Archive pour le 8 décembre, 2009

San Juan Diego

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http://www.gesuiti.it/moscati/Ital2/Guadalupe_ER.html

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9 dicembre San Juan Diego Cuauhtlatoatzin Veggente di Guadalupe (mf)

dal sito:

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90946

San Juan Diego Cuauhtlatoatzin Veggente di Guadalupe

9 dicembre – Memoria Facoltativa
 
1474 circa – Guadalupe, 1548

Nel dicembre 1531 la Madonna apparve a Guadalupe, in Messico, scegliendo come suo interlocutore un povero indio, Juan Diego, nato verso il 1474 e morto nel 1548, che prima di convertirsi al cattolicesimo portava un affascinante nome azteco, Cuauhtlotatzin, che sta a significare “colui che parla come un’aquila”. Cuauhtlotatzin fu tra i primi a ricevere il battesimo, nel 1524, all’eta’ di cinquant’anni, con il quale gli fu imposto il nuovo nome cristiano di Juan Diego, e con lui venne battezzata anche la moglie Malintzin, che prese a sua volta il nome di Maria Lucia. Rimasto vedovo dopo solo quattro anni di matrimonio, orientò tutta la sua vita a Dio. Dopo le apparizioni della S. Vergine sulla collina del Tepeyac visse santamente per 17 anni in una casetta che il vescovo Zumàrraga gli aveva fatto costruire a fianco della cappella eretta in onore della Vergine di Guadalupe. Giovanni Paolo II nel 1990 lo ha dichiarato beato, per proclamarlo infine santo nel 2002.

Martirologio Romano: San Giovanni Diego Cuauhtlatoatzin, che, di origine indigena, dotato di fede purissima, con la sua umiltà e il suo fervore fece sì che si edificasse il santuario in onore della Beata Maria Vergine di Guadalupe sul colle Tepeyac presso Città del Messico, dove ella apparve a lui ed egli si addormentò nel Signore.

Con lo sbarco degli spagnoli nelle terre del continente latino-americano aveva avuto inizio la lunga agonia di un popolo che aveva raggiunto un altissimo grado di progresso sociale e religioso. Il 13 agosto 1521 segno’ il tramonto di questa civiltà. Tenochtitlan, la superba capitale del mondo atzeco, fu saccheggiata e distrutta. L’immane tragedia che ha accompagnato la conquista del Messico da parte degli spagnoli, sancisce per un verso la completa caduta del regno degli aztechi e per l’altro l’affacciarsi di una nuova cultura e civiltà originata dalla mescolanza tra vincitori e vinti.
E’ in questo contesto che, dieci anni dopo, va collocata l’apparizione della Madonna a un povero indio di nome Juan Diego, nei pressi di Città del Messico. La mattina del 9 dicembre 1531, mentre sta attraversando la collina del Tepeyac per raggiungere la citta’, l’indio e’ attratto da un canto armonioso di uccelli e dalla visione dolcissima di una Donna che lo chiama per nome con tenerezza. La Signora gli dice di essere « la Perfetta Sempre Vergine Maria, la Madre del verissimo ed unico Dio » e gli ordina di recarsi dal vescovo a riferirgli che desidera le si eriga un tempio ai piedi del colle. Juan Diego corre subito dal vescovo, ma non viene creduto.
Tornando a casa la sera, incontra nuovamente sul Tepeyac la Vergine Maria, a cui riferisce il suo insuccesso e chiede di essere esonerato dal compito affidatogli, dichiarandosene indegno. La Vergine gli ordina di tornare il giorno seguente dal vescovo, che, dopo avergli rivolto molte domande sul luogo e sulle circostanze dell’apparizione, gli chiede un segno. La Vergine promette di darglielo l’indomani. Ma il giorno seguente Juan Diego non puo’ tornare: un suo zio, Juan Bernardino, è gravemente ammalato e lui viene inviato di buon mattino a Tlatelolco a cercare un sacerdote che confessi il moribondo; giunto in vista del Tepeyac decide percio’ di cambiare strada per evitare l’incontro con la Signora. Ma la Signora è la’, davanti a lui, e gli domanda il perche’ di tanta fretta. Juan Diego si prostra ai suoi piedi e le chiede perdono per non poter compiere l’incarico affidatogli presso il vescovo, a causa della malattia mortale dello zio.
La Signora lo rassicura, suo zio e’ gia’ guarito, e lo invita a salire sulla sommita’ del colle per cogliervi i fiori. Juan Diego sale e con grande meraviglia trova sulla cima del colle dei bellissimi « fiori di Castiglia »: è il 12 dicembre, il solstizio d’inverno secondo il calendario giuliano allora vigente, e né la stagione nè il luogo, una desolata pietraia, sono adatti alla crescita di fiori del genere. Juan Diego ne raccoglie un mazzo che porta alla Vergine, la quale pero’ gli ordina di presentarli al vescovo come prova della verita’ delle apparizioni. Juan Diego ubbidisce e giunto al cospetto del presule, apre il suo mantello e all’istante sulla tilma si imprime e rende manifesta alla vista di tutti l’immagine della S. Vergine. Di fronte a tale prodigio, il vescovo cade in ginocchio, e con lui tutti i presenti.
La mattina dopo Juan Diego accompagna il presule al Tepeyac per indicargli il luogo in cui la Madonna ha chiesto le sia innalzato un tempio. Nel frattempo l’immagine, collocata nella cattedrale, diventa presto oggetto di una devozione popolare che si è conservata ininterrotta fino ai nostri giorni. La Vergine ha scelto come suo interlocutore un “povero indio”, Juan Diego, nato verso il 1474 e morto nel 1548 a Guadalupe, che prima di convertirsi al cattolicesimo portava un affascinante nome azteco, Cuauhtlotatzin, che sta a significare “colui che parla come un’aquila”. Varie fonti ci tramandano i dati biografici del veggente del Tepeyac: egli e’ un macehual, cioe’ un uomo del popolo, piccolo coltivatore diretto in un modesto villaggio: poco più di niente, nella società azteca complessa e fortemente gerarchizzata. Cuauhtlotatzin fu tra i primi a ricevere il battesimo, nel 1524, all’eta’ di cinquant’anni, con il quale gli fu imposto il nuovo nome cristiano di Juan Diego, e con lui venne battezzata anche la moglie Malintzin, che prese a sua volta il nome di Maria Lucia.
Il neoconvertito si distingueva in mezzo agli altri per la sollecitudine nel frequentare la catechesi e i sacramenti, senza badare ai sacrifici che questo richiedeva: si poneva in cammino fin dalle prime ore del giorno per raggiungere Santiago di Tlatelolco, dove i francescani radunavano gli indigeni per catechizzarli. Rimasto vedovo dopo solo quattro anni, Juan Diego orienta la sua vita ancora più decisamente verso Dio: trascorre tutto il suo tempo fra il lavoro dei campi e le pratiche della religione cristiana, fra cui l’ascolto della catechesi impartita agli indigeni convertiti dai missionari spagnoli. Conduce una vita esemplare che edifica molti. L’esperienza eccezionale vissuta sul Tepeyac s’inserisce in un’esistenza gia’ trasformata dalla grazia del battesimo e cementata dall’incontro con la Madre di Dio che ne potenzia in modo straordinario il cammino di fede, fino a spingerlo ad abbandonare tutto, casa e terra, per trasferirsi in una casetta che il vescovo Zumàrraga gli ha fatto costruire a fianco della cappella eretta in onore della Vergine di Guadalupe.
Qui Juan Diego vive per ben 17 anni in penitenza e orazione, assoggettandosi agli umili lavori di sagrestano, senza mai mancare al suo impegno di testimoniare quanto Maria ha fatto per lui e può fare per tutti quelli che con affetto filiale vorranno rivolgersi al suo cuore di Madre.
La morte lo coglie nel 1548, quando ha ormai 74 anni.La sua fama di santita’, che gia’ l’aveva accompagnato in vita, cresce nel tempo fino ai nostri giorni, finche’ nel 1984 si dette finalmente inizio alla sua causa di beatificazione e si pose mano all’elaborazione della Positio, orientata a comprovarne non solo il culto, da tempo immemorabile, ma anche a dimostrare le virtu’ del servo di Dio e a illustrarne la vita, separate il piu’ possibile dal fatto guadalupano. Attraverso una solida base documentale si voleva cioe’ dimostrare che Juan Diego, per i suoi soli meriti di cristiano, era degno di assurgere agli onori degli altari, finche’ – al termine di un complesso iter ecclesiastico – con il decreto Exaltavit humiles (6 maggio 1990), se ne e’ finalmente concessa la memoria liturgica, fissata al 9 dicembre, data della prima apparizione della “Morenita”. Giovanni Paolo II ha dichiarato beato il veggente Juan Diego nel 1990, per proclamarlo infine santo nel 2002.  

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buona festa dell’Immacolata Concezione di Maria

buona festa dell'Immacolata Concezione di Maria dans immagini buon...notte, giorno lilium_hansonii_412

Hanson’s Lily

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Omelia (08-12-2008) : Im-pensabile, in-credibile e in-seguibile

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/14228.html

Omelia (08-12-2008) 

don Marco Pedron
Im-pensabile, in-credibile e in-seguibile

Oggi la chiesa celebra la festa dell’Immacolata Concezione. E’ una festa dove molti capiscono poco o niente. La festa nasce nell’XI secolo quando la festa del concepimento miracoloso di Maria da parte dei suoi genitori Gioacchino e Anna, divenne l’Immacolata Concezione. Nel 1854 Pio IX proclamò poi il dogma dell’Immacolata Concezione.
La festa dice: “Maria, in vista di Cristo e della sua nascita, è stata concepita senza peccato originale”. Cosa vuol dire per noi tutto questo? Cosa vuol dire che Maria sia pura perché doveva nascere, venire Cristo? Partiamo da un po’ prima.

Siamo nel sesto mese (1,26): ma di cosa? Nel versetto precedente (1,24) si dice che Elisabetta si tenne nascosta per cinque mesi. Elisabetta, nonostante l’età, nonostante l’incredulità e la testardaggine del marito Zaccaria, rimane incinta. Per cinque mesi la cosa non si sa. Quando poi l’angelo appare a Maria, la gravidanza di Elisabetta diventa “la prova” per Maria di cosa Dio può fare. Se anche con Elisabetta Dio ha fatto questo, anche con Maria può compiere ciò che le ha detto.

Il vangelo dice che Maria è promessa sposa (1,27). Cosa vuol dire? Per capire dobbiamo sapere come avveniva il procedimento matrimoniale al tempo.
Avveniva in due fasi: c’erano gli accordi matrimoniali legali (herusin), dove la ragazza diventava moglie legittima ma rimaneva ancora a casa dei genitori per circa un anno e quindi non aveva ancora relazioni sessuali col marito. Era una sorta di fidanzamento che aveva legalmente valore di matrimonio.
Poi c’era il secondo momento (qiddushin): era la condotta della sposa nella casa della famiglia dello sposo, dove il matrimonio viene consumato.
Maria, quindi, aveva tra i 12 e i 13 anni, era fidanzata ma non ancora sposata. Maria non aveva fatto nessun voto di verginità ma non aveva neppure avuto rapporti sessuali con il suo compagno (averli prima del matrimonio era cosa scandalosa per quel tempo).

Il vangelo dice che Maria era “vergine” e usa il termine greco parthenos (1,27). La verginità e il fidanzamento sono confermati anche da Mt 1,18.
Ma chi era una vergine a quel tempo? Era una donna che non aveva ancora partorito. Infatti parthenos “vergine” è una parola greca che traduce tre vocaboli ebraici: almah (vergine: qualunque età ma non ha avuto rapporti), betullah (donna che non ha ancora conosciuto uomo: ragazza da sposare e che quindi non ha avuto rapporti) e narah(persona non sposata). Allora: parthenos quindi indica anche una vergine ma l’accento non cade su questo ma su “ragazza, giovane donna”. Parthenos indica una donna fino al momento in cui partorisce il suo primo figlio.
Ma la domanda che molti di noi si fanno è: ma in cosa consiste la verginità di Maria? Cosa vuol dire questo? Come può essere rimasta incinta senza aver avuto rapporti sessuali con Giuseppe?
Se noi non capiamo la mentalità del tempo sulla verginità, non ne veniamo fuori. Cosa si sapeva a quel tempo? A quel tempo si sapeva che i bambini erano il risultato dell’atto con cui un uomo introduceva un liquido nell’utero della donna. Ma diversamente dalla nostra concezione odierna, si credeva che fosse solo il padre a trasmettere il patrimonio genetico. Se un bambino assomigliava alla madre si credeva che questo fosse dovuto a influenze ambientali. Un bambino era generato dall’uomo e solo partorito dalla madre. La donna forniva solo l’ambiente ma l’elemento vitale era fornito dall’uomo.
Si faceva l’esempio del seme: la donna è la terra (madre) che accoglie e custodisce il seme (dell’uomo), ma è quest’ultimo il principio vitale; è quest’ultimo che trasmette le caratteristiche del seme (se si semina fagioli nascono fagioli, se si semina mais nasce mais).
La verginità delle donne prima del matrimonio era così importante nel mondo antico (imprescindibile) proprio perché l’immagine del seme era accettata in maniera letterale. Cosa capitava? Se una donna aveva rapporti sessuali con un uomo diverso dal suo futuro marito, l’amante poteva contaminarne l’utero in modo permanente con il proprio seme, un po’ come la semina di un campo può essere contaminata da semi, ad esempio, di erbacce per un tempo molto lungo.
La donna quindi doveva essere vergine perché solo così si era sicuri che il seme piantato non veniva alterato o contaminato. Per questo Maria, per quel tempo, doveva essere vergine. Perché solamente se era vergine saremmo stati sicuri (per la mentalità del tempo) che il “seme” era quello di Dio, che Dio stesso, e nessun altro prima, l’aveva fecondata. Se Dio mette il suo seme in Maria, Maria dev’essere vergine. Così siamo sicuri che quel seme viene proprio da Dio, dall’Alto e non da altri. Solo così Gesù è certamente il Figlio di Dio.

Ma Lc ha un altro problema teologico. Come può una donna (umana) partorire il Figlio di Dio?
C’erano molte storie del tempo in cui una donna era messa incinta da degli dei. Ma non è il caso di Maria. Gesù non è figlio di Dio e di un umano (Maria). Gesù viene tutto da Dio. Ma come dire questo? Se Dio viene in tutto da Dio, deve nascere da Dio. Dio nasce da Dio, altrimenti non è più Dio.
Cosa dice Lc: Gesù, Figlio di Dio, nasce dal grembo stesso di Dio (e non di Maria). Il grembo umano di Maria viene “divinizzato” per cui Gesù nasce dal grembo divino di Dio. Ecco le immagini, per noi strane: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo” (1,35). Lo Spirito di Dio scende su Maria e la divinizza per cui Gesù nasce non dal grembo umano di Maria ma dal grembo divino di Maria.
Per questo Maria è Immacolata: c’è in lei una parte divina, cioè non contaminata, pura (il suo grembo divino), in cui le ferite, il dolore, la rabbia, l’aggressività, la cattiveria e quant’altro non possono arrivare. C’è in Maria una parte senza macchia, pura, non contaminata: immacolata.
Il racconto dell’annunciazione non è un racconto storico, nel senso che le cose sono andate così come sono scritte, ma teologico. Lc vuole dirci: “Gesù è veramente Figlio di Dio”. Per questo Maria dev’essere vergine e per questo il suo grembo dev’essere divino.

Cosa può voler dire per noi che Maria era vergine? Ridurre la verginità a una questione biologica è tanto banale come ridurre la fede all’andare in chiesa.
Si può anche non aver avuto rapporti sessuali con nessuno ma non per questo si è vergini nell’anima. La verginità è una dimensione dello spirito, del cuore e dell’anima.
Vergine è vivere una vita non determinata da altri, dall’opinione altrui, dalle paure o dai condizionamenti esterni, ma dalla vita che sgorga dentro, dalla forza della sua anima, da Dio stesso.
Tutti noi siamo chiamati alla verginità, a vivere cioè una vita non contaminata: “Vivo in contatto con la mia parte divina che c’è in me. Faccio crescere il “Gesù Bambino” che vuole nascere in me. Genero la Vita che c’è dentro di me anche se da più parti mi viene chiesto il contrario”. Vivere da vergini vuol dire: “Io appartengo a me e non ad altri; io sono mio e di nessun altro”.
Avete presente un cd per il computer? Se qualcuno vi ha già registrato qualcosa allora non è più “vergine” e non si può più scrivere niente sopra. Bisogna prima cancellarlo. Se tu sei contaminato, “scritto” da altri, non puoi far emergere la tua parte divina. Se altre persone sono entrate nel tuo cuore, nella tua mente e nella tua anima e ti hanno contaminato, tu non puoi più essere te stesso. Allora vivi vite di altri.
Vi ricordate Chernobyl? Per migliaia di chilometri la nube contaminò tutto. Tutto ciò che la terra aveva prodotto in quelle zone non si poteva più mangiare. La nostra vita è così: altri vivono in noi ci gestiscono e decidono per noi. Allora noi siamo contaminati: non siamo più noi ma siamo delle marionette in mano ad altri.

Sei vergine quando dentro la tua testa ci sei tu e non quello che pensano gli altri. Sei contaminato quanto chiedi: “Ma cosa devo fare? Ma cosa è giusto?”. Ma tu cosa pensi?
Sei contaminato quando sei sempre triste, depresso, arrabbiato: ma dov’è finito il bambino felice che c’è in te? Perché non esplode la vita che c’è in te? Perché non sai più emozionarti, gioire? Dove hai messo il bambino? Il pericolo della verginità è la sterilità: nulla da eccepire sulla tua vita semplicemente perché non c’è proprio nulla.
Non sei felice perché hai perso il contatto con la Sorgente della Vita che c’è in te. Sei lontano da Lei e non sentendola ascolti pensieri di altri. Per questo non vivi la tua vita e chi non vive la propria vita non può conoscere la propria felicità.
Sei contaminato quando non puoi deludere gli altri, quando fai come tutti, quando ti conformi agli altri o alla maggioranza, quando hai la testa piena di paure o di pensieri.
Quando riduci i tuoi sogni e la tua missione per non esporti troppo, per non rischiare, perché non si sa mai: hai guadagnato “tranquillità” ma hai tradito la tua anima, il Dio che c’è in te.
Hai perso la tua verginità quando non c’è più nulla di spontaneo, di tuo, ma tutto è calcolato, tutto è ponderato, tutto si conforma all’immagine da dare; hai perso la verginità quando non sai più chi sei. Allora non ci sei più tu dentro di te ma altre cose governano e dirigono la tua vita.
Sei contaminato quando guardi per possedere, per prendere, quando invidi, quando sei avido di quello che gli altri hanno, quando non sai godere della felicità di altri. Sei contaminato quando stai rivivendo pari pari la vita dei tuoi genitori e non te ne accorgi neanche. Sei come loro, ti comporti come loro e per quanto neghi la stai ripetendo.
Ho visto un servizio su di una tribù dell’Australia che per migliaia di anni ha vissuto secondo le leggi della natura… e sono stati felici e in pace. Poi è arrivata la civiltà occidentale: auto, coca-cola, televisione, radio, soldi, armi. La tribù si è “convertita” ed è sparita nel giro di cinquant’anni. Quando perdi la tua identità e ti fai contaminare fai la stessa fine: sparisci!

Maria all’annuncio dell’angelo risponde di sì: “Eccomi sono la serva del signore, avvenga…” (1,38). Ma noi non ci rendiamo conto di che sì è quello di Maria. E’ un sì pazzesco.
Arriva l’arcangelo Gabriele. A noi questa cosa non dice assolutamente niente ma gli Ebrei sapevano benissimo cosa voleva dire la venuta dell’arcangelo Gabriele. L’arcangelo Gabriele era legato alla venuta del Messia: quindi quando appare Maria sa già, a grandi linee, di cosa si tratta.
La donna è considerata e trattata al pari di una bestia, neppure può rivolgersi ad un uomo, né tanto meno ad un sacerdote, figuriamoci se mai un angelo le si potrebbe rivolgere! Nella Bibbia Dio non ha mai parlato ad una donna (eccetto Sara) e adesso le propone di essere madre di Dio? Alla donna non viene neppure chiesto di pregare e non le si insegna la Legge, tanto… è una donna!
Come fa Maria a credere ad una cosa del genere? Di fronte a ciò che l’angelo le annunzia, se segue la sua religione rifiuterà la proposta perché è un’autentica eresia.
Lo sanno tutti, è ovvio, neppure da mettere in discussione: Dio non si può rivolgere ad un essere inferiore come una donna. Bestemmia pura è avanzare la pretesa, poi, di essere la madre di Dio.
Maria è eretica per la sua religione e lei in nome di Dio la rinnegherà. Perché il pericolo della religione è quello di rinchiudere l’Infinito (che per definizione non si può racchiudere) nei propri schemi e nelle proprie regole.
E come sarà trattato suo figlio? Non sarà condannato come eretico e profanatore? Lui, il Figlio di Dio!!!
Capite il dramma di Maria? Seguire il “buon senso”, la ovvia tradizione, le regole religiose, o seguire il proprio cuore e il proprio sogno? Se rifiuta la proposta, chi lo saprà? Nessuno! Se la segue, invece, non farà altro che incontrare pericolo, rifiuto e maldicenza.
Ma quanto coraggio deve aver avuto questa donna per dar credito al proprio cuore?
Dio è così: chiede all’uomo di pensare per sé l’im-pensabile, di credere all’in-credibile e di seguire l’in-seguibile. Era im-pensabile per Maria: “Mio figlio il Dio incarnato?”. Era in-credibile: “Madre di Dio?”. Era in-seguibile: “Non si può portare avanti, seguire, credere a una cosa del genere! Mi faranno fuori subito!”.
Se Maria fosse stata religiosa, cioè se avesse già avuto prima la sua idea di chi è Dio, di come si manifesta l’Altissimo, a chi si mostra e di come si fa vedere, avrebbe scartato, rifiutato l’annuncio dell’angelo. Si sarebbe detta: “Fantasie di bambina; pensieri maniacali di donna; demonio che mi tormenta”.
Maria non è religiosa, perché se lo fosse stata sarebbe scampata da una proposta così indecente ed eretica. Maria può accogliere una proposta simile solo perché è donna aperta, che sa andare oltre tutti gli schemi, che sa accettare l’incomprensibile.
Se Maria fosse stata… razionale avrebbe detto: “Non è possibile!”. Se fosse stata… …studiosa avrebbe detto: “Non c’è scritto che deve avvenire così”. Se fosse stata… devota avrebbe detto: “E’ una bestemmia ciò che ho visto e sentito”. Se fosse stata… religiosamente istruita avrebbe saputo che Dio non può nascere dall’uomo. Se fosse stata… saggia e avesse seguito il buon senso comune avrebbe detto: “Ma dai, non diciamo “cazzate”. Se fosse stata… umile (come noi intendiamo) si sarebbe perfino vergognata di poter pensare simili cose.
Allora: Dio non vi chiederà mai cose logiche, spiegabili, tranquille. Dio vi chiederà sempre l’impossibile, l’incredibile, l’inseguibile e se ragioneremo logicamente, alla maniera umana, secondo il buon senso comune, non ci sarà che un’unica e sola risposta: “No!”.
Dio vi chiederà cose impossibili: ma se vi fiderete le farete! Se vi fiderete andrete là dove mai avreste pensato di andare, affronterete cose che neppure nei vostri sogni vi sareste augurati di vedere e vi scoprirete così grandi e forti che la vostra più grande onnipotenza neppure immagina. Ma non dovrete chiedere spiegazioni. “Perché? Perché a me? Ma chi sono io?”, non dovrete guardare a voi: “Non ce la faccio! Ho troppa paura! Non è per me” e non dovrete chiedervi: “Dove andrò?”, perché è la fine. Dovrete solo dire: “Sì. Sia così. Avvenga ciò che deve avvenire… e fidarsi”. Allora sarà Lui a portarvi, sarà Lui a guidarvi, sarà Lui a darvi la forza. E l’impossibile (per noi) sarà possibile (per Lui).

Ma come non bastasse Maria è anche un’adultera.
Il giorno delle nozze il marito mostra con soddisfazione agli invitati a nozze il lenzuolo con le tracce di sangue che testimoniano visibilmente la verginità della moglie. Maria è incinta. Giuseppe dice: “Io non sono stato e sono sicuro di questo”. Quindi “mia moglie è adultera”. “E con chi mi avrà tradito?”. “Con un angelo?”.
Se vostra figlia vi dicesse: “Sai mamma un angelo mi ha messo incinta”, cosa fate voi? La prima cosa le tirate una sberla perché vi sta prendendo in giro; la seconda la portate in psichiatria.
Ma se Maria è adultera, allora, secondo la Legge (Dt 22,21; Sir 25,6) va lapidata. E siccome Giuseppe è giusto (Mt 1,19), dove giusto nel vangelo vuol dire che segue tutte le regole religiose, se non lo fa’, cioè se non denuncia la sua donna e per primo non tira la pietra della lapidazione contro di lei (come diceva la Legge) va contro la legge religiosa. Se è “giusto” la condannerà.
E Giuseppe dovrà decidere se seguire la legge e condannarla (e nessuno gli avrebbe mai detto niente) oppure se tradire la legge e seguire il proprio cuore (tirandosi dietro lo sdegno della gente).
E Giuseppe deciderà di essere fedele al suo cuore: “E’ vero sono in regola con la legge, posso ucciderla e vendicarmi di ciò che ha fatto. Ma posso farlo se ascolto il mio cuore? Come posso compiere una cosa del genere?”. La fedeltà al cuore e all’amore supererà sempre ogni precetto religioso.
E poiché il paese è piccolo e la gente mormora e giudica e non si può tenere nascosto troppo un bambino, dovranno fuggire in Egitto per evitare la maldicenza e il rifiuto di quelli del suo paese.

Pensiero della settimana
Allora capiamo bene cosa ha voluto dire per Maria dire: “Sì”.
“Sì”… all’incomprensione del marito.
“Sì”… alla quasi certa condanna a morte.
“Sì”… ad essere considerata da tutti un’adultera.
“Sì”… all’infamia, alla derisione, al giudizio di tutti.
“Sì”… ad un figlio additato come illegittimo.
“Sì”… ad essere sulla bocca di tutti.
“Sì”… al dover abbandonare le proprie radici e le proprie origini.
“Sì”… all’essere un’eretica per la religione.
“Sì”… al dover cambiare ogni idea su Dio.
“Sì”… alla possibilità di essere pazza, matta, indemoniata.
“Sì”…. al doversi fidare e al non sapere più cosa potrà succedere.
“Sì”… all’im-possibile, all’in-seguibile, all’in-credibile.
Pensiamoci bene a cosa vuol dire “Sì” a Dio!
Pensiamoci bene cosa vuol dire essere “servi”, ricettivi, aperti, e fidarsi di Lui. Pensiamoci bene a cosa vuol dire essere “vergini”, non contaminati, integri e liberi. Pensiamoci bene cosa vuol dire essere fedeli al cuore. Pensiamoci bene notti e giorni prima di dirgli di sì
perché ci chiederà cose che neppure immaginiamo.
Ma la fede e la felicità è tutta qui:
dire “Sì” e andare dove il cuore ti richiama.
La vita è tutta qui:
smettere di lottare contro di Lui, di resistergli e di fuggirgli.
Arrendersi e dirgli di sì.
Poi per il resto ci penserà Lui.
E ne varrà la pena! 

San Giovanni Damasceno: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21,5)

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20091208

Immacolata Concezione della B.V. Maria (Solennità) : Lc 1,26-38
Meditazione del giorno
San Giovanni Damasceno (c. 675-749), monaco, teologo, dottore della Chiesa
Omelia per la Natività della Vergine, 7, 10

«Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21,5)

        Oggi il Creatore di ogni cosa, Dio il Verbo, ha composto un’opera nuova, effusa dal cuore del Padre per essere scritta, come con uno stilo, dallo Spirito che è la lingua di Dio… Figlia santissima di Gioacchino e Anna, che sei sfuggita agli sguardi dei Principati e delle Potenze e «alle frecce infuocate del Maligno» (Col 1,16; Ef 6,16), sei vissuta nella stanza nuziale dello Spirito, e sei stata conservata intatta per diventare sposa di Dio e Madre di Dio per natura… Figlia amata da Dio, onore dei tuoi genitori, le generazioni delle generazioni ti dicono beata, come tu l’hai affermato con verità (Lc 1,48). Figlia degna di Dio, bellezza della natura umana, riabilitazione di Eva nostra prima madre! Perché grazie alla tua nascita, colei che era caduta viene risollevata… Se, con la prima Eva «è entrata la morte» (Sap 2,24; Rm 5,12), perché si era messa al servizio del serpente, Maria, invece, che si è fatta serva della volontà divina, ha ingannato il serpente ingannatore e introdotto nel mondo l’immortalità.

      Tu sei più preziosa di tutta la creazione, perché da te sola il Creatore ha ricevuto in eredità le primizie della nostra umanità. La sua carne è stata fatta dalla tua carne, il suo sangue dal tuo sangue; Dio si è nutrito del tuo latte, e le tue labbra hanno toccato le labbra di Dio… Nella prescienza della tua dignità, il Dio dell’universo ti ha amata; e, poiché ti amava, ti ha predestinata e «negli ultimi tempi» (1Pt 1,20) ti ha chiamata all’esistenza…

      Taccia il sapientissimo Salomone; non dica più: «Non c’è niente di nuovo sotto il sole» (Qo, 1,9).

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 8 décembre, 2009 |Pas de commentaires »

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