ANTOLOGIA DI BRANI SULL’AMORE DI DIO (di Martin Lutero)

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ANTOLOGIA DI BRANI SULL’AMORE DI DIO

LUTERO (Eisleben 1483 – ivi 1546)

Tutto è ineffabile e insondabile: il donatore e il suo amore abissale, che vuole solo essere accolto. Questo amore è stato mandato nel mondo che è davvero nemico di Dio, affinché non andiamo perduti ma abbiamo vita eterna. Sono parole d’oro. Chi le può intendere deve saltare di gioia.

Giovanni 3,16: Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca ma abbia vita eterna.

Questo è uno dei più splendidi evangeli del Nuovo Testamento. Se fosse possibile, sarebbe giusto nel cuore con lettere d’oro, e ogni cristiano dovrebbe considerare il fatto che queste parole gli sono state affidate in tutto e per tutto, ed egli dovrebbe almeno una volta al giorno pronunciarle nel suo cuore, così da poterle imparare bene a memoria. Si tratta infatti di parole che possono fare di una persona triste una persona lieta, di una persona morta una persona di nuovo viva, se soltanto vengono fermamente credute.

Non possiamo esplorare ogni cosa, vogliamo però parlarne a voce alta e pregare che lo Spirito ci spieghi queste parole nel cuore e le renda così luminose e ardenti che il cuore le accolga. E’ un Evangelo ricco e pieno di consolazione. “Dio ha tanto amato il mondo”, e precisamente così tanto “da dare il suo Figlio unigenito” affinché il mondo non muoia ma abbia vita eterna. E’ come se volesse dire: Voglio porre davanti ai vostri occhi un dipinto, nel quale colui che dona, colui che riceve il dono, il dono stesso, il frutto e l’utilità del dono sono così grandi che non è possibile tradurlo in parole. Non c’è donatore più grande. Non dice: l’imperatore ha dato, ma Dio, che non può essere compreso e ha creato tutte le cose. Dio è al disopra di tutto, e tutte le creature, paragonate a lui, sono come un granellino di sabbia rispetto a cielo e terra. Quando si ode il nome ‘Dio’, bisogna pensare che tutti i re e gli imperatori, con i loro doni e le loro persone, rispetto a Dio non sono un bel nulla. Tanto in alto dev’essere posto il donatore!

In secondo luogo: Dio dà in modo che supera tutte le misure. Dà ciò che dà non come ricompensa, o perché egli debba dare, , ma per amore: “Dio ha tanto amato il mondo”. Egli è un donatore che dà di cuore: il dono scaturisce da un amore divino e senza fondo. Non c’è in verità né presso Dio né presso gli uomini virtù più grande che l’amore. Infatti per ciò che si ama, si offre il corpo e la vita. A colui che amo, do completamente me stesso così da appartenergli; ciò di cui egli ha bisogno, mi trova pronto a darglielo. Così il nostro Signore Dio dà non solo per longanimità o perché lo esiga il diritto, ma per quella suprema virtù che è l’amore. Qui allora il cuore deve destarsi in modo che, cacciata ogni tristezza, l’amore abissale del cuore di Dio sia posto davanti agli occhi nostri e si veda che Dio è il sommo Donatore e dà in modo che il dono sgorghi dalla virtù suprema [che è l’amore]. E’ questo che rende il dono magnifico: la sua provenienza dall’amore. Se il dono è fatto con cuore, io dico: ‘Questo mi è caro, perché proviene da una mano amica’. Non si apprezza tanto il dono quanto il cuore. Questo dà al dono un grande peso. Se Dio mi avesse dato solo un occhio, solo un piede o una mano. Ed io sapessi che ha dato questo per amore divino e paterno, allora dovrei dire: ‘Quest’unico occhio mi è più caro di mille occhi’. Così il cuore dal quale sgorga il dono è grande e il Donatore è grande anche lui.

In terzo luogo: anche il dono è ineffabile. Infatti, che cosa dà Dio ? “Il suo Figlio unigenito”. Cioè non una moneta, un occhio, un cavallo, una mucca, un regno, e neppure il cielo con il sole e le stelle, e neppure l’intera creazione, ma il suo Figlio, che è grande quanto lui.. Questo dovrebbe accendere una luce purissima, anzi un fuoco nel nostro cuore e noi dovremmo sempre danzare di gioia. Come il Donatore è infinito e ineffabile, così è anche il dono. Se Dio dà suo Figlio, che cosa tiene ancora per sé ? Con lui, egli dà se stesso, come dice Paolo in Romani 8,32. Avendo dato il Figlio, ci ha anche regalato ogni cosa con lui. Tutto dev’essere dato con il Figlio, che si chiami diavolo, morte, vita, inferno, paradiso, peccato, giustizia, ingiustizia, tutto dev’essere nostro perché il Figlio ci è dato nel quale tutte le cose sono racchiuse. Tutto è racchiuso in Cristo. Che dono ! Che dono per me ! Lo puoi ben dire tu stesso, se appena ci rifletti un po’ ! Che cosa sono oro, argento e la gloria del mondo in confronto a questo tesoro ?

Ancora una cosa: il fatto che Dio considera il dono non come ricompensa o come merito ma veramente come regalo significa che esso non dev’essere prestato né preso in prestito né pagato. Non bisogna dare nulla in cambio, ma non si deve fare altro che stendere la mano – e che Dio abbia misericordia, perché le mani e il cuore non sono inclini a ricevere un simile dono. Dio non vuole solo farti vedere il dono da lontano, ma deve diventare tuo. Afferralo ! Pensa a coloro di cui si dice che non è possibile dare nulla a una persona contro la sua volontà.. Poniamo il caso di un principe benevolo che a un mendicante che non ha nulla di cui vivere e di cui vestirsi offra in regalo un castello che gli renderebbe mille fiorini all’anno. Se questi rispondesse: ‘Non voglio averlo’, la gente direbbe: ‘Non ho mai visto né udito di una persona più pazza; non può trattarsi di un uomo !’ Così direbbe la gente. Ma qui non è un castello che viene dato, ma il Figlio di Dio. Tendi dunque la tua mano e prendi ! Non dobbiamo essere altro che questo: persone con le mani aperte per ricevere ! Ma proprio questo non vogliamo essere. Considera dunque quale grande peccato sia l’incredulità ! Non è più neppure umano chiudersi così nei confronti del Signore. Potete chiaramente vedere da questo che il mondo intero è pazzo, stolto e posseduto dal diavolo, perciò non si rallegra di questo dono, non vuole essere solo uno che riceve. Se fossero fiorini, sì che si rallegrerebbe, ma non per il Figlio di Dio. Così posseduto è il mondo ! Eppure [Gesù Cristo] è molto semplicemente un dono e nient’altro. Per averlo non dobbiamo né servire né pagare.

(Da una predica di Martin Lutero del 25 marzo 1534 [WA 37,409 ss], tradotta da Paolo Ricca)

Publié dans : SERMONI (Chiese della Riforma) |le 24 mars, 2010 |Pas de Commentaires »

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