Archive pour le 25 juillet, 2009

buona notte

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Sant’Ilario di Poitiers: « Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090726

XVII Domenica del Tempo Ordinario – Anno B : Jn 6,1-15
Meditazione del giorno
Sant’Ilario di Poitiers (circa 315-367), vescovo, dottore della Chiesa
Commento sul vangelo di Matteo, 14, 11 ; PL 9, 999

« Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo »

I discepoli dicono di non avere nulla se non cinque pani e due pesci. I cinque pani significano che essi erano ancora sottomessi ai cinque libri della Legge, e i due pesci che erano nutriti dagli insegnamenti dei profeti e di Giovanni Battista… Ecco ciò che gli apostoli avevano ad offrire in primo luogo, poiché erano ancora a questo punto; e da questo punto è partita la predicazione del Vangelo…

Il Signore aveva preso i pani e i pesci. Alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione e li spezzò. Rendeva grazie al Padre per essere trasformato nel cibo della Buona Novella, dopo i secoli della Legge e dei profeti… I pani sono stati dati agli apostoli: per mezzo di loro i doni della grazia sarebbero stati ridati. In seguito la gente viene nutrita con i cinque pani e i due pesci e, dopo che i commensali erano stati saziati, i pezzi avanzati erano così abbondanti da riempire dodici ceste. Questo vuole dire che la moltitudine viene colmata dalla parola di Dio che viene dall’insegnamento della Legge e dei profeti. Servito il cibo eterno, trabocca l’abbondanza della potenza divina, messa in serbo per i popoli pagani. Essa realizza una pienezza, quella della cifra dodici, che è il numero degli apostoli. Ora, il numero di coloro che hanno mangiato è lo stesso di quello di coloro che crederanno : cinquemila uomini (Mt 14,21 ; At 4,4).

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SS. Gioacchino ed Anna

SS. Gioacchino ed Anna dans immagini sacre

http://www.santiebeati.it/

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Mat-14,13_Feeding_Multitude_Multiplication_Pains

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Mat-14,13_Feeding_Multitude_Multiplication_Pains (passo parallelo al vangelo di domani)

http://www.artbible.net/3JC/-Mat-14,13_Feeding_Multitude_Multiplication_Pains/slides/15%20CHRIST%20FEEDING%205%20THOUSANDS.html

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Omelia per la XVII domenica del Tempo Ordinario (domani)

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/15748.html

Omelia (26-07-2009) 

padre Romeo Ballan
La moltiplicazione si realizza nella condivisione

Una domanda per riflettere: perché il segno straordinario della cosiddetta moltiplicazione dei pani e dei pesci viene narrato sei volte nel Vangelo, una volta da Luca e Giovanni e ben due volte da Matteo e Marco? Più di tutti gli altri segni miracolosi operati da Gesù! Le prime comunità cristiane ne avevano compreso l’importanza, essendo la fame, nelle sue varie forme, un problema universale, il problema del pane quotidiano. Forse non è casuale che la radice ebraica delle parole pane e combattere sia composta dalle stesse consonanti. Non per nulla la maggior parte delle guerre nella storia si sono scatenate per problemi di fame, di accumulazione di beni, oltre che per motivi di prestigio personale o di gruppo. Anche oggi la lotta per il pane quotidiano accomuna tutti gli esseri viventi, anche se con risultati differenti. Spesso addirittura opposti: fino alla morte per fame, come succede tutt’oggi, putroppo!, per centinaia di milioni di persone. La soluzione a questo scandalo vergognoso e umiliante non verrà da nuove moltiplicazioni cadute dal cielo, ma da decisioni nuove, programmi concordati, strategie globali per mettere in moto la condivisione nelle sue varie forme. Queste sono le sfide che la polis, la città degli uomini e delle donne sulla terra, deve affrontare oggi con determinazione, equanimità e rapidità.

Il Vangelo di questa domenica offre alla famiglia umana preziose indicazioni per tale cammino. Giovanni ambienta il segno straordinario di Gesù nella vicinanza della Pasqua (v. 4): più che di una informazione cronologica, si tratta del contesto della sua donazione totale: “li amò sino alla fine” (Gv 13,1), lavanda dei piedi, morte e risurrezione di Gesù. Il segno che Gesù pone scaturisce dalla profonda commozione che Egli sente per la gente stanca, sbandata, senza pastore, affamata. Per Lui quella “grande folla” (v. 2.5) non è anonima, ha un volto, una dignità. Sono figli nella casa del Padre, non schiavi. Sono tutti invitati a mensa: quindi li fa sedere. Sedere a mensa è un gesto di dignità, che corrisponde a Gesù e ai suoi primi amici (v. 3), ma anche alla gente: Giovanni lo ripete tre volte in due versetti (v. 10.11). “C’era molta erba” (v. 10), che fa ricordare la premura del Pastore che invita a riposare “su pascoli erbosi” (Sal 23,2). Quando i figli sono seduti attorno alla stessa mensa e il pane viene condiviso equamente, cessano le contese e le guerre. (*)

I discepoli Filippo e Andrea riconoscono l’inadeguatezza delle poche risorse disponibili, di fronte a così tanta gente (v. 7.9). Gesù introduce qui una logica nuova: compie il segno partendo dai cinque pani d’orzo (pane dei poveri) e dai due pesci che un ragazzo mette a disposizione (v. 9); rende grazie e incoraggia creativamente la condivisione e la distribuzione, fino ai più lontani, fino ad avanzarne (v. 12-13), sulla scia del miracolo compiuto dal profeta Eliseo (I lettura). Nel testo evangelico non appare il termine moltiplicazione, bensì l’atto della condivisione: la moltiplicazione sovrabbondante avviene durante e attraverso la condivisione. Chiave di lettura di questo segno è il ragazzo, dal quale ha inizio la condivisione. Il ragazzo rappresenta il discepolo chiamato a farsi bambino per entrare nel Regno (Mc 10,15): egli non può accumulare per sé, ma deve condividere con altri quanto possiede. Il cristiano, cosciente di essere parte di un solo corpo e di condividere con altri la stessa fede nell’unico Signore (II lettura), sa che la partecipazione alla mensa eucaristica gli esige un impegno coerente perché ci sia pane sufficiente sulle mense di tutti. Questa è missione!

Parola del Papa
(*) “La fame miete ancora moltissime vittime tra i tanti Lazzaro ai quali non è consentito, come aveva auspicato Paolo VI, di sedersi alla mensa del ricco epulone. Dare da mangiare agli affamati (cf Mt 25,35.37.42) è un imperativo etico per la Chiesa universale, che risponde agli insegnamenti di solidarietà e di condivisione del suo Fondatore, il Signore Gesù. Inoltre, eliminare la fame nel mondo è divenuto, nell’era della globalizzazione, anche un traguardo da perseguire per salvaguardare la pace e la stabilità del pianeta”.
Benedetto XVI
Enciclica Caritas in Veritate, 29.6.2009, n. 27

San Gioacchino ed Anna, 26 luglio (quest’anno cade di domenica, domani)

dal sito:

http://liturgia.silvestrini.org/santo/228.html

San Gioacchino ed Anna

Genitori della B.V.M.

BIOGRAFIA
Secondo un’antica tradizione che risale al II secolo, ebbero questo nome i genitori della beata Vergine Maria. È il protovangelo di Giacomo, a darne i nomi. Il culto di sant’Anna esisteva in oriente già nel secolo VI e si diffuse in occidente nel secolo X. Più recente è il culto di san Gioacchino.

DAGLI SCRITTI…
Dai «Discorsi» di san Giovanni Damasceno, vescovo
Poiché doveva avvenire che la Vergine Madre di Dio nascesse da Anna, la natura non osò precedere il germe della grazia; ma rimase senza il proprio frutto perché la grazia producesse il suo. Doveva nascere infatti quella primogenita dalla quale sarebbe nato il primogenito di ogni creatura «nel quale tutte le cose sussistono» (Col 1, 17). O felice coppia, Gioacchino ed Anna! A voi é debitrice ogni creatura, perché per voi la creatura ha offerto al Creatore il dono più gradito, ossia quella casta madre, che sola era degna del creatore. Rallégrati Anna, «sterile che non hai partorito, prorompi in grida di giubilo e di gioia, tu che non hai provato i dolori» (Is 54, 1). Esulta, o Gioacchino, poiché dalla tua figlia é nato per noi un bimbo, ci é stato dato un figlio, e il suo nome sarà Angelo di grande consiglio, di salvezza per tutto il mondo, Dio forte (cfr. Is 9, 6). Questo bambino é Dio.
O Giacchino ed Anna, coppia beata, veramente senza macchia! Dal frutto del vostro seno voi siete conosciuti, come una volta disse il Signore: «Li conoscerete dai loro frutti» (Mt 7, 16). Voi informaste la condotta della vostra vita in modo gradito a Dio e degno di colei che da voi nacque. Infatti nella vostra casta e santa convivenza avete dato la vita a quella perla di verginità che fu vergine prima del parto, nel parto e dopo il parto. Quella, dico, che sola doveva conservare sempre la verginità e della mente e dell’anima e del corpo.
O Giachino ed Anna, coppia castissima! Voi, conservando la castità prescritta dalla legge naturale, avete conseguito, per divina virtù, ciò che supera la natura: avete donato al mondo la madre di Dio che non conobbe uomo. Voi, conducendo una vita pia e santa nella condizione umana, avete dato alla luce una figlia più grande degli angeli ed ora regina degli angeli stessi.
O vergine bellissima e dolcissima! O figlia di Adamo e Madre di Dio. Beato il seno, che ti ha dato la vita! Beate le braccia che ti strinsero e le labbra che ti impressero casti baci, quelle dei tuoi soli genitori, cosicché tu conservassi in tutto la verginità! «Acclami al Signore tutta le terra, gridate, esultate con canti di gioia» (Sal 97, 4). Alzate la vostra voce, gridate, non temete.

Scrutare il piano di Dio
La memeoria dei genitori di Maria di Nazareth, non è una pia devozione, ma, seguendo la liturgia, è un modo per riflettere sulle radici della nostra salvezza. Essa, infatti, non è qualcosa che accade all’improvviso e senza nessuna preparazione, ma tutto avviene con gradualità. Scopriamo, quindi, che Dio ha educato il suo popolo ed ha chiamato persone (i re, i profeti, i sacerdoti) perché più da vicino collaborassero alla sua opera, ha cercato gente semplice perché comprendesse appieno i suoi disegni, ha ordinato tutto secondo il bene e la realizzazione del suo progetto. Capire questo, vuol dire considerare i santi, come quelli proposti oggi, nell’ottica di Dio e non in una mera propettiva umana: non sono solo intercessori, ma persone concrete che hanno vissuto la loro storia personale e sociale leggendo tutto in una prospettiva di fede, nella speranza di vedere la salvezza.

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