Omelia (30-05-2010) : Nel Cuore della SS.ma Trinità

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/18604.html

Omelia (30-05-2010) 
mons. Antonio Riboldi

Nel Cuore della SS.ma Trinità

Il primo insegnamento che usciva dal cuore delle nostre mamme – un tempo e speriamo ancora oggi
era di educare la nostra mano ed il nostro cuore a farsi il segno della croce. Era il ‘segno’ che apriva e chiudeva la giornata, vissuta così nell’amore della SS.ma Trinità.
Eravamo ancora incapaci di camminare sicuri, ma la nostra manina si lasciava condurre da quella sicura di chi ci aveva donato la vita, e tracciava sulla nostra fronte, sul cuore e sulle spalle, fino a disegnarla con chiarezza, come segno di tutta l’esistenza, la croce, quella di Gesù, accompagnando il segno con le parole ‘Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo’.
Una brevissima professione di fede che avrebbe dovuto segnare ogni passo del nostro pellegrinare: ogni inizio di giornata, di lavoro, di sacrificio, dì riposo, vero distintivo e professione di ciò che siamo diventati con il Battesimo: figli di Dio.
Figli di un Padre, che si è donato gratuitamente e da cui siamo creati e a cui apparteniamo; un Fratello, il Figlio di Dio, Gesù, mandato dal Padre per salvarci e talmente vicino a noi da essere ‘pane di vità; 1′ Amore stesso di Dio, lo Spirito Santo, effuso su di noi nella Cresima, che ci assiste e dà forza nella difficile nostra vita.
Tracciando il segno della croce, se siamo attenti, professiamo le principali verità di fede: Dio Uno e Trino, Padre, Figlio e Spirito Santo e la morte e resurrezione di Gesù, espressione concreta di quanto sia infinito l’Amore.
È tanto grande la verità contenuta nel Mistero della Santissima Trinità, da rimanere sbalorditi, non solo per ciò che è, ma per il Suo divino degnarsi di abbassarsi fino a farsi dono per noi!
Viene proprio da chiedersi quanto prega il Salmista:
« O Signore, nostro Dio, quanto è grande il Tuo Nome su tutta la terra.
Se guardo il cielo opera delle Tue dita, la luna e le stelle che Tu hai creato,
che cosa è mai l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi? Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli; di gloria e di onore l’hai coronato;
gli hai dato potere sulle opere delle Tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi ». (Salmo 8)
C’è da confondersi, se pensiamo quanto l’uomo di oggi difficilmente sappia riferirsi a questa sua grandezza, che gli viene dalla Santissima Trinità. Difficilmente sappiamo volgere la nostra attenzione sul grande Amore, di cui siamo onorati e circondati.
Così Gesù ha annunciato ed continua ad annunciare questo grande Amore:
« In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: ‘Molte cose ho da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito, e vi annuncerà le cose future Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio, per questo vi ho detto che prenderà del mio e ve lo annunzierà ». (Gv. 16, 12-15)
Cosi il nostro caro Paolo VI, descrive il grande Mistero della SS.ma Trinità:
« Il santo Natale non ci rivela soltanto Cristo, ma da Lui traspare la visione abbagliante e avvincente della Paternità di Dio e con quella il Mistero della stessa vita di Dio, il mistero della SS.ma Trinità. Dio è Padre eternamente generante, in se stesso, il Figlio, il suo proprio vivente Pensiero, il suo Verbo identico nella natura, cioè nell’essere al Dio unico principio assoluto e insieme, nell’identità di sostanza di Padre e del Figlio, spiranti l’Amore, lo Spirito Santo. Unico l’Essere divino, ma sussistente in Tre Persone uguali, distinte e coeterne, verità eccedente la nostra capacità di conoscenza; essa tratta della vita divina in se stessa e perciò ineffabile, ma non senza un minimo ma meraviglioso riflesso, che riscontreremo e che riscontriamo in S. Agostino: lo dico – scrive – queste tre cose, essere, conoscere, volere. Io sono, io conosco, io voglio… In queste tre cose quanto sia inseparabile la vita… quanto inseparabile la distinzione… veda chi può ». (7 gennaio 1974)
Purtroppo sembra difficile vedere oggi gli uomini farsi il segno della croce, accompagnandolo con una vera professione di fede: o non lo sanno più fare o, ancora più triste, non ne conoscono il contenuto. E viene tanta nostalgia di quando le nostre famiglie, nella loro composta, a volte dura povertà, che non si vergognavano di manifestare, erano meravigliosamente illuminate da questo semplice segno di fede. Anzi era la ‘croce’, che papà e mamma piantavano, non solo al centro della famiglia, ma ancor più della nostra vita, come a ricordarci che ‘il Padre ti ama, il Figlio ha dato la vita per questo amore, lo Spirito Santo è l’Amore, prezioso sale della vità.
Quel ‘segno della croce’ raccoglieva le tante lacrime, che in Gesù acquistavano il sapore dell’amore. Le braccia aperte di Dio, costrette dai chiodi a non chiudersi mai, mettevano una gran voglia di abbandonarsi, come a voler affondare la testa su quelle spalle, che si offrivano per accogliere. E quel Cuore sempre aperto era come la porta di casa. Sentivi che ti introduceva in un infinito, desiderato Paradiso, la Casa di Dio, che Lui vuole, da sempre e per sempre, condividere con i Suoi figli.
Ma ora la gente pare che voglia camminare senza quella croce, con il senso di chi ha deciso, non se ne capisce la ragione, di sfrattare dalla propria vita il Mistero dell’Amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e così… finisce che ci si sente sfrattati dalla pace, dalla pietà, dalla compassione e dalla misericordia!
Così tanti si sentono come sul lastrico della vita a mendicare gioie che non ci sono, con nel cuore, al posto della Croce, voglia di ricchezza, dì gloria, svendita di vita, dignità e tentazione di violenza. Rimane l’amarezza di non percepire nella propria vita lo sguardo del Padre, che dal trono della croce del Figlio, pare ci dica: ‘Sono qui a dirti che ti amo tanto, da darti come segno del mio amore questo stare sulla croce del mio Figlio; un amore che condividiamo pienamente, un amore che diventa Fuoco con lo Spirito. »
Non è forse rassicurante e bello sapere di essere amati da Dio?
Nella nostra debolezza o ignoranza, amiamo a volte piccole cose che non hanno cuore e durano poco. Erano gli ultimi giorni della vita di mia mamma. Nella sua lunga vita, durata 99 anni, non si potevano contare i segni di croce che aveva fatto ed aveva aiutato i figli a fare. Tanti come i passi della sua vita, così come sono diventati l’alfabeto della mia vita su cui Dio ha composto la mia esperienza. Ed ogni segno di croce esprimeva tanta fede, che era come dire, anche in situazioni, che avrebbero fatto gridare di disperazione: ‘Io ti amo, Signore, si faccia di me secondo il Tuo Cuore’. Anche quando vide morire -allora non vi erano le cure di oggi – un figlio piccolo, che si chiamava Francesco, e mi aveva preceduto nella nascita; o quando morì un’altra figlia, una bambina a cui aveva dato il nome di Maria Redenta, in onore dell’anno della Redenzione, il 1933; o quando seppe del terremoto nel Belice ed io ero là, senza poter comunicare con lei, per rassicurarla; o nominato vescovo ad Acerra, sotto scorta. Era sempre lo stesso abbandono all’amore del Padre, che la guidava, anche se spesso… faceva un gran male. Conoscevo molto bene quel suo muovere le mani come recitasse il ‘Credo’. La contemplavo come si contempla il Mistero della Trinità. E conservo nel cuore l’ultima benedizione e la stessa solennità nel fare il segno di croce, l’ultimo giorno della vita, quando mi chiese di benedirla. Era la croce il suo incessante credo, che ornava e sosteneva la sua vita.
Quanto amore contiene la Trinità, quando la lasciamo ‘incarnare’ nel nostro vissuto!
Così scrive Paolo ai Romani:
« Fratelli, giustificati per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo: per suo mezzo abbiamo anche ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio.
E non soltanto questo: ma ci vantiamo anche delle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza.
La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato ». (Rom. 5, 1-5)
E con Madre Teresa di Calcutta offriamo la preghiera:
« O Dio del cuore, tu che hai creato e dato la vita a tutti noi,
facci crescere in amore per Te e l’uno per l’altro.
Hai mandato Tuo Figlio, Gesù Cristo, per rivelarci che Tu ti prendi cura di noi tutti e che Tu ci ami. Donaci il Tuo Santo Spirito, affinché susciti in noi una fede forte, abbastanza forte per capire con profonda comprensione la vita degli altri popoli, in modo da saper scorgere
in ogni bicchiere d’acqua, offerto all’assetato, un bicchiere d’acqua offerto all’amato tuo Figlio ». 

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