Archive pour le 9 octobre, 2009

Ananie imposant les mains à Saint Paul

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Cardinale Caffarra: “L’etica è la verità circa il bene dell’uomo”

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http://www.cardinalrating.com/cardinal_213__article_9156.htm

Cardinale Caffarra: “L’etica è la verità circa il bene dell’uomo”

Sept 20, 2009

L’Arcivescovo di Bologna critica l’utilitarismo e incoraggia i medici a seguire la ragione etica

ROMA, martedì, 15 settembre 2009 (ZENIT.org).- Su invito della Società Medica Chirurgica di Bologna il 12 settembre, nella sala dello Stabat Mater dell’Archiginnasio, il Cardinale Carlo Caffarra ha tenuto una relazione sul tema “Ratio ethica e ratio technica: alleanza, separazione o conflitto?”.

“La questione del rapporto fra la ragione tecnica e la ragione etica – ha esordito l’Arcivescovo di Bologna – è uno dei nodi dell’attuale dibattito contemporaneo sull’uomo”.

Il Cardinale ha spiegato che l’abilità tecnica “dispone l’uomo a produrre bene”, mentre la sapienza pratica “dispone l’uomo ad agire bene”, cioè “a compiere quelle scelte che sono conformi al bene della persona come tale, e sono capaci di realizzare una buona vita umana”.

“La ragione etica – ha precisato il porporato -, non si accontenta di chiedere se l’azione che la persona umana sta per compiere è tecnicamente possibile, ma se è un’azione buona o cattiva, giusta o ingiusta”.

Dopo aver ribadito che “la logica etica è la logica della verità circa il bene della persona”, il Cardinale Caffarra si è opposto al luogo comune che vede la tecnica e l’etica come alternative.

Secondo l’Arcivescovo di Bologna “l’optare per l’una o per l’altra è sempre un impoverimento dell’uomo” e “una cultura che non coniuga assieme le due possibilità è una cultura povera”.

Per il Cardinale Caffarra, “ragione tecnica e ragione etica si propongono lo stesso fine: il bene della persona umana” e “la ragione etica è la ricerca del senso della vita”.

A fronte di queste evidenti realtà, l’Arcivescovo di Bologna ha denunciato la moderna pratica in cui “una tecnica insubordinata all’etica porta alla devastazione dell’humanum e del cosmo” con tecnicismo e scientismo che vengono utilizzati come “colpi mortali inferti alla ragione”.

A dimostrazione di questa deriva, il presule ha indicato la decisione del Consiglio di Amministrazione dell’AIFA (Agenzia del farmaco) di autorizzare il commercio della pillola abortiva RU486 come la “prassi di una tecnocrazia inappellabile”.

Il Cardinale Caffara si è detto convinto che il sequestro della ragione etica da parte della ragione tecnica, e l’avvento della tecnocrazia siano la diretta conseguenza “dell’ingresso nella coscienza europea della definizione dell’uomo come soggetto utilitario”.

L’utilitarismo è quindi la ragione prima di questa riduzione dell’umano.

In questo contesto l’Arcivescovo di Bologna si è appellato ai medici perché, come mostra il giuramento di Ippocrate, “la professione medica è l’incrocio della ragionevolezza etica con la ragionevolezza scientifico-tecnica”.

L’esercizio della professione medica, infatti, lungo i secoli è andata elaborando un suo codice etico – una sua deontologia – risultato della simultanea coniugazione e di ragionevolezza etica e di esperienza professionale.

Ma questa integrità socialmente condivisa e riconosciuta rischia – secondo il Cardinale Caffarra – di essere erosa e cancellata dalla mentalità utilitaristica, con la cessazione dell’alleanza terapeutica, tra medico e paziente, e una professione che si configura sempre più come prestazione d’opera per soddisfare un desiderio, un bisogno.

“Il sequestro della ragionevolezza etica da parte della ragionevolezza tecnica – ha sottolineato – non sta risparmiando la professione medica. Anzi, è uno dei luoghi in cui è più agevole vederne gli effetti devastanti [assieme al campo dell’attività economica]. Uno di questi è la degradazione della professione medica”.

“E la ‘sconfitta’ della ragione etica – ha affermato l’Arcivescovo -, è in realtà la sconfitta dell’uomo in quanto tale, la sua riduzione ad oggetto”.

“L’etica – ha concluso il Cardinale Caffarra – è la verità circa il bene dell’uomo – dell’uomo concreto, in carne ed ossa – perché Dio non è il Dio dei morti, ma il Dio dei viventi; e la suprema decisione cui è chiamata oggi la libertà dell’uomo è se considerare se stesso solo dal punto di vista del tempo o anche e soprattutto dal punto di vista dell’eternità. L’etica è il respiro dell’eternità nell’uomo”.  
 

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Cercate il vero ed unico Maestro

dal sito:

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Cercate il vero ed unico Maestro

padre Antonio Rungi

II Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) (18/01/2009)

Vangelo: Gv 1,35-42  

L’uomo va sempre alla ricerca di qualcosa o di qualcuno. Il cristiano va alla ricerca di Dio, del suo vero maestro di vita.
Nel testo del Vangelo di oggi, seconda domenica del tempo ordinario, questa affannosa ricerca è soddisfatta allorquando gli apostoli incontrano Gesù. La chiamata dei primi apostoli del regno di Dio in mezzo agli uomini ha in Gesù Cristo il punto di riferimento essenziale ed imprescindibile. I primi discepoli di Cristo hanno la possibilità di verificare con i loro occhi e costatare personalmente le condizioni in cui vive Gesù ed aderire a Lui senza attendersi nulla in cambio se non il suo amore di Padre e di Maestro. Inizia così l’avventura di questi uomini vicino al Maestro, un’avventura che registrerà alti e bassi, certezze ed incertezze, fiducia e sfiducia, abbandono in Lui ritorno in loro stessi, rimpianti e forse qualche delusione. Certamente la loro adesione alla persona di Cristo all’inizio fu piena, gioiosa, promettente. Quello che avvenne nella loro mente in quell’incontro solo gli stessi discepoli lo potrebbero raccontare. Ma quello che successe in seguito nella loro vita vicino al maestro, ma soprattutto quando si trattò di testimoniare la fede in Lui, si può capire a posteriori. Furono affascinati e si dedicarono completamente a Lui, nonostante qualche debolezza momentanea.
La chiamata dei primi discepoli di Gesù ci riporta alla testimonianza di un’altra significativa e importante chiamata di cui ci parlano i libri sacri del Vecchio Testamento. E’ la chiamata di Samuele, icona delle quelle chiamate che necessitano tempo e discernimento per essere capite, ma che necessitano anche di guide illuminate come, nel caso particolare quella di Eli, per indirizzare chi è alla ricerca di una identità e di una missione a servizio degli altri verso la strada giusta.
Molto bello il testo della prima lettura di oggi tratta dal primo libro di Samuèle, nel quale si parla di questo straordinario uomo di Dio a servizio della causa del Regno. Ancora oggi si rinnovi anche per ciascuno di noi questa esperienza e disponibilità verso il Signore: parla che il tuo servo di ascolta. Magari potessimo ascoltare sempre Dio che parla in tanti modi a noi, nel profondo della nostra coscienza, nella gioia e nel dolore, nei poveri e nelle tante situazioni della vita soprattutto dolorose! Ascoltare Dio significa tradurre in moralità ogni parola che esce dalla sua bocca.
Si tratta, allora, di modificare i nostri comportamenti e far tesoro di quanto ci ricorda Paolo Apostolo nella prima lettera ai Corinzi Un testo che ci richiama alla purezza del corpo e della mente. Dobbiamo essere lontani dall’impurità. Quanto è attuale oggi questo messaggio, in un contesto di decadimento dei valori e dello stesso pudore. Il dato teologico che qui emerge con chiarezza è che l’uomo non è un ammasso di cellule, non è un caso, non è un insieme di organi, né è finalizzato solo a determinate funzioni del mangiare, bere, godersi la vita, ma il corpo è tempio dello Spirito Santo, verso il quale dobbiamo avere grande rispetto. Capire questo significa impostare la propria vita temporale e materiale su altri valori avendo a cuore il rispetto della dignità della persona umana, dal suo concepimento fino al suo naturale termine.
La nostra preghiera per questa giornata di festa, pasqua settimanale, non può che essere la colletta della messa di oggi: “O Dio, che riveli i segni della tua presenza nella Chiesa, nella liturgia e nei fratelli, fa’ che non lasciamo cadere a vuoto nessuna tua parola, per riconoscere il tuo progetto di salvezza e divenire apostoli e profeti del tuo regno”. In un mondo di tanti falsi maestri e profeti che corrompono e distruggono la dignità delle persone, vogliamo riaffermare la nostra fede e l’abbandono totale nell’unico vero Maestro che è Cristo Signore.

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