Archive pour le 23 mai, 2010

ACTS 02 PENTECOST AND PREACHING…PENTECOTE ET PREDICATION

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Giovanni Paolo II : Salmo 149 (catechesi 23 maggio 2001)

dal sito:

http://www.ansdt.it/Testi/Liturgia/Papa/index.html

Giovanni  Paolo  II 

Salmo 149

festa degli amici di Dio

(Lodi  Domenica  1ª settimana) 

quinta Catechesi di SS. Giovanni Paolo II  su  i Salmi e i Cantici delle Lodi

(mercoledì  23  maggio 2001)

1. “Esultino i fedeli nella gloria, sorgano lieti dai loro giacigli”. Questo appello del Salmo 149, che è stato appena proclamato, rimanda ad un’alba che sta per schiudersi e vede i fedeli pronti a intonare la loro lode mattutina. Tale lode è definita, con un’espressione significativa, “un canto nuovo” (v. 1), cioè un inno solenne e perfetto, adatto ai giorni finali, in cui il Signore radunerà i giusti in un mondo rinnovato. Tutto il Salmo è percorso da un’atmosfera festosa, inaugurata già dall’alleluia iniziale e ritmata poi in canto, lode, gioia, danza, suono dei timpani e delle cetre. La preghiera che questo Salmo ispira è l’azione di grazie di un cuore colmo di religiosa esultanza.

2. I protagonisti del Salmo sono chiamati, nell’originale ebraico dell’inno, con due termini caratteristici della spiritualità dell’Antico Testamento. Per tre volte essi sono definiti innanzitutto come hasidim (vv. 1.5.9), cioè “i pii, i fedeli”, coloro che rispondono con fedeltà e amore (hesed) all’amore paterno del Signore.

La seconda parte del Salmo desta meraviglia, perché è piena di espressioni belliche. Ci sembra strano che, in uno stesso versetto, il Salmo metta insieme “le lodi di Dio nella bocca” e “la spada a due tagli nelle loro mani” (v. 6). Riflettendo, possiamo capire il perché: il Salmo fu composto per dei “fedeli” che si trovavano impegnati in una lotta di liberazione; combattevano per liberare il loro popolo oppresso e rendergli la possibilità di servire Dio. Durante l’epoca dei Maccabei, nel II secolo a.C., i combattenti per la libertà e per la fede, sottoposti a dura repressione da parte del potere ellenistico, si chiamavano proprio hasidim, “i fedeli” alla Parola di Dio e alle tradizioni dei padri.

3. Nella prospettiva attuale della nostra preghiera questa simbologia bellica diventa un’immagine dell’impegno di noi credenti che, dopo aver cantato a Dio la lode mattutina, ci avviamo per le strade del mondo, in mezzo al male e all’ingiustizia. Purtroppo le forze che si oppongono al Regno di Dio sono imponenti: il Salmista parla di “popoli, genti, capi e nobili”. Eppure egli è fiducioso perché sa di aver accanto il Signore che è il vero Re della storia (v. 2). La sua vittoria sul male è, quindi, certa e sarà il trionfo dell’amore. A questa lotta partecipano tutti gli hasidim, tutti i fedeli e i giusti che con la forza dello Spirito conducono a compimento l’opera mirabile che porta il nome di Regno di Dio.

4. Sant’Agostino, partendo dai riferimenti del Salmo al ‘coro’ e ai ‘timpani e cetre’, commenta: “Che cosa rappresenta un coro? […] Il coro è un complesso di cantori che cantano insieme. Se cantiamo in coro dobbiamo cantare d’accordo. Quando si canta in coro, anche una sola voce stonata ferisce l’uditore e mette confusione nel coro stesso” (Enarr. in Ps. 149: CCL 40,7,1-4).

E riferendosi poi agli strumenti utilizzati dal Salmista, si chiede: “Perché il Salmista prende in mano il timpano e il salterio?” Risponde: “Perché non soltanto la voce lodi il Signore, ma anche le opere. Quando si prendono il timpano e il salterio, le mani si accordano alla voce. Così per te. Quando canti l’alleluia, devi porgere il pane all’affamato, vestire il nudo, ospitare il pellegrino. Se fai questo, non è solo la voce che canta, ma alla voce si armonizzano le mani, in quanto con le parole concordano le opere” (ibid., 8,1-4).

5. C’è un secondo vocabolo con cui sono definiti gli oranti di questo Salmo: essi sono gli ‘anawim, cioè “i poveri, gli umili” (v. 4). Questa espressione è molto frequente nel Salterio e indica non solo gli oppressi, i miseri, i perseguitati per la giustizia, ma anche coloro che, essendo fedeli agli impegni morali dell’Alleanza con Dio, vengono emarginati da quanti scelgono la violenza, la ricchezza e la prepotenza. In questa luce si comprende che quella dei “poveri” non è soltanto una categoria sociale ma una scelta spirituale. Questo è il senso della celebre prima Beatitudine: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei cieli” (Mt 5,3). Già il profeta Sofonia si rivolgeva così agli ‘anawim: “Cercate il Signore voi tutti, poveri della terra, che eseguite i suoi ordini; cercate la giustizia, cercate l’umiltà, per trovarvi al riparo nel giorno dell’ira del Signore” (Sof 2,3).

6. Ebbene, il “giorno dell’ira del Signore” è proprio quello descritto nella seconda parte del Salmo quando i “poveri” si schierano dalla parte di Dio per lottare contro il male. Essi, da soli, non hanno la forza sufficiente, né i mezzi, né le strategie necessarie per opporsi all’irrompere del male. Eppure la frase del Salmista non ammette esitazioni: “Il Signore ama il suo popolo, incorona gli umili (‘anawim) di vittoria” (v.4). Si configura idealmente quanto l’apostolo Paolo dichiara ai Corinzi: “Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono” (1Cor 1,28).

Con questa fiducia “i figli di Sion” (v. 2), hasidim e ‘anawim, cioè i fedeli e i poveri, si avviano a vivere la loro testimonianza nel mondo e nella storia. Il canto di Maria nel Vangelo di Luca – il Magnificat – è l’eco dei migliori sentimenti dei “figli di Sion”: lode gioiosa a Dio Salvatore, azione di grazie per le grandi cose operate in lei dal Potente, lotta contro le forze malvagie, solidarietà con i poveri, fedeltà al Dio dell’Alleanza (cfr Lc 1,46-55). 

(da L’Osservatore Romano  di giovedì  24 Maggio 2001)

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IL FUOCO, LA PAROLA E LA SPOSA

dal sito: 

http://www.diocesi.torino.it/diocesi/liturgico2007/Pentecoste/fuoco.pdf

IL FUOCO, LA PAROLA E LA SPOSA

50 giorni dopo l’uscita dall’Egitto il popolo di Israele, fa tappa ai piedi della santa montagna: il Sinai. Il canto del mare, il canto di gioia per la vittoria prodigiosa sugli egiziani, il canto di esultanza per le acque miracolosamente ritirate, lasciano ora spazio al silenzio. Ai piedi del Sinai il popolo ammutisce dinanzi alla teofania: alla manifestazione di Dio che dona al popolo il suo insegnamento: le tavole di pietra su cui sono incise le 10 parole.«Mosè salì sul monte e la nube coprì il monte. La Gloria del Signore venne a dimorare sul monte Sinai e la nube lo coprì per sei giorni: Al settimo giorno il Signore chiamò Mosè dalla nube. La gloria del Signore appariva agli occhi degli Israeliti come fuoco divorante sulla cima della montagna» (Es 24,15-17). Il popolo liberato dalla schiavitù della morte sigilla la sua alleanza con il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio ha scelto il suo servo Mosè, e che ora lo lega se con una alleanza fedele. Le dieci parole scritte con la potenza del fuoco sulle tavole di pietra saranno il sentiero su cui Israele dovrà camminare. Ogni anno, 50 giorni dopo la pasqua, Israele fa memoria del dono della Parola nella festa delle settimane. Anche nella chiesa, l’esultanza del canto dell’alleluia risuona ininterrottamente per 50 giorni e culmina nella festa di Pentecoste, giorno in cui il grido di esultanza per la vittoria pasquale invoca la venuta del Paraclito che scriverà con la potenza del fuoco la Nuova Alleanza nel cuore di ogni uomo e di ogni donna Qual é il mistero che si compie in questo giorno? Dicono i Padri: la pentecoste é il compimento della pasqua di Gesù,: «il Verbo ha assunto la carne affinchè noi potessimo ricevere lo Spirito Santo» (S. Atanasio, De incarnatione 8, PG 26,966); «qual é l’effetto e il risultato degli atti di Cristo?…nient’altro che la discesa dello Spirito santo sulla Chiesa» (N. Cabasilas, Commento della divina liturgia, c. 37).

Il fuoco dello Spirito genera il Cristo nel cuore di ogni uomo e di ogni donna.

Questo é il grande mistero che si compie in questo giorno.

Chi é l’uomo spirituale? Chi é il Cristiano, qual é il volto della Chiesa? Le letture che abbiamo ascoltato ci rivelano l’opera del Paraclito nella vita dell’uomo nuovo: con-sepolto, con-risuscitato con Cristo nell’immersione pasquale (cfr. Rm 6,5-10).

«Noi tutti a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore» (2 Cor 3,18).

C’è una perenne pentecoste che infiamma la storia della Chiesa dal giorno della risurrezione sino al ritorno di Cristo, in cui finalmente tutta l’umanità avvamperà: «Sono venuto a portare un fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso» (Lc 12,49). Ormai, a noi tutti immersi nella sua morte e con lui risuscitati a vita nuova ci é stato tolto il velo del

peccato che annebbiava la nostra vista, che ottenebrava la nostra mente e a viso scoperto riflettiamo la luce di Cristo che ha illuminato: E Dio che disse:

Rifulga la luce dalle tenebre, rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo (2Cor 4,6).

Il cristiano é un illuminato, così’ amavano chiamarsi i primi cristiani, e di gloria in gloria, cioè di pasqua in pasqua, la potenza dello Spirito compie questa mirabile trasformazione fino al Giorno, il Giorno rovente, illuminato solo dalla luce dell’Agnello. Questo tempo, tra gloria e gloria, tra pasqua e pasqua, é tempo per conoscere, svelare, comprendere ciò che lo Spirito sta compiendo in ciascuno di noi, e nella chiesa. Ciò che noi chiamiamo: conversione, spiritualità, santità, perfezione, ascesi, non é nient’altro che la vita nello Spirito, la vita che lo Spirito sta realizzando in noi. «Noi abbiamo ricevuto lo Spirito di Dio per conoscere ciò che ci ha donato» (1 Cor 2,12). Questo, e solo questo é il cammino dell’uomo spirituale: la scoperta del Dono di Dio inciso con il fuoco non più su tavole di pietra, ma nella carne del nostro cuore. Questo Dono di Dio é la legge dell’amore che è stato riversato nel nostro cuore (1 Gv 4). Infatti non noi abbiamo amato Dio – il popolo di Israele non é mai stato capace di mettere in pratica i comandi del Signore – ma Lui ha amato noi e ci ha fatto dono del suo amore, del comandamento nuovo, che ci stato dato in dono (Un comandamento nuovo io vi dono Gv 13,34). Il cristiano redento, illuminato é un « pneumatoforo », (portatore dello spirito) un teodidatta (istruito teriormente), in lui lo Spirito santo geme, grida, infiamma, brucia, converte, guida, suggerisce. Ciò che impossibile all’uomo, perché la carne lo rendeva impotente, Dio lo ha reso possibile: camminare non più sotto il dominio della cane che genera morte, ma nello Spirito, che é vita e pace (Rm 8,3). Ora ci dato di poter amare. Questo é dono della pentecoste: il comandamento nuovo riversato nei nostri cuori con abbondanza e che infiamma il mondo.

Morena Baldacci

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buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno rosmarinus_officinalis_322

Rosmarinus officinalis

http://www.floralimages.co.uk/index2.htm

Sant’Antonio di Padova: « Anche voi mi renderete testimonianza »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20100523

Domenica di Pentecoste – Anno C : Jn 14,15-16#Jn 14,23-26
Meditazione del giorno
Sant’Antonio di Padova (circa 1195 – 1231), francescano, dottore della Chiesa
Omelie per la domenica e le solennità dei santi

« Anche voi mi renderete testimonianza »

        Pentecoste è la parola greca per dire «cinquantesimo». Quel cinquantesimo giorno, celebrato dal popolo degli ebrei, era calcolato a partire del giorno in cui era stato immolato l’agnello pasquale; e ciò perché, cinquanta giorni dopo l’uscita dall’Egitto, la Legge era stata data sulla cima infiammata del monte Sinai. Allo stesso modo, nel Nuovo Testamento, cinquanta giorni dopo la pasqua di Cristo, lo Spirito Santo scese sugli apostoli e apparve loro sotto l’apparenza di lingue di fuoco; la Legge è stata data sul monte Sinai, lo Spirito sul monte Sion; la Legge sulla cime della montagna, lo Spirito nel Cenacolo.

        «I discepoli si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo»… come dice il salmo: «Un fiume e i suoi ruscelli rallegrano la città di Dio» (Sal 45,5). Un rombo accompagna l’arrivo di colui che veniva ad ammaestrare i fedeli. Notate quanto questo si accorda con ciò che leggiamo nell’Esodo: «Appunto il terzo giorno, sul far del mattino, vi furono tuoni, lampi, una nube densa sul monte e un suono fortissimo di tromba: tutto il popolo fu scosso da tremore» (19,16). Il primo giorno fu l’Incarnazione di Cristo; il secondo fu la sua Passione; il terzo giorno, è la missione dello Spirito Santo. Questo giorno sta arrivando: si sente il tuono, si ode un suono fortissimo; i lampi brillano – i miracoli degli apostoli – una nube densa – la compuzione del cuore e la penitenza – copre il monte, il popolo di Gerusalemme ( At 2,37-38)…

        «Apparvero loro lingue come di fuoco». Delle lingue, quelle del serpente, di Adamo e di Eva, avevano aperto alla morte l’accesso a questo mondo… Percui lo Spirito apparve sotto la forma di lingue, confrontando lingue con lingue, guarendo il veleno mortale con il fuoco… «Cominciarono a parlare». Ecco il segno della pienezza; il vasoio pieno trabocca; il fuoco non può contenersi… Queste lingue diverse sono le varie lezioni che Cristo ci ha lasciate, come l’umiltà, la povertà, la pazienza, l’obbedienza. Noi parliamo queste varie lingue quando diamo al prossimo l’esempio di tali virtù. Viva è la parola, quando parlano i cuori. Facciamo parlare le nostre opere!

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