Archive pour le 21 décembre, 2009

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Dionigi Card. Tettamanzi: Omelia, Solennità del Santo Natale, 25 dicembre 1998

dal sito:

http://www.diocesi.genova.it/vescovo/tettamanzi/om981225.htm

OMELIE

Dionigi Card. Tettamanzi

Arcivescovo

Cattedrale
Genova, venerdì 25 dicembre 1998

Solennità del Santo Natale
S.Messa del Giorno. Omelia

E il Verbo si fece carne

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi » (Gv 1,14).

Il Natale è tutto qui.
Sì, carissimi fratelli e sorelle nel Signore: in queste parole troviamo tutto il mistero, la grazia, la gioia, la chiamata e la responsabilità del Natale cristiano. « E il Verbo si fece carne »: questo noi oggi ricordiamo e celebriamo, questo è il nuovo che entra nella nostra vita aprendola a prospettive impensabili e impensate. « E il Verbo si fece carne »: si tratta di un fatto reale e concreto, di un fatto che incrocia la storia, dell’intera umanità e di ciascuna persona, e la segna di sé nelle sue radici e in modo indelebile. Questo fatto noi lo conosciamo per la grazia della fede e lo attestiamo ogni giorno. Eppure per noi, questo fatto, è sempre un grande mistero: un fatto, cioè, che rimane al di là della nostra capacità di comprendere appieno. Ci rivolgiamo fiduciosi a Maria: lei, la donna scelta a divenire la madre del Figlio di Dio che si fa uomo, si è trovata pienamente coinvolta in questo mistero e più di ogni altra creatura al mondo è entrata con tutta la sua intelligenza, con tutto il suo cuore, con tutta la sua fede in questo farsi carne del Verbo di Dio. Come scrive l’evangelista Luca, « Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore » (Lc 2, 19). A te chiediamo, madre estasiata del Verbo, di poter prendere parte alla meditazione insondabile che ha riempito il tuo cuore: così anche a noi sarà dato di fare un nuovo passo nella fede e nell’amore verso un Dio che ci sconcerta, un Dio che è al di là d’ogni nostra immaginazione e attesa, un Dio che manifesta la sua grandezza nella piccolezza di un bambino!

Il Verbo e la carne: una distanza abissale colmata dall’amore di Dio
« E il Verbo si fece carne ». Parole semplicissime, queste, ma sconvolgenti. Com’è mai possibile accostare queste due realtà così lontane l’una dall’altra da essere -o almeno da sembrare- tra loro assolutamente incompatibili? Ma proprio qui sta lo straordinario evento del Natale cristiano, sul quale Giovanni ci invita a meditare in quel Prologo che è stato definito la perla di tutto il suo Vangelo (cfr. R. E. BROWN, Giovanni, vol. I, Assisi 1979, 26). Il Verbo, cioè colui che « era presso Dio » ed « era Dio », colui nel quale « è stato fatto tutto ciò che esiste » e nel quale erano la vita e la luce degli uomini, « si fece carne », ossia uomo in tutta la fragilità di cui è segnato ogni essere umano. « Verbo » e « carne » dicono, dunque, una distanza abissale, potremmo dire veramente infinita. Questa distanza solo l’amore immenso di Dio la poteva colmare. E l’ha colmata in se stesso, perché proprio lui, la Parola eterna del Padre, il Figlio unigenito e prediletto del suo amore, ha assunto carne umana nel grembo di una donna. È questa la fede della Chiesa delle origini che Giovanni testimonia splendidamente nel suo inno evangelico. È questa la stessa fede che la Chiesa ha instancabilmente confessato lungo i secoli e confessa tuttora nel Credo. Ogni domenica rinnoviamo la nostra fede in Gesù Cristo come « unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre ». Proprio questo Dio -continuiamo nella nostra professione di fede- « per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo ».

La parentela tra Cristo e ogni uomo

Il mistero dell’Incarnazione si rivela così come il mistero della massima solidarietà tra Dio e l’uomo. Si tratta di una solidarietà viva e personale che sta, potremmo dire, all’interno del Verbo incarnato. Questo fatto della solidarietà, poi, riguarda il rapporto tra Dio che si fa uomo e tutti gli altri uomini. Infatti, come ha scritto il Papa nella sua prima enciclica, « Dio è entrato nella storia dell’umanità e, come uomo, è divenuto suo ‘soggetto’, uno dei miliardi e, in pari tempo, unico! » (Redemptor hominis, 1). Così, facendosi uomo, leggiamo nel Concilio, « il Figlio di Dio si è unito in certo modo a ogni uomo. Ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato » (Gaudium et spes, 22). Si dà così una parentela indistruttibile tra la « carne » assunta dal Figlio di Dio nel grembo di Maria e la « carne » di ogni uomo che viene al mondo. Ed è così reale e radicale questa parentela che il rispetto, la venerazione, l’amore che il credente nutre per il Signore Gesù trovano la loro provvidenziale « espansione » e « continuazione » nel rispetto, nella venerazione e nell’amore che il credente ha verso ogni essere umano: nel senso più forte del termine, ogni uomo è immagine vivente di Dio in Cristo. Forse nessun’altra parola è più eloquente al riguardo di quella di Cristo giudice: « Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me » (Mt 25, 40). Dunque, proprio attraverso l’aiuto all’affamato, all’assetato, al forestiero, all’ignudo, al malato, al carcerato -come pure al bambino non ancora nato, all’anziano sofferente o vicino alla morte- ci è dato, in forza di questa parentela nella carne e nello spirito, di servire Gesù. San Giovanni Crisostomo riprende la parola di Cristo e con estremo rigore logico commenta: « Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non trascurarlo quando si trova nudo. Non rendergli onore qui nel tempio con stoffe di seta, per poi trascurarlo fuori, dove patisce freddo e nudità » (Omelie su Matteo, L,3).

Ancora: grazie alla perfetta umanità di Cristo e a questa sua parentela con ogni uomo, siamo sicuri che il Cristianesimo non sarà mai contro l’uomo, ma sempre e solo a favore dell’uomo. Riprendiamo di nuovo una parola del Papa: « Cristo, Redentore del mondo, è colui che è penetrato, in modo unico e irripetibile, nel mistero dell’uomo ed è entrato nel suo ‘cuore’ » (Redemptor hominis, 8). Già il Concilio diceva: « Chiunque segue Cristo, l’uomo perfetto, si fa lui pure più uomo » (Gaudium et spes, 41).

Per noi uomini e per la nostra salvezza
Ci chiediamo ora qual è stata la finalità di questa solidarietà tra Dio e l’uomo che trova espressione nell’incarnazione del Verbo. Perché Dio si è fatto uomo? È questa una domanda che attraversa l’intera storia della Chiesa. La risposta è senz’altro quella del Credo: « Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo ». Ma che cos’è la salvezza che Dio in Cristo dona all’uomo? È innanzitutto la sua liberazione dal peccato e la riconciliazione con Dio. Come scrive Giovanni « Egli è apparso per togliere i peccati » (1 Gv 3, 5). Ma la salvezza è soprattutto partecipazione alla stessa vita di Dio, come ancora scrive l’evangelista Giovanni: « In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo perché noi avessimo la vita per lui » (1 Gv 4, 9). In una parola, semplicissima e straordinaria ad un tempo, Dio diventa uomo perché l’uomo diventi Dio! E non è questa l’esplicita e luminosa affermazione del Prologo? Scrive Giovanni: « Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo amore, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati » ( Gv 1, 11-13). Così la solidarietà tra Dio e l’uomo significa un mirabile commercium, uno scambio meraviglioso, come sono soliti esprimersi con amore commosso e stupito i Padri della Chiesa: « Infatti, questo è il motivo per cui il Verbo si è fatto uomo, e il Figlio di Dio, Figlio dell’uomo: perché l’uomo, entrando in comunione con il Verbo e ricevendo così la filiazione divina, diventasse figlio di Dio » (Sant’Ireneo di Lione, Adversus haereses, 3, 19, 1); « Infatti il Figlio di Dio si è fatto uomo per farci Dio » (Sant’Atanasio di Alessandria, De incarnatione, 54). Come non rimanere attoniti di fronte ad una simile solidarietà? Il santo Natale ci doni la grazia di accorgerci con infinito stupore della novità che l’amore del Padre ha fatto sbocciare nel cuore umano con l’Incarnazione del Verbo.

Un amore disposto a soffrire
Vogliamo brevemente sostare su di un ultimo aspetto della solidarietà tra Dio e l’uomo: quello del motivo ultimo dell’Incarnazione. Certo, Dio si è fatto uomo per salvare l’uomo. Ma ciò è motivato dall’amore totalmente libero e gratuito di Dio. Non vi è alcun merito, né alcun diritto da parte dell’uomo: a splendere in tutta la loro luminosità sono la bontà, la benignità, la benevolenza, la tenerezza, la misericordia, la gratuità di Dio. Questa è la « rugiada » che a Natale è stillata dai cieli, la « dolcezza » che è piovuta dall’alto. Veramente Natale è la suprema epifania dell’amore benevolente di Dio (cfr Tito 3, 4). Ma c’è un particolare che rende ancora più affascinante l’amore di Dio per noi: nel Figlio che si fa uomo, Dio dice la sua piena disponibilità a soffrire e, addirittura, a morire per la persona amata. Siamo al vertice della benevolenza. Ed è proprio questa suprema benevolenza che il Natale viene a ricordarci. Scrive un grande teologo orientale, Nicola Cabasilas: « Siccome non doveva rimanere nascosto quanto immensamente Dio ci amasse, per darci l’esperienza del suo grande amore e mostrare che ci ama di un amore senza limiti, Dio inventa il proprio annientamento, lo realizza e fa in modo di divenire capace di soffrire e di patire cose orribili. Così, con tutto quello che sopporta, Dio convince gli uomini del suo straordinario amore per loro e li attira nuovamente a sé, essi che fuggivano il Signore buono credendo di essere da lui odiati » ( Vita in Cristo, VI, 2). Secoli prima di Cabasilas, Origine diceva in modo quanto mai conciso ed efficace: « Nel suo amore per l’uomo, l’Impassibile ha sofferto una passione di misericordia » (Tom. in Mat. 10, 23). Come non dare risposta all’amore smisurato che Dio dimostra di avere per noi? Ciascuno si senta oggi interpellato da questo interrogativo. Ciascuno percepisca in cuor suo la responsabilità gioiosa di rispondere con un amore senza misura all’Amore che non conosce misura.

Ufficio delle Letture 24 dicembre 2009 – Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo (Disc. 185; Pl 38, 997-999)

GIOVEDÌ 24 DICEMBRE 2009 – IV SETTIMANA DI AVVENTO

UFFICIO DELLE LETTURE

Seconda Lettura
Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo (Disc. 185; Pl 38, 997-999)

La verità è germogliata dalla terra e la giustizia si è affacciata dal cielo
 Svégliati, o uomo: per te Dio si è fatto uomo. «Svégliati, o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà» (Ef 5, 14). Per te, dico, Dio si è fatto uomo.
Saresti morto per sempre, se egli non fosse nato nel tempo. Non avrebbe liberato dal peccato la tua natura, se non avesse assunto una natura simile a quella del peccato. Una perpetua miseria ti avrebbe posseduto, se non fosse stata elargita questa misericordia. Non avresti riavuto la vita, se egli non si fosse incontrato con la tua stessa morte. Saresti venuto meno, se non ti avesse soccorso. Saresti perito, se non fosse venuto.
Prepariamoci a celebrare in letizia la venuta della nostra salvezza, della nostra redenzione; a celebrare il giorno di festa in cui il grande ed eterno giorno venne dal suo grande ed eterno giorno in questo nostro giorno temporaneo così breve. «Egli è diventato per noi giustizia, santificazione e redenzione perché, come sta scritto, chi si vanta si vanti nel Signore» (1 Cor 1, 30-31).
«La verità è germogliata dalla terra» (Sal 84, 12): nasce dalla Vergine Cristo, che ha detto: «Io sono la verità» (Gv 14, 6). «E la giustizia si è affacciata dal cielo» (Sal 84, 12). L’uomo che crede nel Cristo, nato per noi, non riceve la salvezza da se stesso, ma da Dio. «La verità è germogliata dalla terra«, perché «il Verbo si fece carne» (Gv 1, 14). «E la giustizia si è affacciata dal cielo», perché «ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall’alto» (Gv 1, 17). «La verità è germogliata dalla terra»: la carne da Maria. «E la giustizia si è affacciata dal cielo», perché «l’uomo non può ricevere nulla se non gli è stato dato dal cielo» (Gv 3, 27).
«Giustificati per la fede, noi siamo in pace con Dio» (Rm 5, 1) perché «la giustizia e la pace si sono baciate» (Sal 84, 11) «per il nostro Signore Gesù Cristo», perché «la verità è germogliata dalla terra» (Sal 84, 12). «Per mezzo di lui abbiamo l’accesso a questa grazia in cui ci troviamo e di cui ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio (Rm 5, 2). Non dice «della nostra gloria», ma «della gloria di Dio», perché la giustizia non ci venne da noi, ma si è «affacciata dal cielo». Perciò «colui che si gloria» si glori nel Signore, non in se stesso.
Dal cielo, infatti per la nascita del Signore dalla Vergine… si fece udire l’inno degli angeli: «Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace sulla terra agli uomini di buona volontà» (Lc 2, 14). Come poté venire la pace sulla terra, se non perché la verità è germogliata dalla terra, cioè Cristo è nato dalla carne? «Egli è la nostra pace, colui che di due popoli ne ha fatto uno solo» (Ef 2, 14) perché fossimo uomini di buona volontà, legati dolcemente dal vincolo dell’unità.
Rallegriamoci dunque di questa grazia perché nostra gloria sia la testimonianza della buona coscienza. Non ci gloriamo in noi stessi, ma nel Signore. E’ stato detto: «Sei mia gloria e sollevi il mio capo» (Sal 3, 4): e quale grazia di Dio più grande ha potuto brillare a noi? Avendo un Figlio unigenito, Dio l’ha fatto figlio dell’uomo, e così viceversa ha reso il figlio dell’uomo figlio di Dio. Cerca il merito, la causa, la giustizia di questo, e vedi se trovi mai altro che grazia.

buona notte

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Yellow Bellied Marmots

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Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 21 décembre, 2009 |Pas de commentaires »

Beata Teresa di Calcutta: «Maria si mise in viaggio in fretta»

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20091221

Ferie di Avvento dal 17 al 24: 21 dicembre : Lc 1,39-45
Meditazione del giorno
Beata Teresa di Calcutta (1910-1997), fondatrice delle Suore Missionarie della Carità
Jesus, the Word to Be Spoken

«Maria si mise in viaggio in fretta»

        L’allegria e la gioia erano la forza della Madonna. È ciò che ha fatto di lei la serva sollecita di Dio, suo figlio, perché non appena è venuto a lei, «è partita in fretta». Solo la gioia poteva darle la forza di partire in fretta per attraversare le colline della Giudea e farsi serva di sua cugina. Lo stesso vale per noi; come lei, dobbiamo essere le vere serve del Signore e ogni giorno dopo la santa comunione affrettarci al di là delle montagne di difficoltà che incontriamo offrendo con tutto il nostro cuore il nostro servizio ai poveri. Date Gesù ai poveri in qualità di serve del Signore.

      La gioia è preghiera, la gioia è forza, la gioia è amore, è una rete d’amore con cui potete catturare le anime. «Dio ama chi dona con gioia» (2Co 9,7) Colui che dona con gioia dona di più. Se nel lavoro incontrate delle difficoltà e le accettate con gioia, con un grande sorriso, in questo come in molte altre cose, si constaterà che le vostre opere sono buone e il Padre ne sarà glorificato. Il modo migliore per mostrare la vostra gratitudine a Dio e agli uomini è quello di accettare tutto con gioia. Un cuore gioioso viene da un cuore ardente d’amore.

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 21 décembre, 2009 |Pas de commentaires »

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