Archive pour le 10 août, 2009

buona notte

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Sant’Ambrogio: « Il vostro Padre celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090811

Meditazione del giorno
Sant’Ambrogio (circa 340-397), vescovo di Milano e dottore della Chiesa
Commento al Salmo 118, 22, 27-30 ; CSEL 62, 502-504

« Il vostro Padre celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli »

Vieni, Signore Gesù, a cercare il tuo servo ; cerca la tua pecora affaticata ; vieni, pastore… Mentre ti tratteni sui monti, la tua pecora sta errando : su, lascia le novantanove altre che pure sono tue, e vieni a cercare l’unica che si è smarrita. Vieni, senza farti aiutare, senza farti annunciare ; ora, sei tu che io attendo. Non prendere la frusta. Prendi il tuo amore ; vieni con la dolcezza del tuo Spirito. Non esitare a lasciare sui monti queste tue novantanove pecore. Sulle cime dove le hai poste, i lupi non hanno accesso… Vieni a me, che mi sono smarrito lontano dai greggi di lassù, dove avevi posto anche me, ma i lupi della notte mi hanno fatto abbandonare i tuoi ovili.

Cercami Signore, poiché la mia preghiera ti cerca. Cercami, trovami, rialzami, portami ! Quello che cerchi, puoi trovarlo ; quello che trovi, degnati di rialzarlo ; e quello che rialzi, mettitelo in spalla. Non ti stanca questo pietoso fardello, non ti è di peso portare colui che hai giustificato. Su, vieni Signore, perché anche se è vero che sto errando, « non ho dimenticato la tua parola » (cf. Sal 119/118), e nutro speranza di essere guarito. Vieni, Signore, sei l’unico a poter ancora chiamare la tua pecora perduta ; alle altre che avrai lasciato, non causerai alcuna tristezza. Anche esse si rallegreranno al vedere tornare il peccatore. Vieni, e ci sarà salvezza sulla terra, e ci sarà gioia in cielo (Lc 15, 7).

Non mandare i tuoi servi, non mandare mercenari, vieni tu, a cercare la tua pecora. Rialzami in questa carne che, con Adamo, è caduta. Con questo gesto, riconoscimi non come un figlio di Eva, ma come il figlio di Maria, vergine pura, vergine per grazia, senza nessun sospetto di peccato. Poi, portami fino sulla tua croce. Essa è la salvezza degli erranti, il solo riposo degli affaticati, l’unica vita di tutti quelli che muoiono.

Santa Chiara d’Assisi

Santa Chiara d'Assisi dans immagini sacre

http://www.santiebeati.it/

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Santa Chiara d’Assisi, la Benedizione

dal sito:

http://www.fraticappuccini.it/santachiara/scritti_di_chiaracompl.htm

Santa Chiara d’Assisi

La Benedizione

Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo. Il Signore vi benedica e vi custodisca.  Vi mostri la sua faccia e abbia misericordia di voi.. Volga verso di voi il suo volto e vi dia pace, sorelle e figlie mie, e a tutte le altre che verranno e rimarranno nella vostra comunità, e alle altre ancora, tanto presenti che venture, che persevereranno fino alla fine negli altri monasteri delle povere dame.

Io Chiara, ancella di Cristo, pianticella del beatissimo padre nostro san Francesco, sorella e madre vostra e delle altre sorelle povere, benché indegna, prego il Signore nostro Gesù Cristo, per la sua misericordia e per l’intercessione della santissima sua genitrice, santa Maria, e del beato Michele arcangelo e di tutti i santi angeli di Dio, del beato Francesco padre nostro e di tutti i santi e le sante, che lo stesso Padre celeste vi dia e vi confermi questa santissima benedizione sua in cielo e in terra: in terra, moltiplicandovi nella grazia e nelle sue virtù fra i servi e le ancelle sue nella Chiesa sua militante; e in cielo, esaltandovi e glorificandovi nella Chiesa trionfante fra i santi e le sante sue.

Vi benedico nella mia vita e dopo la mia morte, come posso, con tutte le benedizioni, con le quali il Padre delle misericordie ha benedetto e benedirà i suoi figli e le sue figlie in cielo e sulla terra, e con le quali il padre e la madre spirituale ha benedetto e benedirà i figli suoi e le figlie spirituali. Amen.

Siate sempre amanti delle anime vostre e di tutte le vostre sorelle, e siate sempre sollecite nell’osservare quelle cose che avete promesso al Signore.

Il Signore sia sempre con voi e voglia il Cielo che voi siate sempre con lui. Amen. 

Introduzione storica

La « Legenda sanctae Clarae » ci dice che Chiara, sul punto di morire, benedisse le sorelle, presenti e future. Ci si è chiesti se questa benedizione fu messa per iscritto e se Chiara usò un testo, che aveva composto personalmente. La risposta non è semplice. Attraverso i documenti, che ci sono pervenuti, possediamo tre formule di benedizione di Chiara, sostanzialmente uguali (cambiano il nome della destinataria e la conclusione): una indirizzata ad Agnese di Praga, un’altra a Ermentrude di Bruges e una terza a tutte le sorelle. Sono in tedesco medievale, in olandese medievale, in francese medievale, in italiano medievale e in latino.

Tutti i manoscritti, che riportano il Testamento, contengono anche la Benedizione e questo conferma l’uso antichissimo, nei monasteri di sorelle povere, di leggere ogni venerdì sera il Testamento, concludendolo con la Benedizione. Vi è molta somiglianza nello stile tra il Testamento e la Benedizione: il periodare semplice, l’uso degli stessi vocaboli, vicinanza nel contenuto. Questo conferma l’identità di autore tra i due testi, la loro autenticità e spiega il motivo per il quale sono stati sempre trasmessi insieme e letti l’uno dopo l’altro. L’epoca di composizione deve essere quella del Testamento o un tempo immediatamente successivo: siamo, quindi, alla fine della vita di Chiara.

Il fatto che ci siano diverse edizioni della Benedizione, rivolte a singole Sorelle povere, non si oppone a questa ipotesi: la Benedizione ad Agnese di Praga deve essere stata inviata insieme alla Lettera quarta, che appartiene agli ultimi mesi della vita di Chiara. Per la Benedizione a Ermentrude il problema è più complesso, ma forse si può ipotizzare lo stesso comportamento. La benedizione era quasi un dovere per un francescano, un modo di rivolgersi e di rispondere al fratello, che si stima. Questo movimento benedizionale si accelera nei momenti definitivi della morte, ora di verità e momento per dimostrare la profondità dei vincoli fraterni. Non è solo rito d’uso: è il linguaggio del cuore e della fede, che prende corpo in un ultimo desiderio.

La Benedizione è uno scritto minore di Chiara, perché non ha l’intento teologico e spirituale degli altri scritti, e si apre con la benedizione di Aronne (Nm 6,24-26), che Francesco aveva copiato, di suo pugno, letteralmente per frate Leone e con la quale benedì frate Bernardo (Legper 107: FF 1664).

Questo testo rappresenta, ancora una volta, un primato storico: è la prima benedizione liturgica scritta da una donna, di cui sia stata conservata memoria scritta nella storia della Chiesa.

E questa sensibilità emerge là dove Chiara traduce al femminile tutte le espressioni della benedizione liturgica, dicendo per esempio: Vi benedico….con tutte le benedizioni….con le quali un padre e una madre spirituale ha benedetto o benedirà i suoi figli e le sue figlie spirituali.

 Contenuto

Per una vita feconda

Rompendo e passando oltre la crosta del genere letterario medievale della benedizione, scopriamo un’interessante intelaia-tura spirituale:

* Da un lato, la benedizione la dà il Padre, perché solo Lui può rendere feconda l’efficacia di ogni gesto di fraternità e di fede. Ma la dà anche Chiara e forse lo stesso Francesco, ai quali pare alludere con l’espressione padre e madre spirituali, che benediranno i loro figli e le loro figlie spirituali. Tutti in indissolubile unità. La benedizione svela così che nel cammino evangelico della clarissa si frammischiano il Padre, Chiara, Francesco e tutti quelli che sono entrati a far parte della famiglia francescana. Intelaiatura di vita e di fede.

* Inoltre, il frutto della benedizione è descritto come una fecondità nella storia (la benedizione è sempre legata alla fecondità) e una esaltazione nel cielo. Sarebbe riduttivo intendere questa fecondità come un semplice aumento numerico. Perciò dice che è una fecondità in grazia e virtù, cioè, in offerta evangelica.

Questa è, innanzi tutto, la fecondità francescana. Da parte sua, la glorificazione del cielo, come l’altra di Fil 2,6-11 nel caso di Gesù, è il sigillo della verità che il Padre pone a tutta la traiettoria evangelica del credente francescano. Al termine della sua vita, Chiara afferma con l’avallo della sua, persona la verità fondamentale della fede: il cammino cristiano, vissuto con intensità, porta all’esito credente, s’incontra con il segreto del Padre. Sì, benedizione e testamento, donazione della realtà più essenziale della propria esperienza.

Per una vita nella fedeltà

La BsC non è solo una promessa di sostegno che si basa sulla constatazione della verità del funzionamento dei meccanismi della fede. È anche una vocazione alla fedeltà che si inserisce nella continua catechesi clariana sul mantenersi nel cammino evangelico promesso. Lo avevano ereditato da Francesco (ricordare Uv) e, soprattutto, Chiara stessa era giunta alla conclusione, come dice nel TestsC, che la fedeltà era la prova della verità dell’opzione intrapresa. Perciò Chiara conclude che le sorelle siano sempre amanti di Dio e delle vostre anime e di tutte le vostre sorelle. In questo sempre si racchiude tutto l’animo fraterno e tutta l’urgente vocazione a una fedeltà dalla quale dipende, in parte notevole, l’esito del processo cristiano.

Per realizzare la promessa fatta al Signore

Con questo riferimento alla opzione evangelica primitiva termina la BsC: perché osserviate sollecitamente quello che avete promesso al Signore. Quando la clarissa, tanto personalmente come istituzionalmente, vede che le si annebbia il primo impulso di fronte a un Vangelo vissuto con limpidezza, ricorrerà al coraggio e all’impulso di questo reinserirsi nei giorni primaverili nei quali il Vangelo era decisivo. Farlo con la maturità dell’oggi, nella lotta dura di ogni giorno, può essere un sostegno decisivo per conservare la fedeltà e l’entusiasmo per la fede. Parola fraterna che stimola e soccorre, parola di fede.

Publié dans:preghiere, Santi, santi scritti |on 10 août, 2009 |Pas de commentaires »

Santa Chiara Vergine, 11 agosto, biografia

dal sito:

http://www.santiebeati.it/dettaglio/24000

Santa Chiara Vergine

11 agosto
 
Assisi, 1193/1194 – Assisi, 11 agosto 1253

Ha appena dodici anni Chiara, nata nel 1194 dalla nobile e ricca famiglia degli Offreducci, quando Francesco d’Assisi compie il gesto di spogliarsi di tutti i vestiti per restituirli al padre Bernardone. Conquistata dall’esempio di Francesco, la giovane Chiara sette anni dopo fugge da casa per raggiungerlo alla Porziuncola. Il santo le taglia i capelli e le fa indossare il saio francescano, per poi condurla al monastero benedettino di S.Paolo, a Bastia Umbra, dove il padre tenta invano di persuaderla a ritornare a casa. Si rifugia allora nella Chiesa di San Damiano, in cui fonda l’Ordine femminile delle «povere recluse» (chiamate in seguito Clarisse) di cui è nominata badessa e dove Francesco detta una prima Regola. Chiara scrive successivamente la Regola definitiva chiedendo ed ottenendo da Gregorio IX il «privilegio della povertà». Per aver contemplato, in una Notte di Natale, sulle pareti della sua cella il presepe e i riti delle funzioni solenni che si svolgevano a Santa Maria degli Angeli, è scelta da Pio XII quale protettrice della televisione. Erede dello spirito francescano, si preoccupa di diffonderlo, distinguendosi per il culto verso il SS. Sacramento che salva il convento dai Saraceni nel 1243. (Avvenire)

Patronato: Televisione

Etimologia: Chiara = trasparente, illustre, dal latino

Emblema: Giglio, Ostia

Martirologio Romano: Memoria di santa Chiara, vergine, che, primo virgulto delle Povere Signore dell’Ordine dei Minori, seguì san Francesco, conducendo ad Assisi in Umbria una vita aspra, ma ricca di opere di carità e di pietà; insigne amante della povertà, da essa mai, neppure nell’estrema indigenza e infermità, permise di essere separata.

La sera della domenica delle Palme (1211 o 1212) una bella ragazza diciottenne fugge dalla sua casa in Assisi e corre alla Porziuncola, dove l’attendono Francesco e il gruppo dei suoi frati minori. Le fanno indossare un saio da penitente, le tagliano i capelli e poi la ricoverano in due successivi monasteri benedettini, a Bastia e a Sant’Angelo.
Infine Chiara prende dimora nel piccolo fabbricato annesso alla chiesa di San Damiano, che era stata restaurata da Francesco. Qui Chiara è stata raggiunta dalla sorella Agnese; poi dall’altra, Beatrice, e da gruppi di ragazze e donne: saranno presto una cinquantina.
Così incomincia, sotto la spinta di Francesco d’Assisi, l’avventura di Chiara, figlia di nobili che si oppongono anche con la forza alla sua scelta di vita, ma invano. Anzi, dopo alcuni anni andrà con lei anche sua madre, Ortolana. Chiara però non è fuggita “per andare dalle monache”, ossia per entrare in una comunità nota e stabilita. Affascinata dalla predicazione e dall’esempio di Francesco, la ragazza vuole dare vita a una famiglia di claustrali radicalmente povere, come singole e come monastero, viventi del loro lavoro e di qualche aiuto dei frati minori, immerse nella preghiera per sé e per gli altri, al servizio di tutti, preoccupate per tutti. Chiamate popolarmente “Damianite” e da Francesco “Povere Dame”, saranno poi per sempre note come “Clarisse”.
Da Francesco, lei ottiene una prima regola fondata sulla povertà. Francesco consiglia, Francesco ispira sempre, fino alla morte (1226), ma lei è per parte sua una protagonista, anche se sarà faticoso farle accettare l’incarico di abbadessa. In un certo modo essa preannuncia la forte iniziativa femminile che il suo secolo e il successivo vedranno svilupparsi nella Chiesa.
Il cardinale Ugolino, vescovo di Ostia e protettore dei Minori, le dà una nuova regola che attenua la povertà, ma lei non accetta sconti: così Ugolino, diventato papa Gregorio IX (1227-41) le concede il “privilegio della povertà”, poi confermato da Innocenzo IV con una solenne bolla del 1253, presentata a Chiara pochi giorni prima della morte.
Austerità sempre. Però « non abbiamo un corpo di bronzo, né la nostra è la robustezza del granito ». Così dice una delle lettere (qui in traduzione moderna) ad Agnese di Praga, figlia del re di Boemia, severa badessa di un monastero ispirato all’ideale francescano.
Chiara le manda consigli affettuosi ed espliciti: « Ti supplico di moderarti con saggia discrezione nell’austerità quasi esagerata e impossibile, nella quale ho saputo che ti sei avviata ». Agnese dovrebbe vedere come Chiara sa rendere alle consorelle malate i servizi anche più umili e sgradevoli, senza perdere il sorriso e senza farlo perdere. A soli due anni dalla morte, papa Alessandro IV la proclama santa.
Chiara si distinse per il culto verso l’Eucarestia. Per due volte Assisi venne minacciata dall’esercito dell’imperatore Federico II che contava, tra i suoi soldati, anche saraceni. Chiara, in quel tempo malata, fu portata alle mura della città con in mano la pisside contenente il Santissimo Sacramento: i suoi biografi raccontano che l’esercito, a quella vista, si dette alla fuga.

Autore: Domenico Agasso 

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