Archive pour le 8 juillet, 2009

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno

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Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 8 juillet, 2009 |Pas de commentaires »

Sant’Efrem Siro: « Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenderà sopra di essa »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090709

Giovedì della XIV settimana del Tempo Ordinario : Mt 10,7-15
Meditazione del giorno
Sant’Efrem Siro (circa 306-373), diacono in Siria, dottore della Chiesa
Commento sul Diatèssaron 8,3-4 ; SC 121, 159

« Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenderà sopra di essa »

« In qualunque casa entriate, prima dite : Pace a questa casa » (Lc 10,5) affinché il Signore stesso vi entri e vi soggiorni, come presso Maria… Questo saluto è il mistero della fede che illumina il mondo ; in esso, l’inimicizia viene spenta, la guerra fermata e gli uomini si riconoscono a vicenda. L’effetto di questo saluto era nascosto da un velo, nonostante la prefigurazione del mistero della risurrezione… quando sorge la luce e l’aurora caccia la notte. A partire da questo invio di Cristo, gli uomini hanno cominciato a dare e a ricevere questo saluto, fonte di guarigione e di benedizione…

Tale saluto, con la sua potenza nascosta… basta ampiamente per tutti gli uomini. Per questo il Nostro Signore l’ha mandato con i suoi discepoli come annunciatori, affinché esso realizzasse la pace e, portato dalla voce degli apostoli, suoi inviati, preparasse la via davanti a loro. Esso era seminato in ogni casa… ; entrava in tutti coloro che lo intendevano, per separare e mettere da parte i suoi figli che esso riconosceva. In essi rimaneva, mentre denunziava coloro che gli erano stranieri, poiché non lo accoglievano.

Questo saluto di pace non inaridiva, sgorgando dagli apostoli verso i loro fratelli, svelando i tesori inesauribili del Signore… Presente in coloro che lo davano e in coloro che lo accoglievano, quest’annuncio di pace non ne subiva né diminuzione, né divisione. Dal Padre, annunciava che egli è vicino a tutti e in tutti ; dalla missione del Figlio, rivelava che egli è in persona presso tutti, anche se la sua dimora è presso il Padre suo. Non smette di proclamare che le figure sono ormai compiute e che la verità caccia finalmente le ombre.

oggi m.f. di Aquila e Priscilla discepoli di San Paolo, link alla storia

oggi m.f. di Aquila e Priscilla discepoli di San Paolo, link alla storia dans immagini sacre

http://www.santiebeati.it/

la storia di Aquila e Priscilla collaboratori e discepoli di San Paolo probabilmente l’ho già messa, comunque metto il link alla storia che ho pubblicata sul mio Blog: « la pagina di San Paolo » perché c’è qualcosa in più, ossia un articolo di Gianfranco Ravasi:

http://lapaginadisanpaolo.unblog.fr/2008/07/08/8-luglio-santi-aquila-e-priscilla-sposi-e-martiri-discepoli-di-san-paolo-per-la-commemorazione/

Publié dans:immagini sacre |on 8 juillet, 2009 |Pas de commentaires »

Né socialista né capitalista, ma fraterna e cristiana, Il prof. Zamagni spiega le innovazioni della “Caritas in Veritate”

dal sito:

http://www.zenit.org/article-18890?l=italian

Né socialista né capitalista, ma fraterna e cristiana

Il prof. Zamagni spiega le innovazioni della “Caritas in Veritate”

di Antonio Gaspari

CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 7 luglio 2009 (ZENIT.org).- “La Caritas in Veritate propone un superamento dell’utilitarismo in favore di uno sviluppo del mercato e dell’economia di tipo umanistico e improntato sulla fraternità”, sostiene il prof. Stefano Zamagni.

Docente ordinario di Economia Politica all’Università di Bologna e Consultore del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, il prof. Zamagni ha così spiegato, martedì 7 luglio, nella Sala Stampa vatican, le implicazione dell’enciclica sociale di Benedetto XVI.

Secondo Zamagni, la Caritas in Veritate (CV) invita a “superare l’ormai obsoleta dicotomia tra sfera dell’economico e sfera del sociale” e cioè a risolvere quell’errore teorico che ha portato ad identificare “l’economia con il luogo della produzione della ricchezza (o del reddito) e il sociale con il luogo della solidarietà e/o della compassione”.

“La CV [Caritas in Veritate] ci dice, invece, che si può fare impresa anche se si perseguono fini di utilità sociale e si è mossi all’azione da motivazioni di tipo pro-sociale”, ha sottolineato il docente di Economia Politica.

Il prof. Zamagni ha quindi criticato la competizione intesa con l’hobbesiana « mors tua, vita mea », o l’immorale principio utilitaristico, perchè in questo modo l’attività economica tende a divenire “luogo dello sfruttamento e della sopraffazione del forte sul debole, quindi inumana e dunque ultimamente inefficiente”.

Secondo il docente, la Dottrina Sociale della Chiesa “va oltre (ma non contro) l’economia di tradizione smithiana che vede il mercato come l’unica istituzione davvero necessaria per la democrazia e per la libertà”.

“La Dottrina Sociale della Chiesa – ha spiegato – ci ricorda invece che una buona società è frutto certamente del mercato e della libertà, ma ci sono esigenze, riconducibili al principio di fraternità, che non possono essere eluse, né rimandate alla sola sfera privata o alla filantropia”.

Al tempo stesso, la Dottrina Sociale della Chiesa non parteggia con chi combatte i mercati e vede l’economico in endemico e naturale conflitto con la vita buona, invocando una decrescita e un ritiro dell’economico dalla vita in comune.

“Piuttosto – ha sottolineato -, essa propone un umanesimo a più dimensioni, nel quale il mercato è visto come momento importante della sfera pubblica – sfera che è assai più vasta di ciò che è statale – e che, se concepito e vissuto come luogo aperto anche ai principi di reciprocità e del dono, costruisce la città ».

Per il prof. Zamagni la parola chiave per comprendere la novità della “Caritas in Veritate” è quella di “fraternità”, parola già presente nella bandiera della Rivoluzione Francese, ma che l’ordine post-rivoluzionario ha poi abbandonato fino alla sua cancellazione dal lessico politico-economico.

Il Consultore del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace ha spiegato che “è stata la scuola di pensiero francescana a dare alla ‘fraternità’ il significato che è quello di costituire, il complemento e l’esaltazione del principio di solidarietà”.

Il prof. Zamagni ha precisato che “mentre la solidarietà è il principio di organizzazione sociale che consente ai diseguali di diventare eguali, il principio di fraternità è quel principio di organizzazione sociale che consente agli eguali di esser diversi”.

“La fraternità – ha aggiunto – consente a persone che sono eguali nella loro dignità e nei loro diritti fondamentali di esprimere diversamente il loro piano di vita, o il loro carisma”.

Per Zamagni, “la buona società non può accontentarsi dell’orizzonte della solidarietà, perché una società che fosse solo solidale, e non anche fraterna, sarebbe una società dalla quale ognuno cercherebbe di allontanarsi. Il fatto è che mentre la società fraterna è anche una società solidale, il viceversa non è necessariamente vero”.

In conclusione il docente di Economia Politica ha sostenuto che “non è sostenibile una società di umani in cui si estingue il senso di fraternità”, perchè non è “capace di progredire quella società in cui esiste solamente il ‘dare per avere’ oppure il ‘dare per dovere’ ».

Alla domanda se l’enciclica sia o no anticapitalistica, il prof. Zamagni ha risposto che “non è una enciclica anticapitalista” ed ha spiegato che il problema non è il capitalismo, ma le concezioni riduzionistiche dell’utilitarismo e del profitto a tutti i costi.

Il docente di Economia Politica ha precisato che è ormai evidente come l’accumulazione della ricchezza, superato il limite del benessere, non garantisce la felicità. E gli umani cercano la felicità, non il potere e il denaro ad ogni costo.

Per quanto riguarda il debito, il prof. Zamagni ha spiegato che la cancellazione non risolve i problemi, perchè è necessario cambiare le strutture. La cancellazione del debito non garantisce lo sviluppo, che invece ha bisogno di cambiamenti sociali e strutturali.

Publié dans:ENCICLICHE (dalle, sulle) |on 8 juillet, 2009 |Pas de commentaires »

di Sandro Magister: Il quarto sacramento in via di restauro. Provvedono il Curato d’Ars e padre Pio

dal sito:

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1338988

Il quarto sacramento in via di restauro. Provvedono il Curato d’Ars e padre Pio

File interminabili di penitenti facevano la coda al loro confessionale. E Benedetto XVI li propone come modelli per ridar vita al sacramento del perdono. Sorpresa: anche il cardinale Martini è d’accordo col papa. Vuole addirittura un Concilio a questo scopo

di Sandro Magister

ROMA, 22 giugno 2009 – Nell’aprire l’Anno Sacerdotale da lui personalmente ideato e voluto, Benedetto XVI ha detto che il suo scopo è di mostrare « quanto sia importante la santità dei sacerdoti per la vita e la missione della Chiesa ».

E di tale santità ha offerto come modelli il Curato d’Ars e padre Pio.

Il primo l’ha ricordato nella lettera con cui ha aperto l’Anno Sacerdotale, venerdì 19 giugno, festa del Sacro Cuore di Gesù. Quanto al secondo, si è recato pellegrino sul luogo dove visse, San Giovanni Rotondo, domenica 21 giugno.

Questi due santi non hanno un profilo alla moda. Entrambi nati contadini, non dotti, l’uno parroco e l’altro frate francescano in due villaggi sperduti della Francia dell’Ottocento e dell’Italia del Novecento. Ma la loro santità era così fulgente che miriadi di persone, anche da molto lontano, accorrevano a implorare da loro il perdono di Dio, in interminabili code al loro confessionale (nella foto, padre Pio).

La preghiera, l’eucaristia, il sacramento della penitenza: di queste tre luci brillava la loro santità.

La terza luce soprattutto colpisce, in un’epoca come l’attuale in cui il sacramento della penitenza è pochissimo praticato, caduto in abbandono anche per la trascuratezza di molti sacerdoti.

Sulla necessità di ridar vita a questo sacramento Benedetto XVI ha particolarmente insistito, nell’aprire l’Anno Sacerdotale.

***

L’ha fatto anzitutto in questo passaggio della lettera di inaugurazione dell’Anno, coincidente con il centocinquantesimo anniversario del « dies natalis » del santo Curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney:

« I sacerdoti non dovrebbero mai rassegnarsi a vedere deserti i loro confessionali né limitarsi a constatare la disaffezione dei fedeli nei riguardi di questo sacramento. Al tempo del Santo Curato, in Francia, la confessione non era né più facile, né più frequente che ai nostri giorni, dato che la tormenta rivoluzionaria aveva soffocato a lungo la pratica religiosa. Ma egli cercò in ogni modo, con la predicazione e con il consiglio persuasivo, di far riscoprire ai suoi parrocchiani il significato e la bellezza della penitenza sacramentale, mostrandola come un’esigenza intima della presenza eucaristica.

« Seppe così dare il via a un circolo virtuoso. Con le lunghe permanenze in chiesa davanti al tabernacolo fece sì che i fedeli cominciassero a imitarlo, recandovisi per visitare Gesù, e fossero, al tempo stesso, sicuri di trovarvi il loro parroco, disponibile all’ascolto e al perdono. In seguito, fu la folla crescente dei penitenti, provenienti da tutta la Francia, a trattenerlo nel confessionale fino a 16 ore al giorno.

« Si diceva allora che Ars era diventata ‘il grande ospedale delle anime’. ‘La grazia che egli otteneva [per la conversione dei peccatori] era sì forte che essa andava a cercarli senza lasciar loro un momento di tregua!’, dice il primo biografo. Il Santo Curato non la pensava diversamente, quando diceva: ‘Non è il peccatore che ritorna a Dio per domandargli perdono, ma è Dio stesso che corre dietro al peccatore e lo fa tornare a Lui… Questo buon Salvatore è così colmo d’amore che ci cerca dappertutto’.

« Tutti noi sacerdoti dovremmo sentire che ci riguardano personalmente quelle parole che egli metteva in bocca a Cristo: ‘Incaricherò i miei ministri di annunciare ai peccatori che sono sempre pronto a riceverli, che la mia misericordia è infinita’. Dal Santo Curato d’Ars noi sacerdoti possiamo imparare non solo un’inesauribile fiducia nel sacramento della penitenza che ci spinga a rimetterlo al centro delle nostre preoccupazioni pastorali, ma anche il metodo del ‘dialogo di salvezza’ che in esso si deve svolgere.

« Il Curato d’Ars aveva una maniera diversa di atteggiarsi con i vari penitenti. Chi veniva al suo confessionale attratto da un intimo e umile bisogno del perdono di Dio, trovava in lui l’incoraggiamento ad immergersi nel ‘torrente della divina misericordia’ che trascina via tutto nel suo impeto. E se qualcuno era afflitto al pensiero della propria debolezza e incostanza, timoroso di future ricadute, il Curato gli rivelava il segreto di Dio con un’espressione di toccante bellezza: ‘Il buon Dio sa tutto. Prima ancora che voi vi confessiate, sa già che peccherete ancora e tuttavia vi perdona. Come è grande l’amore del nostro Dio che si spinge fino a dimenticare volontariamente l’avvenire, pur di perdonarci!’

« A chi, invece, si accusava in maniera tiepida e quasi indifferente, offriva, attraverso le sue stesse lacrime, la seria e sofferta evidenza di quanto ‘abominevole’ fosse quell’atteggiamento: ‘Piango perché voi non piangete’, diceva. ‘Se almeno il Signore non fosse così buono! Ma è così buono! Bisogna essere barbari a comportarsi così davanti a un Padre così buono!’.

« Faceva nascere il pentimento nel cuore dei tiepidi, costringendoli a vedere, con i propri occhi, la sofferenza di Dio per i peccati quasi ‘incarnata’ nel volto del prete che li confessava. A chi, invece, si presentava già desideroso e capace di una più profonda vita spirituale, spalancava le profondità dell’amore, spiegando l’indicibile bellezza di poter vivere uniti a Dio e alla sua presenza: ‘Tutto sotto gli occhi di Dio, tutto con Dio, tutto per piacere a Dio… Com’è bello!’. E insegnava loro a pregare: ‘Mio Dio, fammi la grazia di amarti tanto quanto è possibile che io t’ami’ ».

***

E di nuovo Benedetto XVI è tornato a sollecitare i sacerdoti a prendersi cura del sacramento della penitenza in questo passaggio di un suo discorso a San Giovanni Rotondo:

« Come il Curato d’Ars, anche Padre Pio ci ricorda la dignità e la responsabilità del ministero sacerdotale. Chi non restava colpito dal fervore con cui egli riviveva la passione di Cristo in ogni celebrazione eucaristica? Dall’amore per l’Eucaristia scaturiva in lui come nel Curato d’Ars una totale disponibilità all’accoglienza dei fedeli, soprattutto dei peccatori.

« Inoltre, se san Giovanni Maria Vianney, in un epoca tormentata e difficile, cercò in ogni modo di far riscoprire ai suoi parrocchiani il significato e la bellezza della penitenza sacramentale, per il santo frate del Gargano la cura delle anime e la conversione dei peccatori furono un anelito che lo consumò fino alla morte. Quante persone hanno cambiato vita grazie al suo paziente ministero sacerdotale; quante lunghe ore egli trascorreva in confessionale!

« Come per il Curato d’Ars, è proprio il ministero di confessore a costituire il maggior titolo di gloria e il tratto distintivo di questo santo frate cappuccino. Come allora non renderci conto dell’importanza di partecipare devotamente alla celebrazione eucaristica e di accostarsi frequentemente al sacramento della confessione? In particolare, il sacramento della penitenza va ancor più valorizzato, e i sacerdoti non dovrebbero mai rassegnarsi a vedere deserti i loro confessionali né limitarsi a constatare la disaffezione dei fedeli per questa straordinaria fonte di serenità e di pace ».

***

Nel riferire l’inizio dell’Anno Sacerdotale le cronache giornalistiche non hanno dato quasi nessun rilievo a questa insistenza del papa sul sacramento della penitenza.

Le cronache hanno dato evidenza, piuttosto, al passaggio in cui Benedetto XVI ha deplorato la malvagia condotta di alcuni pastori della Chiesa, « soprattutto di quelli che si tramutano in ‘ladri delle pecore’ (Giovanni 10, 1ss), o perché le deviano con le loro private dottrine, o perché le stringono con lacci di peccato e di morte ».

Così come l’altro passaggio in cui il papa ha detto che « anche per noi sacerdoti vale il richiamo alla conversione e al ricorso alla divina misericordia, e ugualmente dobbiamo rivolgere con umiltà l’accorata e incessante domanda al Cuore di Gesù perché ci preservi dal terribile rischio di danneggiare coloro che siamo tenuti a salvare ».

Ma è evidente che una priorità dell’Anno Sacerdotale indetto da Benedetto XVI è proprio la rinnovata cura della confessione sacramentale.

L’obiettivo è decisamente controcorrente, rispetto allo spirito di resa che tanti vescovi e sacerdoti mostrano di fronte alla caduta in disuso di questo sacramento.

Ma va notato che tale obiettivo è condiviso anche da un alto esponente della Chiesa che pure per molti aspetti è il meno in sintonia con questo e col precedente pontificato: il cardinale Carlo Maria Martini.

È ciò che risulta da una sua intervista con Eugenio Scalfari su « la Repubblica » del 18 giugno 2009, vigilia dell’apertura dell’Anno Sacerdotale.

In essa il cardinale Martini ha ribadito la sua nota personale classifica dei problemi maggiori della Chiesa d’oggi, « in ordine d’importanza »:

« Anzitutto l’atteggiamento della Chiesa verso i divorziati, poi la nomina o l’elezione dei vescovi, il celibato dei preti, il ruolo del laicato cattolico, i rapporti tra la gerarchia e la politica ».

E ha inoltre rilanciato la sua idea di convocare urgentemente un nuovo Concilio il cui primo tema dovrebbe essere proprio « il rapporto della Chiesa con i divorziati ».

Ma subito dopo ha aggiunto:

« C’è anche un altro argomento che un prossimo Concilio dovrebbe affrontare: quello del percorso penitenziale della propria vita. La confessione è un sacramento estremamente importante ma ormai esangue. Sono sempre meno le persone che lo praticano, ma soprattutto il suo esercizio è diventato quasi meccanico: si confessa qualche peccato, si ottiene il perdono, si recita qualche preghiera e tutto finisce così, nel nulla o poco più. Bisogna ridare alla confessione una sostanza che sia veramente sacramentale, un percorso di pentimento e un programma di vita, un confronto costante con il proprio confessore, insomma una direzione spirituale ».

Che il cardinale Martini e papa Joseph Ratzinger si trovino d’accordo su qualcosa, è già questa una notizia.

Ma lo è ancor più per l’oggetto dell’accordo: « ridare una sostanza » al più trascurato dei sette sacramenti. Quella « sostanza » che il santo Curato d’Ars e padre Pio hanno fatto balenare più di tutti, a miriadi di penitenti in cerca della misericordia di Dio.

Publié dans:Sandro Magister |on 8 juillet, 2009 |Pas de commentaires »

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