Archive pour le 14 juin, 2010

L’Agnello giunse e prese il libro alla destra di Colui che era seduto sul trono Ap 5,7

L'Agnello giunse e prese il libro alla destra di Colui che era seduto sul trono Ap 5,7 dans Papa Benedetto XVI 01n_03_02

http://www.gliscritti.it/arte_fede/anagni/apoc_anagn.htm

Publié dans:Papa Benedetto XVI |on 14 juin, 2010 |Pas de commentaires »

San Francesco d’Assisi: Saluto alle virtù

dal sito:

http://www.sanfrancesco.com/ita/descrprodotto.asp?prod_id=252&paese_id=19&dest_id=66

SAN FRANCESCO D’ASSISI 

Saluto alle virtù

«Ave, regina sapienza,
il Signore ti salvi
con tua sorella, la santa e pura semplicità.

Signora santa povertà,
il Signore ti salvi
con tua sorella, la santa umiltà.

Signora santa carità,
il Signore ti salvi con tua sorella,
la santa obbedienza.

Santissime virtù,
voi tutte salvi il Signore,
dal quale venite e procedete.

Non c’è assolutamente uomo nel mondo intero,
che possa avere una sola di voi,
se prima non muore [a se stesso].

Chi ne ha una e le altre non offende,
tutte le possiede,

e chi anche una sola ne offende,
non ne possiede nessuna e le offende tutte;

e ognuna confonde i vizi e i peccati.

La santa sapienza
confonde Satana e tutte le sue insidie.

La pura santa semplicità
confonde ogni sapienza di questo mondo
e la sapienza della carne.

La santa povertà
confonde la cupidigia, l’avarizia
e le preoccupazioni del secolo presente.

La santa umiltà
confonde la superbia,
tutti gli uomini che sono nel mondo,
e similmente tutte le cose che sono nel mondo.

La santa carità
confonde tutte le diaboliche e carnali tentazioni
e tutti i timori carnali.

La santa obbedienza
confonde tutte le volontà corporali e carnali
e ogni volontà propria,

e tiene il suo corpo mortificato per l’obbedienza
allo spirito e per l’obbedienza al proprio fratello;

e allora l’uomo è suddito e sottomesso
a tutti gli uomini che sono nel mondo,

e non soltanto ai soli uomini,
ma anche a tutte le bestie e alle fiere,

così che possono fare di lui quello che vogliono,
per quanto sarà loro concesso dall’alto dal Signore.

E saluto voi tutte, sante virtù,
che per grazia e illuminazione dello Spirito Santo
venite infuse nei cuori dei fedeli,
perché da infedeli fedeli a Dio li rendiate».

a cura di Paolo Rossi 
 

Publié dans:San Francesco d'Assisi |on 14 juin, 2010 |Pas de commentaires »

di Chiara Lubich: Se il chicco di grano caduto in terra non muore…

dal sito:

http://www.atma-o-jibon.org/italiano4/parola_apr06.htm

Parola di vita
aprile 2006

di Chiara Lubich
 
www.focolare.org .
 
«Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto»  (Gv 12,24)..
 
«Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto»

Eloquenti più d’un trattato, queste parole di Gesù dischiudono il segreto della vita.
Non c’è gioia di Gesù senza dolore amato. Non c’è risurrezione senza morte.
Gesù qui parla di sé, spiega il significato della sua esistenza.
Mancano pochi giorni alla sua morte. Sarà dolorosa, umiliante. Perché morire, proprio Lui che s’è proclamato la Vita? Perché soffrire, Lui che è innocente? Perché essere calunniato, schiaffeggiato, deriso, inchiodato su una croce, la fine più infamante? E soprattutto perché Lui, che ha vissuto nell’unione costante con Dio, si sentirà abbandonato dal Padre suo? Anche a Lui la morte fa paura; ma essa avrà un senso: la risurrezione.
Era venuto a radunare i figli di Dio dispersi (1), a rompere ogni barriera che separa popoli e persone, ad affratellare uomini tra loro divisi, a portare la pace e costruire l’unità. Ma c’è un prezzo da pagare: per attrarre tutti a sé dovrà essere innalzato da terra, sulla croce (2). Ed ecco la parabola, la più bella di tutto il Vangelo:

«Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto»

È Lui quel chicco di grano.
In questo tempo di Pasqua egli ci appare dall’alto della croce, suo martirio e sua gloria, nel segno dell’amore estremo. Lì tutto ha donato: il perdono ai carnefici, il Paradiso al ladrone, a noi la madre e il suo corpo e il suo sangue, la vita sua, fino a gridare: « Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? »
Scrivevo nel 1944: « Sai che tutto ci ha donato? Che poteva darci di più un Dio che, per amore, sembra dimenticarsi di essere Dio? »
E ha dato a noi la possibilità di diventare figli di Dio: ha generato un popolo nuovo, una nuova creazione.
Il giorno di Pentecoste il chicco di grano caduto in terra e morto già fioriva in spiga feconda: tremila persone, d’ogni popolo e nazione, diventano « un cuore solo e un’anima sola », poi cinquemila, poi…

«Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto»

Questa Parola dà senso anche alla nostra vita, al nostro soffrire, al nostro morire, un giorno.
La fraternità universale per la quale vogliamo vivere, la pace, l’unità che vogliamo costruire attorno a noi, è un vago sogno, una chimera se non siamo disposti a percorrere la stessa via tracciata dal Maestro.
Come ha fatto Lui a « portare molto frutto »?
Ha condiviso tutto di noi. Si è addossato le nostre sofferenze. Si è fatto con noi tenebra, malinconia, stanchezza, contrasto… Ha provato il tradimento, la solitudine, l’orfanezza… In una parola si è fatto « uno con noi », facendosi carico di quanto ci era di peso.
Così noi. Innamorati di questo Dio che si fa nostro « prossimo », abbiamo un modo per dirgli che gli siamo immensamente grati per il suo infinito amore: vivere come ha vissuto Lui. Ed eccoci a nostra volta « prossimi » di quanti ci passano accanto nella vita, volendo esser pronti a « farci uno » con loro, ad assumere una disunità, a condividere un dolore, a risolvere un problema, con un amore concreto fatto servizio.
Gesù nell’abbandono s’è tutto dato; nella spiritualità che s’incentra in Lui, Gesù risorto deve risplendere pienamente e la gioia deve darne testimonianza.

(1) Cf Gv 11,52.
(2) Cf Gv 12,32.

Publié dans:meditazioni |on 14 juin, 2010 |Pas de commentaires »

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno hygrocybe_conica_1406

http://www.floralimages.co.uk/phygroconic.htm

Santa Teresa del Bambin Gesù: « Tu lascia anche il mantello »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100614

Lunedì della XI settimana delle ferie delle ferie del Tempo Ordinario : Mt 5,38-42
Meditazione del giorno
Santa Teresa del Bambin Gesù (1873-1897), carmelitana, dottore della Chiesa
Poesie « Vivere di amore » et « Perché ti amo, o Maria »

« Tu lascia anche il mantello »

Vivere di amore, è dare senza misura
Senza esigere il compenso quaggiù.
Ah! Senza contare io dono, essendo sicura
Che chi ama non conta!
Al Cuore divino, traboccante di tenerezza,
ho dato tutto… leggera corro
non ho più nulla se non la mia sola ricchezza:
Vivere di amore.

Vivere di amore, è bandire ogni paura,
ogni ricordo delle colpe passate.
Dei miei peccati non vedo alcun’impronta,
In un istante l’amore ha bruciato tutto!
Fiamma divina, o dolcissima fornace,
nel tuo fuoco ho stabilito la mia dimora.
Nelle tue fiamme io canto a mio agio (cf Dn 3,51):
«Vivo di amore!»…

«Vivere di amore, che strana follia!»
Mi dice il mondo. «Ah! Smetti di cantare,
Non perdere i tuoi profumi, la tua vita:
Sappi usarli utilmente»
Amarti, Gesù, che perdita feconda!
Tutti i miei profumi sono tuoi, per sempre,
Voglio cantare quando uscirò da questo mondo:
«Muoio di amore!»

Amare, è dare tutto e dare se stesso.

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