Archive pour août, 2009

Dalla «Omelia in lode della Vergine Madre» di san Bernardo, abate

dal sito:

http://www.maranatha.it/Ore/ord/LetMar/20MARpage.htm

Ufficio delle letture, seconda Lettura, martedì 18 agosto 2009


Dalla «Omelia in lode della Vergine Madre» di san Bernardo, abate
(Om. 2, 1-2. 4; Opera omnia, ed. Cisterc. 4 [1996] 21-23)

Preparata dall’Altissimo, prefigurata dai padri
A Dio conveniva una natività di questo genere: che non nascesse se non dalla Vergine; anche alla Vergine si addiceva un parto tale: che non generasse se non Dio. Perciò il creatore degli uomini, che stava per nascere dall’uomo per diventare uomo, dovette scegliere tra tutte le donne, anzi creare una tale madre, quale sapeva convenire a sé e che gli sarebbe piaciuta.
Volle dunque che fosse una vergine. Lui immacolato volle nascere dall’Immacolata, perché, avrebbe dovuto lavare le macchie di tutti. Lui mite ed umile di cuore volle venire da una madre piena di mitezza e di umiltà, perché doveva offrirsi a ognuno modello di tali virtù, utili, anzi necessarie per la salvezza. Concesse il dono della maternità alla Vergine, lui che le aveva ispirato il voto della verginità e l’aveva arricchita dei meriti dell’umiltà.
Altrimenti come avrebbe potuto l’Angelo proclamarla piena di grazia, se avesse avuto qualcosa anche piccola che non fosse dalla grazia? Ella che stava per concepire il Santo dei santi ed era in procinto di darlo alla luce, perché fosse santa nel corpo, ricevette il dono della verginità, e, perché lo fosse anche nella mente, ricevette quello dell’umiltà.
La Vergine di stirpe regale, ornata di gemme di santità e splendente della doppia bellezza della mente e del corpo, conosciuta nelle sedi celesti per le sue doti e la sua bellezza, richiamò sopra di sé lo sguardo dei cittadini del cielo e attirò sulla sua persona l’occhio del Re, che la fece oggetto della sua scelta e destinataria del messaggio angelico.
«Fu mandato l’angelo», dice, «a una vergine» (Lc 1, 26-27): vergine nel corpo, vergine nell’anima, vergine per voto, vergine insomma quale la descrive l’Apostolo, santa nell’anima e nel corpo; e non scoperta di recente né per caso, ma eletta dall’eternità, conosciuta in antecedenza dall’Altissimo e preparata per lui, custodita dagli angeli, prefigurata dai padri, promessa dai profeti.

Publié dans:Santi, santi scritti |on 20 août, 2009 |Pas de commentaires »

San Bernardo di Chiaravalle Abate e dottore della Chiesa – 20 agosto

dal sito:

http://www.santiebeati.it/dettaglio/24050

San Bernardo di Chiaravalle Abate e dottore della Chiesa – 20 agosto
 
Digione, Francia, 1090 – Chiaravalle-Clairvaux, 20 agosto 1153

Bernardo, dopo Roberto, Alberico e Stefano, fu padre dell’Ordine Cistercense. L’obbedienza e il bene della Chiesa lo spinsero spesso a lasciare la quiete monastica per dedicarsi alle più gravi questioni politico-religiose del suo tempo. Maestro di guida spirituale ed educatore di generazioni dei santi, lascia nei suoi sermoni di commento alla Bibbia e alla liturgia un eccezionale documento di teologia monastica tendente, più che alla scienza, all’esperienza del mistero. Ispirò un devoto affetto all’umanità di Cristo e alla Vergine Madre. (Mess. Rom.)

Patronato: Apicoltori

Etimologia: Bernardo = ardito come orso, dal tedesco

Emblema: Bastone pastorale, Libro

Martirologio Romano: Memoria di san Bernardo, abate e dottore della Chiesa, che entrato insieme a trenta compagni nel nuovo monastero di Cîteaux e divenuto poi fondatore e primo abate del monastero di Chiaravalle, diresse sapientemente con la vita, la dottrina e l’esempio i monaci sulla via dei precetti di Dio; percorse l’Europa per ristabilirvi la pace e l’unità e illuminò tutta la Chiesa con i suoi scritti e le sue ardenti esortazioni, finché nel territorio di Langres in Francia riposò nel Signore.

A ventidue anni si fa monaco, tirando con sé una trentina di parenti. Il monastero è quello fondato da Roberto di Molesmes a Cîteaux (Cistercium in latino, da cui cistercensi). A 25 anni lo mandano a fondarne un altro a Clairvaux, campagna disabitata, che diventa la Clara Vallis sua e dei monaci. È riservato, quasi timido. Ma c’è il carattere. Papa e Chiesa sono le sue stelle fisse, ma tanti ecclesiastici gli vanno di traverso. È severo anche coi monaci di Cluny, secondo lui troppo levigati, con chiese troppo adorne, « mentre il povero ha fame ».
Ai suoi cistercensi chiede meno funzioni, meno letture e tanto lavoro. Scaglia sull’Europa incolta i suoi miti dissodatori, apostoli con la zappa, che mettono all’ordine la terra e l’acqua, e con esse gli animali, cambiando con fatica e preghiera la storia europea. E lui, il capo, è chiamato spesso a missioni di vertice, come quando percorre tutta l’Europa per farvi riconoscere il papa Innocenzo II (Gregorio Papareschi) insidiato dall’antipapa Pietro de’ Pierleoni (Anacleto II). E lo scisma finisce, con l’aiuto del suo prestigio, del suo vigore persuasivo, ma soprattutto della sua umiltà. Questo asceta, però, non sempre riesce ad apprezzare chi esplora altri percorsi di fede. Bernardo attacca duramente la dottrina trinitaria di Gilberto Porretano, vescovo di Poitiers. E fa condannare l’insegnamento di Pietro Abelardo (docente di teologia e logica a Parigi) che preannuncia Tommaso d’Aquino e Bonaventura.
Nel 1145 sale al pontificato il suo discepolo Bernardo dei Paganelli (Eugenio III), e lui gli manda un trattato buono per ogni papa, ma adattato per lui, con l’invito a non illudersi su chi ha intorno: « Puoi mostrarmene uno che abbia salutato la tua elezione senza aver ricevuto denaro o senza la speranza di riceverne? E quanto più si sono professati tuoi servitori, tanto più vogliono spadroneggiare ». Eugenio III lo chiama poi a predicare la crociata (la seconda) in difesa del regno cristiano di Gerusalemme. Ma l’impresa fallirà davanti a Damasco.
Bernardo arriva in una città e le strade si riempiono di gente. Ma, tornato in monastero, rieccolo obbediente alla regola come tutti: preghiera, digiuno, e tanto lavoro. Abbiamo di lui 331 sermoni, più 534 lettere, più i trattati famosi: su grazia e libero arbitrio, sul battesimo, sui doveri dei vescovi… E gli scritti, affettuosi su Maria madre di Gesù, che egli chiama mediatrice di grazie (ma non riconosce la dottrina dell’Immacolata Concezione).
Momenti amari negli ultimi anni: difficoltà nell’Ordine, la diffusione di eresie e la sofferenza fisica. Muore per tumore allo stomaco. È seppellito nella chiesa del monastero, ma con la Rivoluzione francese i resti andranno dispersi; tranne la testa, ora nella cattedrale di Troyes.
Alessandro III lo proclama santo nel 1174. Pio VIII, nel 1830, gli dà il titolo di Dottore della Chiesa.

Autore: Domenico Agasso 

Publié dans:Santi |on 20 août, 2009 |Pas de commentaires »

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno 34-falklands-carcass-magellanic-penguin

Magellanic Penguin

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Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 19 août, 2009 |Pas de commentaires »

Sant’Agostino : L’abito di nozze

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090820

Giovedì della XX settimana del Tempo Ordinario : Mt 22,1-14
Meditazione del giorno
Sant’Agostino (354-430), vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Discorso 90, 5-6 ; PL 38-39, 561-563 (Nuova Biblioteca Agostiniana)

L’abito di nozze

Qual è dunque l’abito di nozze? « Il fine del precetto – dice l’Apostolo – è la carità che sgorga da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera » (1 Tm 1, 5). Questo è l’abito di nozze. Non si tratta però d’una carità qualsiasi, poiché spesso sembra che si amino tra loro anche individui che hanno in comune una cattiva coscienza. Coloro che compiono insieme rapine e delitti, che sono tifosi degli istrioni, che insieme incitano con urla i guidatori dei carri in lizza e i cacciatori del circo, per lo più si amano tra loro, ma non hanno la carità che sgorga da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera. Siffatta carità è l’abito di nozze.

Indossate l’abito delle nozze; rivolgo quest’esortazione a voi che non l’avete ancora. Voi siete già dentro la Chiesa, vi siete già accostati al convito, ma non avete ancora l’abito da indossare in onore dello sposo, poiché andate ancora in cerca dei vostri interessi, non di quelli di Cristo. L’abito di nozze infatti s’indossa in onore dei coniugi, cioè dello sposo e della sposa. Voi conoscete lo sposo: è Cristo; conoscete la sposa: è la Chiesa (Ef 5,32). Rendete onore allo sposo e alla sposa.

oggi a Roma 40° C (wow!?!?!) voi dove vi trovate?

oggi a Roma 40° C (wow!?!?!) voi dove vi trovate?  dans immagini buon...notte, giorno daini

http://www.valbrembanaweb.it/valbrembanaweb/gallery/1_fauna/fauna1.html

Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 17 août, 2009 |Pas de commentaires »

San Gregorio Magno: « Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090818

Martedì della XX settimana del Tempo Ordinario : Mt 19,23-30
Meditazione del giorno
San Gregorio Magno (circa 540-604), papa, dottore della Chiesa
Omelia 5 sul Vangelo : PL 76, 1093.

« Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito »

Avete sentito, fratelli miei, che Pietro e Andrea hanno abbandonato le loro reti per seguire il Redentore alla prima chiamata della sua voce (Mt 4, 20)… Forse qualcuno dirà dentro di sè : Per obbedire alla chiamata del Signore, cosa hanno abbandonato, questi due pescatori che non possedevano quasi niente ? Ma su questo argomento, dobbiamo considerare le disposizioni del cuore piuttosto che i beni. Ha lasciato molto infatti, colui che non ha trattenuto niente per sè ; ha lasciato molto colui che ha abbandonato tutto, anche se era poca cosa. Noi, ciò che possediamo, lo conserviamo con passione, e ciò che non abbiamo, lo perseguiamo con i nostri desideri. Sì, Pietro e Andrea hanno lasciato molto, siccome l’uno e l’altro hanno abbandonato anche il desiderio di possedere. Hanno lasciato molto, poiché, rinunciando ai loro beni, hanno rinunciato anche alle loro cupidigie. Seguendo Cristo, hanno rinunciato a tutto ciò che avrebbero potuto desiderare se non lo avessero seguito.

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno Daphne%20bholua%20Jacqueline%20Postill%202007

http://www.mygarden.ws/jan07.htm

Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 16 août, 2009 |Pas de commentaires »

Saint Athanase : « Avrai un tesoro nel cielo

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090817

Lunedì della XX settimana del Tempo Ordinario : Mt 19,16-22
Meditazione del giorno
Saint Athanase (295-373), évêque d’Alexandrie, docteur de l’Église
La vita di Antonio, 2-4

« Avrai un tesoro nel cielo »

Dopo la morte dei genitori, Antonio all’età di diciotto o vent’anni circa…, entrò in chiesa e capitò proprio in quel momento in cui si legge¬va il brano del vangelo in cui il Signore dice al ricco : «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri, e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi». Antonio, come se quella lettura fosse stata fatta proprio per lui, uscì subito dalla chiesa, donò ai vicini i poderi avuti in eredità dai genitori. Poi vendette gli altri beni mobili e distribuì ai poveri il ricavato che era notevole, trattenendo soltanto una modesta quota per la sorella.

Entrato nuovamente in chiesa, ascoltò il Signore che dice nel vangelo: «Non affannatevi per il domani» (Mt 6,34). Non riuscì a fermarsi in chiesa, ne uscì subito e donò ai poveri quanto ancora gli era rimasto. Affidò la sorella a delle vergini che conosceva, perché la educassero nella vergini¬tà; egli stesso, poi, fuori della sua casa, si dedi¬cò all’ascesi, vivendo molto austeramente…

Lavorava con le proprie mani perché aveva udito che l’o¬zioso non deve neppure mangiare (2Ts 3,10). Coi suo lavo¬ro non solo si comprava il pane ma faceva anche elemosina ai poveri. Pregava continuamente. Aveva infatti imparato che bisogna pregare senza interruzione (Lc 21,36). Era così attento alla lettura delle Scritture che nulla gli sfuggiva. Ricordava tutto; al posto dei libri aveva la memoria… Così tutti gli abitanti del villaggio e i buoni, con i quali aveva rapporti, lo chiamavano amico di Dio; alcuni lo amava¬no come un figlio, altri come un fratello.

XX domenica del Tempo Ordinario

XX domenica del Tempo Ordinario dans immagini sacre

http://www.santiebeati.it/

Publié dans:immagini sacre |on 15 août, 2009 |Pas de commentaires »

San Gaudenzio da Brescia: « Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090816

XX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B : Jn 6,51-58
Meditazione del giorno
San Gaudenzio da Brescia (? – dopo il 406), vescovo
Omelia pasquale ; CSEL 68, 30

« Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui »

Il sacrificio celeste istituito da Cristo è veramente il dono ereditario del suo Nuovo Testamento: è il dono che ci ha lasciato come pegno della sua presenza quella notte, quando veniva consegnato per essere crocifisso. È il viatico del nostro cammino. È un alimento e sostegno indispensabile per poter percorrere la via della vita, finché non giungiamo, dopo aver lasciato questo mondo, alla nostra meta, che è il Signore. Perciò egli disse: «Se non mangerete la mia carne e non berrete il mio sangue, non avrete la vita in voi».

E proprio al fine di non lasciarci privi di questa necessaria risorsa, comandò agli apostoli, cioè ai primi sacerdoti della Chiesa di celebrare sempre i misteri della vita eterna. Così, le anime redente dal suo sangue prezioso, sarebbero state arricchite dei suoi doni e santificate dal memoriale della sua Passione.

Il pane è considerato con ragione immagine del Corpo di Cristo. Il pane, infatti, risulta di molti grani di frumento. Essi sono ridotti in farina e la farina poi viene impastata con l’acqua e cotta col fuoco. Così anche il corpo mistico di Cristo è unico, ma è formato da tutta la moltitudine del genere umano, portata alla sua condizione perfetta mediante il fuoco dello Spirito Santo… Per il sangue di Cristo vale, in un certo senso, l’analogia del vino, simile a quella del pane. Dapprima c’è la raccolta di molti acini o grappoli nella vigna da lui stesso piantata. Segue la pigiatura sul torchio della croce. C’è quindi la fermentazione, che avviene, per virtù propria, negli ampi spazi del cuore, pieno di fede, di coloro che lo assumono.

Liberati quindi dal potere dell’Egitto e del faraone, cioè dal diavolo, cercate di ricevere il sacrificio pasquale di salvezza, cioè il corpo e il sangue di Cristo, con tutto l’ardente desiderio del vostro cuore.

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