Archive pour décembre, 2009

Benedetto XVI: Dio si fa Bambino per vincerci con l’amore

dal sito:

http://www.zenit.org/article-20849?l=italian

Benedetto XVI: Dio si fa Bambino per vincerci con l’amore

In occasione dell’Udienza generale del mercoledì

ROMA, mercoledì, 23 dicembre 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato questo mercoledì da Benedetto XVI incontrando i fedeli e i pellegrini riunitisi nell’aula Paolo VI per la tradizionale Udienza generale.

Nella sua riflessione il Papa si è soffermato sul mistero del Natale ormai prossimo.

* * *

Cari fratelli e sorelle,

con la Novena di Natale, che stiamo celebrando in questi giorni, la Chiesa ci invita a vivere in modo intenso e profondo la preparazione alla Nascita del Salvatore, ormai imminente. Il desiderio, che tutti portiamo nel cuore, è che la prossima festa del Natale ci doni, in mezzo all’attività frenetica dei nostri giorni, serena e profonda gioia per farci toccare con mano la bontà del nostro Dio e infonderci nuovo coraggio.

Per comprendere meglio il significato del Natale del Signore vorrei fare un breve cenno all’origine storica di questa solennità. Infatti, l’Anno liturgico della Chiesa non si è sviluppato inizialmente partendo dalla nascita di Cristo, ma dalla fede nella sua risurrezione. Perciò la festa più antica della cristianità non è il Natale, ma è la Pasqua; la risurrezione di Cristo fonda la fede cristiana, è alla base dell’annuncio del Vangelo e fa nascere la Chiesa. Quindi essere cristiani significa vivere in maniera pasquale, facendoci coinvolgere nel dinamismo che è originato dal Battesimo e che porta a morire al peccato per vivere con Dio (cfr Rm 6,4).

Il primo ad affermare con chiarezza che Gesù nacque il 25 dicembre è stato Ippolito di Roma, nel suo commento al Libro del profeta Daniele, scritto verso il 204. Qualche esegeta nota, poi, che in quel giorno si celebrava la festa della Dedicazione del Tempio di Gerusalemme, istituita da Giuda Maccabeo nel 164 avanti Cristo. La coincidenza di date verrebbe allora a significare che con Gesù, apparso come luce di Dio nella notte, si realizza veramente la consacrazione del tempio, l’Avvento di Dio su questa terra.

Nella cristianità la festa del Natale ha assunto una forma definita nel IV secolo, quando essa prese il posto della festa romana del « Sol invictus », il sole invincibile; si mise così in evidenza che la nascita di Cristo è la vittoria della vera luce sulle tenebre del male e del peccato. Tuttavia, la particolare e intensa atmosfera spirituale che circonda il Natale si è sviluppata nel Medioevo, grazie a san Francesco d’Assisi, che era profondamente innamorato dell’uomo Gesù, del Dio-con-noi. Il suo primo biografo, Tommaso da Celano, nella Vita seconda racconta che san Francesco «Al di sopra di tutte le altre solennità celebrava con ineffabile premura il Natale del Bambino Gesù, e chiamava festa delle feste il giorno in cui Dio, fatto piccolo infante, aveva succhiato a un seno umano» (Fonti Francescane, n. 199, p. 492). Da questa particolare devozione al mistero dell’Incarnazione ebbe origine la famosa celebrazione del Natale a Greccio. Essa, probabilmente, fu ispirata a san Francesco dal suo pellegrinaggio in Terra Santa e dal presepe di Santa Maria Maggiore in Roma. Ciò che animava il Poverello di Assisi era il desiderio di sperimentare in maniera concreta, viva e attuale l’umile grandezza dell’evento della nascita del Bambino Gesù e di comunicarne la gioia a tutti.

Nella prima biografia, Tommaso da Celano parla della notte del presepe di Greccio in un modo vivo e toccante, offrendo un contributo decisivo alla diffusione della tradizione natalizia più bella, quella del presepe. La notte di Greccio, infatti, ha ridonato alla cristianità l’intensità e la bellezza della festa del Natale, e ha educato il Popolo di Dio a coglierne il messaggio più autentico, il particolare calore, e ad amare ed adorare l’umanità di Cristo. Tale particolare approccio al Natale ha offerto alla fede cristiana una nuova dimensione. La Pasqua aveva concentrato l’attenzione sulla potenza di Dio che vince la morte, inaugura la vita nuova e insegna a sperare nel mondo che verrà. Con san Francesco e il suo presepe venivano messi in evidenza l’amore inerme di Dio, la sua umiltà e la sua benignità, che nell’Incarnazione del Verbo si manifesta agli uomini per insegnare un nuovo modo di vivere e di amare.

Il Celano racconta che, in quella notte di Natale, fu concessa a Francesco la grazia di una visione meravigliosa. Vide giacere immobile nella mangiatoia un piccolo bambino, che fu risvegliato dal sonno proprio dalla vicinanza di Francesco. E aggiunge: «Né questa visione discordava dai fatti perché, a opera della sua grazia che agiva per mezzo del suo santo servo Francesco, il fanciullo Gesù fu risuscitato nel cuore di molti, che l’avevano dimenticato, e fu impresso profondamente nella loro memoria amorosa» (Vita prima, op. cit., n. 86, p. 307). Questo quadro descrive con molta precisione quanto la fede viva e l’amore di Francesco per l’umanità di Cristo hanno trasmesso alla festa cristiana del Natale: la scoperta che Dio si rivela nelle tenere membra del Bambino Gesù. Grazie a san Francesco, il popolo cristiano ha potuto percepire che a Natale Dio è davvero diventato l’ »Emmanuele », il Dio-con-noi, dal quale non ci separa alcuna barriera e alcuna lontananza. In quel Bambino, Dio è diventato così prossimo a ciascuno di noi, così vicino, che possiamo dargli del tu e intrattenere con lui un rapporto confidenziale di profondo affetto, così come facciamo con un neonato.

In quel Bambino, infatti, si manifesta Dio-Amore: Dio viene senza armi, senza la forza, perché non intende conquistare, per così dire, dall’esterno, ma intende piuttosto essere accolto dall’uomo nella libertà; Dio si fa Bambino inerme per vincere la superbia, la violenza, la brama di possesso dell’uomo. In Gesù Dio ha assunto questa condizione povera e disarmante per vincerci con l’amore e condurci alla nostra vera identità. Non dobbiamo dimenticare che il titolo più grande di Gesù Cristo è proprio quello di « Figlio », Figlio di Dio; la dignità divina viene indicata con un termine, che prolunga il riferimento all’umile condizione della mangiatoia di Betlemme, pur corrispondendo in maniera unica alla sua divinità, che è la divinità del « Figlio ».

La sua condizione di Bambino ci indica, inoltre, come possiamo incontrare Dio e godere della Sua presenza. E’ alla luce del Natale che possiamo comprendere le parole di Gesù: «Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 18,3). Chi non ha capito il mistero del Natale, non ha capito l’elemento decisivo dell’esistenza cristiana. Chi non accoglie Gesù con cuore di bambino, non può entrare nel regno dei cieli: questo è quanto Francesco ha voluto ricordare alla cristianità del suo tempo e di tutti tempi, fino ad oggi. Preghiamo il Padre perché conceda al nostro cuore quella semplicità che riconosce nel Bambino il Signore, proprio come fece Francesco a Greccio. Allora potrebbe succedere anche a noi quanto Tommaso da Celano – riferendosi all’esperienza dei pastori nella Notte Santa (cfr Lc 2,20) – racconta a proposito di quanti furono presenti all’evento di Greccio: « ciascuno se ne tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia » (Vita prima, op. cit., n. 86, p. 479).

E’ questo l’augurio che formulo con affetto a tutti voi, alle vostre famiglie e a quanti vi sono cari. Buon Natale a voi tutti!

[Il Papa ha poi salutato i pellegrini in diverse lingue. In Italiano ha detto:]

Rivolgo ora un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana e, con speciale pensiero ai fedeli di Boiano e ai ragazzi di Verbania-Pallanza. Esorto tutti ad essere ovunque gioiosi testimoni del Vangelo.

Desidero, poi, salutare i giovani, i malati e gli sposi novelli. A pochi giorni dalla solennità del Natale, possa l’amore, che Dio manifesta all’umanità nella nascita di Cristo, accrescere in voi, cari giovani, il desiderio di servire generosamente i fratelli. Sia per voi, cari malati, fonte di conforto e di serenità. Ispiri voi, cari sposi novelli, a consolidare la vostra promessa di amore e di reciproca fedeltà.

Natale 2009

Natale 2009 dans immagini sacre bambino-gesu

http://digilander.libero.it/annysea/poesie/poesia_sul_natale.htm

Sant’Alfonso Maria de Liguori : «Vengo ad annunciarvi una buona notizia, una grande gioia per tutto il popolo»

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20091224

Natale del Signore: Messa della notte, solennità : Lc 2,1-14
Meditazione del giorno
Sant’Alfonso Maria de Liguori (1696-1787), vescovo e dottore della Chiesa
Novena del Santo Natale, Discorso 10 (Opera Omnia, Èulogos 2007)

«Vengo ad annunciarvi una buona notizia, una grande gioia per tutto il popolo»

        «Evangelizo vobis gaudium magnum». Così disse l’angelo a’ pastori, e così dico a voi in questa notte, anime divote. Vi porto una nuova di grande allegrezza. E qual nuova di maggior allegrezza può darsi ad un popolo di poveri esiliati dalla patria e condannati alla morte, che quella d’esser già venuto il lor Salvatore non solo a liberarli dalla morte, ma ancora ad ottenere loro il ritorno alla patria? E ciò è quello appunto che stanotte io vi annunzio: Natus est vobis… Salvator…

      Quando entra la prima volta il re in una città del suo regno, quali onori non se gli apprestano? quanti apparati, quanti archi trionfali! Preparati dunque, o felice Betlemme, a ricever con onore il tuo Re… E sappi, dice il profeta (Mi 5,1), che fra tutte le città della terra tu sei la fortunata, che s’ha eletta per nascere in terra il Re del cielo, affin di regnare poi non già nella Giudea, ma né cuori degli uomini, che vivono nella Giudea e in tutta la terra… Oh che avran detto gli angeli in vedere entrar la divina Madre e Partorire in quella grotta [il Re dei re]! I figli de’ principi nascono nelle stanze addobbate d’oro…, col corteggio de’ primi signori del regno. E poi al re del cielo si apparecchia per nascervi una stalla fredda e senza fuoco? poveri pannicelli per coprirlo, un poco di paglia per letto, ed una vil mangiatoia per riporvelo?…

      Ah che in considerare la nascita di Gesù Cristo e ‘l modo come nacque, dovressimo tutti ardere d’amore; e in sentir nominare grotta, mangiatoia, paglia, latte, vagiti, tali nomi – pensando alla nascita del Redentore – dovrebbero essere per noi tutte fiamme d’amore, e saette che ci ferissero i cuori. Sì, voi foste fortunati, o grotta, o presepe, o paglie; ma son più fortunati quei cuori che amano con fervore e tenerezza questo amabilissimo Signore, ed infiammati d’amore l’accolgono poi nella santa comunione. Oh con qual desiderio e contento va Gesù Cristo a riposare in un cuore che l’ama!

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 25 décembre, 2009 |Pas de commentaires »

buon Natale a tutti

nativityitepaolo.jpg

La notte santa di Guido Gozzano

dal sito:

http://www.lestagioni.altervista.org/2poesia.htm

La notte santa

Guido Gozzano

- Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell’osteria potremo riposare,
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.

Il campanile scocca
lentamente le sei.

- Avete un po’ di posto, o voi del Caval Grigio?
Un po’ di posto per me e per Giuseppe?
- Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;
son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe

Il campanile scocca
lentamente le sette.

- Oste del Moro, avete un rifugio per noi?
Mia moglie più non regge ed io son così rotto!
- Tutto l’albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:
Tentate al Cervo Bianco, quell’osteria più sotto.

Il campanile scocca
lentamente le otto.

- O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno
avete per dormire? Non ci mandate altrove!
- S’attende la cometa. Tutto l’albergo ho pieno
d’astronomi e di dotti, qui giunti d’ogni dove.

Il campanile scocca
lentamente le nove.

- Ostessa dei Tre Merli, pietà d’una sorella!
Pensate in quale stato e quanta strada feci!
- Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella.
Son negromanti, magi persiani, egizi, greci…

Il campanile scocca
lentamente le dieci.

- Oste di Cesarea… – Un vecchio falegname?
Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?
L’albergo è tutto pieno di cavalieri e dame
non amo la miscela dell’alta e bassa gente.

Il campanile scocca
le undici lentamente.

La neve! – ecco una stalla! – Avrà posto per due?
- Che freddo! – Siamo a sosta – Ma quanta neve, quanta!
Un po’ ci scalderanno quell’asino e quel bue…
Maria già trascolora, divinamente affranta…

Il campanile scocca
La Mezzanotte Santa.

È nato!
Alleluja! Alleluja!

È nato il Sovrano Bambino.
La notte, che già fu sì buia,
risplende d’un astro divino.
Orsù, cornamuse, più gaje
suonate; squillate, campane!
Venite, pastori e massaie,
o genti vicine e lontane!

Non sete, non molli tappeti,
ma, come nei libri hanno detto
da quattro mill’anni i Profeti,
un poco di paglia ha per letto.
Per quattro mill’anni s’attese
quest’ora su tutte le ore.
È nato! È nato il Signore!
È nato nel nostro paese!
Risplende d’un astro divino
La notte che già fu sì buia.
È nato il Sovrano Bambino.

È nato!
Alleluja! Alleluja!

Omelia per Natale 2009 – Dono d’amore visibile all’umanità

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/14348.html

Omelia (25-12-2008) 
LaParrocchia.it

Dono d’amore visibile all’umanità

Se nel giorno di Natale io mi trovassi solo in chiesa, mi toglierei le scarpe e, camminando scalzo, attraverserei tutta la chiesa ricordando il lungo cammino che porta a Betlemme. E poi mi inginocchierei davanti a Gesù Bambino e gli consegnerei due lacrime di pentimento per non aver ascoltato la voce buona di Betlemme, per non aver capito la meravigliosa lezione di Betlemme. Poniamoci ancora una volta la domanda: che cosa è accaduto a Betlemme? Perché da secoli il mondo sembra fermarsi in questa notte e in questo giorno? Perché viene nel mondo la luce vera: da Dio verso l’uomo, dal grande verso il piccolo, da una città verso la stalla, i re magi verso il Bambino, il forte a servizio del debole. Natale è l’inizio del capovolgimento totale, di un nuovo ordinamento di tutte le cose. « Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere » (Lc 2,15).

Oggi, come due mila anni fa, la Chiesa rinnova l’annuncio al mondo del fatto più straordinario: Dio si è fatto uomo ed è venuto in mezzo a noi. Il miracolo più grande è che Dio non plasma più l’uomo nuovo con polvere del suolo, come in principio, nell’Eden, per Adamo, ma che si fa lui stesso polvere plasmata, vaso fragile d’argilla e non più vasaio, Bambino di Betlemme. Dio ha fatto un passo decisivo e irreversibile verso di noi. Dio ha lasciato che il Suo Figlio uscisse dall’abbraccio divino e entrasse nella nostra storia pericolosa, infida ed inospitale. Eppure è accaduto: è accaduto duemila anni fa e questo avvenimento è la vertebra che tiene in piedi tutta la storia umana. Alcuni non lo sanno, altri non ci credono, ma noi sappiamo che questa è la verità. E proprio perché lo sappiamo, noi abbiamo una grande responsabilità all’umanità. Cerchiamo, allora, di capire bene il Natale.
Perché Dio ha fatto questo passo? Perché il Figlio di Dio si è fatto uomo? Perché « Dio, ti vuol far Dio, non per natura come il Figlio da lui generato, ma per dono e adozione. Infatti, come il Verbo per l’umanità è diventato partecipe della tua mortalità, così Dio, esaltandoti, ti fa partecipe della sua immortalità » (S. Agostino).

Gesù è un dono d’amore visibile all’umanità. È la più bella notizia che si possa raccontare agli uomini. Ed il Natale è la festa dell’amore puro e gratuito. Dio, l’infinito, si è fatto vicino e si è legato a noi per sempre e questo fatto deve farci amare la vita ancora di più.
E le conseguenze? Si vede qualche conseguenza della venuta di Dio in mezzo a noi? Sì, certamente!
Gesù è un potenziale d’amore divino, che si è inserito nel tronco inaridito dell’umanità. Basta allora che un persecutore, davanti Lui, cada dal cavallo dell’orgoglio… ed ecco il miracolo: il persecutore si alza innamorato di Cristo, fino a girare il mondo per Lui e a morire per Lui: è la storia meravigliosa di S. Paolo di Tarso.
Basta che un lussurioso inquieto si nasconda nel silenzio e nella preghiera per ascoltare Cristo… e nasce un gigante di santità che ancora oggi fa venire le vertigini: è la vicenda incantevole di S. Agostino di Ippona.

Basta che una donna semplice ed analfabeta si inginocchi davanti a Gesù e si consegni totalmente a Lui… e nasce Caterina da Siena: una donna che è stata capace di dare una svolta decisiva alla storia del suo tempo ed ha avuto il coraggio di ricordare il Vangelo anche al Papa.
Basta che un giovane gaudente e malaticcio ascolti la voce del Crocifisso … e nasce Francesco d’Assisi: un gigante della poesia, un gigante della libertà interiore, un gigante della pace, un gigante del dialogo e della comunicazione … perché era un gigante della santità, cioè un uomo che si è offerto a Dio come un’umile culla. Questi sono i fatti. E possiamo continuare quanto vogliamo. Basta che in pieno secolo ventesimo un povero fraticello, discepolo di Francesco d’Assisi, si metta in sincero ascolto di Cristo .. e nasce Padre Pio da Pietralcina: un uomo che, vivendo in pochi metri quadrati di convento, attira a sé una folla immensa di pellegrini provenienti da tutti gli angoli della terra.
Basta che una fragile donna senta la voce di Cristo che le dice  » Ho sete » … e nasce il miracolo d’amore di Madre Teresa di Calcutta: una donna che, pregando, è diventata un incendio di carità e un contagioso esempio di misericordia, che ha stupito il mondo intero. Tutto questo nasce da Gesù: tutto questo parte da Betlemme!
E poi milioni e milioni di persone che, nel silenzio della casa o della fabbrica o degli ospedali o dei lebbrosi o di mille altre frontiere d’amore, hanno scritto pagine meravigliose di bontà … sempre e soltanto per Lui: per Gesù!

Questo è il Natale: accorgersi di Gesù, accoglierlo nella vita e lasciar continuare in noi la novità della santità sbocciata come inatteso miracolo nella povera mangiatoia di Betlemme. (Cfr. A. Comastri).

Commento a cura di don Joseph Venson 

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno 6_Stella_variegata

Euphorbia pulcherrima o Poinsettia

http://giardinaggio.efiori.com/Conoscere-le-Piante-Ct18/In-Casa-S19Pg1/Stella-di-Natale…la-sua-Storia-A14.html

Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 24 décembre, 2009 |Pas de commentaires »

Omelia per il 24 dicembre – Feria di Avvento

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/16898.html

Omelia (24-12-2009) 
Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
« Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall’alto, per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace ».

Come vivere questa Parola?
Questo testo è preceduto dalle motivazioni di quanto qui è annunciato come un evento di grande luce. Si tratta addirittura di un sole che sorge. E sappiamo bene che il nostro sole di vita e di gioia è Gesù. Come ha potuto avvenire un simile evento di chiarità solare, dunque di gioia e salvezza?
Non è stata l’umanità a meritarlo con la sua storia tutta segnata da errori, cadute, a volte da oscure nefandezze. Tutto è avvenuto « grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio ».
La nostra meditazione si muove proprio su questa traiettoria: dall’immersione gioiosa nella fede-certezza di un Dio che infinitamente ci ama in forza della sua bontà (che è il suo stesso essere misericordia illimitata) a un emergere con sguardo che contempla un Sole Nascente. È un Sole che è luce piena d’amore. È Gesù che non ci lascia dentro le nostre tristezze, pessimismi e depressioni. Assolutamente no! È venuto ad aprirci la via della pace che è Lui stesso, il suo vangelo. È venuto a guidarci, passo passo, proprio su questa strada.

Signore, Tu ci apri, in questa vigilia di Natale, la visione opposta a quella dell’affannosa corsa alle cose da preparare perché il Natale sia pieno di regali. Tu mi fai contemplare Gesù come un gran sole che si affaccia all’orizzonte della mia vita con la promessa di quello che più conta: la pace. Proprio quella pace che ottengo in cuore quando con Lui (non da solo) compio ciò che il Padre vuole.

La voce di un dottore della Chiesa
Il mondo si trovava nell’errore, servendo la creazione invece del Creatore, ed era ottenebrato dall’ignoranza. La notte, per così dire, era caduta sulle menti di tutti, e non permetteva loro di vedere colui che è veramente e per natura Dio. Ma il Signore di tutti sorse per gli Israeliti come una luce e come un sole.
Cirillo di Alessandria 

Il presepe di S. Francesco (Greccio, pittore umbro XIV / XV sec.)

Il presepe di S. Francesco (Greccio, pittore umbro XIV / XV sec.) dans immagini sacre greccio-madonna

http://www.custodia.org/spip.php?article4727

Publié dans:immagini sacre |on 23 décembre, 2009 |Pas de commentaires »

di padre Lino Cignelli ofm: SBF Letture bibliche: Il Natale di madonna Chiara

dal sito:

http://www.custodia.org/spip.php/spip.php?article7375

SBF Letture bibliche: Il Natale di madonna Chiara
di padre Lino Cignelli ofm

Chiara d’Assisi è una figura che profuma di Vangelo come san Francesco, suo padre e maestro spirituale. Anche in lei il Vangelo torna a ripetersi, viene rivissuto, vede – per così dire – una nuova edizione.

Per Chiara le narrazioni evangeliche sono veramente il «memoriale» della vita del Signore, cioè attualizzano – rendendolo contemporaneo ad ogni generazione – il mistero salvifico dell’Uomo-Dio. Questo vale soprattutto per i fatti centrali della redenzione, come la Natività e la Passione e Risurrezione di Cristo Signore. In forza di un contatto vivo con la Parola di Dio, la vita di Chiara risulta tutta segnata dalla presenza di «quel Signore che – al dire della stessa Santa – povero fu posto nel presepio, povero visse nel mondo, e nudo morì sulla croce» (Testamento).

Sulla base delle fonti più antiche, vogliamo tentare di ricostruire l’esperienza clariana del mistero natalizio.

NATALE RIVISSUTO

Come Francesco, anche la sua «Pianticella» sente l’attrattiva misteriosa del Natale, e lo rivive come un avvenimento del suo tempo, partecipandovi attivamente can tutte le fibre del suo essere. Naturalmente lo rivive can la sua sensibilità femminile, con il suo cuore di donna. Solo in questo si distingue da colui che in lei trovò la sua migliore interprete, oltre che il suo perfetto complemento.

L’atmosfera del Natale, così ricca di poesia e di misticismo, fa provare a Chiara sensazioni inenarrabili e accende nel suo cuore desideri potenti, capaci di ottenere il miracolo.

«Nella notte della Natività del Signore ultimamente passata, – narra una testimone auricolare – non potendo ella per la grave infermità levarsi dal letto per entrare nella cappella, le suore andarono tutte al mattutino al modo usato, lasciandola sola. Allora madonna Chiara sospirando disse: “O Signore Dio, ecco che sono lasciata sola a te in questa luogo”. Allora subitamente incominciò a udire gli organi e responsori e tutto l’ufficio dei frati della chiesa di san Francesco, come se fosse stata lì presente» (Processo, test. III). E un’altra testimone aggiunge che «aveva udito da madonna Chiara che in quella notte della Natività del Signore vide anche il presepio del Signore nostro Gesù Cristo» (ivi, test. IV; cf. Vita di S. Chiara, 29).

Come il Poverello a Greccio, così Chiara nella chiesa di san Francesco in Assisi ha la visione mistica e la conoscenza sperimentale dell’evento di Betlem. Ella vede, contempla, fa suo il pargolo Gesù, il Dono supremo di Dio Padre all’umanità: quel Dono in cui Dio non dà più le sue cose, ma se stesso nella persona del Figlio unigenito! E si dona nella forma più toccante possibile, specialmente per un cuore di donna, perché viene a noi nella forma, concreta e tangibile, di un bimbo bellissimo e bisognoso di tutto…

La liturgia della Chiesa, in cui si evidenzia al massimo la funzione di «memoriale» della Bibbia, mette Chiara a diretto contatto con il miracolo di Betlem e la riempie tutta di «gaudio» : è il «gaudio grande» annunciato dagli angeli nella Notte Santa (Lc 2,10). Per la «pianticella» di Francesco la liturgia significa esattamente ciò che ha detto il Vaticano II: «venire a contatto» con i misteri del Cristo «ed essere ripieni della grazia della salvezza» (Sacros. Conc., 102).

E quel gaudio dura a lungo nel cuore di Chiara. Anzi la visione del «presepio» le è abituale, perché vi attinge continuamente ispirazione e stimolo per la vita. La scena evangelica, rivissuta nella rinnovazione liturgica, lascia in lei un segno indelebile che la conforma sempre più al prototipo divino: al Cristo povero. Il suo amore all’altissima povertà, che la fa degna emula di Francesco, nasce e si alimenta anzitutto con la contemplazione del mistero di Betlem. L’antichissima liturgia francescana del 12 agosto ce la presenta «conformata al piccolo Povero del nostro presepio (III Resp.). E il suo primo biografo aggiunge che la Santa insegna alle figlie spirituali a fare altrettanto: «Le esorta a conformarsi, nel piccolo nido di povertà, al Cristo povero che la Madre poverella depose pargoletto in un misero presepio. Invero con questo peculiare ricordo, quasi a mo’ di monile d’oro, s’affibbiava il petto, affinché polvere di terreni desideri non trovasse il passaggio all’interno» (Vita di S. Chiara, 13).

Anche nei suoi pochi scritti Chiara ama rievocare la scena della Natività. Nella Regola, al cap. II, scrive: «Per amore del santissimo e dilettissimo Bambino, avvolto in poveri pannicelli e posto nel presepio, e della sua santissima Madre, prego ed esorto le mie Suore che si vestano sempre di panni vili». E nella Lettera IV, a sant’Agnese di Praga: «Guarda, ripeto, al principio di questo specchio la povertà (di Chi) è deposto nel presepe e avvolto in poveri pannicelli. O ammirabile umiltà! O stupefacente povertà! Il Re degli angeli, il Signore del cielo e della terra è adagiato in un presepe!».

La povertà delle fasce e della culla del Bambino di Betlem inteneriscono il cuore di Chiara e suscitano in lei il prepotente bisogno di condividere la stessa sorte.

COME MARIA

Sopra abbiamo accennato a un particolare molto importante: a differenza di Francesco, Chiara rivive il mistero natalizio con la sua sensibilità femminile, con il suo cuore di donna. Ma già le primitive fonti francescane ci dicono apertamente che Chiara, come donna, porta il segno di una incomparabile conformità a Maria. II suo più antico biografo arriva a chiamarla «orma della Madre di Dio» (Vita cit., prol.). L’espressione contiene la migliore definizione di Chiara ed è passata, leggermente variata, nella liturgia della Santa (cf. Inno dei Vespri del 12 agosto). «Orma o impronta della Madre di Cristo» vuol dire che Maria è passata in Chiara e ha stampato se stessa in lei. Così Chiara è diventata «la dolce Maria italiana», come il Poverello d’Assisi è «il dolce Gesù italiano» (G. Pascoli).

Nella famiglia di Francesco, «alter Christus» per eccellenza, «madonna Chiara» è appunto la mistica presenza di Maria. E perciò, rivivendo il mistero di Betlem, lo rivive – per così dire – dal posto di Maria. A Natale ella sente e possiede il Tesoro infinito di Dio Padre a livello mariano, fa la parte della Vergine Madre, è una nuova Maria associata alla povertà redentrice del Verbo incarnato.

L’infanzia dell’Uomo-Dio, profumata di verginità e di cielo, tocca profondamente la sensibilità materna di Chiara; ed ella, chinandosi amorosamente sulla culla del Bambino di Betlem, diventa partecipe del gaudio materno di Maria. Dalle fonti più antiche sappiamo che la sua vita è piena della presenza di Gesù Bambino. Non dice forse questa presenza che, per il Verbo incarnato, il piccolo San Damiano ha tutto il sapore di Betlem e Chiara tutta l’attrattiva materna di Maria? II tabernacolo del povero monastero è praticamente una culla di Gesù. Difatti quando, per respingere l’assalto dei Saraceni, la Santa chiede aiuto al Cristo eucaristico, «tosto – racconta il biografo – dal propiziatorio della nuova grazia una voce come di bambinello risonò alle sue orecchie: “Io sempre vi difenderò”» (Vita cit., 22; cf. 37; Processo, test. IX).

Il Bambino sta di casa a San Damiano. E madonna Chiara, con l’esempio e la parola, educa le figlie spirituali a convivere maternamente con Lui, a prodigargli le tenerezze della loro maternità verginale. Lei sa bene, e lo scrive pure, che la donna consacrata non è soltanto «sorella e sposa», ma anche «madre del Figlio dell’Altissimo Padre e della gloriosa Vergine» (Lett. I cf. Lett. III; Lc 8,21).

Possiamo concludere che un aspetto essenziale del carisma clariano è proprio quello di testimoniare nella Chiesa il mistero di Betlem, e precisamente la presenza di Maria china maternamente sulla culla del Figlio di Dio fatto «bambino» per la nostra salvezza e la nostra gioia (Lc 2,16; Mt 2,11).

(Prima pubblicazione in «Forma Sororum», Nov.-Dic. 1967, pp. 140-43)

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