Archive pour le 12 août, 2009

buona notte

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San Francesco d’Assisi: « Settanta volte sette »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090813

Giovedì della XIX settimana del Tempo Ordinario : Mt 18,21-35#Mt 19,1-1
Meditazione del giorno
San Francesco d’Assisi (1182-1226), fondatore dei Fratelli minori
Lettera ad un ministro provinciale

« Settanta volte sette »

Dio ti benedica! Poiché mi interroghi sul modo di comportarti per il bene della tua anima e sul modo migliore di compiere la volontà di Dio, ti dirò ciò che a me sembra più giusto. Ritieni, come una grazia del Signore tutto ciò che può sembrare un ostacolo, sia che ti venga dai frati che da altre persone… Ama coloro che si comportano con te nella maniera che dici e nei loro confronti non desiderare altro, se non quello che il Signore disporrà, nemmeno che si comportino più cristianamente con te.

Avrò la certezza che veramente ami il Signore e me, suo servo e tuo, se farai in modo che non ci sia un frate in tutto il mondo che, per quanto abbia peccato, incontrando il tuo sguardo non senta di avere ottenuto il perdono, se lo avrà chiesto. E se non fosse lui a chiedere perdono, tu incoraggialo a chiederlo. E se mille volte si presentasse a te in simile situazione, dimostra per lui più affetto di quanto ne nutri per me stesso. In questo modo ti sarà possibile riportarlo al Signore. Abbi sempre compassione per fratelli come questi e avverti gli altri superiori [delle nostre comunità] che questo sarà costantemente il tuo modo di comportarti.

Santa Giovanna Francesca de Chantal

Santa Giovanna Francesca de Chantal dans immagini sacre

http://www.santiebeati.it/

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Santa Giovanna Francesca de Chantal, 12 agosto (mf)

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=saintfeast&localdate=20090812&id=487&fd=0

Santa Giovanna Francesca de Chantal, 12 agosto (mf)

Religiosa e cofondatrice

(memoria facoltativa)

Giovanna Francesca Frémiot nacque a Digione, in Francia, il 23 gennaio 1572, in una famiglia dell’alta nobiltà della Borgogna. Rimasta presto orfana di madre, Giovanna Francesca ebbe in suo padre, Benigno, un sicuro punto di riferimento, sia per l’educazione sia per la crescita nella fede. Oggi spesso si parla di “una società senza padre”, di famiglie con padri assenti, distratti, deboli, demotivati nel loro ruolo. Non fu così nella vita di Giovanna Francesca. Ella stessa disse di essere stata una “giovane pazzerella”, con le solite piccole pazzie proprie dell’età. Ma su di lei vigilava il padre: dal carattere forte, un po’ militare, ma sempre saggio e ponderato. Dal sangue nobile ma anche dalla pietà sincera e dalla fede tutta d’un pezzo. Ella non poté non risentirne l’influsso forte, benefico e duraturo. Giovanna alla sua scuola maturò una fede solida, e insieme un grande amore ai poveri.

Era diventata ormai una giovane donna che non poteva passare inosservata anche per il prestigio e la fama del padre. In un primo tempo lasciò cadere con garbo, ma con risolutezza, alcune proposte di matrimonio, finché accettò “con gioia spontanea” il “partito” propostole dal padre: Cristoforo II, barone de Chantal. Aveva 20 anni quando si sposò il 29 dicembre 1592. Fu un “matrimonio felice”. La neo baronessa si diede anima e corpo all’amministrazione della casa, trasfondendo in questa nuova mansione intelligenza e capacità. La tenuta dei De Chantal rifiorì, ed il barone non ebbe mai a pentirsi della fiducia accordata alla moglie. I due sposi erano veramente “un cuor solo ed un’anima sola”, procedevano di comune accordo, nella stima, fiducia, amore e confidenza reciproche. Dalla loro unione nacquero sei figli, due dei quali però morirono alla nascita. Il dolore di questa perdita fu colmato dagli altri quattro rimasti, voluti e accolti come veri “doni di Dio”.

Questi figli allietavano l’atmosfera della casa, e nello stesso tempo lenivano la sofferenza del suo cuore per le frequenti assenze del marito per gli impegni a corte. Un particolare importante: quando il barone non era al castello ella deponeva gli abiti nobili ed eleganti, e si dedicava maggiormente alle pratiche di pietà. Da questa preghiera traeva la forza per essere sempre dolce, serena, affabile con tutti, compresa la servitù, con gli amici e con gli ospiti del castello. L’amore ai poveri, insegnatole dal padre, era sempre una delle sue priorità. Non solo dava loro il necessario ma spesso li serviva lei stessa.

Durante la carestia dell’inverno del 1600 Giovanna, incurante delle dicerie e incoraggiata solamente da suo marito, aprì le porte del suo castello trasformandolo in “ospedale” per alloggiare mamme e bambini in difficoltà, distribuendo loro il suo pane. Cresceva nella fede e nella carità, aiutata dalla frequenza alla Messa quotidiana e dalla confessione. Dopo alcuni anni questa fede così robusta venne messa a dura prova con una serie di lutti in famiglia. Dopo i due figli morti dopo la nascita, nel 1601 perse il marito, che la lasciò sola a 29 anni, con quattro figli da mantenere. Decise di non risposarsi anche se non le mancarono le occasioni.

Alla figura di questa grande Santa francese non si può non avvicinare quella di San Francesco di Sales, che fu suo direttore e guida spirituale, e di cui ella fu seguace e al tempo stesso ispiratrice, penitente e insieme collaboratrice. Così, Santa Giovanna di Chantal e San Francesco di Sales formano una delle due coppie più celebri e più alte nella spiritualità francese del ’600. Il grande predicatore e direttore d’anime, Vescovo di Ginevra, l’aveva vista la prima volta quando predicava la Quaresima del 1604, a Digione. Giovanna era sulla trentina, e indossava severi abiti vedovili. Al primo colloquio, il modestissimo abbigliamento della vedova non parve abbastanza modesto a San Francesco di Sales, il quale le domandò: « Lei ha intenzione di rimaritarsi, Signora? » . «No», rispose Giovanna. « Bene – soggiunse il Santo, con un rapido cenno degli occhi – Allora sarà meglio ammainare le insegne ». La rinunzia interiore, che formava il nocciolo dell’insegnamento del Vescovo di Ginevra, doveva essere accompagnata e sottolineata anche dalla rinuncia esteriore.

Dopo il primo incontro, San Francesco di Sales ne assunse la direzione spirituale, con quella leggerezza di tatto che era il carattere distintivo del grande Santo savoiardo. Ella avvertiva sempre di più il desiderio di ritirarsi dal mondo, e di vivere soprattutto per Dio. Fino all’ultimo, il direttore spirituale volle metterla alla prova.  « Ascoltate – le disse un giorno – bisogna che voi entriate a Santa Chiara ».  « Padre mio – ella rispose – sono prontissima ». « No – riprese il Santo. – Non siete abbastanza robusta. Dovrete farvi suora nell’ospedale di Beaune ».  « Tutto ciò che vi parrà » accondiscese Giovanna. E Francesco:  « Non è ancora ciò che voglio: dovrete essere Carmelitana ».  « Sono pronta ad obbedire »  ripeté la vedova. Dopo aver così saggiato a lungo lo zelo e l’obbedienza della donna, il Santo le espose il suo progetto di una nuova fondazione intitolata alla Visitazione : “Ordo Visitationis Beatissimae Mariae Virginis” (Ordine della Visitazione di Santa Maria) e destinata all’assistenza dei malati.

Di questa nuova fondazione lei doveva essere cofondatrice e prima direttrice. Giovanna di Chantal si disse di nuovo pronta, ma questa volta con maggior fervore, con un sussulto del cuore. Ma occorsero alcuni anni, prima che la figlia del Presidente di Digione, sistemati i figli e disposto dei suoi beni terreni, potesse diventare la prima suora della Visitazione. L’Istituto che ebbe ad Annecy la prima sede, conobbe una rapida e vasta fortuna nella Savoia e nella Francia. Attorno a Giovanna, diventata Suor Francesca, si moltiplicarono le caritatevoli Visitandine (V.S.M.), come le sue suore erano chiamate e presto universalmente note e amate. Nel 1622 moriva Francesco di Sales. Giovanna pianse a lungo quella perdita ma non si sgomentò: le sofferenze e i molti lutti l’avevano ben temprata. Intanto affidava la sua anima ad un altro santo: Vincenzo de Paul che sarà sua guida illuminata e saggia fino alla morte che avvenne, nel monastero di Moulins, il 13 dicembre 1641. Giovanna aveva sessantanove anni e lasciava l’ordine in piena fioritura (ben 75 case della Visitazione). 

Fu beatificata da Pp Benedetto XIV il 13 novembre 1751 e canonizzata da Pp Clemente XIII il 16 luglio 1767.

Il significato del nome Giovanni (a) : « il Signore è benefico, dono del Signore » (ebraico).

Fonti: santiebeati.it; donbosco-torino.it; wikipendia.org («RIV.»).

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Giovanni Paolo II, Udienza 2001: « Il Signore, re dell’universo »

dal sito:

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/audiences/2001/documents/hf_jp-ii_aud_20010905_it.html

GIOVANNI PAOLO II

UDIENZA GENERALE

Mercoledì 5 settembre 2001

« Il Signore, re dell’universo »
(Lettura: Sal 46,2-5.7-8.10)

1. « Il Signore, l’Altissimo, è re grande su tutta la terra! ». Questa acclamazione iniziale è ripetuta in tonalità diverse all’interno del Salmo 46, che abbiamo ora ascoltato. Esso si configura come un inno al Signore sovrano dell’universo e della storia: « Dio è re di tutta la terra… Dio regna sui popoli » (vv. 8-9).

Questo inno al Signore, re del mondo e dell’umanità, come altre composizioni simili presenti nel Salterio (cfr Sal 92; 95-98), suppone un’atmosfera celebrativa liturgica. Siamo, perciò, nel cuore spirituale della lode d’Israele, che sale al cielo partendo dal tempio, il luogo nel quale il Dio infinito ed eterno si svela e incontra il suo popolo.

2. Seguiremo questo canto di lode gioiosa nei suoi momenti fondamentali, simili a due onde che avanzano verso la spiaggia del mare. Differiscono nel modo di considerare la relazione tra Israele e le nazioni. Nella prima parte del Salmo, la relazione è di dominazione: Dio « ci ha assoggettati i popoli, ha messo le nazioni sotto i nostri piedi » (v. 4); nella seconda parte, invece, la relazione è di associazione: « I capi dei popoli si sono raccolti con il popolo dei Dio di Abramo » (v. 10). Si nota quindi un bel progresso.

Nella prima parte (cfr vv. 2-6) si dice: « Applaudite, popoli tutti, acclamate Dio con voci di gioia! » (v. 2). Il centro di questo applauso festoso è la figura grandiosa del Signore supremo, al quale si attribuiscono tre titoli gloriosi: « altissimo, grande e terribile » (v. 3). Essi esaltano la trascendenza divina, il primato assoluto nell’essere, l’onnipotenza. Anche il Cristo risorto esclamerà: « Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra » (Mt 28,18).

3. All’interno della signoria universale di Dio su tutti i popoli della terra (cfr v. 4) l’orante evidenzia la sua presenza particolare in Israele, il popolo dell’elezione divina, « il prediletto », l’eredità più preziosa e cara al Signore (cfr v. 5). Israele si sente, quindi, oggetto di un amore particolare di Dio, che si è manifestato con la vittoria riportata sulle nazioni ostili. Durante la battaglia, la presenza dell’arca dell’alleanza presso le truppe di Israele assicurava loro l’aiuto di Dio; dopo la vittoria, l’arca risaliva sul monte Sion (cfr Sal 67,19) e tutti proclamavano: « Ascende Dio tra le acclamazioni, il Signore al suono di tromba » (Sal 46,6).

4. Il secondo momento del Salmo (cfr vv. 7-10) è aperto da un’altra onda di lode e di canto festoso: « Cantate inni a Dio, cantate inni; cantate inni al nostro re, cantate inni… cantate inni con arte! » (vv. 7-8). Anche ora si inneggia al Signore assiso in trono nella pienezza della sua regalità (cfr v. 9). Questo seggio regale è definito « santo », perché è inavvicinabile da parte dell’uomo limitato e peccatore. Ma trono celeste è anche l’arca dell’alleanza presente nell’area più sacra del tempio di Sion. In tal modo il Dio lontano e trascendente, santo e infinito, si rende vicino alle sue creature, adattandosi allo spazio e al tempo (cfr 1Re 8,27.30).

5. Il Salmo finisce con una nota sorprendente per la sua apertura universalistica: « I capi dei popoli si sono raccolti con il popolo del Dio di Abramo » (v. 10). Si risale ad Abramo, il patriarca che è alla radice non solo di Israele ma anche di altre nazioni. Al popolo eletto che da lui discende, è affidata la missione di far convergere verso il Signore tutte le genti e tutte le culture, perché Egli è Dio di tutta l’umanità. Da oriente ad occidente si raduneranno allora a Sion per incontrare questo re di pace e di amore, di unità e di fratellanza (cfr Mt 8,11). Come sperava il profeta Isaia, i popoli tra loro ostili riceveranno l’invito a gettare a terra le armi e a vivere insieme sotto l’unica sovranità divina, sotto un governo retto dalla giustizia e dalla pace (Is 2,2-5). Gli occhi di tutti saranno fissi sulla nuova Gerusalemme ove il Signore « ascende » per svelarsi nella gloria della sua divinità. Sarà « una moltitudine immensa, che nessuno può contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti… gridavano a gran voce: La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all’Agnello » (Ap 7,9.10).

6. La Lettera agli Efesini vede la realizzazione di questa profezia nel mistero di Cristo redentore quando afferma, rivolta ai cristiani non provenienti dal giudaismo: « Ricordatevi che un tempo voi, pagani per nascita,… eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza di Israele, estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio in questo mondo. Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate i lontani siete diventati vicini grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia » (Ef 2,11-14).

In Cristo dunque, la regalità di Dio, cantata dal nostro Salmo, si è realizzata sulla terra nei confronti di tutti i popoli. Così commenta questo mistero un’omelia anonima dell’VIII secolo: « Fino alla venuta del Messia, speranza delle nazioni, i popoli gentili non hanno adorato Dio e non hanno conosciuto chi Egli è. E finché il Messia non li ha riscattati, Dio non ha regnato sulle nazioni per mezzo della loro obbedienza e del loro culto. Adesso invece Dio, con la sua Parola e il suo Spirito, regna su di loro, perché le ha salvate dall’inganno e se li è fatti amici » (Palestinese anonimo, Omelia arabo-cristiana dell’VIII secolo, Roma 1994, p. 100).

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