Teofania di Nostro Signore Gesù Cristo (Battesimo di Gesù)

dal sito:

http://www.abbaziagreca.it/liturgia/omelie.asp

Teofania di Nostro Signore Gesù Cristo (Battesimo di Gesù)

Lettura del S. Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: “Io ho bisogno di essere battezzato da Te e Tu vieni da me?”. Ma Gesù gli disse: “Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia”. Allora Giovanni acconsentì. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di Lui. Ed ecco una voce dal cielo che disse: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel Quale mi sono compiaciuto”.

Teofania di N. S. Gesù Cristo – Matteo 3,13-17

Omelia

Tutte le tradizioni più antiche delle Chiese sanno che la vita pubblica di Gesù è cominciata con il suo battesimo al Giordano per mano di Giovanni il Battista. E’questa la festa più antica, quella nella quale Gesù è reso manifesto nella sua realtà piena di Dio-uomo: la “Teo-fania”, come questa festa è chiamata nella tradizione bizantina, è il momento in cui “Dio appare” pienamente, nel suo mistero trinitario e nel Cristo, il Figlio divino fatto uomo per la salvezza di tutti. La festa era già celebrata nel III secolo; quando, nel IV secolo, è stata istituita la festa del Natale, la tradizione latina ha articolato le celebrazioni in tre momenti: il Natale vero e proprio (25 dicembre), l’adorazione dei Magi (6 gennaio), il battesimo del Signore (un tempo il 13 gennaio, a conclusione dell’ottava dell’Epifania; oggi la domenica successiva al 6). La tradizione bizantina è rimasta più arcaica: il 25 dicembre essa celebra insieme la nascita di Cristo “secondo la carne” e l’adorazione dei Magi, mentre il 6 gennaio è rimasto a celebrare la Teofania/Epifania; ma anche nella tradizione latina l’adorazione dei Magi è segno del riconoscimento, attraverso i doni simbolici, della piena realtà della persona di Gesù, veramente uomo (la mirra serviva per conservare i cadaveri) e veramente Dio/Re (l’oro è per i re, l’incenso per il culto divino).
Nel Vangelo di Matteo Giovanni esita: egli sa bene che Gesù non ha bisogno di conversione. Il battesimo di Giovanni era segno di una seria volontà di conversione, per rendersi pronti ad accogliere il Regno di Dio; il battezzatore-profeta aveva proclamato: “Cambiate mentalità [‘convertitevi’], perché il Regno di Dio si è reso vicino”: e il Regno di Dio è Gesù stesso. Ma l’esitazione di Giovanni è sciolta dalla parola di Gesù: “E’ necessario/conviene per noi compiere ogni giustizia”. Quando la Scrittura usa espressioni come “Bisogna/è necessario/conviene”, si riferisce sempre al piano di Dio per la salvezza dell’uomo, che inevitabilmente si compie. Di quale “giustizia” parla qui Gesù? Egli parla della “giustizia” di Dio, nel senso in cui sempre questo termine è usato nell’Antico e nel Nuovo Testamento. Dio è “giusto” quando, coerentemente con il proprio impegno, egli porta a compimento la salvezza degli uomini, non quando premia i buoni e castiga i malvagi (il castigo, sempre medicinale e mai distruttivo, è chiamato “ira di Dio” nella Bibbia), perché Dio “ama i giusti ed ha misericordia per i peccatori” (preghiera di s. Basilio).
Allora, come inizio della sua missione affidatagli dal Padre, Gesù si carica, lui l’unico innocente, tutti i nostri peccati: colui che è assolutamente libero da ogni peccato, il Padre “lo ha fatto peccato” per noi, come dice l’Apostolo Paolo. Egli scende così nelle acque del Giordano, che simboleggiano il caos, l’abisso del male dove si annidano le forze nemiche dell’Avversario, per distruggere per sempre quelle forze occulte; sono le acque infernali della morte dalle quali lo Spirito farà risorgere il Cristo vivo in eterno: ogni festa cristiana è sempre la festa di Pasqua. Perciò su Gesù che risale dalle acque scende la potenza dello Spirito e a lui il Padre proclama che è, come Uomo, il Figlio diletto. Isacco era per Abramo “il figlio amato”, ma Dio risparmia al suo amico la morte del figlio amatissimo (Genesi 22), mentre non risparmierà a se stesso, il Padre dell’Unico, la morte di Gesù, salvezza per ogni creatura nella pienezza della Resurrezione e nell’effusione dello Spirito Santo.
Anche noi siamo stati immersi – misteriosamente ma realmente – nella morte/battesimo di Gesù nelle acque battesimali, siamo ‘risaliti’ (risorti) con lui da quelle stesse acque e abbiamo ricevuto senza misura lo Spirito del Padre. Rinnovati, ricreati (come l’Epistola a Tito ricorda oggi), chiediamo allo Spirito Santo di renderci sempre più capaci di conversione, di una fedeltà sempre più autentica al Signore, fatti degni della “compiacenza” del Padre: lo stesso beneplacito di Dio per gli uomini, annunciato dagli angeli, la notte di Natale, ai pastori – agli ultimi, ai poveri, agli umili -, possa riversarsi in abbondanza nel nostro cuore.

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