Archive pour le 9 décembre, 2009

Il Papa a Piazza di Spagna

Il Papa a Piazza di Spagna dans immagini sacre

Pope Benedict XVI waves as he arrives for the Immaculate Conception celebration prayer in Spain’s Square in central Rome December 8, 2009.
REUTERS/Alessia Pierdomenico (VATICAN RELIGION)
 

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 dans immagini sacre

Pope Benedict XVI leads the Immaculate Conception celebration prayer in Spain’s Square in central Rome December 8, 2009.
REUTERS/Tony Gentile (ITALY RELIGION)

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A view of the square by the Spanish Steps as Pope Benedict XVI prays before a statue of the Virgin Mary, on top of the column at right, on the occasion of the Immaculate Conception, in Rome, Tuesday Dec. 8, 2009. On Dec. 8, the Catholic Church celebrates the Immaculate Conception of Mary, and it is a national holiday in predominantly Roman Catholic Italy.
(AP Photo/Pier Paolo Cito)

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Pope Benedict XVI waves from his popemobile as it rains, after the traditional prayer to celebrate the Immaculate Conception, in Rome, Tuesday Dec. 8, 2009. On Dec. 8, the Catholic Church celebrates the Immaculate Conception of Mary, and it is a national holiday in predominantly Roman Catholic Italy.
(AP Photo/Pier Paolo Cito)

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10 dicembre : Madonna di Loreto, Traslazione della Santa Casa

10 dicembre : Madonna di Loreto, Traslazione della Santa Casa dans Maria Vergine

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10 dicembre – Madonna di Loreto

dal sito:

http://www.parrocchie.it/calenzano/santamariadellegrazie/Madonna%20di%20Loreto.htm

10 dicembre – Madonna di Loreto
 
 Il santuario di Loreto conserva, secondo un’antica tradizione, la Casa nazaretana della Madonna. La dimora terrena di Maria a Nazareth era costituita da due parti: da una Grotta scavata nella roccia, tuttora venerata nella Basilica dell’Annunciazione di Nazareth, e da una Casa in muratura antistante.

Secondo la tradizione, nel 1291, quando i crociati furono espulsi definitivamente dalla Palestina con la perdita del Porto di Accon, la Casa in muratura della Madonna tu trasportata, « per ministero angelico », prima in Illiria e poi nel territorio di Loreto (10 dicembre 1294).

Oggi, in base a nuove indicazioni documentali, ai risultati degli scavi archeologici nel sottosuolo della S, Casa (1962-65) e a studi filologici e iconografici, si va sempre più confermando l’ipotesi secondo cui le pietre della S. Casa sono state trasportate a Loreto su nave, per iniziativa umana.

 Infatti, un documento del settembre 1294. scoperto di recente, attesta che Niceforo Angelo, despota dell’Epiro, nel dare la propria figlia Ithamar in sposa a Filippo di Taranto, quartogenito di Carlo II d’Angiò, re di Napoli, trasmise a lui una serie di beni dotali, fra i quali compaiono con spiccata evidenza: « Le sante pietre portate via dalla Casa della Nostra Signora la Vergine Madre di Dio ».

La notizia trova riscontro con quanto alcuni studiosi, agli inizi di questo secolo, dicono di aver letto in altri documenti dell’archivio vaticano, oggi introvabili, secondo i quali la citata famiglia bizantina Angelo o De Angelis, nel sec. XIII, salvò le pietre della S. Casa di Nazareth dalle devastazioni dei musulmani e le fece trasportare a Loreto per ricostruirvi il sacello.

Anche alcuni reperti archeologici confermano il documento de] 1294: due monete (trovate sotto la S. Casa) di Guido  de La Roche, duca d’Atene dal 1287 al 130S – epoca della traslazione della S. Casa – figlio di Elena Angelo, cugina di Ithamar, e vassallo di Filippo di Taranto; una scritta su una pietra della S. Casa, dove sembra potersi leggere Ateneorum, cioè « degli Ateniesi », con riferimento all’ambito geografico e familiare degli Angelo; una moneta di Ladislao d’Angiò-Durazzo, pronipote di Filippo di Taranto e re di Napoli dal 1386 al 1414, trovata murata tra le pietre della S. Casa insieme con cinque crocette di stoffa rossa di crociati o, più probabilmente, di cavalieri di un ordine militare che nel medioevo difendevano i luoghi santi e le reliquie, e insieme con i resti di un uovo di struzzo, che subito richiama la Palestina e una simbologia riferentisi al mistero dell’Incarnazione.

 Di grande interesse risultano anche alcuni graffiti incisi sulle pietre della S. Casa, assai simili a quelli riscontrati a Nazareth.
Forse dal nome degli Angelo d’Epiro può essere sorta la versione popolare del trasporto della S. Casa « per ministero angelico ».
Qualunque sia la verità sul trasporto della S. Casa- »per ministero angelico » o per iniziativa umana, essa pure ispirata dall’alto – e certo che Loreto ha un legame tutto speciale con la dimora nazaretana di Maria.

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mons. Antonio Riboldi : Tota pulchra es, MARIA

dal sito:

http://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.pax?mostra_id=3529

Tota pulchra es, MARIA

mons. Antonio Riboldi 
Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria (08/12/2004)
Vangelo: Lc 1,26-38  

Giustamente la Chiesa, nella sua pedagogia alla santità, oggi ci propone la figura di una creatura del Padre, tutta bella, tutta santa, più degna di stare in cielo che qui in terra: è la solennità della Immacolata Concezione.
Quando Dio creò l’uomo ed Eva li fece a sua immagine e somiglianza e fece dono del Suo Spirito e quindi del Suo amore. Eravamo belli, di una bellezza che non doveva conoscere macchia alcuna; non solo ma non doveva neppure fare esperienza del peccato e quindi della morte.
Eravamo infinitamente felici, perché i nostri occhi erano rivolti al Padre, da cui usciva amore e felicità…come quando noi, nell’amare totalmente una persona, basta fissarla nel profondo degli occhi e la nostra anima, trovandoci amore, pregusta la ragione della nostra vita, la felicità.
Una felicità, che non conosceva in Maria la minima ombra di rifiuto di Dio, ossia del peccato, che è sempre un cercare altrove la gioia e l’amore, che proprio non esiste, se non, nel migliore dei casi, nel volersi sinceramente bene.
Eravamo immortali, perché figli dell’eternità con Dio; non potevamo conoscere la cacciata dal Paradiso e, quindi, questa vita piena di debolezze, che hanno come fine, la morte.
Ma il Padre, lo ripeto tante volte, ci vuole un bene infinito, senza esclusione di alcuno. Un figlio è sempre un figlio agli occhi del Padre e l’amore non accetta di perderlo per sempre. In quella porta del paradiso, che si chiuse alle nostre spalle, Dio lasciò come uno spiraglio, che mostrava la speranza di un ritorno…perché possiamo fare a meno di tutto quello che c’è sulla terra, ma non possiamo fare a meno del Cielo. Come i nostri progenitori, ci facciamo abbagliare dagli inganni di satana, ma sempre poi scopriamo che sono inganni, che possono soddisfare per un momento…ma è una soddisfazione che non scende nella profondità della vita, ma si ferma alla superficie, come la crema che si mette sul viso e dura quel che dura.
Il nostro volto vuole fissare quello del Padre. Non ne possiamo fare a meno…anche se diciamo il contrario. Ma questa è la suggestione di satana. Ieri, oggi e sempre.
E per aprire quella porta socchiusa del Cielo, e darci quindi la certezza del ritorno, era necessario che fosse Dio stesso ad aprirla, mettendosi nei nostri panni, facendosi uomo e liberandoci dal peccato.
E Dio volle donarci Suo Figlio, Gesù, che si mettesse nei nostri panni, figlio dell’uomo. Ma gli occorreva una Mamma, che lo generasse, e « preservò », a tale fine, Maria dal peccato. Quel seno, che doveva accogliere Gesù, doveva essere come un pezzo di cielo, che avesse del cielo tutta la bellezza di chi non conosce il peccato, ossia fosse solo amore e gioia. Da qui l’Immacolata Concezione.
Sfugge a noi, poveri uomini, anche solo immaginare cosa significhi essere senza vizi, senza inclinazione al male. A volte siamo talmente attratti, come Adamo ed Eva, dal peccato, da nutrirci di quel frutto proibito.
Siamo tutti pronti oggi a vedere vizi e difetti in ognuno che ci sia vicino. Sfugge cosa voglia dire il concetto di santità, come questa fosse la scelta di qualche folle, che si fa attrarre da Dio, voltando le spalle alle cosiddette bellezze del mondo. Svenduti al vizio, diventiamo ciechi, come Adamo ed Eva.
Poi, a volte, il Signore mette sui nostri passi una giovane, un giovane, un uomo o una donna, simile in tutto a noi, che è diventato « folle », santo, per venire in possesso di quella bellezza, che è essere rivestiti di santità. E proviamo non solo ammirazione, ma invidia.
Nessuna cosiddetta felicità o bellezza di questa terra, vale un briciolo della bellezza del santo, quello feriale, che ci scivola vicino, emanando il profumo della virtù e il calore della bontà e carità.
Ho avuto la fortuna e il dono di avere amici alcuni di questi santi del nostro tempo: uomini, donne e giovani. Era facile cogliere sul loro viso la gioia di Dio. Hanno sguardo dove sembra sia assente ogni ombra di peccato, pieno della libertà dell’amore. Vivono in questo mondo, impegnati là dove Dio li vuole, ma non sono più di questo mondo.
Chiesi una volta ad una giornalista, che mi esaltava le cosiddette « veline », come ultima spiaggia della vanità, quale bellezza avrebbe voluto per le sue figlie: se la bellezza fisica di una velina o la bellezza intellettuale di una donna che vede nella cultura la sua nobiltà di donna; o la bellezza di una santa, in cui tutto è meraviglioso, anche se fisicamente non bella, come Madre Teresa di Calcutta. Ci rifletté a lungo ed alla fine, con sofferenza, mi rispose: « Non so rispondere…ma alla luce delle scelte che lei mi pone, ho come l’impressione di vivere in un mondo molto simile al paese dei balocchi di Pinocchio, dove la dignità dell’uomo finisce di essere asino da divertimento ». Ed aveva ragione.
Non finiremmo mai di esprimere la nostra meraviglia per l’Immacolata, la donna senza peccato, che è la vera immagine, non solo di ogni donna, ma di tutti noi, figli di Dio, chiamati a essere « santi e immacolati ». Purtroppo non tutti provano questo desiderio e gioia.
« C’è un mondo meno cristiano – scrive Paolo VI – e che convive con quello cristiano e predica: La nostra natura è di per se stessa innocente, è di per se stessa perfetta e a lasciarla espandere naturalmente dà luogo ad una manifestazione di perfezione; sono gli altri che rendono gli uomini cattivi ».
Dice un cattivo filosofo: « I fanciulli, i ragazzi, tutta la gioventù, che cresce, è di per sé buona, quindi lasciate che si esplichi, lasciatela senza difesa, non le dite niente ». E noi vediamo a che cosa arriva l’espansione di una giovinezza, di una umanità lasciata in balia dei suoi istinti e delle sue tendenze. Va a finire veramente fuori strada ed arriva ad aberrazioni che ci fanno piangere e fremere…il male stesso, secondo questi criminali maestri, sarebbe benefico. « Fate l’esperienza del male, altrimenti non avrete l’esperienza della vita », essi dicono. E non badano a cosa si profana, a cosa si distrugge, ai dolori che si seminano, ai delitti che si commettono.
C’è tanto bisogno di un vero ritorno ad esaltare la bellezza dell’anima, quella della Immacolata; a sapere chiamare tutto con il proprio nome: male il male, bene il bene: virtù la virtù e vizio il vizio. E non barare con la verità e la bellezza della vita, che è la santità.
Occorre avere il coraggio di demolire i falsi miti del mondo, che sono la triste nudità dell’anima, e costruire in noi e attorno a noi il culto della bellezza dell’anima, delle virtù, quelle che hanno fatto di Maria, nostra carissima Mamma, l’Immacolata Concezione.
C’è tanto, ma tanto bisogno, di riappropriarci della bellezza del cuore, che è la vera e sola bellezza da coltivare giorno per giorno: una bellezza che ci fa come angeli.
Lo chiediamo a Maria oggi: « Vergine Madre, figlia del tuo figlio, – umile a alta più che creatura, termine fisso d’eterno consiglio. Tu se’ colei che l’umana natura – nobilitasti sì che il suo fattore non disdegnò di farsi sua fattura. Nel ventre tuo si riaccese l’amore – per lo cui caldo ne l’eterna pace così è germinato questo fiore. Qui se’ a noi meridiana face – di caritate e giuso intra i mortali se’ di speranza fontana vivace.
Donna se’ tanto grande e tanto vali che qual vuol grazia ed a te non ricorre sua disianza vuol volare senz’ali.
La tua benignità non pur soccorre – a chi domanda, ma molte fiate liberamente al dimandar precorre. In te misericordia, in te pietate – in te magnificenza, in te s’aduna quantunque in creatura è di bontade. (Dante, Paradiso).

Discorso del Papa nell’atto di venerazione all’Immacolata

dal sito:

http://www.zenit.org/article-20653?l=italian

Discorso del Papa nell’atto di venerazione all’Immacolata

ROMA, martedì, 8 dicembre 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo le parole pronunciate da Benedetto XVI questo martedì pomeriggio in Piazza di Spagna a Roma per il tradizionale atto di venerazione all’Immacolata nella solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria.

* * *

Cari fratelli e sorelle!

Nel cuore delle città cristiane, Maria costituisce una presenza dolce e rassicurante. Con il suo stile discreto dona a tutti pace e speranza nei momenti lieti e tristi dell’esistenza. Nelle chiese, nelle cappelle, sulle pareti dei palazzi: un dipinto, un mosaico, una statua ricorda la presenza della Madre che veglia costantemente sui suoi figli. Anche qui, in Piazza di Spagna, Maria è posta in alto, quasi a vegliare su Roma.

Cosa dice Maria alla città? Cosa ricorda a tutti con la sua presenza? Ricorda che « dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia » (Rm 5,20) – come scrive l’apostolo Paolo. Ella è la Madre Immacolata che ripete anche agli uomini del nostro tempo: non abbiate paura, Gesù ha vinto il male; l’ha vinto alla radice, liberandoci dal suo dominio.

Quanto abbiamo bisogno di questa bella notizia! Ogni giorno, infatti, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono. Per questo la città ha bisogno di Maria, che con la sua presenza ci parla di Dio, ci ricorda la vittoria della Grazia sul peccato, e ci induce a sperare anche nelle situazioni umanamente più difficili.

Nella città vivono – o sopravvivono – persone invisibili, che ogni tanto balzano in prima pagina o sui teleschermi, e vengono sfruttate fino all’ultimo, finché la notizia e l’immagine attirano l’attenzione. E’ un meccanismo perverso, al quale purtroppo si stenta a resistere. La città prima nasconde e poi espone al pubblico. Senza pietà, o con una falsa pietà. C’è invece in ogni uomo il desiderio di essere accolto come persona e considerato una realtà sacra, perché ogni storia umana è una storia sacra, e richiede il più grande rispetto.

La città, cari fratelli e sorelle, siamo tutti noi! Ciascuno contribuisce alla sua vita e al suo clima morale, in bene o in male. Nel cuore di ognuno di noi passa il confine tra il bene e il male e nessuno di noi deve sentirsi in diritto di giudicare gli altri, ma piuttosto ciascuno deve sentire il dovere di migliorare se stesso! I mass media tendono a farci sentire sempre « spettatori », come se il male riguardasse solamente gli altri, e certe cose a noi non potessero mai accadere. Invece siamo tutti « attori » e, nel male come nel bene, il nostro comportamento ha un influsso sugli altri.

Spesso ci lamentiamo dell’inquinamento dell’aria, che in certi luoghi della città è irrespirabile. E’ vero: ci vuole l’impegno di tutti per rendere più pulita la città. E tuttavia c’è un altro inquinamento, meno percepibile ai sensi, ma altrettanto pericoloso. E’ l’inquinamento dello spirito; è quello che rende i nostri volti meno sorridenti, più cupi, che ci porta a non salutarci tra di noi, a non guardarci in faccia… La città è fatta di volti, ma purtroppo le dinamiche collettive possono farci smarrire la percezione della loro profondità. Vediamo tutto in superficie. Le persone diventano dei corpi, e questi corpi perdono l’anima, diventano cose, oggetti senza volto, scambiabili e consumabili.

Maria Immacolata ci aiuta a riscoprire e difendere la profondità delle persone, perché in lei vi è perfetta trasparenza dell’anima nel corpo. E’ la purezza in persona, nel senso che spirito, anima e corpo sono in lei pienamente coerenti tra di loro e con la volontà di Dio. La Madonna ci insegna ad aprirci all’azione di Dio, per guardare gli altri come li guarda Lui: a partire dal cuore. E a guardarli con misericordia, con amore, con tenerezza infinita, specialmente quelli più soli, disprezzati, sfruttati. « Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia ».

Voglio rendere omaggio pubblicamente a tutti coloro che in silenzio, non a parole ma con i fatti, si sforzano di praticare questa legge evangelica dell’amore, che manda avanti il mondo. Sono tanti, anche qui a Roma, e raramente fanno notizia. Uomini e donne di ogni età, che hanno capito che non serve condannare, lamentarsi, recriminare, ma vale di più rispondere al male con il bene. Questo cambia le cose; o meglio, cambia le persone e, di conseguenza, migliora la società.

Cari amici Romani, e voi tutti che vivete in questa città! Mentre siamo affaccendati nelle attività quotidiane, prestiamo orecchio alla voce di Maria. Ascoltiamo il suo appello silenzioso ma pressante. Ella dice ad ognuno di noi: dove ha abbondato il peccato, possa sovrabbondare la grazia, a partire proprio dal tuo cuore e dalla tua vita! E la città sarà più bella, più cristiana, più umana.

Grazie, Madre Santa, di questo tuo messaggio di speranza. Grazie della tua silenziosa ma eloquente presenza nel cuore della nostra città. Vergine Immacolata, Salus Populi Romani, prega per noi!

Publié dans:Maria Vergine, Papa Benedetto XVI |on 9 décembre, 2009 |Pas de commentaires »

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno Skimmia%20japonica%20Scarlet%20Dwarf

Skimmia japonica ‘Scarlet Dwarf’

http://www.mygarden.ws/november.htm

Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 9 décembre, 2009 |Pas de commentaires »

Beato Jan van Ruysbroeck : «Venite a me…, che sono mite e umile di cuore»

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20091209

Mercoledì della II settimana di Avvento : Mt 11,28-30
Meditazione del giorno
Beato Jan van Ruysbroeck (1293-1381), canonico regolare
Lo splendore delle nozze spirituali, 1

«Venite a me…, che sono mite e umile di cuore»

        La terza venuta di Cristo appartiene ancora all’avvenire. Essa avrà luogo, o al Giudizio, o nell’ora della morte…

     Il giudizio di Cristo è equo perché egli è il Figlio dell’uomo e la sapienza del Padre, alla quale spetta ogni giudizio. Tutti i cuori infatti gli sono trasparenti e manifesti, nei cieli, sulla terra e sotto terra … Il metodo che usa Cristo, nostro sposo e giudice, in questo giudizio consiste nel ricompensare e nel punire secondo la giustizia, perché egli dà a ciascuno secondo i suoi meriti. A ogni uomo buono, e per ogni opera buona compiuta in Dio, egli concede la ricompensa senza misura che è lui stesso e che nessuna creatura potrebbe meritare. Infatti, poiché egli collabora ad ogni opera della creatura, è grazie alla potenza di lui che la creatura merita il Cristo stesso in ricompensa, e questo in tutta equità…

      La prima venuta, nella quale Dio si è fatto uomo, è vissuto in umiltà ed è morto per amore per noi, dobbiamo prenderla a modello, coltivando nel comportamento esterno i modi perfetti delle virtù, e dentro di noi la carità e una vera umiltà. Il secondo avvento, che è attuale e nel quale Dio viene con la grazia in ogni cuore che ama, dobbiamo desiderarlo e chiederlo tutti i giorni, per poter restare in piedi e crescere in nuove virtù. Il terzo avvento, che è quello del Giudizio o dell’ora della nostra morte, dobbiamo attenderlo e desiderarlo, con fiducia e riverenza, per essere liberati dal presente esilio e penetrare nella dimora della gloria.

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 9 décembre, 2009 |Pas de commentaires »

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