Tre modi di pregare, da: Gli Esercizi Spirituali di S. Ignazio di Loyola,

dal sito:

http://www.raggionline.com/esercizi/tremodi/autori/longridge.htm

TRE MODI DI PREGARE [238-260]

Gli Esercizi Spirituali di S. Ignazio di Loyola,

W. H. LONGRIDGE,

Edizioni Paoline, Roma 1965, pp. 326-337. 

Primo modo di orare

238. – Modo di orare (propriamente detto), cioè meditazione o contemplazione… Questo primo modo di orare non è esattamente né meditazione né contemplazione. È principalmente un esercizio di esame, sebbene partecipi anche in qualche modo della natura di meditazione, in quanto comincia con una preghiera preparatoria per la grazia, dopo di che segue la considerazione di uno o più comandamenti e come noi li abbiamo osservati o siamo venuti meno ad essi, e alla fine un colloquio.

Dare forma, modo ed esercizi; forma, cioè una speciale forma che distingue l’Esercizio dal semplice esame di coscienza da una parte, e dalla meditazione, dall’altra parte, sebbene partecipi della natura di tutti e due; modo, cioè un ordine di procedimento, consiste in una preghiera preparatoria, considerazione e colloquio; esercizi, cioè quelli che seguono su: 1) i dieci comandamenti, 2) i peccati capitali, 3) facoltà dell’anima, 4) i sensi del corpo.

Quindi S. Ignazio nota lo scopo di questo Esercizio, cioè che l’anima, giungendo ad una più accurata conoscenza dei suoi peccati e concependo per essi un più profondo dolore ed un più serio proposito di emendazione si prepari alla confessione o a fare gli Esercizi, e faccia profitto in essi e la preghiera sia accetta (a Dio), come proveniente da un cuore veramente contrito e umile.
 

Nella Annotazione 18, S. Ignazio conta questo tra gli Esercizi più leggeri, che possono essere dati agli illetterati e a chi vuole aiutarsi ad istruirsi e a giungere a soddisfare fino ad un certo grado la sua anima. può anche esser dato, durante la Prima Settimana, a quelli che stanno per fare gli Esercizi più pienamente, come un aiuto per entrare più completamente nelle meditazioni sui peccati e per fare una confessione migliore. Ma in questo caso esso sarebbe diretto solo a quei peccati che l’esercitante abbia probabilmente commesso o sia stato tentato a commettere.

239. – … Questa Addizione può essere osservata con grande vantaggio prima di ogni esercizio di preghiera, sia vocale che mentale, e prima di recitare l’Ufficio Divino.

243. – Secondo il soggetto, cioè secondo il risultato del mio esame e lo stato della mia anima; ringraziando se, mediante la misericordia di Dio, sia stato preservato da qualche violazione dei comandamenti, facendo atti di contrizione per i miei peccati contro di essi, e domandando grazia di osservali in futuro, specialmente in quei punti dove sono in maggior pericolo di cadere.

244. – Superbia, Avarizia, Lussuria, Invidia, Gola, Ira, Accidia. Questi sono chiamati più esattamente i sette peccati capitali; perché, naturalmente, non ogni peccati che cade sotto ciascuno di questi capi è un peccato mortale. Ciò dipende dalla gravità della materia e dal grado di conoscenza e intenzionalità con cui è commesso. Per le definizioni di questi peccati e delle loro principali ramificazioni, ed anche per i loro appropriati rimedi, consultare i manuali ordinari di teologia morale.

245. – Le sette virtù contrarie sono Umiltà, Liberalità, Castità, Amore Fraterno, Temperanza, Pazienza, Diligenza.

246. – Memoria, intelletto e volontà.

248. – Questo primo modo di orare può essere applicato a molti altri argomenti oltre quelli menzionati qui, p. e., i precetti della Chiesa, le tre virtù teologali e le quattro virtù cardinali, i sette doni e i dodici frutti dello Spirito Santo, le opere di misericordia corporale e spirituale, ecc.

Mezz’ora di questo modo di orare, fatta in comune sotto una guida, potrebbe essere utile per un Esercizio a mezzogiorno. S. Francesco Saverio spesso l’imponeva ai suoi penitenti in India. P. Rickaby nota anche che sarebbe utile a un Religioso, che si trova in Esercizi, applicare questo metodo alla considerazione delle sue regole.

Per alcuni utili rilievi su questi tre modi di orare, vedi Direttorio, XXXVII. 
 
 Secondo modo di orare

252. – In ginocchio o seduto. Questa direttiva è da intendersi come applicabile ad ogni specie di preghiera, non semplicemente a questo secondo modo. Lo stesso può dirsi dell’avvertimento circa il chiudere o custodire gli occhi.

Quando una parola singola non dà un senso compiuto, se ne devono prendere e considerare altre assieme ad essa. Molti Salmi possono fornire materia per questo modo di orare (Direttorio, XXXVII, 9.10).

253. – Un’ora, o meno, se la persona in questione non è capace di spendere così lungo tempo utilmente. Vedi Annotazione 18.

254. – Cfr. Addizione 4.

256. – P. e., il Veni Creator, i Salmi e i Cantici, le Collette e le altre preghiere della Messa, e alcune preghiere vocali, che siamo soliti usare. Simile pratica di meditazione e preghiera sarà, senza dubbio, di grande aiuto rispetto alla recita, con maggiore intelligenza e devozione, delle preghiere vocali. 
 
 Terzo modo di orare

258. – A ritmo. Una metafora presa dalla musica, dove le note sono distribuite in ritmi di tempo uniforme, mediante sbarre. Così qui c’è una successione ritmica di respiri dell’anima in preghiera, in cui corpo e anima partecipano insieme.

259. – P. e., l’Anima Christi, il Credo, ecc.

260. – Di più, cioè un tempo più lungo di quello richiesto per recitare qualche preghiera secondo questo terzo modo. Su questo terzo modo, vedi Direttorio, XXXVII, 12.
 

Publié dans : preghiera (sulla), santi scritti |le 31 juillet, 2009 |Pas de Commentaires »

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