di padre Lino Cignelli ofm: SBF Letture bibliche: Il Natale di madonna Chiara

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SBF Letture bibliche: Il Natale di madonna Chiara
di padre Lino Cignelli ofm

Chiara d’Assisi è una figura che profuma di Vangelo come san Francesco, suo padre e maestro spirituale. Anche in lei il Vangelo torna a ripetersi, viene rivissuto, vede – per così dire – una nuova edizione.

Per Chiara le narrazioni evangeliche sono veramente il «memoriale» della vita del Signore, cioè attualizzano – rendendolo contemporaneo ad ogni generazione – il mistero salvifico dell’Uomo-Dio. Questo vale soprattutto per i fatti centrali della redenzione, come la Natività e la Passione e Risurrezione di Cristo Signore. In forza di un contatto vivo con la Parola di Dio, la vita di Chiara risulta tutta segnata dalla presenza di «quel Signore che – al dire della stessa Santa – povero fu posto nel presepio, povero visse nel mondo, e nudo morì sulla croce» (Testamento).

Sulla base delle fonti più antiche, vogliamo tentare di ricostruire l’esperienza clariana del mistero natalizio.

NATALE RIVISSUTO

Come Francesco, anche la sua «Pianticella» sente l’attrattiva misteriosa del Natale, e lo rivive come un avvenimento del suo tempo, partecipandovi attivamente can tutte le fibre del suo essere. Naturalmente lo rivive can la sua sensibilità femminile, con il suo cuore di donna. Solo in questo si distingue da colui che in lei trovò la sua migliore interprete, oltre che il suo perfetto complemento.

L’atmosfera del Natale, così ricca di poesia e di misticismo, fa provare a Chiara sensazioni inenarrabili e accende nel suo cuore desideri potenti, capaci di ottenere il miracolo.

«Nella notte della Natività del Signore ultimamente passata, – narra una testimone auricolare – non potendo ella per la grave infermità levarsi dal letto per entrare nella cappella, le suore andarono tutte al mattutino al modo usato, lasciandola sola. Allora madonna Chiara sospirando disse: “O Signore Dio, ecco che sono lasciata sola a te in questa luogo”. Allora subitamente incominciò a udire gli organi e responsori e tutto l’ufficio dei frati della chiesa di san Francesco, come se fosse stata lì presente» (Processo, test. III). E un’altra testimone aggiunge che «aveva udito da madonna Chiara che in quella notte della Natività del Signore vide anche il presepio del Signore nostro Gesù Cristo» (ivi, test. IV; cf. Vita di S. Chiara, 29).

Come il Poverello a Greccio, così Chiara nella chiesa di san Francesco in Assisi ha la visione mistica e la conoscenza sperimentale dell’evento di Betlem. Ella vede, contempla, fa suo il pargolo Gesù, il Dono supremo di Dio Padre all’umanità: quel Dono in cui Dio non dà più le sue cose, ma se stesso nella persona del Figlio unigenito! E si dona nella forma più toccante possibile, specialmente per un cuore di donna, perché viene a noi nella forma, concreta e tangibile, di un bimbo bellissimo e bisognoso di tutto…

La liturgia della Chiesa, in cui si evidenzia al massimo la funzione di «memoriale» della Bibbia, mette Chiara a diretto contatto con il miracolo di Betlem e la riempie tutta di «gaudio» : è il «gaudio grande» annunciato dagli angeli nella Notte Santa (Lc 2,10). Per la «pianticella» di Francesco la liturgia significa esattamente ciò che ha detto il Vaticano II: «venire a contatto» con i misteri del Cristo «ed essere ripieni della grazia della salvezza» (Sacros. Conc., 102).

E quel gaudio dura a lungo nel cuore di Chiara. Anzi la visione del «presepio» le è abituale, perché vi attinge continuamente ispirazione e stimolo per la vita. La scena evangelica, rivissuta nella rinnovazione liturgica, lascia in lei un segno indelebile che la conforma sempre più al prototipo divino: al Cristo povero. Il suo amore all’altissima povertà, che la fa degna emula di Francesco, nasce e si alimenta anzitutto con la contemplazione del mistero di Betlem. L’antichissima liturgia francescana del 12 agosto ce la presenta «conformata al piccolo Povero del nostro presepio (III Resp.). E il suo primo biografo aggiunge che la Santa insegna alle figlie spirituali a fare altrettanto: «Le esorta a conformarsi, nel piccolo nido di povertà, al Cristo povero che la Madre poverella depose pargoletto in un misero presepio. Invero con questo peculiare ricordo, quasi a mo’ di monile d’oro, s’affibbiava il petto, affinché polvere di terreni desideri non trovasse il passaggio all’interno» (Vita di S. Chiara, 13).

Anche nei suoi pochi scritti Chiara ama rievocare la scena della Natività. Nella Regola, al cap. II, scrive: «Per amore del santissimo e dilettissimo Bambino, avvolto in poveri pannicelli e posto nel presepio, e della sua santissima Madre, prego ed esorto le mie Suore che si vestano sempre di panni vili». E nella Lettera IV, a sant’Agnese di Praga: «Guarda, ripeto, al principio di questo specchio la povertà (di Chi) è deposto nel presepe e avvolto in poveri pannicelli. O ammirabile umiltà! O stupefacente povertà! Il Re degli angeli, il Signore del cielo e della terra è adagiato in un presepe!».

La povertà delle fasce e della culla del Bambino di Betlem inteneriscono il cuore di Chiara e suscitano in lei il prepotente bisogno di condividere la stessa sorte.

COME MARIA

Sopra abbiamo accennato a un particolare molto importante: a differenza di Francesco, Chiara rivive il mistero natalizio con la sua sensibilità femminile, con il suo cuore di donna. Ma già le primitive fonti francescane ci dicono apertamente che Chiara, come donna, porta il segno di una incomparabile conformità a Maria. II suo più antico biografo arriva a chiamarla «orma della Madre di Dio» (Vita cit., prol.). L’espressione contiene la migliore definizione di Chiara ed è passata, leggermente variata, nella liturgia della Santa (cf. Inno dei Vespri del 12 agosto). «Orma o impronta della Madre di Cristo» vuol dire che Maria è passata in Chiara e ha stampato se stessa in lei. Così Chiara è diventata «la dolce Maria italiana», come il Poverello d’Assisi è «il dolce Gesù italiano» (G. Pascoli).

Nella famiglia di Francesco, «alter Christus» per eccellenza, «madonna Chiara» è appunto la mistica presenza di Maria. E perciò, rivivendo il mistero di Betlem, lo rivive – per così dire – dal posto di Maria. A Natale ella sente e possiede il Tesoro infinito di Dio Padre a livello mariano, fa la parte della Vergine Madre, è una nuova Maria associata alla povertà redentrice del Verbo incarnato.

L’infanzia dell’Uomo-Dio, profumata di verginità e di cielo, tocca profondamente la sensibilità materna di Chiara; ed ella, chinandosi amorosamente sulla culla del Bambino di Betlem, diventa partecipe del gaudio materno di Maria. Dalle fonti più antiche sappiamo che la sua vita è piena della presenza di Gesù Bambino. Non dice forse questa presenza che, per il Verbo incarnato, il piccolo San Damiano ha tutto il sapore di Betlem e Chiara tutta l’attrattiva materna di Maria? II tabernacolo del povero monastero è praticamente una culla di Gesù. Difatti quando, per respingere l’assalto dei Saraceni, la Santa chiede aiuto al Cristo eucaristico, «tosto – racconta il biografo – dal propiziatorio della nuova grazia una voce come di bambinello risonò alle sue orecchie: “Io sempre vi difenderò”» (Vita cit., 22; cf. 37; Processo, test. IX).

Il Bambino sta di casa a San Damiano. E madonna Chiara, con l’esempio e la parola, educa le figlie spirituali a convivere maternamente con Lui, a prodigargli le tenerezze della loro maternità verginale. Lei sa bene, e lo scrive pure, che la donna consacrata non è soltanto «sorella e sposa», ma anche «madre del Figlio dell’Altissimo Padre e della gloriosa Vergine» (Lett. I cf. Lett. III; Lc 8,21).

Possiamo concludere che un aspetto essenziale del carisma clariano è proprio quello di testimoniare nella Chiesa il mistero di Betlem, e precisamente la presenza di Maria china maternamente sulla culla del Figlio di Dio fatto «bambino» per la nostra salvezza e la nostra gioia (Lc 2,16; Mt 2,11).

(Prima pubblicazione in «Forma Sororum», Nov.-Dic. 1967, pp. 140-43)

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