Archive pour le 18 décembre, 2009

Presepio

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Publié dans:immagini |on 18 décembre, 2009 |Pas de commentaires »

[SAN LEONE MAGNO, 2° discorso di Natale] (meditazioni)

dal sito:

http://www.unavox.it/m25.htm

[SAN LEONE MAGNO, 2° discorso di Natale]

MEDITAZIONI

Dilettissimi, esultiamo nel Signore e con spirituale gàudio rallegriamoci, perché è spuntato per noi il giorno che signífica la nuova redenzione, l’antica preparazione, la felicità eterna. 
Il mistero della nostra salvezza, promesso all’inizio del mondo, attuato nel tempo stabilito per durare senza fine, si rinnova per noi nel ricorrente ciclo annuale.
In questo giorno è giusto che noi, elevati in alto i cuori, adoriamo il divino mistero, affinché sia celebrato dalla Chiesa con grande letizia quel che si compie per munífica generosità di Dio.

Infatti, Dio onnipotente e clementissimo, la cui natura è bontà, la cui volontà è potenza, la cui azione è misericordia, allorché la malizia del diavolo con il veleno del suo odio ci sottomise alla morte, tosto indicò all’inizio del mondo la medicina che la sua misericordia metteva a disposizione per risollevare il genere umano.
Preannunciò al serpente la futura discendenza della donna che con la propria virtù gli avrebbe schiacciato il capo, sempre altero o pronto a mordere. 
In tal modo preannunciò Cristo, l’Uomo-Dio, che doveva venire nella carne e che, nascendo dalla Vérgine con una nascita immacolata, doveva condannare colui che violò l’integrità del genere umano.

[…] Dilettissimi, appena giunti i tempi prestabiliti per la redenzione degli uomini, Gesú Cristo, Figlio di Dio, fa il suo ingresso nella bassa condizione di questo mondo: discende dalla sede celeste senza, però, allontanarsi dalla gloria del Padre: è generato in un nuovo stato e con novità nella nascita. 
È nuovo il suo stato, perché, pur rimanendo invisibile nella sua natura è diventato visibile nella natura nostra. 
Egli che è l’immenso, ha voluto essere racchiuso nello spazio: pur restando nella sua eternità ha voluto incominciare a esistere nel tempo. 
Il Signore dell’universo, nascosta sotto il velo la gloria della sua maestà, ha assunto la natura di servo. 
Dio, inviolabile, non ha sdegnato di assoggettarsi al dolore; l’immortale non ha rifiutato di sottomettersi alla legge della morte.

[…] Dunque, chiunque tu sia che vuoi gloriarti del nome di cristiano, pòndera con giusto giudizio la grazia di questa riconciliazione. 
A te, una volta prostrato ed escluso dal Paradiso, a te, destinato a morire ininterrottamente durante un lungo esilio e disperso alla stregua della polvere e della cenere, a te, senza speranza di vivere, è stata data con l’incarnazione del Verbo la facoltà di tornare, dal lontano luogo ove eri, al tuo Creatore, di riconoscere il padre tuo, di passare dalla servitú alla libertà, di essere innalzato dalla condizione di forestiero alla dignità di figlio. 
Così a te, nato dalla carne corruttibile, è stata data la facoltà di rinascere dallo Spirito di Dio e di ottenere per grazia ciò che non avevi per natura, in modo che riconoscendoti, mediante lo Spirito di adozione, come figlio di Dio, possa ardire di chiamare Dio tuo Padre. 
Ora che sei sciolto dal reato della cattiva coscienza, aspira al regno celeste; adempi la volontà di Dio, sostenuto dal divino aiuto; ímita gli àngeli sopra la terra; nútriti della virtù di una sostanza immortale; combatti con sicurezza contro le tentazioni ostili in ossequio alla religione di Dio, e se avrai rispettato il giuramento della milizia celeste, sii certo che sarai incoronato per la vittoria nei campi trionfali dell’eterno Re, quando la risurrezione, preparata ai cultori di Dio, ti investirà per innalzarti alla società del regno celeste.

Dilettissimi, fiduciosi in cosí grande aspettativa, rimanete stabili nella fede in cui siete stati fondati. 
Non sia mai che il tentatore, privato da Cristo della dominazione sopra di voi, vi abbia a sedurre di nuovo con insidie e riesca a profanare con la sua raffinata arte di inganni le gioie stesse del giorno presente. 
Non sia mai che riesca a illudere gli uomini piú semplici con la nefanda persuasione di certuni, ai quali questo giorno della nostra solennità pare degno di festa non tanto a motivo della nascita di Cristo, quanto per il natale del nuovo sole. 
Le menti di costoro sono avvolte in dense tenebre e sono ben lontane dal far progressi nella vera luce. 
Si trascinano dietro i pazzeschi errori dei gentili, e perché sono incapaci di sollevare l’attenzione della mente sopra ciò che si vede con sguardo carnale, rendono culto divino agli astri, i quali non sono altro che i servi del mondo.
Sia lontana dagli uomini cristiani tale sacrílega superstizione e mostruosa menzogna. 
Le cose temporali dístano oltre ogni dire da colui che è eterno, le cose corporee da colui che è incorporeo, le creature súddite da colui che le governa: tutte queste cose hanno bensí bellezza, che súscita ammirazione, ma non hanno in sé stesse la divinità che si possa adorare. 
Bisogna, dunque, rendere onore a quella potenza, sapienza, maestà che ha creato dal nulla l’universo e che ha generato con onnipotente parola le cose terrene e le cose celesti in quelle forme e misura che a lui è piaciuto. 
Il sole, la luna, le stelle sono utili a noi, che ce ne serviamo e appaiono leggiadre quando le rimiriamo. 
Di esse si deve rendere grazie al Creatore: si deve adorare Dio che le ha create, non le creature che lo servono.

Dunque, dilettissimi, lodate Dio in tutte le sue opere e disposizioni. 
Abbiate una fede perfetta nella verginale integrità e nel parto della Vérgine. 
Onorate il sacro e divino mistero della redenzione umana, prestando a Dio un servizio santo e sincero.
Accogliete Cristo che nasce nella nostra carne, affinché meritiate di contemplarlo qual Dio della gloria nel regno della sua maestà: egli che col Padre e lo Spirito Santo persévera nella unità della divinità nei secoli dei secoli. 
Amen.  

[SAN LEONE MAGNO, 2° discorso di Natale]

Meditazioni, Giovanni Taulero: Sermoni, La triplica nascita

dal sito:

http://www.unavox.it/m22.htm

MEDITAZIONI

GIOVANNI TAULERO, Sermoni, La triplica nascita

Si celebra oggi nella santa cristianità una triplice nascita, in cui ogni cristiano dovrebbe trovare cosí grande gaudio e diletto da andare fuori di sé dalla gioia, in giubilo e amore, in gratitudine e allegrezza interiore; e un uomo che non sperimentasse in sé nulla di ciò, dovrebbe spaventarsene.
La prima e piú sublime nascita avviene quando il Padre celeste genera il Figlio unigenito nell’essenza divina e nella distinzione delle Persone. 
La seconda nascita, che oggi si celebra, è la fecondità materna che in assoluta purezza toccò in sorte alla castità della Vergine. 
La terza nascita avviene quando Dio ogni giorno ed ogni ora nasce veramente e spiritualmente in un’anima buona mediante la grazia e l’amore. 

Queste tre nascite si celebrano oggi nelle tre Messe. 
La prima si canta nella buia notte e comincia: Dóminus díxit ad me, fílius meus es tu, ego hódie génui te. Questa Messa si riferisce alla nascita nascosta che avvenne nel segreto della misteriosa, sconosciuta divinità. 
La seconda Messa comincia: Lux fulgébit hódie super nos; essa indica lo splendore della natura umana divinizzata e si celebra parte nell’oscurità e parte durante il giorno: questa nascita infatti fu in parte conosciuta e in parte sconosciuta. 
La terza Messa si canta a giorno pieno e comincia: Puer natus est nobis et fílius datus est nobis, e si riferisce all’amabile nascita che ad ogni giorno e ad ogni istante deve avvenire e avviene in ogni anima buona e santa, se essa vi si rivolge con attenzione e amore; perché, se vuol sperimentare in sé e accorgersi di questa nascita, le sono necessari un raccoglimento e una conversione di tutte le sue potenze. […]

Per giungere al punto che questa nobile nascita avvenga in noi nobilmente e fruttuosamente, dobbiamo apprendere la proprietà della prima nascita paterna, quando il Padre genera il suo Figlio nell’eternità. … Il Padre nel suo modo di essere si rivolge in sé stesso con la sua divina intelligenza: penetra in sé stesso, in chiara comprensione, il fondo essenziale del suo essere eterno e per la nuda comprensione di sé stesso si esprime totalmente; e questa parola è il Figlio suo, e la conoscenza di sé stesso è la generazione del suo Figlio nell’eternità. Egli resta in sé stesso in unità essenziale e si effonde in distinzione personale. Cosí egli entra in sé stesso e si conosce, esce poi da sé stesso nella generazione della sua immagine che in sé ha riconosciuto e compreso, e rientra infine in sé in una perfetta compiacenza di sé stesso. Questa compiacenza si effonde in un amore ineffabile che è lo Spirito Santo: cosí Dio resta in sé stesso, esce da sé e vi rientra.
Ora la proprietà che il Padre ha di rientrare in sé e di uscirne, la deve avere in sé anche l’uomo che vuol diventare una madre spirituale di questa nascita divina: egli deve entrare completamente in sé e poi uscirne. […] 
In verità ci vuole necessariamente un ritorno in sé perché questa nascita avvenga; deve avvenire un energico rientro, un raccoglimento interiore di tutte le facoltà, le superiori e le inferiori, e deve esserci una concentrazione da ogni dispersione, cosí come tutte le cose unite sono piú forti, come un tiratore che vuol colpire precisamente il suo bersaglio chiude un occhio affinché l’altro veda meglio … questo è il ritorno in sé.

Se dev’esserci allora un’uscita, un’elevazione al di fuori e al di sopra di sé stessi, noi dobbiamo rinunciare ad ogni nostro volere, desiderio ed agire, non deve restarci che una nuda e pura intenzione di Dio e assolutamente nulla del nostro essere, divenire, desiderare, ma solamente un appartenergli, un fargli posto nella parte piú elevata e piú intima, affinché egli possa realizzare la sua opera e la sua nascita e non venga ostacolato. … Sant’Agostino in proposito diceva: … «O tu, nobile anima, o nobile creatura, perché vai a cercare fuori di te Colui che è interamente, in tutta verità e nudamente in te; e dal momento che sei partecipe della natura divina, cosa ti importa di tutte le creature o cosa hai da fare con esse?».

Se l’uomo preparasse cosí il posto, il fondo, non c’è alcun dubbio che Dio dovrebbe riempirlo completamente, pure se dovesse rompersi il cielo per ricolmare il vuoto. E tanto meno Dio lascia le cose vuote, sarebbe contrario a tutta la sua natura e alla sua giustizia. 
Perciò devi tacere: cosí il verbo di questa nascita potrà parlare in te ed essere sentito in te. Ma sii certo che se tu vuoi parlare, egli deve tacere. Non si può servire meglio il Verbo che tacendo e ascoltando. […]
Quando nel mezzo di questo silenzio tutte le cose tacciono profondamente e c’è un vero silenzio, allora si sente veramente il Verbo: perché, se Dio deve parlare, tu devi tacere; se Dio deve entrare, tutte le cose devono uscire. …
Che tutti possiamo preparare un posto in noi per questa nobile nascita, cosí da diventare una vera madre spirituale. In ciò Dio ci aiuti. Amen. 
 

[GIOVANNI TAULERO, Sermoni, La triplica nascita, tratto dalla raccolta Il fondo dell'anima, ed. Piemme, Casale Monferrato, 1997. ]

(12/98)

buona notte

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Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 18 décembre, 2009 |Pas de commentaires »

Giovanni Paolo II : « Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20091218

Ferie di Avvento dal 17 al 24: 18 dicembre : Mt 1,18-24
Meditazione del giorno
Giovanni Paolo II
Esortazione apostolica «Redemptoris Custos», § 25.27 – Copyright © Libreria Editrice Vaticana

« Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore »

        Anche sul lavoro di carpentiere nella casa di Nazaret si stende lo stesso clima di silenzio, che accompagna tutto quanto si riferisce alla figura di Giuseppe. E’ un silenzio, però che svela in modo speciale il profilo interiore di questa figura. I Vangeli parlano esclusivamente di ciò che Giuseppe «fece»; tuttavia, consentono di scoprire nelle sue «azioni», avvolte dal silenzio, un clima di profonda contemplazione. Giuseppe era in quotidiano contatto col mistero «nascosto da secoli», che «prese dimora» sotto il tetto di casa sua (Col 1,26; Gv 1,14)…

        Poiché l’amore «paterno» di Giuseppe non poteva non influire sull’amore «filiale» di Gesù e, viceversa, l’amore «filiale» di Gesù non poteva non influire sull’amore «paterno» di Giuseppe, come inoltrarsi nelle profondità di questa singolarissima relazione? Le anime più sensibili agli impulsi dell’amore divino vedono a ragione in Giuseppe un luminoso esempio di vita interiore. Inoltre, l’apparente tensione tra la vita attiva e quella contemplativa trova in lui un ideale superamento, possibile a chi possiede la perfezione della carità. Seguendo la nota distinzione tra l’amore della verità  e l’esigenza dell’amore, possiamo dire che Giuseppe ha sperimentato sia l’amore della verità, cioè il puro amore di contemplazione della verità divina che irradiava dall’umanità di Cristo, sia l’esigenza dell’amore, cioè l’amore altrettanto puro del servizio, richiesto dalla tutela e dallo sviluppo di quella stessa umanità.

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 18 décembre, 2009 |Pas de commentaires »

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