Archive pour le 19 juillet, 2009

buona notte

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Sant’Efrem Siro : Il segno di Giona

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090720

Lunedì della XVI settimana del Tempo Ordinario : Mt 12,38-42
Meditazione del giorno
Sant’Efrem Siro (circa 306-373), diacono in Siria, dottore della Chiesa
Diatèssaron XI, 1-3. SC 195-197.

Il segno di Giona

Dopo tutti i segni che Nostro Signore aveva dato loro, questi ciechi gli dicevano: «Vorremmo che tu ci facessi vedere un segno». Nostro Signore lasciò da parte i re e i profeti, suoi testimoni, e chiamò a testimoni gli abitanti di Nìnive… Giona infatti aveva annunziato la destruzione agli abitanti di Nìnive; aveva ispirato loro il timore, e aveva seminato in loro lo stupore. E loro gli presentarono il covone della contrizione dell’anima e i frutti della penitenza. Per questo le nazioni sono state elette, e gli incirconcisi si sono avvicinati a Dio. I pagani hanno ricevuto la vita, e i peccatori si sono convertiti.

« Gli chiedevano un segno dal cielo », per esempio il tuono, come per Samuele (cfr. 1 Sam 7, 10)… Avevano ascoltato una predicazione venuta dall’alto, e non avevano creduto. Perciò la predicazione salì dal profondo… « Il Figlio dell’uomo resterà nel cuore della terra, come Giona rimase nel ventre del pesce»…Giona salì dal mare e predicò agli abitanti di Nìnive i quali fecero penitenza e furono salvati ; così Nostro Signore, dopo aver risuscitato il suo corpo dallo Shéol, mandò i suoi apostoli tra le nazioni : si convertirono perfettamente e ricevettero la pienezza della vita.

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CANCIONES ENTRE EL ALMA Y EL ESPOSO (San Giovanni della Croce, spagnolo-italiano)

dal sito:

http://www.monasterovirtuale.it/giovannidellacroce.html

(spagnolo italiano, naturalmente la « canciones » continua)

CANCIONES ENTRE EL ALMA Y EL ESPOSO

ESPOSA


I. Adnde te escondiste,
Amado, y me dejaste con gemido?
Como el ciervo huiste,
habindome herido:
sali tras ti clamando, y eras ido.

2. Pastores, los que fuerdes
alla por las majadas al otero:
si por ventura vierdes
aquel que yo mas quiero,
decilde que adolezco, peno y muero.

3 Buscando mis amores,
ir por esos montes y riberas;
ni coger las flores,
i temer las fiera s,
y pasar los fuertes y fronteras.

4 Oh bosques y espesuras,
plantadas por la mano del Amado
Oh prado de verduras,
de flores esmaltado!
Decid si por vosotros ha pasado.

5 Mil gracias derramando
pas por estos sotos con presura,
y, yndolos mirando,
con sola su figura
vestidos los dej de hermosura.

STROFE DEL CANTICO TRA L’ANIMA E LO SPOSO

LA SPOSA

I. Dove ti nascondesti,
in gemiti lasciandomi,
o Diletto?
Come il cervo fuggisti,
dopo avermi ferito;
ti uscii dietro gridando: ti eri involato.

2. Pastori, voi che andate
di stazzo in stazzo fino all’alto monte,
se per caso incontrate
chi pi di ogni altro bramo,
ditegli che languisco, soffro e muoio.

3. In cerca del mio amore,
andr per questi monti e queste rive,
non coglier mai fiore,
non temer le fiere,
superer i forti e le frontiere.

4. O boschi e selve ombrose
piantate dalla mano dell’Amato!
O prato verdeggiante
di bei fiori smaltato!
Ditemi se attraverso voi passato.

5. Mille grazie spargendo
pass per questi boschi con snellezza,
e, mentre li guardava,
solo con il suo sguardo
adorni li lasci d’ogni bellezza.

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http://www.artbible.net/Jesuschrist_fr.html

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Benedetto XVI: i valori evangelici, fonte di speranza nel futuro

dal sito:

http://www.zenit.org/article-19025?l=italian

Benedetto XVI: i valori evangelici, fonte di speranza nel futuro

Rivolgendosi a poveri e disoccupati: “Non scoraggiatevi!”

ROMA, domenica, 19 luglio 2009 (ZENIT.org).- Una grande folla ha accolto questa mattina Benedetto XVI a Romano Canavese, cittadina piemontese in provincia di Ivrea, dove il Papa, giunto in elicottero, ha presieduto la recita dell’Angelus.

Una volta nel paese che nel 1934 ha dato i natali al suo più stretto collaboratore, il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone, il Papa è entrato nella chiesa monumentale che dal 1843 domina Piazza Ruggia.

Subito dopo Benedetto XVI si è fermato per una breve sosta in preghiera all’interno della chiesa dedicata all’Apostolo Pietro e a San Solutore martire, salutando i fedeli che si erano radunati all’interno.

Prima della consueta preghiera mariana domenicale, il Papa ha ringraziato i medici e tutti coloro che nei giorni passati lo hanno aiutato, con le cure e la solidarietà, a superare il piccolo incidente di venerdì scorso che gli ha procurato una frattura al polso destro.

Nel prendere la parola il Papa che, poco prima alzando le braccia in segno di saluto aveva mostrato il gesso che gli protegge la mano, ha detto: “Come vedete, a causa del mio infortunio, sono un po’ limitato nella mia agilità, ma la presenza del cuore è piena, e sono con voi con grande gioia!”.

“Sono stati tanti – ha aggiunto – che hanno mostrato, in questo momento, la loro vicinanza, la loro simpatia, il loro affetto per me e hanno pregato per me, e così si è rafforzata la rete della preghiera che ci unisce in tutte le parti del mondo”.

“Innanzitutto, vorrei dire grazie ai medici e al personale medico di Aosta che mi ha trattato con tanta diligenza, con tanta competenza ed amicizia”, ha detto.

“E vorrei dire grazie anche alle autorità di Stato, della Chiesa e a tutti i semplici che mi hanno scritto o mi hanno fatto vedere il loro affetto e la loro vicinanza”, ha continuato.

Secondo quanto riferito dal portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, rientrato il 17 luglio alla residenza di Les Combes di Introd dopo l’intervento al polso destro, il Pontefice aveva trascorso la notte tranquillamente.

Sabato mattina aveva poi celebrato come sempre la Messa, anche se sta “imparando” a convivere con l’ingessatura e con i piccoli inconvenienti che ne derivano, tra cui – secondo quanto riferito da Lombardi – quello di dover rinunciare a scrivere a mano, cosa che avrebbe voluto fare di frequente in questi giorni.

Il Pontefice ha quindi dedicato la riflessione dell’Angelus ai temi della sua ultima Enciclica, “Caritas in veritate”, ricordando come in tempi critici come quelli attuali, la chiave della convivenza sta nella solidarietà e non in una economia di solo profitto.

 “Attualmente, però, so che anche qui, nella zona di Ivrea, molte famiglie sperimentano una situazione di difficoltà economiche a causa della carenza di occupazioni lavorative”, ha osservato il Santo Padre.

“Cari amici, non scoraggiatevi! La Provvidenza aiuta sempre chi opera il bene e si impegna per la giustizia; aiuta quanti non pensano solo a sé, ma anche a chi sta peggio di loro”, li ha poi rincuorati.

In una intervista a “L’Osservatore Romano”, il Vescovo di Ivrea, monsignor Arrigo Miglio, aveva parlato della situazione drammatica che regna in questo territorio, “con molte famiglie che vivono la precarietà dei cassaintegrati e dei lavori a termine breve o brevissimo”, mentre “è in crescita anche la disoccupazione vera e propria”.

Per far fronte a queste sfide, aveva aggiunto, “la Caritas si è attivata già da tempo per aiutare le famiglie più in difficoltà attraverso l’iniziativa del prestito di solidarietà promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana”.

Inoltre, aveva spiegato, “le parrocchie e la diocesi in questo periodo si sono impegnate specialmente a favore dei ragazzi e dei giovani, facendo in modo che nessuno resti escluso dalle iniziative parrocchiali e diocesane — estate ragazzi e campi scuola — per motivi economici: molte rette sono state integrate o interamente pagate dalle parrocchie e dalla diocesi”.

Infine, il presule aveva rivelato che “la diocesi partecipa attivamente a un’iniziativa interdiocesana di sostegno alle piccole imprese, iniziativa che vede uniti Caritas, conferenza di San Vincenzo de’ Paoli e uffici per la pastorale sociale”.

Nel discorso introdutto all’Angelus, il Papa rivolgendosi agli abitanti di queste terre aveva ricordato che la “vostra vera forza” sono stati “i valori fondamentali della famiglia e del rispetto della vita umana, la sensibilità per la giustizia sociale, la capacità di affrontare la fatica e il sacrificio, il forte legame con la fede cristiana attraverso la vita parrocchiale e specialmente la partecipazione alla santa Messa”.

Per questo, ha continuato, “saranno questi stessi valori a permettere alle generazioni di oggi di costruire con speranza il proprio futuro, dando vita a una società veramente solidale e fraterna, dove tutti i vari ambiti, le istituzioni e l’economia siano permeati di spirito evangelico”.
 
Auspicando poi che il contributo della “Caritas in veritate” “possa mobilitare le forze positive per rinnovare il mondo”, Benedetto XVI ha quindi rivolto un pensiero particolare ai giovani, ma soprattutto agli adulti che ne hanno la responsabilità educativa.

“Qui, come dappertutto, bisogna domandarsi quale tipo di cultura viene loro proposta; quali esempi e modelli vengano ad essi proposti, e valutare se siano tali da incoraggiarli a seguire le vie del Vangelo e della libertà autentica”, ha detto il Papa.

“La gioventù è piena di risorse, ma va aiutata a vincere la tentazione di vie facili e illusorie, per trovare la strada della Vita vera e piena”, ha infine concluso.

Al termine dell’Angelus, Benedetto XVI si è recato a pranzo nella casa natale del Cardinale Bertone, dove all’esterno i familiari del porporato, che lo hanno accolto, hanno fatto apporre una targa nella quale si ringrazia con gioia il Papa per la sua visita.

Per quanto riguarda il programma del soggiorno estivo di Benedetto XVI, il Pontefice resterà nello chalet valdostano fino al 29 luglio. Durante questo periodo sono previsti la celebrazione dei Vespri nella cattedrale di Aosta venerdì 24 luglio e la preghiera dell’Angelus a Les Combes domenica 26.

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Omelia per oggi, XVI domenica del Tempo Ordinario: L’urgenza di accogliere il Regno di Dio

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/7665.html

Omelia (23-07-2006)
 
don Bruno Maggioni
L’urgenza di accogliere il Regno di Dio

Gesù ha dunque fretta e ha molte cose da fare e tuttavia egli trova il tempo per ritirarsi, solo, sul monte a pregare (1,35). Il ritmo della sua giornata non trascura il momento della solitudine, della preghiera, della comunicazione col Padre.
È alla luce di questo quadro del ritmo della vita di Gesù che comprendiamo meglio il brano di questa domenica (Marco 6,30-34). Precisa ulteriormente il ritmo della vita di Gesù e lo applica al discepolo.
I discepoli ritornano dal loro giro missionario: hanno sperimentato la potenza della Parola, ma anche la fatica e il rifiuto. E Gesù li invita al riposo, in un luogo solitario, in sua compagnia: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’». C’è il momento della missione e dell’impegno e c’è il momento del riposo, c’è il momento dell’accoglienza e c’è il momento della solitudine.
Un riposo, però, che non si irrigidisce nelle sue esigenze, anche legittime, ma si mantiene aperto a una fondamentale disponibilità.
La folla giunge inaspettatamente impedendo il riposo, e Gesù non la fa attendere, ma la accoglie e ne soddisfa le esigenze. Però a modo suo: non è a disposizione delle esigenze superficiali della folla, ma solo delle sue esigenze profonde: «E insegnava loro molte cose». Più tardi moltiplicherà per quella folla i pani, ma ora insegna la Parola.
Il Vangelo è percorso da un fremito di urgenza, ma è un’urgenza speciale, molto diversa dalla nostra fretta ossessiva e distratta. C’è l’urgenza del Regno: «Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino» (1,15). La grande occasione è giunta e non c’è tempo da perdere: il tempo è compiuto, cioè maturo, ricco di possibilità di salvezza, e non si può sprecarlo, non si può perderlo.
C’è l’urgenza del distacco e della decisione: «Essi, abbandonata la rete, lo seguirono» (1,20). Di fronte all’appello di Dio non si può tergiversare, non si può differire la risposta: il discepolo deve decidersi subito.
C’è, infine, l’urgenza, la vigilanza: «Quando vedrete accadere queste cose, sappiate che è vicino, alle porte…; non passerà questa generazione prima che tutto ciò avvenga» (13,29-30).
Ma queste tre urgenze – che incalzano la vita del credente – non hanno nulla a che vedere con la fretta mondana. Le cose importanti da fare, e da fare subito e sempre, non sono le cose del mondo, ma l’accoglienza del Regno e l’attesa del Signore. È l’urgenza delle «cose di Dio»: non ha la fretta degli affari, l’ansia del possesso, l’accumulo del lavoro, ma la ricerca di Dio, l’ascolto della Parola, lo spazio alle persone. Proprio tutte le cose per le quali non troviamo mai il tempo. 

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