Archive pour le 4 juillet, 2009

buona notte

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Centaurea pseudophrygia

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San Simeone il Nuovo Teologo : Credere in Gesù oggi

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php

XIV Domenica del Tempo Ordinario – Anno B : Mc 6,1-6
Meditazione del giorno
San Simeone il Nuovo Teologo (circa 949-1022), monaco ortodosso
Catechesi, 29; SC 113, 164-169

Credere in Gesù oggi

Molti non cessano di dire : « Se avessimo vissuto al tempo degli apostoli, se fossimo stati considerati degni di vedere il Cristo come loro, saremmo anche noi divenuti dei santi, come loro. » Non sanno che è lo stesso, colui che parla, ora come allora, in tutto l’universo… Sicuramente, la situazione attuale non è simile a quella di allora. Però è la situazione di oggi, di ora, ad essere molto più felice. Essa ci conduce più facilmente ad una fede ed una convizione più profonde che il fatto di averlo visto e sentito allora, corporalmente.

Allora, infatti, appariva uomo, un uomo di umile condizione ; ora, invece, ci è predicato come vero Dio. Allora frequentava corporalmente i pubblicani e i peccatori e mangiava con loro. Ora, invece, siede alla destra di Dio Padre, non essendo mai stato separato da lui, in nessun modo… Allora, anche la gente di bassa condizione lo disprezzava dicendo : « Non è costui il figlio di Maria e di Giuseppe, il carpentiere ? » (Mc 6, 3 ; Lc 1, 23) Ora invece, i re e i principi lo adorano come Figlio del vero Dio, e vero Dio lui stesso… Allora lo consideravano un uomo corruttibile e mortale come tutti gli altri. Dio senza forma e invisibile, ha ricevuto senza subire né alterazione, né cambiamento, una forma in un corpo umano ed è apparso totalmente uomo, mostrando agli sguardi niente di più degli altri uomini. Ha mangiato, bevuto, dormito, sudato e si è affaticato. Ha fatto tutto ciò che fanno gli uomini, eccetto il peccato.

Era una gran cosa riconoscere e credere che un tale uomo era Dio, colui che ha fatto il cielo stesso, la terra e quanto contengono… Dunque, chi oggi ascolta ogni giorno Gesù proclamare e annunciare attraverso i santi vangeli, la volontà del Padre suo benedetto, senza obbedirgli con timore e tremore, e senza osservare i suoi comandamenti, non avrebbe neppure accettato allora di credere in lui.

Sant’Antonio Maria Zaccaria, fondatore dei Barnabiti (chierici di San Paolo) – m.f.

Sant'Antonio Maria Zaccaria, fondatore dei Barnabiti (chierici di San Paolo) - m.f.  dans Santi

http://www.santiebeati.it/

dal sito:

http://liturgia.silvestrini.org/santo/131.html

SANT’ANTONIO MARIA ZACCARIA

(fondatore dei chierici di San Paolo)

BIOGRAFIA
Nacque a Cremona nel 1502 da famiglia nobile e studiò medicina a Padova, esercitando in seguito la professione a favore dei poveri. Nel contempo si dava all’istruzione catechistica tra i fanciulli. Dopo aver rinunciato all’eredità paterna ed essersi legato a Dio con voto di verginità, intrapresi gli studi teologici nel 1528 divenne sacerdote. Nel 1530, essendo cappellano della contessa Luigia Torelli di Guastalla, si trasferì a Milano che divenne il campo del suo apostolato. Qui, per ispirazione del P. Battista da Crema domenicano, istituì una compagnia di preti regolari dediti all’apostolato per la riforma del clero e l’edificazione del laicato: ne nacque la Congregazione dei Chierici Regolari di San Paolo, i quali – avendo successivamente la cura della chiesa di san Barnaba a Milano – furono detti Barnabiti. Vennero anche istituite le Angeliche di San Paolo, congregazione femminile sorta nel 1536. Sant’Antonio diede sviluppo e ordine alla pratica delle Quarantore. E risale a lui la consuetudine di far suonare la campanella alle 3 pomeridiane in ricordo della morte del Signore. Fu canonizzato nel 1897.

DAGLI SCRITTI…
Dal «Discorso ai confratelli» di sant’Antonio Maria Zaccaria, sacerdote
Il discepolo di Paolo apostolo

«Noi stolti a causa di Cristo» (1 Cor 4, 10): così diceva di sé, degli apostoli e di coloro che professano la fede apostolica la nostra beata guida e santissimo protettore. Ma non dobbiamo meravigliarci o temere, carissimi fratelli, perché «un discepolo, non é da più del maestro, né un servo da più del suo padrone» (Mt 10, 24). Coloro che ci avversano, mentre fanno male a se stessi, perché provocano contro di sé lo sdegno di Dio, fanno però del bene a noi, perché ci accrescono la corona della gloria eterna. Dobbiamo quindi compiangerli e amarli, piuttosto che disprezzarli e odiarli. Anzi, dobbiamo pregare per loro e non lasciarvi vincere dal male, ma vincere il male con il bene e ammassare sopra il loro capo atti di pietà, come carboni ardenti (Rm 12, 20) di carità – come ci ammonisce il nostro Apostolo – in modo che essi vedano la nostra pazienza e mitezza, ritornino ad una via migliore e si accendano di amore per Dio.
Quanto a noi, Dio nella sua misericordia ci ha tolti dal mondo, sebbene indegni, perché lo serviamo salendo di virtù in virtù e portiamo un grande frutto di carità mediante la pazienza, gloriandoci non solo nella speranza della gloria dei figli di Dio, ma anche nelle tribolazioni. Considerate la vostra chiamata (cfr. 1 Cor 1, 26), carissimi fratelli. Se volessimo esaminarla bene, vedremmo facilmente ciò che esige da noi, e come abbiamo incominciato a seguire, benché da lontano, i passi dei santi apostoli e degli altri discepoli di Cristo, così non rifiuteremo di partecipare ai loro patimenti. «Corriamo con perseveranza nella corsa, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede» (Eb 12, 1).
Quindi noi che abbiamo scelto per padre e giuda un apostolo così grande, e ci siamo impegnati a seguirlo, sforziamoci di mettere in pratica la sua dottrina e i suoi esempi. Non sarebbe conveniente infatti che sotto un tale capo vi siano soldati vili o disertori, né che siano indegni i figli di un così grande padre.

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ABBAYE DE SCOURMONT, SITE DU PÈRE ABBÉ – OMELIA PER IL 5 LUGLIO

dal sito:

http://users.skynet.be/bs775533/Armand/2002-2003/b14-2003-ita.htm

ABBAYE DE SCOURMONT, SITE DU PÈRE ABBÉ

6 luglio 2003 – XIV domenica del Tempo Ordinario « B »

Ez 2, 2-5; 2Co 12, 7-10; Mc 6, 1-6

O M E L I A

            Nell’Antico Testamento leggiamo i racconti della vocazione di tre profeti : quella di Isaia (cap.6), quella di Geremia (cap. 1) e quella di Ezechiele, che abbiamo oggi come prima lettura . (Si potrebbe aggiungere forse quella di Amos: cap. 7,14-17).  Ora, a guardar bene, si tratta sempre di una vocazione al fallimento. Il profeta è inviato al popolo, ma viene già informato che il popolo non ascolterà.  E’ molto chiaro per Isaia, che deve dire al popolo :  « Ascoltate bene, ma senza comprendere; guardate bene, ma senza riconoscere… ». Similmente,  a Ezechiele viene detto, a proposito del popolo a cui è inviato : « ascoltino o non ascoltino, perché sono una genìa di ribelli, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro ». Tutti questi grandi profeti furono rifiutati dal popolo.  Fu questo anche il destino di Gesù, come ci è raccontato nel Vangelo di oggi.

            Quando Gesù arriva a Nazareth (perché si suppone che si tratti ben di Nazareth, anche se Marco, senza dubbio intenzionalmente, non dice il nome della città), la sua fama l’ha preceduto. Non soltanto la sua fama di taumaturgo, ma la fama di personaggio pericoloso, che gli hanno già fatto i farisei e i capi del popolo, che hanno d’altronde già deciso di farlo perire (Mc 3,6). Si sa che insegna a nome proprio e non come gli scribi (Mc 1,22).  Si sa che non osserva le tradizioni, osando toccare un lebbroso e permettendo ai suoi discepoli di cogliere delle spighe e di frantumarle in giorno di sabato, e anche di operare una guarigione in tale giorno  (Mc 1,39-45; 2, 23-3,6); si sa che va a mangiare da persone poco rispettabili (Mc 2, 14-17), etc.  D’altronde, a causa di tutto ciò, la sua stessa famiglia aveva concluso che aveva perduto la testa, ed era venuta, anche con sua madre, per cercarlo e ricondurlo a  casa (Mc 3,21; 31-35).

            A  Nazareth come a Cafarnao (cfr. Mc 1, 22 et 27-28) non si può negare che parole di saggezza escano dalla sua bocca.  Non si possono negare neppure tutti i prodigi che ha già compiuto. Ma si esclude che ciò possa venire da Dio. Parlando di lui, non si pronuncia neppure il suo nome. « Da dove viene a quello lì  tutto questo ? », dicono. « Non è il figlio del carpentiere, ecc. ? ». Ma allora, che cosa è successo perché la folla reagisca così ? La gente ha rinunciato al suo proprio giudizio e si è lasciata condizionare dai mestatori del popolo. Non vi sono stati incontri da persona a persona tra loro e Gesù, ma l’incontro tra una folla manipolata e la falsa immagine di Gesù che di lui avevano diffuso i manipolatori. La stessa cosa si era prodotta per i profeti nell’Antico Testamento e non ha smesso di riprodursi dall’epoca di Gesù in poi.

            Gesù si stupisce della loro mancanza di fede. Questa brava gente, a cominciare dai farisei e dai capi del popolo, avevano senza dubbio una fede molto forte in Dio . Mancava loro la fede nell’uomo. Non potevano accettare che un essere umano come loro potesse essere portatore dello Spirito e messaggero di Dio. Era loro impossibile riconoscere colui che ama farsi chiamare il « Figlio dell’uomo ». Nella storia della Chiesa le eresie più perniciose non sono state quelle che negavano la divinità di Gesù, ma quelle che negavano la sua umanità.  Perché, quando non si riconosce l’umanità del Figlio di Dio,  si perde di vista la dignità dell’uomo tout court.  Da lì sono venuti tutti i crimini contro l’umanità – oggi si direbbe i crimini contro i diritti della persona umana – nel corso della storia.

            Come quella dei grandi profeti dell’Antico Testamento, la missione di Gesù era una missione al fallimento.  Il punto di arrivo è la croce, già sottilmente annunciata nel Vangelo di oggi. E’ proprio perché Egli si è fatto ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce, che il Padre lo ha esaltato e costituito Kurios, Signore e Salvatore.  E’ quanto ha appreso Paolo, che anch’egli (nella seconda lettura di questa messa) si glorifica delle sue debolezze, perché è in esse che  trova la sua forza.

            Quale lezione per la nostra epoca che sacrifica tante persone e valori umani al culto del successo !

Armand Veilleux

traduzione di Anna Bozzo

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