Archive pour le 29 juillet, 2009

buona notte

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Dwarf Bluebell (Ruellia brittoniana)

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Papa Benedetto XVI,Spe Salvi 45-46: « A riva »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090730

Giovedì della XVII settimana del Tempo Ordinario : Mt 13,47-53
Meditazione del giorno
Papa Benedetto XVI
Enciclica « Spe Salvi », 45-46 (© Libreria Editrice Vaticana)

« A riva »

Con la morte, la scelta di vita fatta dall’uomo diventa definitiva – questa sua vita sta davanti al Giudice. La sua scelta, che nel corso dell’intera vita ha preso forma, può avere caratteri diversi. Possono esserci persone che hanno distrutto totalmente in se stesse il desiderio della verità e la disponibilità all’amore. Persone in cui tutto è diventato menzogna; persone che hanno vissuto per l’odio e hanno calpestato in se stesse l’amore. È questa una prospettiva terribile, ma alcune figure della stessa nostra storia lasciano discernere in modo spaventoso profili di tal genere. In simili individui non ci sarebbe più niente di rimediabile e la distruzione del bene sarebbe irrevocabile: è questo che si indica con la parola inferno.

Dall’altra parte possono esserci persone purissime, che si sono lasciate interamente penetrare da Dio e di conseguenza sono totalmente aperte al prossimo – persone, delle quali la comunione con Dio orienta già fin d’ora l’intero essere e il cui andare verso Dio conduce solo a compimento ciò che ormai sono.

Secondo le nostre esperienze, tuttavia, né l’uno né l’altro è il caso normale dell’esistenza umana. Nella gran parte degli uomini – così possiamo supporre – rimane presente nel più profondo della loro essenza un’ultima apertura interiore per la verità, per l’amore, per Dio. Nelle concrete scelte di vita, però, essa è ricoperta da sempre nuovi compromessi col male… Che cosa avviene di simili individui quando compaiono davanti al Giudice? Tutte le cose sporche che hanno accumulate nella loro vita diverranno forse di colpo irrilevanti?… San Paolo, nella Prima Lettera ai Corinzi, ci dà un’idea del differente impatto del giudizio di Dio sull’uomo a seconda delle sue condizioni… « Se, sopra questo fondamento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l’opera di ciascuno sarà ben visibile: la farà conoscere quel giorno che si manifesterà col fuoco, e il fuoco proverà la qualità dell’opera di ciascuno. Se l’opera che uno costruì sul fondamento resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; ma se l’opera finirà bruciata, sarà punito: tuttavia egli si salverà, però come attraverso il fuoco » (3,12-15).

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Santa Marta

Santa Marta dans immagini sacre

http://www.santiebeati.it/

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Santa Marta di Betania, sec I – 29 luglio

dal sito:

http://www.santiebeati.it/dettaglio/23750

Santa Marta di Betania, sec I – 29 luglio  

Marta è la sorella di Maria e di Lazzaro di Betania. Nella loro casa ospitale Gesù amava sostare durante la predicazione in Giudea. In occasione di una di queste visite conosciamo Marta. Il Vangelo ce la presenta come la donna di casa, sollecita e indaffarata per accogliere degnamente il gradito ospite, mentre la sorella Maria preferisce starsene quieta in ascolto delle parole del Maestro. L’avvilita e incompresa professione di massaia è riscattata da questa santa fattiva di nome Marta, che vuol dire semplicemente «signora». Marta ricompare nel Vangelo nel drammatico episodio della risurrezione di Lazzaro, dove implicitamente domanda il miracolo con una semplice e stupenda professione di fede nella onnipotenza del Salvatore, nella risurrezione dei morti e nella divinità di Cristo, e durante un banchetto al quale partecipa lo stesso Lazzaro, da poco risuscitato, e anche questa volta ci si presenta in veste di donna tuttofare. I primi a dedicare una celebrazione liturgica a S. Marta furono i francescani, nel 1262. (Avvenire)
Patronato: Casalinghe, Domestiche, Albergatori, Osti, Cuochi, Cognate

Etimologia: Marta = palma, dall’aramaico o variante di Maria

Emblema: Chiavi, Mestolo, Scopa, Drago

Martirologio Romano: Memoria di santa Marta, che a Betania vicino a Gerusalemme accolse nella sua casa il Signore Gesù e, alla morte del fratello, professò: «Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

Marta è la sorella di Maria e di Lazzaro di Betania, un villaggio a circa tre chilometri da Gerusalemme. Nella loro casa ospitale Gesù amava sostare durante la predicazione in Giudea. In occasione di una di queste visite compare per la prima volta Marta. Il Vangelo ce la presenta come la donna di casa, sollecita e indaffarata per accogliere degnamente il gradito ospite, mentre la sorella Maria preferisce starsene quieta in ascolto delle parole del Maestro. Non ci stupisce quindi il rimprovero che Marta muove a Maria: « Signore, non t’importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti ».
L’amabile risposta di Gesù può suonare come rimprovero alla fattiva massaia: « Marta, Marta, tu t’inquieti e ti affanni per molte cose; una sola è necessaria: Maria invece ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta ». Ma rimprovero non è, commenta S. Agostino: « Marta, tu non hai scelto il male; Maria ha però scelto meglio di te ». Ciononostante Maria, considerata il modello evangelico delle anime contemplative già da S. Basilio e S. Gregorio Magno, non sembra che figuri nel calendario liturgico: la santità di questa dolce figura di donna è fuori discussione, poiché le è stata confermata dalle stesse parole di Cristo; ma è Marta soltanto, e non Maria né Lazzaro, a comparire nel calendario universale, quasi a ripagarla delle sollecite attenzioni verso la persona del Salvatore e per proporla alle donne cristiane come modello di operosità.
L’avvilita e incompresa professione di massaia è riscattata da questa santa fattiva di nome Marta, che vuol dire semplicemente « signora ». Marta ricompare nel Vangelo nel drammatico episodio della risurrezione di Lazzaro, dove implicitamente domanda il miracolo con una semplice e stupenda professione di fede nella onnipotenza del Salvatore, nella risurrezione dei morti e nella divinità di Cristo, e durante un banchetto al quale partecipa lo stesso Lazzaro, da poco risuscitato, e anche questa volta ci si presenta in veste di donna tuttofare. La lezione impartitale dal Maestro non riguardava, evidentemente, la sua encomiabile laboriosità, ma l’eccesso di affanno per le cose materiali a scapito della vita interiore. Sugli anni successivi della santa non abbiamo alcuna notizia storicamente accertabile, pur abbondando i racconti leggendari. I primi a dedicare una celebrazione liturgica a S. Marta furono i francescani, nel 1262, il 29 luglio, cioè otto giorni dopo la festa di S. Maria Maddalena, impropriamente identificata con sua sorella Maria.

Autore: Piero Bargellini  

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La Madonna della Lettera, Patrona della città di Messina

dal sito:

http://www.mariadinazareth.it/madonna%20della%20lettera.htm

LA MADONNA DELLA LETTERA

Patrona della città di Messina 

Secondo la tradizione, verso l’anno 42 si trovava a Reggio Calabria l’apostolo  Paolo di Tarso che, su invito dei Messani, venne a sbarcare in Sicilia, circa 12 Km a sud di Messana (vicino l’attuale Giampilieri) in una località che fu chiamata Cala San Paolo.

A Messina l’apostolo non si fermò per molto. Infiammati dalla sua predicazione, molti cittadini si convertirono al Cristianesimo e molti di loro manifestarono il desiderio di andare a visitare i luoghi santi e, possibilmente, di conoscere di persona anche Maria di Nazareth ed i suoi familiari. Paolo di Tarso fu ben felice di accontentarli. Di questa delegazione la tradizione della Chiesa messinese ricorda Geronimo Origgiano, Marcello Benefacite, Centurione Mulè e Brizio Ottavia.

Al loro arrivo a Nazareth, Maria accolse i delegati con materno affetto, ed alla loro partenza li gratificò di una lettera di protezione, arrotolata e legata con una ciocca dei suoi capelli. La delegazione tornò a Messana l’8 settembre dello stesso anno.

Nel manoscritto in lingua ebraica, tradotto in latino nel 1940 dal greco-messinese Costantino Lascaris,  si leggeva:

Maria Vergine figlia di Gioacchino,
umilissima serva di Dio, Madre di Gesù
crocifisso, della tribù di Giuda, della
stirpe di David, salute a tutti i Messinesi
e benedizione di Dio Padre Onnipotente.
Ci consta per pubblico strumento che voi
tutti con fede grande avete a noi spedito
Legati e Ambasciatori, confessando che
il Nostro Figlio, generato da Dio sia Dio
e uomo e che dopo la sua resurrezione
 salì al cielo: avendo voi conosciuta la via
della verità per mezzo della predicazione
di Paolo apostolo eletto per la qual cosa
BENEDICIAMO VOI E L’ ISTESSA CITTA’
della quale noi vogliamo essere perpetua
protettrice.

Da Gerusalemme l’ anno 42
di Nostro Figlio. Indizione 1 luna XXVII

giorno di giovedì a 3 di giugno.

Tratto dal sito www.salvatorecuratola.it

LA DEVOZIONE

ALLA MADONNA DELLA LETTERA
 


La devozione alla Madonna della Lettera è caratteristica della Città di Messina, ed è avvalorata da una antichissima tradizione.

Avendo accolto con grande entusiasmo l’annuncio del Vangelo predicato da S. Paolo nei suoi viaggi apostolici, gli abitanti di Messina ardono dal desiderio di conoscere personalmente la Gran Madre di Dio, e mettersi sotto la sua protezione. Pensano quindi di inviare una loro delegazione a Gerusalemme con una lettera, nella quale professano la loro fede e chiedono la protezione di Maria. Nell’anno 42, S. Paolo in persona accompagna la delegazione e la presenta alla Madonna, la quale l’accoglie con materna bontà ed, in risposta della missiva, invia ai Messinesi una sua Lettera, scritta in ebraico. In essa Maria loda la loro fede, gradisce la loro devozione, ed assicura loro la sua perpetua protezione. Così termina la Lettera: “Benediciamo voi e tutta la cittadinanza ed assicuriamo la nostra perpetua protezione”. Da allora cresce grandemente la devozione dei Messinesi verso la Madonna; è eretta una chiesa, poi ampliata, sulla porta della quale viene scritta in lettere greche la frase: “Velox ad audiendum” (Pronta ad ascoltare) a significare come nel corso dei secoli Maria sia stata maternamente presente non solo nell’accogliere le domande degli abitanti di Messina, ma molte volte anche nel prevenirle.(1)

Nella ricostruzione del vecchio Campanile, dopo il terremoto del 1908, la scena è riprodotta in modo spettacolare. Al suono delle campane a mezzogiorno nella loggia del quarto piano si animano personaggi alti due metri. Davanti al trono, sul quale siede la Madonna con il Bambino, appare dapprima un Angelo con una palma nella sinistra e nella destra una lettera che porge alla Madonna; quindi viene S. Paolo che si china davanti al trono ed introduce l’ambasceria; il primo Ambasciatore si china come S. Paolo, viene benedetto e consegna la lettera; quindi sfilano tutti gli altri Ambasciatori che si chinano davanti al trono e sono a loro volta benedetti. Al termine della sfilata la Madonna benedice la Città ed il Popolo di Messina.
È interessante scoprire le tante raffigurazioni della Madonna della Lettera, riportate nel volume del Rev. Padre Placido Samperi, messinese, della Compagnia di Gesù, Iconologia della gloriosa Vergine Madre di Dio Maria Protettrice di Messina “divisa in cinque Libri ove si ragiona delle Immagini di Nostra Signora che si riveriscono nei Templi, e Cappelle più famose della Città di Messina, edito in Messina, appresso Giacomo Mattei, stampatore camerale, 1644”, anteriore di molti secoli al terribile terremoto del 1908, che si trova nella Biblioteca del nostro Centro di Documentazione.
La prima la troviamo nella Cappella del Palazzo del Senato, opera del pittore messinese Antonino Barbalonga, nella quale la Madonna, circondata da Angeli, è rappresentata mentre con la mano destra alzata benedice gli Ambasciatori, presentati da S. Paolo, e con la sinistra consegna loro la lettera. Un altro quadro si trova nella chiesa del Monastero di S. Paolo, dove è custodita con grande devozione. La Madonna vi è raffigurata non seduta in trono, ma in piedi mentre viene incontro agli Ambasciatori per consegnare loro la lettera. Un quadro simile lo troviamo anche nella chiesa “de’ Fanciulli dispersi” cioè abbandonati, anch’essi raffigurati nel dipinto.
Più interessante ed originale è l’immagine della Madonna della lettera nella chiesa di S. Nicolò de’ Greci. Tra tanti quadri raffiguranti la Madonna, tutti antichi e bisognosi di restauro, ve n’è uno al quale nessuno dà importanza. “Il pittore Paolo Savola, che già ha restaurato gli altri quadri, per la devozione che porta alla Madonna, chiede di poter restaurare anche quella tavola con la pittura antichissima, tutta tarlata e in parte scorticata nei colori, e la porta a casa sua. È un’immagine dipinta all’antica, con un manto come usano le donne egiziane, con un Bambino in braccio che sta rimirando la madre”. Ripulito il dipinto, “si scoprì nelle mani del Puttino un foglio sul quale si vedono scritte alcune lettere greche. … Il Cappellano, vedendo quello scritto non si cura di leggerlo, pensando sia una sentenza del Santo Vangelo, secondo l’uso della Chiesa greca. Ma osservandolo bene, il dottor D. Leonardo Parè, professore di lingua greca, legge con attenzione quei caratteri e si accorge che sono il principio della Lettera della Beata Vergine scritta ai Messinesi: La vergine Maria, figlia di Gioacchino, umile Ancella di Dio, Madre di Gesù Cristo, della tribù di Giuda, della famiglia di Davide, a quanti sono in Messina salute e benedizione di Dio Onnipotente. Questo avviene nel giorno appunto di S. Caterina Alessandrina 25 di novembre 1643”.(2)

 La felice scoperta provoca il pianto del professore Parè e suscita l’entusiasmo dei devoti.
                                                                 

Don Mario Morra SDB

Publié dans:Maria Vergine |on 29 juillet, 2009 |Pas de commentaires »

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