donne che non sono adatte ai loro mariti li allontanano dalla buona strada. Basti ricordare l’influenza negativa esercitata dalle mogli straniere di Salomone il re (XI, 1-3).

Due esempi classici sottolineano l’importanza della donna quando il marito e’ al centro della vita pubblica. Izevel e Ester; entrambe, in senso contrario, soggiogano il sovrano. Izevel introdusse il culto idolatra, perseguito’ ripetutamente il profeta Elia, esercito’ un’influenza decisiva sulla vita della societa’ a lei contemporanea collaborando ad una impostazione assimilazionista nella storia del popolo ebraico. Ester e’ la sua parallela. Ester godeva di un’influenza fortissima proprio in quel regno ove era stato stabilito chiaramente di rafforzare la condizione maschile affinche’ ogni uomo domini in casa propria e si parli la lingua del suo popolo (Est. I, 22) l’influenza di Ester era molto forte sul sovrano e in conseguenza di cio’ sull’intero regno.

Anche altre donne della Meghilla’ hanno un’influenza non indifferente; la sorte di Aman venne decretata dalle ambizioni della moglie di Zeresh. Nel caso di Ester e’ rilevante il fatto che una donna, scelta per la sua bellezza, si ritagli uno spazio nel panorama del potere governativo, dando un’impostazione a tutta la storia della potente Persia. Le attribuzioni di Izevel ed Ester sono cosi’ larghe che di entrambe si dice chiaramente che avessero in mano il sigillo reale. Si rivela quindi chiaramente il fenomeno che prima abbiamo delineato: quando una donna e’ ebrea l’influenza e’ positiva, quando non lo e’, e’ negativa. Da qui capiamo le frequenti raccomandazioni ripetute piu’ volte contro il matrimonio misto. Questo tipo di matrimonio puo’ portare al fatto che sia la donna a guidare il comportamento del marito, la vita familiare ed a volte la sorte di un intero popolo verso una direzione indesiderabile. (Nehemia XIII, 23-27)

A questo punto e’ necessario aggiungere anche un altro piccolo punto che illumini l’argomento. Anche D-o benedetto ed Israele vengono considerati come una coppia. Il popolo ebraico e’ la compagnia. (Isaia IV, 5) vi e’ tra loro un’amore esclusivo. Come deve fare il marito, anche D-o benedetto deve attaccarsi al coniuge: l’immagine di uno chiarisce l’altra; i rapporti tra moglie e marito e quelli tra D-o ed Israele. Il terzo ambito e’ quello della donna come madre. Anche se si tratta di cose risapute, vieta la loro centralita’, e’ bene ricordarle sia pur brevemente. In effetti si puo’ dire che l’influenza della donna sulla storia si riconosce gia’ dal fatto che la donna partorisce i protagonisti della storia. Cosi’ la prima donna viene chiamata hava’ perche’ la madre di tutti i viventi. (Gen III, 20)

Vogliamo sottolineare che la donna come educatrice, come madre di famiglia fornisce l’indirizzo educativo alla generazione successiva. L’importanza della donna come educatrice e’ rilevante anche nell’immagine dell’ordine familiare. Nel periodo biblico la persona cresceva non in casa del padre, bensi’ in quella materna. A proposito di Rivqa’ e’ detto che corse e ando’ a riferirlo a casa della madre. (Gen XXIV, 25); cosi’ Noemi dice alle nuore Ruth ed Orpa’: tornate a casa di vostra madre (Rut I, 8). Nell’epoca biblica un uomo poteva avere piu’ mogli ed ognuna abitava in una sua casa, dove allevava ed educava i suoi figli.

La Torah sottolinea l’importanza della donna come educatrice e stabilisce che l’onore ed il rispetto per la madre siano pari a quelli dovuti al padre (es. 20: 12; lev. 19: 3); analogamente si richiede ai giovani di aprire il loro cuore all’influenza educativa della madre: ascolta, figlio mio, l’insegnamento di tuo padre, non disprezzare l’istruzione di tua madre (Deut. XXI, 18), soltanto se non ascolta entrambi i genitori, il ragazzo merita di essere condannato, perche’ non e’ piu’ un essere civile. La donna comprende i problemi dell’educazione piu’ dell’uomo e la Torah lo sottolinea: la matriarca Sara vide che Ismaele scherzava con Isacco e la cosa non le piacque (cfr. Gen. XXI, 9); i maestri del Midrash hanno spiegato la parola scherzare in vari modi, ma resta il fatto che Sara aveva veduto la cattiva influenza di Ismaele su Isacco e quindi insiste’ perche’ il figlio primogenito di Abramo venisse scacciato (cfr. Gen XXI,11), mentre Abramo tentennava in quanto gli spiaceva la cosa a motivo di suo figlio (ibidem), il santo uno diede ragione proprio a Sara: tutto quello che lei ti dice eseguilo (Gen: XXI, 12), in quanto l’influenza di Sara sull’educazione di Isacco era enorme.

Vi sono altri testi della scrittura che dimostrano quanto abbiamo detto. A proposito della regina Ataliah viene detto che suo figlio Achaziah compiva il male perche’ sua madre lo consigliava (2 Cron.XX, 3): detto altrimenti, il figlio rimane sotto l’influenza della madre sebbene fosse responsabile delle sue proprie azioni, la sua colpa era minore in quanto dovuta all’influenza della madre. Cosi’ come il rapporto fra la donna e il marito, anche quello fra la madre ed il figlio viene usato per simboleggiare il legame fra D-o ed Israele: come un uomo viene consolato dalla madre, cosi’ io vi consolero’ (Is.66, 13); questo passo e gli altri simili mostrano quale sia il legame fra il figlio e la madre.

Ci sono tre categorie di donne che giungono ad avere la forza di influenzare le cose: quelle che godono di un particolare successo che le porta ad una posizione sociale di forza, la moglie che puo’ influire sul marito in quanto aiuto a lui piu’ conveniente (cfr. Gen.XX, 18) ed infine la madre che influisce sul processo storico come educatrice dei figli; certamente queste tre categorie non esauriscono l’argomento: un’importanza particolare e’ riservata ad una quarta categoria di donne, l’influenza delle quali non dipende dalla loro personalita’ o dai loro legami sociali; se esaminiamo la scrittura vediamo che essa attribuisce a queste donne un grande influsso sull’evoluzione storica e sociale. La donna in questa categoria sociale e noi parliamo della donna in questo senso, contribuisce molto a fissare il livello morale del popolo. Troviamo nella Torah una decisa opposizione a qualsiasi forma di immoralita’ sessuale, ma l’adempimento di quanto prescrive la scrittura a questo proposito dipende in maniera decisiva dal livello etico del bel sesso. Notiamo a questo proposito il brutto episodio degli israeliti con le donne moabite (Num:XXV, 1): in esso appare che il comportamento delle donne puo’ influire sulla moralita’ di un intero popolo.

Allo stesso modo del livello morale del popolo, pure quello culturale dipende in gran misura dalle donne. Non e’ un caso che la Torah fin da principio ai matrimoni misti; essa conosce molto bene l’influenza della donna sulla vita culturale delle famiglie e delle collettivita’; l’opposizione della Torah ai matrimoni misti deriva essenzialmente dal timore che il legame con donne straniere potesse avere un influsso negativo sugli israeliti in campo religioso e spirituale-culturale. La donna puo’ indirizzare il popolo in una direzione antireligiosa e si deve stare attenti a questa possibilita’. Quando il popolo ritorna compatto ai valori ebraici, acquista valore l’abbandono completo dell’influenza negativa di quelle donne che non sono figlie del patto e non possono diventarlo.

In altre parole, da un punto di vista sociale la donna ha un compito importante in quanto da essa dipende in gran misura il livello morale, culturale e religioso del popolo e dei singoli.

Oltre a quanto abbiamo detto va ricordato che qualunque donna possiede la facolta’ di influire sul processo storico; non intendiamo parlare di quei casi nei quali la donna e’ stata oggetto passivo e non oggetto attivo, come il fatto della concubina di Gabaon (cfr. Giud.XIX e segg.). Intendiamo parlare di quelle donne che hanno dato un importante contributo alle vicende della storia: fra queste ricorderemo Tamar e le figlie di Lot; quanto la prima compi’ a Petach ‘enaim ebbe come conseguenza la nascita di Perets, che fu antenato di re Davide (cfr. Gen XXXVIII, 14 e segg.) E delle azioni delle seconde derivavano due interi popoli, ‘ammon e Moav (cfr. Gen:XIX, 36-38). La scrittura ricorda molte donne le cui azioni salvarono Israele, come Shifra e Pua’, le due levatrici ricordate nel primo capitolo dell’esodo, o Rachav, che rese possibile la conquista di Gerico (Gios. Cap.2).

Qualunque donna, quasi ascoltando il suono della storia,puo’ compiere delle azioni dalle quali dipendera’ il corso degli avvenimenti.

Un altro esempio e’ rappresentato dalle figlie di Tselofchad: costoro si rivolgono a Mose’, a colui che ha dato la Torah ai figli di Israele e gli chiedono quali siano le regole a proposito dell’eredita’, in rapporto alla loro situazione particolare; Mose’ accoglie la loro richiesta, si consulta con D-o stesso, e cosi’ viene ad essere stabilito un completamento delle parole della Torah a proposito della successione (cfr. Num. XXVII, 1-11); da questo completamento deriveranno molte regole tradizionali che riguardano la facolta’ delle donne di ereditare.

Vanno in fine ricordate quelle donne che diedero alla loro vita un indirizzo etico-religioso tale che il loro comportamento, sia secondo che al di qua dei limiti legali, e’ stato, secondo la scrittura, paragonabile al far esistere mondi interi: di queste donne citeremo tre esempi, uno preso dalla Torah, il secondo dai profeti ed il terzo dagli agiografi.

Quando il servo di Abramo arrivo’ ad Aram Naharaim ed incontro’ Rebecca, non sapeva chi fosse lei e lei non sapeva chi fosse lui, pero’ lei diede da bere a lui ed anche ai suoi cammelli (Gen:XXIV, 19), esprimendo cosi’ la sua bonta’; in seguito, quando le chiesero se voleva sposare Isacco, lei accetto’ senza mezzi termini: e le dissero: andrai con quest’uomo? E lei rispose. Andro’ (Gen.XXIV), sebbene sapesse che vivere in Erez Israel non fosse facile; in altre parole Rebecca, basandosi sulla giustizia e sulla morale esegue il suo compito storico.

Passiamo ora a Channa’: questa e’ una di quelle donne delle quali la scrittura dice che erano sterili, Channa’ non si lamenta, non dice se non ho figli io sono morta (Gen.XXX, 1) come Rachele, Channa’ prega il santo uno e la sua preghiera suscita entusiasmo per la forza che e’ in essa (cfr. 1 Sam.i, 11); Channa’ era afflitta e pregava su D-o piangendo dirottamente (1 Sam.I, 10): Channa’ non prega D-o ne’ davanti a D-o, ma su D-o, vi e’ qui una sorta di lamentela verso il santo uno; Channa’ prega e richiede, la sua preghiera e’ molto intuitiva e fa un voto dicendo:

Signore delle schiere, se avrai riguardo all’afflizione della tua serva a ricordarmi non dimenticherai la tua serva e darai alla tua serva delle progenie di maschi, lo daro’ al signore per tutti i giorni della sua vita ed il rasoio non salira’ sul suo corpo (1 Sam.I, 11).

Channa’ conosceva il suo posto: per tre volte si dice serva> del santo uno, che chiama signore delle schiere, vale a dire l’essere che e’ ben piu’ in alto di lei, ma tutta la sua umilta’ non le impedisce di insistere, lei sa che non ha soltanto la possibilita’ di pregare che il signore la esaudisca, sa anche di poter dare qualcosa a lui: se mi darai un figlio, lo consacrero’ e percio’ quando la preghiera venne esaudita, Channa’ adempi’ il suo voto (cfr.1 Sam.I, 26-28). La preghiera di Channa’ dimostra che quando una donna, qualsiasi donna, insiste presso il santo uno, egli le risponde, mostra altresi’ l’influenza che ebbe Channa’ sulla storia ebraica

Per ultima viene Rut: abbandonando il paese di Moav per seguire Noemi sua suocera, Rut sapeva bene che non avrebbe potuto avere una vita di sposa e di madre, cio’ nonostante segui’ quella via, comportandosi al di qua dei limiti legali e percio’ il libro di Rut parla delle lezioni di lei come azioni di bonta’ (Rut 3, 10) e percio’ Rut ha contribuito a costruire il mondo, nella misura in cui il mondo e’ costruito con la bonta’ (Sal.89,3).

Le vicende di Rut assomigliano a quelle di Rebecca, ed anche a questo proposito va detto che non e’ un caso che lo stile del libro di Rut assomiglia a quello della Parashah che parla di Rebecca e del servo Abramo. In entrambi i racconti troviamo le stesse parole, lo stesso stile e la stessa atmosfera: in entrambi le narrazioni spicca la bonta’ delle protagoniste, entrambe salgono in Erez Israel di loro spontanea volonta’, pur andando incontro a grandi difficolta’. In grazia della sua personalita’ e delle sue buone azioni Rut la moabita ebbe il privilegio di diventare la madre dei re legittimi.

Questo esame del mondo della donna nell’epoca biblica e’ una fonte di incoraggiamento per la donna stessa. In pratica possiamo dire che l’esistenza del popolo di Israele, sia dal punto di vista fisico che da quello spirituale e’ legata in modo notevole alle donne, la cui influenza e’ sempre stata grande: possiamo anzi dire che e’ stata Eva, la prima donna, che ha dato inizio alla storia dell’umanita’ e che un’altra donna, Rut, portera’ la storia umana alla redenzione che la concludera’. Non sempre gli uomini vedono i risultati delle loro azioni, al contrario molti muoiono senza sapere cosa possono aver compiuto per le generazioni future e quanto diciamo vale anche per le donne, forse Rut sapeva che da lei sarebbero discesi i re della casa di Davide? Ma comunque possiamo vedere che qualsiasi donna possiede la capacita’ di costruire il mondo del popolo di Israele, se cammina durante la sua vita sulla strada della bonta’.

Appare dunque chiaro da questo studio che il contributo della donna alla vita sociale ed alla coesione storica del popolo di Israele e’ stato un contributo grandissimo, ancorche’ non appaia al primo colpo d’occhio, le generazioni future lo riconosceranno. »

Publié dans:biblica, ebraismo |on 15 juin, 2010 |Pas de commentaires »

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno thalictrum_aquilegiifolium_248

French Meadow-rue

http://www.floralimages.co.uk/index2.htm

Gregorio di Narek: « Perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100615

Martedì della XI settimana delle ferie delle ferie del Tempo Ordinario : Mt 5,43-48
Meditazione del giorno
Gregorio di Narek (circa 944 – vers 1010), monaco e poeta armeno
Libro di preghiere, n° 74 ; SC 78, 389

« Perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni »

Tanti sono i miei debiti, al di sopra di ogni numero,
eppure non sono tanto sorprendenti quanto la tua misericordia.
Molti sono i miei peccati,
eppure saranno sempre pochi, in confronto al tuo perdono…
Cosa potrà fare un pò di tenebra
alla tua luce divina?
Come può un po’ di oscurità rivaleggiare
con i tuoi raggi, tu che sei grande!
Come la concupiscenza del mio corpo fragile
potrà essere paragonata
con la Passione della tua croce?
Che sembianze possono avere
agli occhi della tua bontà, o Onnipotente,
i peccati dell’universo intero?
Ecco che essi sono… come una bolla di acqua
che per la tua pioggia abbondante,
scompare subito…

Tu doni il sole
ai cattivi e ai buoni,
e fai piovere per ambedue senza distinzione.
Per gli uni la pace è grande a motivo dell’attesa della ricompensa;…
Ma a coloro che hanno preferito la terra
perdoni per misericordia:
dai anche a loro un rimedio di vita, insieme con i primi;
aspetti sempre che tornino a te.

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