Archive pour le 5 septembre, 2009

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San Lorenzo da Brindisi: « Ha fatto bene ogni cosa »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090906

XXIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno B : Mc 7,31-37
Meditazione del giorno
San Lorenzo da Brindisi (1559-1619), Capuccino, dottore della Chiesa
11a domenica dopo Pentecoste, Prima omelia, 1.9.11-12; Opera omnia, 8, 124.134.136-138

« Ha fatto bene ogni cosa »

La Legge divina narra le opere che Dio ha compiuto alla creazione del mondo, e aggiunge: « Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona » (Gen 1,31)… Il Vangelo riferisce l’opera della redenzione e della nuova creazione e, allo stesso modo, afferma: « Ha fatto bene ogni cosa » (Mc 7,37)… Sicuramente, per natura, il fuoco può diffondere soltanto il calore, e non può produrre il freddo ; il sole può diffondere soltanto la luce, e non può essere causa delle tenebre. Così, Dio può fare soltanto cose buone, poiché è la bontà infinita, la luce stessa. Egli è il sole che diffonde una luce infinita, il fuoco che produce un calore infinito : « Ha fatto bene ogni cosa »…

La Legge dice che tutto ciò che Dio ha fatto era buono, e il Vangelo dice che egli ha fatto bene ogni cosa. Però, fare cose buone non significa solamente farle bene. Molti, in verità, sono coloro che fanno cose buone senza farle bene; per esempio gli ipocriti che, di sicuro, fanno cose buone, ma con uno spirito cattivo, con un’intenzione perversa e falsa. Dio fa ogni cosa buona e la fa bene. « Giusto è il Signore in tutte le sue vie, santo in tutte le sue opere » (Sal 144,17)… E se Dio, sapendo che la nostra gioia sta in ciò che è buono, ha fatto per noi tutte le sue opere buone e le ha fatte bene, perché, di grazia, anche noi, non ci impegnamo per fare soltanto opere buone e farle bene, dal momento che sappiamo che in questo sta la gioia di Dio ?

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La guarigione del sordomuto (è il vangelo di domani)

La guarigione del sordomuto (è il vangelo di domani) dans immagini sacre de_predis1

La guarigione del sordomuto
Miniatura/illustrazione da “Storie di San Gioachino, Sant’Anna, …”, Torino, Biblioteca Reale

http://www.storiadimilano.it/arte/de_predis.htm

Publié dans:immagini sacre |on 5 septembre, 2009 |Pas de commentaires »

Santa Maria della notte

dal sito:

http://www.atma-o-jibon.org/italiano4/preg_bello12.htm

Santa Maria della notte   

Santa Maria, Vergine della notte,
noi ti imploriamo di starci vicino
quando incombe il dolore,
irrompe la prova,
sibila il vento della disperazione,
e sovrastano sulla nostra esistenza
il cielo nero degli affanni,
o il freddo delle delusioni
o l’ala severa della morte.
Liberaci dai brividi delle tenebre.
Nell’ora del nostro calvario,
Tu, che hai sperimentato l’eclissi del sole,
stendi il tuo manto su di noi,
sicché, fasciati dal tuo respiro,
ci sia più sopportabile
la lunga attesa della libertà.
Alleggerisci con carezze di Madre
la sofferenza dei malati.
Riempi di presenze amiche e discrete
il tempo amaro di chi è solo.
Spegni i focolai di nostalgia
nel cuore dei naviganti,
e offri loro la spalla,
perchè vi poggino il capo.
Preserva da ogni male i nostri cari
che faticano in terre lontane
e conforta, col baleno struggente degli occhi,
chi ha perso la fiducia nella vita.
Ripeti ancora oggi
la canzone del Magnificat,
e annuncia straripamenti di giustizia
a tutti gli oppressi della terra.
Non ci lasciare soli nella notte
a salmodiare le nostre paure.
Anzi, se nei momenti dell’oscurità
ti metterai vicino a noi
e ci sussurrerai che anche Tu,
Vergine dell’Avvento,
stai aspettando la luce,
le sorgenti del pianto
si disseccheranno sul nostro volto.
E sveglieremo insieme l’aurora.
Così sia.

( DON TONINO BELLO )

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Omelia (10-09-2006) – Quei segni davvero rivolti a tutti

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/7930.html

Omelia (10-09-2006) 

don Bruno Maggioni
Quei segni davvero rivolti a tutti

Per comprendere il Vangelo di questa domenica (Mc 7,31-37) è anzitutto necessario osservare per esempio l’annotazione geografica che introduce l’episodio: Gesù si trova nel territorio della Decapoli, cioè in una regione pagana. Il racconto acquista in tal modo il significato di universalità. Il miracolo è in favore di una persona che, secondo la concezione del tempo, avrebbe dovuto essere esclusa dalla salvezza, o per lo meno avrebbe dovuto essere raggiunta in un secondo momento: prima gli ebrei, poi i pagani. L’evangelista ci fa comprendere che il «prima» e il «poi» appartengono alla grettezza dell’uomo, non all’amore di Dio.
Lo sguardo rivolto al cielo – lo stesso gesto che Gesù ha compiuto alla moltiplicazione dei pani (6,41) – indica la preghiera. Alle volte Gesù compie i miracoli con l’autorità della sua Parola, per così dire a nome proprio, dimostrando in tal modo di non essere semplicemente un profeta di Dio, ma Dio egli stesso. Alle volte invece, come nel nostro caso, Gesù ricorre alla preghiera, per insegnarci che la salvezza è un puro dono della grazia di Dio: un dono da chiedere, non da pretendere.
Il comando di non divulgare il fatto è nel Vangelo di Marco un tratto quasi abituale. Con questo l’evangelista ci insegna due cose: la prima è che il tempo messianico è arrivato; la seconda è che per intendere nel giusto modo la vera natura della messianità di Cristo non bastano i miracoli, occorre attendere la sua passione e la sua Croce.
Ma i fatti parlano da soli, e più Gesù vuole che rimangano segreti e più si diffondono. La reazione della folla è di immenso stupore: l’espressione greca parla di una meraviglia tanto intensa che non troviamo in nessuna altra parte del Vangelo. Una meraviglia che non sembra nascere unicamente da questo episodio particolare, ma dall’intera azione di Gesù: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti». Queste parole della folla – che sono un vero e proprio giudizio sull’intero operato di Cristo – sono una citazione del profeta Isaia (35,3-6): la prima lettura della messa): «Dite agli scoraggiati: coraggio, non abbiate paura, ecco il vostro Dio, Egli viene a salvarvi; si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi, lo zoppo salterà come un cervo e la lingua di muto griderà di gioia». La folla scorge dunque nel miracolo il segno che le profezie si sono compiute. Gesù è il salvatore atteso. Ma le parole della folla alludono anche al racconto della creazione (Gn 1,31): «Iddio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono». Il miracolo compiuto da Gesù è il segno che sta iniziando una nuova creazione. 

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